Arabia Saudita: il processo a Loujain al-Hathloul rivela l'ipocrisia sull'emancipazione delle donne - Amnesty International Italia

Arabia Saudita: il processo a Loujain al-Hathloul rivela l’ipocrisia sull’emancipazione delle donne

25 Novembre 2020

© Marieke Wijntjes / Amnesty International

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Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un giudice di un tribunale ordinario ha deciso di trasmettere gli atti processuali relativi alla difensora saudita dei diritti umani Loujain al-Hathloul al Tribunale penale speciale, che si occupa di reati di terrorismo.

Sotto gli sguardi del mondo in occasione del vertice del G8 dello scorso fine-settimana, le autorità saudite avrebbero potuto decidere di porre fine all’incubo che da oltre due anni sta subendo la coraggiosa difensora dei diritti umani Loujain al-Hathloul. Invece, il suo caso è stato trasferito a un organo giudiziario il cui unico scopo è ridurre al silenzio i dissidenti mediante condanne a lunghe pene detentive emesse al termine di processi irregolari. Ecco un’altra prova che la narrativa ufficiale sulle riforme non è altro che una farsa“, ha dichiarato Lynn Maalouf, vicedirettrice per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International.

Loujain al-Hathloul dev’essere rilasciata immediatamente e senza condizioni e le accuse nei suoi confronti devono essere annullate. Chiediamo alle autorità saudite di assicurare che riceva cure da un medico di sua scelta e abbia adeguato accesso ai suoi avvocati e familiari“, ha aggiunto Maalouf.

Ulteriori informazioni

Nel 2018 le autorità saudite hanno arrestato 13 attivisti e attiviste per i diritti delle donne solo per aver esercitato i loro diritti alla libertà d’espressione, d’associazione e di manifestazione. Cinque attiviste sono comparse di fronte a un giudice il 25 novembre: Loujain al-Hathloul, Samar Badawi, Nassima al-Sada, Nouf Abdulaziz e Maya’a al-Zahrani. Non è ancora chiaro cosa sia stato deciso a proposito delle ultime quattro attiviste.

Il 26 ottobre Loujain al-Hathloul ha intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro il divieto di avere contatti regolari con la famiglia. Secondo i parenti presenti nell’aula del tribunale, Loujain ha letto con voce bassa e tremante quattro pagine di auto-difesa.

Ad alcuni rappresentanti diplomatici arrivati di fronte al tribunale è stato negato l’ingresso in aula col pretesto delle norme anti-Covid.