Yemen: necessario indagare sull'omicidio del giornalista e attivista Abdulkarim al-Khaiwani - Amnesty International Italia

Yemen: necessario indagare sull’omicidio del giornalista e attivista Abdulkarim al-Khaiwani

17 marzo 2015

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Amnesty International ha sollecitato le autorità dello Yemen ad avviare un’indagine immediata, approfondita, indipendente e imparziale sullo spregevole omicidio del giornalista e attivista Abdulkarim al-Khaiwani, colpito a morte questa mattina nel centro della capitale Sana’a da due uomini a bordo di una motocicletta.

Già vincitore del Premio speciale di Amnesty International Regno Unito per i giornalisti minacciati a causa del loro impegno in favore dei diritti umani, al-Khaiwani era stato in prigione numerose volte e aveva subito intimidazioni per anni sotto il regime dell’ex presidente ‘Ali ‘Abdullah Saleh.

Data la lunga serie di minacce e intimidazioni rivolte ad al-Khaiwani per il suo coraggioso giornalismo e il suo attivismo pacifico, il suo spregevole omicidio puzza di assassinio politico‘ – ha dichiarato Said Boumedouha, vicedirettore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. ‘Temiamo che la sua uccisione sarà percepita come un avviso per chiunque abbia abbastanza coraggio per fare il giornalista nello Yemen di oggi. È di fondamentale importanza che le autorità, compreso il Procuratore generale, aprano immediatamente un’indagine approfondita, indipendente e imparziale e assicurino che i responsabili verranno processati, in modo equo e senza ricorrere alla pena di morte‘ – ha aggiunto Boumedouha.

L’impegno giornalistico e l’attivismo di al-Khaiwani erano a sostegno della minoranza zaidi e del movimento politico houti.

Il movimento degli houti è sorto nella provincia di Saada all’inizio dello scorso decennio come reazione alla discriminazione subita sotto il regime dell’ex presidente Saleh, terminato dopo 33 anni nel 2011. Gli houti hanno sfidato con le armi il potere centrale più volte tra il 2004 e il 2010. Dopo le dimissioni di Saleh, hanno acquisito maggiore potere fino a consolidare, negli ultimi mesi, il controllo sulla capitale e sull’intero paese. Il 6 febbraio, hanno sciolto il parlamento ed emesso una dichiarazione costituzionale sulla creazione di un consiglio transitorio di presidenza, previsto in carica per i prossimi due anni.