Stati del Nordeuropa: sopravvissute allo stupro unite per la fine dell'impunità per gli stupratori - Amnesty International Italia

Stati del Nordeuropa: sopravvissute allo stupro unite per la fine dell’impunità per gli stupratori

3 aprile 2019

Tempo di lettura stimato: 13'

Stati del Nordeuropa, rapporto di Amnesty International: sopravvissute allo stupro unite per la fine dell’impunità per gli stupratori e contro gli ostacoli alla giustizia

Nonostante siano ai primi posti nel mondo per quanto riguarda l’uguaglianza di genere, quattro stati del Nordeuropa (Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia) presentano preoccupanti livelli di stupro e le sopravvissute alla violenza sessuale vengono tradite dai loro sistemi giudiziari.

Lo ha dichiarato oggi Amnesty International in un rapporto intitolato “Tempo di cambiare: giustizia per le sopravvissute allo stupro negli stati del Nordeuropa”, in cui denuncia come leggi inadeguate e la diffusione di dannosi miti e stereotipi di genere hanno dato luogo a un’endemica impunità per gli autori di stupro in quei quattro stati.

“Suona come un paradosso che gli stati del Nordeuropa, noti per sostenere l’uguaglianza di genere, mostrino livelli di stupro alti”; ha dichiarato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International.

“Lo stigma sociale e la mancanza di fiducia nel sistema giudiziario significano spesso che le donne e le ragazze non sporgono denuncia; coloro che lo fanno sono frequentemente abbandonate da un sistema giudiziario insensibile e pieno di pregiudizi, così come da legislazioni antiquate”, ha aggiunto Naidoo.

Sebbene la situazione delle sopravvissute allo stupro non sia la stessa nei quattro stati, vi sono preoccupanti analogie riguardanti i sistemi giudiziari che ignorano, negano e tacitamente condonano la violenza sessuale contro le donne.

Un primo passo per proteggere le donne e le ragazze dallo stupro sarebbe l’adozione e l’attuazione efficace di leggi sulla violenza sessuale basate sul consenso. Da questo punto di vista, in questa regione vi sono stati alcuni recenti progressi. Finora la Svezia è l’unico dei quattro stati del Nordeuropa ed aver adottato una legge basata sul consenso; la Danimarca ha recentemente affermato il sostegno a una normativa del genere e in Finlandia il ministro della Giustizia sta preparando una riforma complessiva “per rafforzare l’importanza del consenso” nella legislazione sui reati di natura sessuale.

La definizione di stupro basata sulla violenza e sull’incapacità

Sulla base della Convenzione di Istanbul, un trattato sui diritti umani ratificato da tutti e quattro gli stati del Nordeuropa, lo stupro e tutti gli altri atti non consensuali di natura sessuale devono essere considerati reati penali. Tuttavia in Finlandia, Norvegia e Danimarca le leggi non definiscono lo stupro sulla base dell’assenza del consenso ma piuttosto sulla presenza di violenza fisica, minacce o coercizione o sull’incapacità della vittima di resistere perché aggredita nel sonno o a causa di una forte intossicazione.

L’implicita assunzione, nella legge e nella prassi, che una persona abbia dato il consenso perché non ha opposto resistenza fisica risulta profondamente problematica: la “paralisi involontaria” o il “raggelamento” sono ritenuti dagli esperti reazioni fisiche e psicologiche assai tipiche di fronte a un’aggressione sessuale.

Porre l’accento sulla resistenza e sulla violenza anziché sul consenso ha effetti non solo sulle denunce di stupro ma anche sulla più ampia valutazione della violenza sessuale, due aspetti fondamentali per prevenire lo stupro e contrastare l’impunità. Una definizione del genere non copre tutti i casi di stupro e in questo modo alcuni di essi non possono essere puniti come tali.

Finlandia

Ogni anno 50.000 donne subiscono violenza sessuale, compreso lo stupro. La maggior parte dei responsabili non sono portati di fronte alla giustizia. Nel 2017 vi sono state solo 209 condanne per stupro.

Alcune sopravvissute hanno riferito ad Amnesty International di aver avuto esperienze positive con la polizia e il sistema giudiziario. Altre hanno denunciato la mancanza di comprensione, conseguenza di miti profondamente radicati sullo stupro e la sessualità femminile, che influenzano direttamente l’accesso alla giustizia.

Una sentenza analizzata da Amnesty International su uno stupro di gruppo che lascia particolarmente sgomenti, recita: “Il fatto che una partner sessuale dica ‘no, non voglio’ prima o durante una relazione sessuale non è sempre un segnale sufficiente per l’altra persona che il consenso e la volontà di proseguire la relazione siano venuti meno”.

Le sopravvissute incontrate da Amnesty International hanno descritto i processi come stressanti, terrorizzanti e stigmatizzanti, a prescindere dall’esito. “Al processo ho pensato e detto al mio avvocato  che se avessi saputo come sarebbe andata non avrei mai denunciato lo stupro”, ha raccontato una donna.

Norvegia

Le autorità non adottano le misure necessarie per prevenire lo stupro e altre forme di violenza sessuale né per affrontarne le conseguenze quando tale reato si verifica. Diffusi ed erronei miti sullo stupro rendono difficile per le donne denunciare il reato o chiedere assistenza medica e influenzano l’operato del sistema giudiziario.

Gli stereotipi di genere e i miti sullo stupro si riflettono nelle parole rese ad Amnesty International da un procuratore regionale: “Ho seguito molti casi di studenti, giovani distinti che hanno fatto una sciocchezza. Non è facile condannare uno studente venuto in questa città per ottenere un buon livello d’istruzione e che in tribunale si comporta bene. Era ubriaco ed eccitato e ha fatto una sciocchezza”.

Molti stupri non vengono denunciati alla polizia ma anche coloro che decidono di farlo devono affrontare tempi lunghi e procedimenti viziati: “Ci sono voluti quasi due anni, dall’autunno del 2016 quando sporsi denuncia alla primavera del 2018 quando il caso è stato chiuso. Davvero una lunga attesa”, ha raccontato ad Amnesty International una sopravvissuta.

Una delle cose positive degli ultimi anni, confermato da diverse sopravvissute allo stupro, è l’elevato standard delle interviste da parte della polizia. Per legge, i funzionari che svolgono queste interviste devono avere una formazione specifica. Inoltre, è previsto il diritto alla difesa legale gratuita, un sostegno importante e necessario per tutta la durata del procedimento giudiziario.

Svezia

Nel 2018 questo paese ha adottato una nuova legge sui reati sessuali basata sul consenso, definendo dunque un rapporto sessuale privo di consenso come stupro e introducendo il nuovo reato di “abuso sessuale negligente”.

Anche se è troppo presto per valutare l’impatto complessivo di questi cambiamenti, si tratta chiaramente di un passo avanti importante per contrastare un fenomeno che è diffuso nella società svedese. Ma cambiare le leggi non sarà abbastanza.

Occorre affrontare i vizi dei procedimenti giudiziari, soprattutto il modo in cui la polizia gestisce i casi di stupro. L’applicazione incoerente delle prassi migliori in materia di indagini sui reati sessuali contro gli adulti e i ritardi nella consegna degli esami medico-legali sono stati più volte evidenziati da varie autorità. Alcune sopravvissute hanno denunciato gli inaccettabili ritardi negli interrogatori di persone sospettate di stupro.

Le attitudini nocive non mutano improvvisamente con una modifica legislativa. Uno studio recente ha rivelato che quasi una persona su dieci ritiene che la violenza di genere contro le donne sia spesso provocata dalla vittima. Una sopravvissuta ha detto ad Amnesty International: “Persino mia madre mi ha detto una cosa del genere: ‘Ho sempre cercato d’insegnarti come vestirti’“.

Nonostante gli alti livelli di stupro, i processi sono ben pochi. Nel 2017 sono andati in giudizio solo il sei per cento dei casi in cui erano coinvolte persone adulte. I bassi tassi di procedimenti giudiziari e di condanne danneggiano la fiducia nel sistema giudiziario.

Va detto che, negli ultimi anni, il comportamento della polizia nei confronti delle vittime di stupro è generalmente migliorato e che nel 2018 è entrata in vigore una norma che obbliga i funzionari di polizia a informare le denuncianti del loro diritto a una consulenza legale gratuita e di loro scelta.

Una sopravvissuta che ha ottenuto la condanna del suo stupratore ha dichiarato ad Amnesty International: “Fa parte della risalita. Pensi: alla fine mi hanno creduto, il sistema mi ha creduto. Ma so che sono una delle poche ad aver avuto giustizia. Tuttavia ho delle speranze e auguro a tutte un esito come il mio”.

Danimarca

Lo stupro è profondamente sotto-denunciato e anche quando una sopravvissuta si reca alla polizia per sporgere denuncia le speranze di ottenere giustizia sono minime. Su 24.000 donne che nel 2017 hanno subito uno stupro o un tentato stupro, solo 890 casi sono stati denunciati alla polizia: di questi, 535 sono arrivati a un processo e le condanne sono state solo 94.

Il mese scorso, dopo la pubblicazione di un rapporto di Amnesty International, il primo ministro danese ha dichiarato che il governo sarebbe stato favorevole a una legge sullo stupro basata sul consenso. I partiti di opposizione hanno presentato una proposta che dovrebbe essere esaminata questa settimana dal parlamento.

“Mentre modificare le leggi sullo stupro nei paesi del Nordeuropa è un passo avanti vitale per cambiare la mentalità e ottenere giustizia, dev’essere fatto molto altro per ottenere cambiamenti istituzionali e sociali. Le autorità devono prendere iniziative per sfidare i miti sullo stupro e gli stereotipi di genere a ogni livello della società. I professionisti che lavorano a contatto con le sopravvissute allo stupro devono ricevere una formazione continua e adeguata e devono essere avviati programmi di educazione sessuale e di sensibilizzazione per i giovani”, ha concluso Naidoo.

Kristine Holst, una sopravvissuta danese che è diventata attivista dopo che era stata stuprata da un amico e la cui storia è raccontata nel rapporto di Amnesty International, ha dichiarato: “Spero che quello che è iniziato la notte del mio stupro culmini presti nell’adozione di una legge basata sul consenso. Questa esperienza mi ha dimostrato che se le donne si uniscono e prendono la parola con coraggio il cambiamento non solo è possibile ma è inevitabile”.

Ulteriori informazioni

Nel 2018 Amnesty International ha analizzato le leggi sullo stupro in 31 stati europei, rilevando che solo in otto di essi una relazione sessuale senza consenso è considerata stupro.

Solo lo scorso anno, l’Islanda e la Svezia sono diventate rispettivamente il settimo e l’ottavo stato a dotarsi di tali norme. La Spagna ha annunciato modifiche alla legge, in Portogallo il parlamento ne sta discutendo e in Grecia il governo ha avviato una consultazione pubblica sulla definizione di stupro contenuta nel codice penale.

Il presente rapporto è un aggiornamento di quello pubblicato nel 2008 dal titolo “Il caso è chiuso: stupro e diritti umani negli stati del Nordeuropa”.

Roma, 3 aprile 2019

Qui il rapporto “Tempo di cambiare: giustizia per le sopravvissute allo stupro negli stati del Nordeuropa .

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