Ahmed Douma è un poeta, scrittore e attivista perseguitato per il ruolo svolto durante la rivoluzione del 25 gennaio 2011 e le critiche rivolte ai successivi governi egiziani.
Il 29 aprile 2026 Ahmed Douma è stato processato presso il Tribunale per i reati minori del Nuovo Cairo con l’accusa di diffusione di “notizie false”. Tali accuse derivano dal suo articolo, pubblicato il 25 marzo da Al-Araby Al-Jadeed, sull’impatto della detenzione illegale sulla stabilità dello stato, nonché da un post sui social media pubblicato il 29 marzo sulle condizioni di detenzione in Egitto.
Dalla sua scarcerazione nell’agosto 2023, dopo oltre un decennio di detenzione arbitraria, le autorità giudiziarie hanno aperto sette indagini nei suoi confronti a seguito della pubblicazione di contenuti online. Se condannato, rischia altri cinque anni di carcere.
Ahmed Douma è detenuto in modo arbitrario esclusivamente per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione.
Firma ora per chiedere la scarcerazione immediata e senza condizioni di Ahmed Douma e il ritiro di tutte le accuse contro di lui.
Pubblico Ministero Mohamed Shawky Ayyad
Ufficio del Pubblico Ministero, Madinat al-Rehab
Cairo, Egitto
Fax: +202 2577 4716/ X: @EgyptianPPO
E-mail: m.office@ppo.gov.eg
Egregio signor Mohamed Shawky Ayyad,
Le scrivo per esprimere la mia grande preoccupazione per la detenzione arbitraria dello scrittore e attivista Ahmed Douma. Il 6 aprile 2026 Ahmed Douma è stato interrogato presso la Procura suprema per la sicurezza dello stato (Sssp) a seguito di una convocazione ricevuta pochi giorni prima. Dopo diverse ore di interrogatorio, i suoi avvocati sono stati informati che era accusato di “aver pubblicato false notizie e dichiarazioni all’interno e all’esterno del paese con l’intento di turbare la quiete pubblica e diffondere il panico”. Le accuse si riferiscono a un articolo da lui scritto, pubblicato su Al-Araby Al-Jadeed il 25 marzo 2026, dal titolo “Da una prigione nello stato a uno stato nella prigione”, in cui criticava la detenzione illegale e il suo impatto sulla stabilità dello stato. Le accuse derivano anche da un post sui social media, pubblicato il 29 marzo 2026, in cui criticava le condizioni di detenzione nelle carceri egiziane. È stato rinviato a giudizio nel caso n. 2449 del 2026 e la prima udienza si è svolta il 29 aprile 2026 davanti al Tribunale per i reati minori del Nuovo Cairo. Nel frattempo, è rimasto in custodia cautelare nella prigione della città del decimo Ramadan.
Dalla sua scarcerazione, dopo più di un decennio ingiustamente passato dietro le sbarre, la Sssp ha interrogato Ahmed Douma in sette casi separati relativi a contenuti pubblicati sui suoi account sui social media, con l’accusa di “diffondere notizie false” volte a “disturbare l’ordine pubblico, diffondere paura e danneggiare l’interesse pubblico”. Nei primi sei casi, in attesa delle indagini, è stato scarcerato dietro il pagamento di una cauzione di 235.000 lire egiziane (circa 3800 euro). Ciò fa parte di uno schema più ampio di misure restrittive impostegli dopo la sua liberazione, tra cui un divieto arbitrario di viaggio e restrizioni agli studi post-laurea.
Il 18 aprile 2026 la sua famiglia ha potuto fargli visita per la prima volta nella Struttura riabilitativa 4 della città del decimo Ramadan, dopo che gli era stato negato l’accesso due volte, l’8 e il 15 aprile 2026. La famiglia ha riferito di aver aspettato circa sei ore fuori dal carcere prima di ottenere l’accesso. Inoltre, ha riferito che la salute di Ahmed Douma sembrava stabile e che aveva accesso a cibo, farmaci ed esercizio fisico quotidiano. Tuttavia, è detenuto in un reparto con solo altri due carcerati e gli spostamenti fuori dalla sua cella sono soggetti a rigide restrizioni per impedire l’interazione con gli altri detenuti. Secondo i suoi avvocati, è stato disconnesso durante un’udienza online volta a rinnovare la sua detenzione da parte del Tribunale per reati minori di El-Shorouk, svolta il 21 aprile 2026, dopo aver espresso preoccupazione per essere continuamente esposto a luce intensa nella sua cella. La sua famiglia ha anche riferito che le lettere che aveva scritto loro non sono state consegnate. Infine, gli è consentita una sola visita al mese: una misura eccezionale introdotta durante la pandemia di Covid-19 e tuttora in vigore.
La esorto a scarcerare immediatamente e incondizionatamente Ahmed Douma e a ritirare tutte le accuse contro di lui poiché è detenuto in modo arbitrario esclusivamente per l’esercizio pacifico dei suoi diritti umani. Nel frattempo, la esorto ad assicurare accesso regolare alla sua famiglia e ai suoi avvocati e a garantire che sia trattenuto in condizioni conformi agli standard internazionali.
Cordiali saluti,
Le forze di sicurezza hanno arrestato per la prima volta Douma all’età di 25 anni, il 12 gennaio 2012, in relazione alla sua partecipazione al sit-in davanti al palazzo del Gabinetto. Scarcerato dopo tre mesi, è stato nuovamente arrestato il 3 dicembre 2013 nell’ambito di un’ondata di arresti seguita all’entrata in vigore della (legge n. 107/2013).
Durante la sua detenzione è stato sottoposto a maltrattamenti e tortura. Oltre al deliberato diniego di accesso alle cure mediche, è stato inoltre tenuto in isolamento per quattro anni e otto mesi totali per periodi prolungati tra dicembre 2013 e gennaio 2020.
Douma soffriva di forti dolori in diverse parti del corpo a causa dal confinamento nella sua cella per più di 22 ore al giorno in pessime condizioni di detenzione. La mancanza di movimento e di un letto, talvolta persino di un materasso, gli hanno causato dolori al ginocchio e alla schiena. Soffriva anche di pressione alta, insonnia, mal di testa costanti, grave depressione e attacchi di panico.
Nel febbraio 2015 è stato giudicato colpevole e condannato a 15 anni di reclusione in relazione alla sua partecipazione a proteste antigovernative a seguito di un . Nel luglio 2020 la Corte di Cassazione ha confermato la condanna. Il 19 agosto 2023 Ahmed Douma è stato scarcerato in seguito a una grazia presidenziale, dopo aver trascorso circa dieci anni in prigione.
Le autorità egiziane mostrano una persistente intolleranza per il dissenso reale o percepito, prendendo di mira giornalisti/e, attivisti/e, avvocati/e, l’opposizione politica e altre persone che criticano le politiche governative o denunciano le diffuse violazioni dei diritti umani da parte delle autorità.
Amnesty International ha documentato ripetute ondate di arresti e procedimenti giudiziari esclusivamente per l’esercizio dei diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica. Le persone detenute per motivi politici sono spesso sottoposte a detenzione arbitraria prolungata, compresa la custodia cautelare per lunghi periodi di tempo e rinnovata automaticamente da pubblici ministeri e giudici senza un controllo giurisdizionale significativo.
Amnesty International ha inoltre ripetutamente espresso preoccupazione per le sistematiche violazioni del diritto a un giusto processo in Egitto, in particolare nei casi di natura politica, tra le quali il diniego del diritto alla scelta del/della avvocato/a, in particolare durante l’interrogatorio iniziale da parte della polizia, del diritto a una difesa adeguata, del diritto a non autoincriminarsi e alla presunzione di innocenza, del diritto a un equo e pubblico processo davanti a un tribunale competente, imparziale e indipendente e del diritto a essere protetti dai maltrattamenti e dalla tortura.
Leggi la scheda Egitto del Rapporto globale.