"La vita orribile degli attivisti Lgbti in Tanzania" | Amnesty Italia

“La vita orribile degli attivisti Lgbti in Tanzania”

1 luglio 2019

Tempo di lettura stimato: 6'

“La vita da attivista Lgbti in Tanzania è orribile, è un disastro totale”.

Quando Halima (i nomi degli attivisti sono stati cambiati per proteggerne l’anonimato), attivista Lgbti, è fuggita dalla Tanzania nell’ottobre del 2018, dopo che il commissario regionale di Dar es Salaam, Paul Makonda, ha annunciato di avere in programma una task force per dare la caccia e arrestare le persone Lgbti.

Makonda ha persino reso operativo un numero di telefono per denunciare alla polizia chiunque sia sospettato di essere una persona Lgbti. Quando la sua foto è stata pubblicata sui social media, Halima ha capito che doveva andarsene.

Nessuno dovrebbe vivere la propria vita nascondendosi e lontano dai propri cari”.

Sei mesi dopo il terrificante annuncio di Makonda, la vita per le persone Lgbti in Tanzania è diventata un incubo.

Khamisi da dicembre 2018 non è più tornato nella sua casa a Zanzibar poiché i suoi vicini hanno iniziato a minacciarlo. Ha 28 anni, è un attivista Lgbti e lavora per un’organizzazione che fornisce formazione su come prevenire e gestire l’Hiv e l’Aids.

L’organizzazione è stata accusata di “addestrare le persone all’omosessualità”, e le autorità tanzaniane hanno regolarmente arrestato il personale e fatto irruzione negli uffici, confiscando documenti.

Il mio padrone di casa ha subito pressioni da parte dei vicini per farmi andare via, e così ho dovuto lasciare tutto. Gli hanno detto che se fossi rimasto e fosse successo qualcosa alla sua abitazione, non avrebbe dovuto lamentarsi”, ci ha detto Khamisi.

Voglio spostarmi molto lontano dal centro della città, in un’area in cui le persone non vivono vicine tra loro. In questo modo almeno posso vivere in pace senza essere giudicato”.

Come Halima, anche Khamisi vive attualmente in un luogo nascosto. Sta cercando di trasferirsi in un’altra regione della Tanzania dove non lo conoscono, o anche in un altro paese, se possibile.

Il governo tanzaniano ha cercato di prendere le distanze dall’atteggiamento di Makonda attraverso il ministero degli Esteri e definendo le sue dichiarazioni come “opinioni personali”. Il sistema legale della Tanzania criminalizza le persone Lgbti e impone sanzioni severe.

Secondo il codice penale, chiunque sia riconosciuto colpevole di “conoscenza carnale contro l’ordine della natura” può subire una condanna che va dai 30 anni all’ergastolo.

L’omofobia in Tanzania non è nuova. Nel dicembre 2017, il presidente John Magufuli ha additato le Ong straniere che lavorano per i diritti Lgbti come colpevoli di “promuovere l’omosessualità”.

I suoi commenti hanno dato il via a una retorica incendiaria contro le persone Lgbti, mettendo a rischio la loro sicurezza. Di conseguenza, le persone Lgbti in Tanzania si trovano ad affrontare molestie più palesi e discriminazioni.

Nell’ottobre 2016, il ministero della Salute ha emanato una direttiva che sospende la fornitura di servizi per l’Hiv e l’Aids e ha ordinato la chiusura di alcune cliniche che fornivano tali servizi alle persone Lgbti.

L’organizzazione di Khamisi ha subito la stessa sorte con gli uffici chiusi e il personale tratto in arresto. Quando la polizia non ha prove sufficienti che un’organizzazione stia lavorando sui diritti Lgbti, il personale è tenuto a riferire alle stazioni di polizia su base settimanale mentre gli agenti conducono “ulteriori indagini”.

Come ha spiegato Halima: “Non abbiamo il diritto di accedere all’assistenza sanitaria o di andare a scuola solo per quello che siamo”.

A causa della stigmatizzazione che vivono, subiscono costantemente atti di bullismo che costringono molti di loro ad abbandonare la scuola”.

Nel dicembre 2016, un incontro organizzato a Dar es Salaam dall’Open Society for Eastern Africa per organizzazioni che forniscono servizi sanitari a gruppi vulnerabili come le persone Lgbti e i lavoratori e le lavoratrici del sesso è stato improvvisamente annullato. Otto partecipanti sono stati arrestati e trattenuti nelle stazioni di polizia per otto ore e poi rilasciati senza spiegazioni o accuse.

Il governo della Tanzania dovrebbe sapere che, prima di essere persone Lgbti, siamo esseri umani”.

In Tanzania, le persone Lgbti possono essere arrestate, accusate e condannate senza prove. A volte sono sottoposte a test medici disumani, come ispezioni anali forzate, nel tentativo di ottenere “prove” contro di loro.

Questo trattamento è una violazione oltraggiosa dei loro diritti umani e provoca un senso di paura.

Nessuno dovrebbe vivere in clandestinità e paura; ma finché il governo tanzaniano non inizierà a proteggere i diritti delle persone Lgbti, con le parole e con i fatti, questo è quello che accadrà a persone come Halima e Khamisi.

"Nessuno dovrebbe vivere la propria vita nascondendosi e lontano dai propri cari".

Sei mesi dopo che Makonda ha fatto quell’annuncio terrificante, la vita per le persone Lgbti in Tanzania è diventata un incubo.

Khamisi, nome di fantasia, da dicembre 2018 non è più tornato nella sua casa a Zanzibar poiché i suoi vicini hanno iniziato a minacciarlo. Khamisi, 28 anni, è un attivista Lgbti che lavora per un’organizzazione che fornisce formazione su come prevenire e gestire l’Hiv e l’Aids.

L’organizzazione è stata accusata di “addestrare le persone all’omosessualità”, e le autorità tanzaniane hanno regolarmente arrestato il personale e fatto irruzione nei loro uffici, confiscando documenti.

Il mio padrone di casa ha subito pressioni da parte dei vicini per farmi andare via, e così ho dovuto lasciare tutto. Gli è stato detto che se fossi rimasto e mi fosse successo qualcosa nella sua abitazione, non avrebbe dovuto lamentarsi“, ci ha detto Khamisi.

Voglio spostarmi molto lontano dal centro della città, in un’area in cui le persone non vivono vicine tra loro. In questo modo ameno posso vivere in pace senza essere giudicato dai miei vicini“.

Come Halima, anche Khamisi vive attualmente in un luogo nascosto. Sta cercando di trasferirsi in un’altra regione della Tanzania dove non è conosciuto, o anche in un altro paese, se possibile.

Il governo tanzaniano ha cercato di prendere le distanze dall’atteggiamento di Makonda attraverso il ministero degli Esteri e definendo le sue dichiarazioni come “opinioni personali“. Il sistema legale della Tanzania criminalizza le persone Lgbti e impone sanzioni severe.

Secondo il codice penale vigente in Tanzania, chiunque sia riconosciuto colpevole di “conoscenza carnale contro l’ordine della natura” può essere condannato a qualsiasi cosa, da 30 anni a una vita in prigione.

L’omofobia in Tanzania non è nuova. Nel dicembre 2017, il presidente John Magufuli ha additato le Ong straniere che lavorano per i diritti Lgbti come colpevoli di “promuovere l’omosessualità”.

I suoi commenti hanno dato il via a una retorica incendiaria contro le persone Lgbti, mettendo a rischio la loro sicurezza. Di conseguenza, le persone Lgbti in Tanzania si trovano ad affrontare molestie più palesi e discriminazioni.

Nell’ottobre 2016, il ministero della Salute ha emanato una direttiva che sospende la fornitura di servizi per l’Hiv e l’Aids e ha ordinato la chiusura di alcune cliniche per fornire servizi alle persone Lgbti.

L’organizzazione di Khamisi ha subito la stessa sorte con gli uffici chiusi e il personale tratto in arresto. Quando la polizia non ha prove sufficienti che un’organizzazione stia lavorando sui diritti Lgbti, il personale è tenuto a riferire alle stazioni di polizia su base settimanale mentre gli agenti conducono “ulteriori indagini”.

Come ha spiegato Halima: “Non abbiamo il diritto di accedere all’assistenza sanitaria o di andare a scuola solo per quello che siamo“.

A causa della stigmatizzazione che viviamo, subiamo costantemente atti bullismo che costringono molti di noi ad abbandonare la scuola“.

A dicembre 2016, un incontro organizzato dall’Open Society for Eastern Africa di Dar es Salaam per organizzazioni che forniscono servizi sanitari a gruppi vulnerabili come le persone Lgbti e le lavoratrici del sesso, è stato improvvisamente annullato. Otto partecipanti sono stati arrestati e detenuti nelle stazioni di polizia per otto ore e poi rilasciati senza spiegazioni o accuse.

"Il governo della Tanzania dovrebbe sapere che, prima di essere persone lgbti, siamo esseri umani"

In Tanzania, le persone Lgbti possono essere arrestate, accusate e condannate senza prove. A volte sono sottoposte a test medici disumanizzanti, come gli esami anali forzati, nel tentativo di ottenere “prove” contro di loro.

Questo trattamento è una violazione oltraggiosa dei loro diritti umani e provoca un senso di paura.

Nessuno dovrebbe vivere in clandestinità e paura; ma finché il governo tanzaniano non inizierà a proteggere i diritti delle persone Lgbti, a parole e in azioni, rimarranno persone come Halima e Khalisi.