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Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter. Per consultare i numeri precedenti clicca qui.
L’attivista e poeta algerino Mohamed Tadjadit e altri 12 imputati sono a rischio pena di morte per l’accusa di “cospirazione per istigare i cittadini contro le autorità dello stato e per minacciare l’unità nazionale”. Il processo è iniziato lo scorso 30 novembre. Tadjadit è un attivista del movimento Hirak, promotore di proteste nazionali sin dal 2019. Tadjadit è detenuto dal gennaio 2025 ed è sottoposto a ripetuti e arbitrari procedimenti giudiziari dal 2019. In un caso separato, un tribunale di Algeri lo ha condannato a cinque anni di carcere l’11 novembre 2025 per accuse di terrorismo fondate sulle sue poesie. Il 19 novembre 2025 gli è stato conferito il premio per la libertà d’espressione dell’organizzazione Index on Censorship. Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani, algerine e internazionali, chiedono alle autorità la sua scarcerazione e l’annullamento delle accuse.
Più della metà degli stati ha abolito la pena di morte di diritto o de facto. Secondo gli ultimi dati di Amnesty International, aggiornati al gennaio 2025: 113 stati hanno abolito la pena di morte per ogni reato; 9 stati l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra; 23 stati sono abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte. In totale 144 stati hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 54 stati mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.
Condanne a morte eseguite al 2 gennaio 2026*
* questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato. Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.
Arabia Saudita – Per il secondo anno consecutivo l’Arabia Saudita ha superato il suo record per il numero di esecuzioni capitali. Secondo alcuni conteggi, nel 2025 le autorità hanno messo a morte almeno 365 persone (erano state 345 nel 2024). Gli ultimi prigionieri messi a morte sono stati due cittadini pakistani condannati per reati di droga. Tra le persone mandate a morte quest’anno ci sono un giornalista e due minorenni al momento dei presunti crimini legati alla presunta partecipazione alle proteste antigovernative del 2011 e 2012 contro il trattamento riservato dal governo alla minoranza sciita del paese. Tra questi, Abdullah al-Derazi la cui esecuzione è avvenuta il 20 ottobre 2025 vanificando le azioni e le pressioni internazionali per salvarlo. Cinque le donne salite sul patibolo. Secondo l’organizzazione Reprieve, circa due terzi delle persone messe a morte erano state condannate per reati legati alla droga. L’Arabia Saudita ha ripreso le esecuzioni per reati di droga alla fine del 2022, dopo aver sospeso l’uso della pena di morte nel caso di tali reati per circa tre anni. Il regno del Golfo è uno dei maggiori mercati per la fenetillina, uno stimolante illecito ampiamente noto con il marchio Captagon, che era la principale esportazione della Siria sotto l’ex leader Bashar al-Assad, secondo le Nazioni Unite. Da quando l’Arabia Saudita ha lanciato la sua “guerra alla droga”, le autorità hanno aumentato il numero di posti di blocco della polizia sulle autostrade e ai valichi di frontiera, dove sono state confiscate milioni di pillole e arrestati decine di trafficanti. La maggior parte delle persone messe a morte per reati legati alla droga sono cittadini stranieri.
Bangladesh – Il 17 novembre il Tribunale per i crimini internazionali del Bangladesh ha condannato a morte l’ex prima ministra Sheikh Hasina e l’ex ministro degli Interni Asaduzzaman Khan Kamal per crimini contro l’umanità in relazione alla repressione delle proteste dell’estate del 2024, che causò oltre 1400 morti e migliaia di feriti. “Il processo non è stato equo – ha sottolineato Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty International – è stato celebrato da un tribunale che da tempo denunciamo per la mancanza d’indipendenza e i procedimenti irregolari. Sheikh Hasina è stata assistita da un avvocato nominato dal tribunale e il tempo concesso per preparare la difesa è stato palesemente inadeguato”.
Burkina Faso – Il Consiglio dei Ministri del Burkina Faso ha approvato il 4 dicembre 2025 una legge per reintrodurre la pena di morte per i reati di tradimento, terrorismo e spionaggio. “L’adozione di questo disegno di legge fa parte delle riforme volte a garantire una giustizia che risponda alle profonde aspirazioni del nostro popolo”, ha scritto il ministro della Giustizia Edasso Rodrigue Bayala in un post su Facebook. “Il Consiglio Nazionale di Transizione (ndr., l’organo legislativo del paese) deve opporsi alla reintroduzione della pena di morte nel Codice Penale, che porrebbe il Burkina Faso in contrasto con l’obiettivo di abolire la pena di morte come sancito da vari trattati e strumenti internazionali e regionali sui diritti umani”, ha dichiarato Amnesty International. La pena di morte è stata cancellata dal Codice Penale nel 2018 e l’ultima esecuzione nel paese risale al 1988.
Kirghizistan – Il 10 dicembre 2025 la Corte Costituzionale ha dichiarato inaccettabile e giuridicamente impossibile un emendamento alla Costituzione proposto dal Presidente della Repubblica, Sadyr Japarov. La proposta arrivò all’indomani di un fatto di violenza efferato che sconvolse l’opinione pubblica il 27 settembre 2025: il rapimento, lo stupro e l’omicidio della diciassettenne Aisuluu Mukasheva. Per placare le proteste popolari, Japarov chiese alla Corte una pronuncia su un emendamento alla Costituzione che consentisse di condannare alla pena di morte gli autori di quei reati. La risposta non lascia spazio a interpretazioni. Il divieto di pena di morte e la priorità del diritto alla vita hanno implicazioni tanto di legge quanto morali: sono principi che guidano le politiche penali e i sistemi giudiziario e carcerario del paese. Venire meno a tali principi sarebbe un passo indietro rispetto alla giurisprudenza della Corte, che si è sempre espressa in favore della dignità umana e di una sempre più forte protezione dei diritti e delle libertà. Senza contare che il Kirghizistan ha ratificato il Secondo protocollo al Patto internazionale sui diritti civili e politici, che prevede l’abolizione completa e definitiva della pena di morte e dal quale non è consentito ritirarsi.
Usa – Nel 2025 le esecuzioni capitali negli Stati Uniti hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi 16 anni, sia per la campagna di Donald Trump per rilanciare la pena di morte sia per il crescente rifiuto della Corte Suprema americana di accogliere le richieste di grazia. Lo riporta il Guardian. Nel suo primo giorno di ritorno alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2025, il presidente americano ha infatti emesso un ordine esecutivo chiamato il ‘ripristino della pena di morte’. Il messaggio di Trump è stato veicolato attraverso il Dipartimento di Giustizia che, quest’anno, ha autorizzato oltre 20 nuove incriminazioni capitali. La Florida ha preso alla lettera il rilancio della pena di morte con 19 esecuzioni nel 2025 rispetto alle 8 dell’anno passato. Lo Stato guidato dal repubblicano Ron DeSantis insieme ad Alabama, South Carolina e Texas, sono stati responsabili di quasi tre quarti delle esecuzioni di quest’anno. In totale, sono stati messi a morte 47 uomini, quasi il doppio rispetto al 2024 e il numero più alto dal 2009. Inoltre la Louisiana, che ha ripreso le esecuzioni dopo 15 anni, è diventata il secondo Stato, dopo l’Alabama, a usare l’azoto nelle esecuzioni, un metodo considerato particolarmente crudele.
Donne nei bracci della morte – Secondo la Coalizione mondiale contro la pena di morte sarebbero (stime del 2023) tra le 500 e le 1.000 le donne nei bracci della morte in almeno 42 paesi. Lo riporta The Guardian in un articolo dedicato alla presenza delle donne negli istituti penitenziari di tutto il mondo. I paesi che mettono a morte il maggior numero di donne sono anche quelli dove si registrano il maggior numero di esecuzioni, ovvero Cina, Iran, Iraq e Arabia Saudita. Nel 2024, secondo Amnesty International, 30 donne sono state messe a morte in Iran, 9 in Arabia Saudita, 2 in Egitto e nello Yemen, una in Iraq; ma il numero è imprecisato per quanto riguarda la Cina né dati precisi sono disponibili per altri paesi come Corea del Nord e Vietnam. Sono disponibili invece analisi sui 15 paesi con il maggior numero di donne nel braccio della morte. Da queste analisi emerge come l’omicidio e il traffico di droga sono i due principali reati per cui le donne vengono condannate a morte, mentre laddove è prevista la pena capitale obbligatoria per l’omicidio o che non riconoscono la violenza di genere come circostanza attenuante, è più alta la presenza di donne nel braccio della morte e maggiore è il numero di esecuzioni.
24 novembre – Nello Sri Lanka, l’Alta Corte di Embilipitiya ha condannato a morte dieci persone per l’omicidio di un uomo, commesso nel 2011 nella zona di Mullagasaya. In base agli atti del processo, la vittima sarebbe stata colpita a morte con armi da taglio. Tra i condannati a morte ci sono anche tre donne.
26 e 27 novembre – A Singapore, tre uomini sono stati messi a morte per il reato di traffico di droga. Si tratta di un cittadino di Singapore di 53 anni, Mohammad Rizwan bin Akbar Husain – anch’esso di Singapore – e del cittadino malese Saminathan Selvaraju. Rizwan e Saminathan avevano presentato ricorso contro le loro condanne, ma la Corte d’Appello li ha respinti. Non hanno avuto esito positivo neppure le richieste di clemenza. Salgono a 17 le esecuzioni, il numero più alto dal 2003.
9 dicembre – In Egitto, il Tribunale di Alessandria, presieduto dal giudice Samir Ali Sharbash, ha deferito il caso di un giardiniere accusato di aver aggredito sessualmente dei bambini, allievi di una scuola internazionale di Alessandria, al Gran Mufti per un parere religioso sulla pena di morte. Il verdetto sarà emesso il primo febbraio. Nelle scorse settimane quattro famiglie avevano sporto denuncia contro un giardiniere di una nota scuola internazionale per aver aggredito fisicamente i loro figli in un locale dell’edificio. Le indagini hanno confermato le accuse e l’uomo è stato arrestato e processato a stretto giro. I bambini erano stati sottoposti ad accertamenti sanitari presso l’Istituto di Medicina Legale che hanno confermato gli abusi subiti.
9 dicembre – In Cina, Bai Tianhui, ex direttore generale di China Huarong International Holdings Limited, è stato messo a morte dal tribunale della municipalità di Tianjin, nel nord del paese, dopo l’approvazione da parte della Corte Suprema del Popolo. L’uomo era stato condannato a morte per corruzione, con privazione dei diritti politici a vita, confisca di tutti i suoi beni personali e recupero di tutti i suoi guadagni illeciti da versare nel tesoro dello Stato.
11 dicembre – Negli Usa, Harold Nichols è stato messo a morte con iniezione letale presso il Riverbend Maximum Security Institution di Nashville. Nichols, 64 anni, bianco, era nel braccio della morte da 35 anni. Era stato condannato a morte nel 1990 per lo stupro e l’omicidio di Karen Pulley, 20 anni, bianca, avvenuto il 30 settembre 1988 a Chattanooga. Una volta arrestato, Nichols ha confessato di aver violentato o tentato di violentare almeno 12 donne tra il settembre 1988 e il gennaio 1989. Pulley sarebbe l’unica vittima ad essere stata uccisa. L’uomo al processo ha dichiarato la sua colpevolezza. Nel corso degli anni, Nichols aveva mostrato rimorso e riabilitazione, che attribuiva in gran parte al perdono della madre di Pulley dopo la condanna.
13 dicembre – In Iran, una donna accusata dell’omicidio della figliastra di quattro anni è stata messa a morte nel nord-ovest del paese. La bambina, identificata come Ava, è morta nel dicembre 2023 dopo aver riportato lesioni cerebrali causate dalle ferite inflittele dalla matrigna. La madre di Ava, dopo la condanna nel marzo 2024 alla qisas, la legge islamica della retribuzione, ha chiesto con fermezza la pena di morte, poi confermata dalla Corte Suprema.
26 dicembre – In Iran, Karim Khojasteh, un prigioniero politico di 64 anni detenuto nella prigione di Lakan a Rasht, è stato formalmente condannato a morte con l’accusa di “baghi” (ribellione armata). La condanna è stata comminata non per un atto violento o armato, ma solo per aver appeso uno striscione di protesta, una forma di espressione pacifica. Secondo le dichiarazioni del suo avvocato, il processo è stato estremamente breve: l’udienza è durata solo pochi minuti.
Afghanistan – Il 28 dicembre 2025 una corte d’appello ha annullato la condanna a morte per non aver commesso il fatto e ha disposto la scarcerazione di Abdul Alim Khamosh, un insegnante della provincia di Paktika. Nel luglio 2025 era stato giudicato colpevole di “offesa al profeta dell’Islam” dopo che era stato denunciato per aver sottolineato, durante una lezione, l’importanza delle scienze moderne rispetto alla religione.
India/1 – Il 27 novembre 2025 l’Alta corte di Madras ha commutato in ergastolo la condanna a morte inflitta nel 2022 a D. Sathish, giudicato colpevole dell’omicidio di una ragazza preceduto da un periodo di stalking.
India/2 – Il 10 dicembre 2025 l’Alta corte dello stato di Jharkhand ha commutato in ergastolo le condanne a morte inflitte a due uomini che erano stati giudicati colpevoli dell’uccisione di un dirigente di polizia a capo di un’unità antiterrorismo e di cinque agenti.
India/3 – Il 22 dicembre 2025 l’Alta corte del Punjab e di Haryana ha commutato in 20 anni di carcere la condanna a morte inflitta nel 2020 ad Ashok Kumar, che era stato giudicato responsabile dell’omicidio di uno dei suoi fratelli al termine di un litigio su una proprietà.
Indonesia/1 – Il 2 dicembre 2025 il governo ha sottoscritto un accordo con quello dei Paesi Bassi per il rimpatrio del cittadino nederlandese Siegfried Mets, 74 anni, condannato a morte nel 2008 per aver introdotto e distribuito nel paese 600.000 pillole di ectasy.
Indonesia/2 – Il 29 dicembre 2025 Lisa Stocker, Jonathan Collyer e Phinea Float, tre cittadini britannici accusati di aver introdotto nell’isola di Bali cocaina per un valore di 300.000 sterline, hanno evitato la condanna a morte. Nei loro confronti è stata disposta l’espulsione verso il Regno Unito.
Iran/1 – Il 10 dicembre 2025 la condanna a morte di Goli Kouhkan, la sposa bambina data in moglie al cugino a 12 anni e diventata madre a 13 per poi essere giudicata colpevole di aver ucciso il marito, è stata annullata dopo che la famiglia della vittima ha accolto la richiesta di perdono.
Iran/2 – Il 13 dicembre 2025 la Corte suprema ha annullato la condanna a morte di Verisheh Moradi, attivista della Comunità delle libere donne del Kurdistan orientale, citando “carenze” nelle indagini sulle quali si basò il processo di primo grado che era terminato, nel novembre 2024, col verdetto di colpevolezza per “ribellione armata”.
Malesia – Il 2 dicembre 2025 la Corte d’appello ha commutato in 35 anni di carcere e 15 frustate le condanne a morte di Jeeji Ting Kim Leong e Syahadan Othman Sabang, che nel 2018 erano stati giudicati colpevoli di omicidio.
Nigeria – Il 22 dicembre 2025 il governatore dello stato di Adamawa ha graziato Sunday Jackson, che attendeva l’impiccagione nel braccio della morte per aver ucciso un pastore il cui gregge era uso pascolare sui suoi terreni.
Pakistan/1 – Il 28 novembre 2025 l’Alta corte di Lahore ha annullato le condanne a morte, disponendo la loro immediata scarcerazione, di Faizan Razzaq, Usman Liaqat, Wazir Gul e Muhammad Ameen, che nel 2023 erano stati giudicati colpevoli di aver violato le leggi contro la blasfemia.
Pakistan/2 – Il 6 dicembre 2025 l’Alta corte di Lahore ha annullato la condanna a morte inflitta a un uomo che nel 2022 era stato giudicato colpevole dell’omicidio di una minorenne che aveva rifiutato la sua proposta di matrimonio. Il tribunale ha ritenuto che gli argomenti dell’accusa non abbiano dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio la colpevolezza dell’uomo.
Usa/1 – Il 14 novembre 2025, pochi minuti prima dell’esecuzione, il governatore dello stato dell’Oklahoma ha commutato in ergastolo la condanna a morte di Tremane Wood, che nel 2001 era stato giudicato colpevole dell’uccisione di un lavoratore migrante al termine di una rapina.
Usa/2 – Il 26 novembre 2025 Jimmy Duncan, un condannato a morte della Louisiana che aveva trascorso quasi 30 anni in attesa dell’esecuzione, è tornato in libertà su cauzione. Ad aprile, la condanna era stata annullata dopo che la prova sulla base della quale era stato giudicato colpevole di omicidio (la “teoria del morso”, sulla base della quale nei decenni precedenti erano state emesse molte condanne a morte) era stata ritenuta “scientificamente non difendibile”.
Usa/3 – Il 12 dicembre 2025 la procura dello stato dell’Ohio ha rinunciato a chiedere un nuovo processo per Elwood Jones, condannato a morte nel 1996 per omicidio e che era già uscito dal braccio della morte nel 2022, dopo avervi trascorso 26 anni, ma in attesa di essere nuovamente processato.
Usa/4 – Il 17 dicembre 2025 lo stato della Georgia ha sospeso l’esecuzione di Stacey Ian Humphreys, prevista 24 ore dopo, quando è emerso che la componente ultima eletta nel comitato per la grazia, un organismo che dovrebbe rimanere neutrale nell’esaminare le richieste di clemenza, aveva attivamente contribuito, in quanto avvocata, a convincere la giuria a raccomandare, nel 2007, una condanna a morte proprio nei confronti di Humphreys.
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