IL BAROMETRO DELL'ODIO - ELEZIONI EUROPEE 2019 - Amnesty International Italia

IL BAROMETRO DELL’ODIO – ELEZIONI EUROPEE 2019

Insieme per un'Europa dei diritti

100.000

su 100.000

Contenuti valutati

4.000

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Pacchetti dati valutati

2.000

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Ore dedicate alla valutazione

180

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Valutatori

Countdown elezioni

I leader più seguiti

La prima aggregazione mostra i dati dei leader di partito con più interazioni per le principali liste elettorali. Passando con il mouse sul grafico puoi scoprire quali sono i temi più trattati per singolo politico e l'incidenza dei commenti negativi degli utenti.

POST/TWEET NEGATIVI

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di cui problematici: -

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COMMENTI NEGATIVI RICEVUTI

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Temi trattati di più da

Neutri/positivi

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Commenti negativi ricevuti

Gli altri esponenti politici

Questo grafico analizza i contenuti dei 23 esponenti politici con più interazioni (esclusi i leader descritti sopra). Passandoci con il mouse puoi scoprire quali sono i temi più trattati per singolo politico e l'incidenza dei commenti negativi degli utenti.

POST/TWEET NEGATIVI

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COMMENTI NEGATIVI RICEVUTI

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Temi trattati di più da

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Rifugiati, musulmani e donne i più odiati

Nel grafico sono rappresentate le categorie sociali target di odio. Passandoci con il mouse, per ogni gruppo puoi scoprire quanto è attaccato e da chi (politici o utenti). Si può inoltre distinguere tra contenuti problematici (offensivi e/o discriminatori) oppure vero e proprio hate speech.

11,5%

Incidenza attacchi sul dibattito

-

attacchi contro -

Attachi da parte di

Utenti generici

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di cui problematici -

di cui hate speech -

Candidati

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di cui problematici -

di cui hate speech -

PROBLEMATICI

HATE SPEECH

Commenti degli utenti

PROBLEMATICI

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HATE SPEECH

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I cinque politici che hanno preso più di mira questo target

-

Donne nel mirino

In questa rappresentazione abbiamo voluto mostrarvi come le donne siano bersaglio dei commenti degli utenti. Passando con il mouse sui singoli cerchi puoi scoprire quali temi abbiano scatenato più attacchi contro le donne. Puoi anche scegliere di filtrare e guardare il dettaglio per i soli feed delle donne candidate e degli uomini candidati.

Filtra per

Tutti i candidati Candidati donne Candidati uomini

I cinque politici più attaccati:


Pina Picierno
Simona Bonafè
Corradino Mineo
Cécile Kyenge
Daniela Santanchè

 
Altre evidenze

4 su 5 dei politici che ricevono più attacchi personali sono donne. Le candidate ricevono il doppio degli attacchi dei colleghi. In quasi 1/4 dei casi sono insulti sessisti.

Come i candidati parlano di diritti umani e quali reazioni scatenano

Immigrazione, minoranze religiose e rom sono i temi da cui scaturiscono più polemiche. Il colore dei singoli rettangoli indica il grado di negatività con cui viene affrontato ogni singolo tema. Passando con il mouse su ciascun quadrante puoi scoprire quanto e come ne hanno parlato candidati e utenti e il numero di reazioni generate.

Legenda

Candidati
Utenti generici

Percentuale di contenuti negativi

L'odio online in campagna elettorale: tutti i risultati

Scarica la nota metodologica

Quanto e come i leader politici contribuiscono alla propagazione dell’odio nella rete? Quali reazioni e sentimenti generano nel pubblico raggiunto sui social network? Quali temi e target scatenano più di altri l’hate speech? Sono alcuni dei quesiti ai quali Amnesty International Italia ha provato a dare una risposta monitorando i contenuti pubblicati dai candidati all’europarlamento, così come le risposte degli utenti.

Dal 15 aprile al 24 maggio 2019, in occasione della campagna elettorale per l’elezione del Parlamento europeo, Amnesty Italia ha condotto un monitoraggio sull’hate speech online analizzando i contenuti pubblicati su pagine Facebook e account Twitter dei candidati ai seggi italiani e dei leader di partito, col coinvolgimento degli attivisti del territorio nel ruolo di valutatori.

Per ulteriori dettagli sul monitoraggio consulta la nota metodologica.

Diffuso, ma selettivo. Spesso aizzato da un linguaggio al limite dell’incitamento all’odio e alla violenza. Queste le caratteristiche dell’odio online che ha pervaso la campagna elettorale 2019 per il Parlamento europeo.

Più di 1 contenuto su 10 (il 11,5%) dei 100.000 post, tweet e commenti valutati nell’ambito di questo monitoraggio è risultato essere offensivo e/o discriminatoriohate speech. Limitandoci al solo hate speech incontriamo circa 1 caso ogni 100 contenuti.

Per approfondire consulta il rapporto.

Barometro dell'odio - Elezioni europee: il rapporto finale

Scarica il rapporto

I dati del report in un video

Scopri i risultati del report attraverso i post/tweet e commenti offensivi e/o discriminatori che abbiamo incontrato nel corso del monitoraggio. Guarda il video.

I temi

Donne

donne-hate-speech-amnesty

La violenza contro le donne è diffusa in tutta l'Unione europea: 1 donna su 20 con più di 15 anni (il 5%, ben 9 milioni di donne) è stata stuprata; la percentuale sale all'11% se si includono altre forme di violenza sessuale. La maggior parte dei Paesi membri, nonostante la ratifica della Convenzione di Istanbul del 2011, ha una legislazione obsoleta sullo stupro, definito sulla base della violenza fisica e non sulla mancanza di consenso, come richiesto. L'accesso ai diritti sessuali e riproduttivi, così come il diritto di famiglia, variano da paese a paese assumendo talvolta caratteri discriminatori. La discriminazione verso le donne, tuttavia, non si limita a questo campo e assume anche altre forme: nell'Unione europea una donna guadagna mediamente il 16% in meno rispetto a un uomo per un'ora di lavoro. Se ci soffermiamo sull'Italia, osserviamo che movimenti di diversa natura politica e sociale spingono per un passo indietro, con l'obiettivo di ridimensionare parte dei successi ottenuti con le battaglie sociali condotte dalle donne per decenni.
Amnesty Italia vuole prevenire e combattere tutte le forme di violenza contro le donne e le cause strutturali alla base di questo fenomeno e chiede che sia promossa e garantita una legislazione che dia piena attuazione al principio di uguaglianza di genere e garantisca il godimento dei diritti sessuali e riproduttivi.

Solidarietà

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Attivisti e organizzazioni della società civile sempre più spesso sono sotto attacco all'interno dell'Unione europea.

Sono gli stessi governi, in alcuni casi, a colpire chi si batte per promuovere e tutelare i diritti e le libertà delle persone: istituzioni, associazioni, ma anche singoli individui, persone comuni che si dedicano con enorme passione alla difesa della giustizia e dell’uguaglianza.

Amnesty International Italia vuole che la legislazione e le politiche dell’Unione Europea siano sviluppate nel rispetto dei diritti umani e della libertà di espressione e di associazione e che venga posto un freno al fenomeno della criminalizzazione della solidarietà.
L'Organizzazione, inoltre, chiede che l'Unione europea e i suoi stati membri catalizzino la propria azione per il rilascio dei difensori dei diritti umani incarcerati, in qualsiasi parte del mondo si trovino e che questi possano riferire al Parlamento europeo circa le violazioni nei rispettivi paesi di origine.

Immigrazione

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Cooperare con paesi del terzo mondo in materia di politiche migratorie è l'approccio al quale ricorre l'Unione europea per gestire e ridurre i flussi migratori in ingresso. Come nel caso della Libia: la Guardia costiera libica, formata e supportata dall'Ue, intercetta migranti e rifugiati nel Mediterraneo centrale riconducendoli in Libia, dove rischiano detenzione arbitraria, tortura e altri trattamenti inumani e degradanti. Allo stesso modo, accordi con altri paesi in via di sviluppo per facilitare i rimpatri sono contratti senza essere preceduti da una valutazione adeguata dello stato dei diritti umani e della democrazia in tali aree.
Amnesty International Italia chiede di monitorare le eventuali politiche di esternalizzazione che bloccano i rifugiati e i migranti in Paesi nei quali sono esposti a gravi violazioni dei diritti umani. In questi anni il Regolamento di Dublino ha dimostrato tutta la sua inefficacia: la proposta di una riforma, per rafforzare la solidarietà tra gli Stati nel sistema di accoglienza e protezione, si è fermata al Consiglio, dove ha trovato l’opposizione di alcuni governi che rifiutano il meccanismo automatico di redistribuzione e alimentano a livello nazionale ed europeo sentimenti anti-immigrazione. È quindi importante che sia portato avanti il lavoro di riforma del Regolamento di Dublino, nell’ottica di una responsabilità condivisa nella gestione del fenomeno.

Minoranze religiose

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Le minoranze religiose sono spesso target di odio e discriminazione nell'Unione europea, una situazione che negli ultimi anni si è inasprita a causa di un dibattito sui flussi migratori fortemente polarizzato.
Minoranze come quella musulmana, per esempio, fanno i conti con alti livelli di discriminazione: un recente sondaggio (2018) dell'Agenzia dell'Unione europea per i Diritti fondamentali rileva che 4 musulmani su 10 si sono sentiti discriminati in modo ricorrente nei cinque anni precedenti l'indagine. L'islamofobia colpisce chi la subisce su più fronti: la discriminazione si verifica soprattutto quando cercano un lavoro o una casa o quando accedono all'educazione. Il 27%, inoltre, ha subito aggressioni negli ultimi dodici mesi (percentuale che sale al 36% se si considerano solo i musulmani di seconda generazione) e tra loro quasi la metà (45%) ha subito 6 o più attacchi. Il 2% ha affermato di aver subito aggressioni di tipo fisico. In 9 casi su 10 gli attacchi non sono stati denunciati alle forze dell'ordine né ad altre autorità.
Continua a essere presente, in Italia come all'interno di numerosi altri paesi dell'Unione europea, un radicato e diffuso antisemitismo.

Rom

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Il godimento dei diritti umani da parte della popolazione di origine rom all'interno dell'Unione europea continua a essere un punto critico: discriminazione e segregazione, in particolare negli ambiti abitativo e educativo, così come i crimini d'odio (fenomeni ampiamente documentati da Amnesty International Italia nell'ultimo decennio) continuano a essere presenti e a impedire che le persone rom possano godere a pieno dei propri diritti, ostacolandone l'integrazione.

Amnesty International Italia chiede all'Unione europea e ai rappresentanti dell'Europarlamento di continuare a promuovere i diritti della popolazione rom, inserendoli nell'agenda politica.

L'Organizzazione chiede loro, inoltre, di supportare la Commissione europea nelle iniziative volte a porre fine alla segregazione e alla discriminazione dei rom e finalizzate alla loro inclusione sociale, prevedendo anche il coinvolgimento pro-attivo della stessa comunità rom con modalità quali dibattiti e audizioni.

Povertà

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Milioni di persone nell'Unione europea continuano a pagare il prezzo della crisi economica del 2008 e delle politiche di austerity messe in atto da alcuni Governi.
Questo corrisponde, nella pratica, a un difficile accesso o al mancato godimento di diritti sociali quali salute, casa e istruzione e al conseguente deterioramento della condizione di chi già vive in una situazione di povertà socio-economica o è in bilico.

Le ricerche condotte da Amnesty International hanno portato l'Organizzazione a concludere che le misure di austerity hanno avuto e continuano ad avere un impatto sproporzionato sulle persone con entrate economiche minori e, soprattutto, sui gruppi più vulnerabili.
Amnesty International Italia chiede che venga sempre tenuto nella giusta considerazione l’impatto delle misure di austerità sui diritti umani, in termini di godimento dei diritti sociali come salute, casa, istruzione e che si facciano valutazioni periodiche di tutte le politiche economiche e programmi di riforma portati avanti dalle istituzioni dell’Ue.

Lgbti

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Discriminazioni basate su identità di genere e orientamento sessuale si verificano in modo sistematico nell'Unione europea, arrivando a sfociare in episodi di bullismo e violenza.

Sul piano del diritto, molte sono le battaglie che ancora non hanno visto un esito: la possibilità di indicare a livello legale in quale genere ci si identifica, per esempio, non è ancora stata riconosciuta. Anche il tema della famiglia è al centro di un continuo dibattito: normative diverse da paese a paese fanno sì che solo all'interno di alcuni Stati membri sia garantita effettiva eguaglianza tra le coppie composte da persone dello stesso sesso e non.

A gennaio 2019, il Parlamento europeo ha richiamato gli Stati membri "a adottare leggi e politiche di contrasto all'omofobia e transfobia" per combattere violazioni e crimini di odio nei confronti della comunità Lgbtiq. Amnesty International Italia chiede una legislazione che renda effettiva la parità e contrasti la discriminazione basata sull'orientamento sessuale.

Disabilità

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Le persone con disabilità, come altri gruppi vulnerabili, sono spesso vittima di odio e discriminazione. Se talvolta finiscono nel mirino degli hater online, più di frequente subiscono forme di discriminazione offline. Le maggiorate difficoltà incontrate nel tentativo di accesso ai diritti sociali quali la casa, l'educazione e, in particolar modo la salute, fanno sì che le persone con disabilità siano più esposte di altre al rischio di esclusione e marginalizzazione. Come in un circolo vizioso, l'esclusione e marginalizzazione sociale accrescono il rischio di diventare target di discriminazione e odio. Il lavoro di Amnesty International si basa sulla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità secondo la quale "la disabilità è il risultato dell'interazione tra persone con minorazioni e barriere attitudinali e ambientali, che impedisce la loro piena ed efficace partecipazione nella società su una base di parità con gli altri".

COMBATTI L'ODIO ONLINE: LA GUIDA DI AMNESTY

Scarica la guida

Nella battaglia per il contrasto all’hate speech tutti possono scendere in campo: dove la moderazione dei social network e dei portali d’informazione non arriva, quando l’intervento delle autorità non è abbastanza repentino, è importante che gli utenti del web, persone comuni, facciano ciò che possono per dire no all’odio in rete. Fare qualcosa, non restare a guardare, significa affermare che discriminazione e violenza sul web non sono tollerabili; significa non far sentire sole le vittime dell’odio. Vuol dire anche compiere un gesto concreto per promuovere la rimozione dei contenuti ritenuti inaccettabili oppure proporre una forma di comunicazione civile e costruttiva. Come intervenire allora? Si va dalla semplice segnalazione fino alla più delicata proposta di visioni alternative, attraverso il dialogo.
Con questa guida, pensata per tutti coloro che vorrebbero compiere un gesto concreto per combattere l’odio online, ma non sanno ancora come fare, Amnesty International Italia prova a fornire nozioni e indicazioni pratiche per comprendere i meccanismi che generano l’hate speech, per riconoscerlo e per riuscire a offrire la risposta più adatta.

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