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No alla pena di morte

manifestazione contro la pena di morte @ Amnesty International

Amnesty International si oppone incondizionatamente alla pena di morte, ritenendola una punizione crudele, disumana e degradante ormai superata, abolita nella legge o nella pratica (de facto), da più della metà dei paesi nel mondo. La pena di morte viola il diritto alla vita, è irrevocabile e può essere inflitta a innocenti. Non ha effetto deterrente e il suo uso sproporzionato contro poveri ed emarginati è sinonimo di discriminazione e repressione. 

Nel 1977, quando Amnesty International partecipò alla Conferenza internazionale sulla pena di morte a Stoccolma, i paesi abolizionisti erano appena 16. Oggi, più di due terzi dei paesi al mondo ha abolito la pena capitale per legge o nella pratica. Un numero di abolizionisti, 140, che ha ampiamente superato quello dei mantenitori, che sono 58. 

La tendenza mondiale verso l'abolizione della pena di morte ha conosciuto negli anni '90 una decisa accelerazione, sostenuta dai principali organi internazionali come la Commissione sui diritti umani dell'Onu. A partire dal 2007 fino al 2014, l'Assembla generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiede una moratoria sulle esecuzioni e impegna il Segretario generale dell'Onu a riferirne l'effettiva implementazione e a riportare tale verifica nelle successive sessioni dell'Assemblea. Tali risoluzioni, sebbene non vincolanti, portano con sé un considerevole peso politico e morale e costituiscono uno strumento efficace nel persuadere i paesi ad abbandonare l'uso della pena di morte. Nella quinta risoluzione, approvata a dicembre 2014, 117 paesi hanno votato a favore, 38 hanno votato contro e 34 si sono astenuti.  Sei paesi in più hanno sostenuto la risoluzione rispetto all'ultima volta che una votazione simile aveva avuto luogo nel 2012. Nuovi voti a favore della risoluzione del 2014 sono venuti da Guinea Equatoriale, Eritrea, Fiji, Niger e Suriname. Altro segnale positivo è il fatto che Bahrain, Myanmar, Tonga e Uganda siano passati dal voto contrario all'astensione. Purtroppo la Papua Nuova Guinea è passata dall'astensione al voto contrario alla risoluzione.

Nel 2014 sono state registrate almeno 607 esecuzioni in 22 paesi, con una diminuzione di circa il 22 per cento rispetto al 2013, quando Amnesty International aveva registrato almeno 778 esecuzioni sempre in 22 paesi.

La maggior parte delle esecuzioni ha avuto luogo, nell'ordine, in Cina, Iran, Arabia Saudita, Iraq e Stati Uniti d'America.
La Cina ha messo a morte più persone che il resto del mondo complessivamente considerato, ma la reale dimensione dell'uso della pena capitale in quel paese resta sconosciuta in quanto coperta dal segreto di stato. Dunque, il dato di 607 esecuzioni non tiene conto della Cina. Solo 22 paesi hanno eseguito condanne a morte, circa uno su 10. Questo numero, uguale a quello del 2013, è diminuito quasi della metà rispetto al 1995, quando condanne a morte erano state eseguite in 41 paesi.

Nel mondo, 140 paesi (oltre due terzi del totale) hanno abolito la pena di morte per legge o nella prassi. 

Il 10 ottobre di ogni anno si celebra la Giornata mondiale contro la pena di morte, un momento importante in cui tutto il movimento abolizionista riflette sui successi ottenuti e sui passi ancora da compiere.

 
 
 

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