Campagne elettorale e hate speech: rom e migranti in cima alla classifica dei contenuti negativi - Amnesty International Italia

Campagne elettorale e hate speech: rom e migranti in cima alla classifica dei contenuti negativi

10 maggio 2019

Tempo di lettura stimato: 5'

È “rom” il tema che (al 10 maggio) ha scatenato il maggior numero di polemiche sui social media, col 76% (oltre 3 su 4) di contenuti negativi, seguito da “immigrazione” (73%); “minoranze religiose” (70%), “donne” (65%) e “solidarietà” (63%).

Sono alcune delle tendenze suggerite dai dati parziali (17.500 contenuti) valutati del nostro Barometro dell’odio – Elezioni europee 2019, il lavoro di monitoraggio che tra il 26 aprile e l’8 maggio ha già visto il contributo di circa 150 attivisti e diffuse con una nota stampa ufficiale.

Oggetto del monitoraggio i feed Facebook e Twitter dei candidati ai seggi italiani del Parlamento europeo.

Molto negativo il tono generale del dibattito online, che vede gli utenti generici ricorrere in modo più frequente e marcato a un’accezione negativa per parlare dei temi oggetto dell’analisi (“donne”, “lgbti”, “migranti rifugiati e persone con background migratorio”, “rom”, “minoranze religiose”, “povertà socio-economica”, “disabilità” per quanto concerne i diritti).

Da segnalare il trattamento riservato al tema “donne”: se nel caso dei politici quasi 1 post / tweet su 4 (22,5%) con riferimento a questo argomento è negativo, l’incidenza schizza fino al 72% se ci si focalizza solo sui commenti degli utenti.

Guardando all’incidenza dei singoli temi sul dibattito complessivo (che include tutti contenuti valutati, sia negativi che positivi/neutri) troviamo “immigrazione”, “minoranze religiose” e “solidarietà” tra gli argomenti più discussi.

Il monitoraggio dei profili Facebook e Twitter dei candidati e delle candidate al Parlamento europeo più attivi online e dei leader di partito ai quali fanno riferimento prosegue fino al termine delle elezioni.

Fino al 24 maggio circa 100 attivisti dell’associazione osserveranno anche le reazioni e risposte degli utenti, per rilevare le eventuali correlazioni tra toni e messaggi veicolati dalla politica e sentimento delle persone rispetto a determinati temi.

Tutti i dati raccolti sono analizzati da ricercatori esperti (data scientist, sociologi, linguisti, psicologi e giuristi). Aggiornamenti saranno diffusi il 17 e 24 maggio, in attesa del rapporto finale, basato su un campione di dati molto più ampio e contenente il dettaglio relativo a una parte dei candidati, che sarà reso noto in occasione dell’insediamento del nuovo Parlamento europeo.

In occasione della campagna elettorale, abbiamo chiesto inoltre alle candidate e ai candidati di impegnarsi, se eletti, a promuovere e proteggere i diritti umani in otto distinti ambiti: donne e persone Lgbti; migranti e rifugiati; politiche di austerità; spazi di libertà; difensori dei diritti umani; rom; attività economiche e diritti umani; cambiamento climatico.

Nell’ambito dell’attività condotta a livello locale dagli attivisti in tutta Italia, è partito anche il monitoraggio dei profili social dei candidati alle elezioni amministrative. Analizzati i programmi elettorali delle coalizioni e delle liste in competizione, il tema dei diritti civili non risulta tra i principali di questa campagna elettorale. Questo garantisce una propaganda dei candidati tendenzialmente corretta e moderata in termini di discriminazioni verso i soggetti considerati a rischio.

Facebook sembrerebbe essere la piattaforma egemone per questa campagna: quasi la totalità dei candidati dispone di una pagina Facebook, mentre una ristretta parte di questi dispone di un profilo Twitter (soprattutto i candidati delle grandi città). Per ora gli ambiti a rischio hate speech risultano essere la sicurezza e il degrado urbano, con possibili attacchi nei confronti delle minoranze (rom e migranti). Tuttavia, di 43 segnalazioni, soltanto 6 risultano essere particolarmente violente.

Gli attivisti hanno già ottenuto risposte alle loro richieste d’incontro e incontreranno prossimamente i candidati sindaci di alcune città tra cui Cremona, Pescara, Verbania e altre per confrontarsi rispetto all’impegno che questi intendono dedicare al contrasto dei discorsi d’odio, oltre che avanzare suggerimenti rispetto a potenziali azioni da intraprendere nei territori che si candidano ad amministrare.