“Mi si spezza il cuore, ma devo andare avanti”: le donne honduregne costrette a lasciare la loro patria - Amnesty International Italia

“Mi si spezza il cuore, ma devo andare avanti”: le donne honduregne costrette a lasciare la loro patria

4 dicembre 2018

Credit: Amnesty International

Tempo di lettura stimato: 3'

Dopo giorni e giorni di duro cammino sotto la pioggia battente e il caldo tropicale, Suyapa si prende una pausa in un rifugio di fortuna trovato dai membri della carovana partita a metà ottobre dall’Honduras e diretta negli Stati Uniti.

È stato davvero pesante, soprattutto per loro“, dice, indicando i suoi due figli più piccoli, di 7 e 10 anni. “Uno di loro si è ammalato, ma grazie a Dio ora sta meglio. Abbiamo camminato molto. Sono esausti, la pelle dei loro piedi si è consumata e a volte hanno dovuto camminare a piedi scalzi“.

Come molte delle migliaia di persone che viaggiano nella carovana che raccoglie persone dall’Honduras, El Salvador, Guatemala e Nicaragua, Suyapa ha lasciato la propria casa per necessità, non per scelta.

Il presidente Trump ha definito “criminali” i membri della carovana e ha dispiegato oltre 5.000 soldati per impedire loro di attraversare il confine tra Stati Uniti e Messico, ma molti sono solo donne e bambini che cercano semplicemente un luogo sicuro per ricostruire le loro vite.

Secondo le autorità di Città del Messico, i bambini rappresentano 1.726 delle 4.841 persone presenti nel rifugio, tra cui 310 bambini sotto i 5 anni. Circa il 30% delle persone registrate all’8 novembre erano donne.

Suyapa è fuggita dalla città honduregna di San Pedro Sula dopo che alcuni membri di una violenta rete criminale nota come maras hanno cominciato ad estorcerle denaro, chiedendole il pizzo sui suoi guadagni settimanali provenienti da una piccola attività che aveva nel settore alimentare.

Non avevo scelta. Ho cercato di fermarli e mi hanno detto che se fossi rimasta nel paese avrebbero sterminato la mia famiglia“, dice Suyapa.

Queste non sono semplici minacce. I fatti arrivano presto“.

La banda di criminali le ha dato tre giorni per andarsene e non tornare mai più.

Cosa potevo fare? Ho lasciato la mia casa, tutto, ho solo preso con me i miei figli. Non avevo altra scelta“.

Suyapa non era a conoscenza che si era formata questa grande carovana quando ha lasciato casa, ma appena saputo ha deciso di aderire.

Molti appartenenti alla carovana adducono tra le motivazioni che li hanno spinti a partire l’alto tasso di violenza in Honduras e la mancanza di protezione dallo Stato in un paese dalle opportunità limitate e dalla povertà diffusa.

Seduta su un’altalena Claudia, 28 anni, osserva i suoi tre bambini giocare. Sono tutti magrissimi e il più giovane è malato. I medici del rifugio lo hanno preso in cura ma dicono che avrà bisogno di ulteriori test clinici quando arriveranno a destinazione.

La famiglia di Claudia ha percorso più di 1,600 chilometri con un bambino su un passeggino e gli altri a piedi. Sono stati costretti a lasciare l’Honduras dopo che una banda criminale ha cominciato a minacciarli chiedendo soldi alla piccola impresa del marito.

Ci piacerebbe tornare lì“, dice Claudia, “ma non possiamo“.

Come abbiamo documentato nel 2017, le estorsioni che le bande criminali applicano alle imprese sono comuni in America centrale, ogni rifiuto può essere pagato con la vita.

Prima di andarsene, la famiglia di Claudia ha chiuso gli affari e ha vissuto nella paura quotidiana.

La polizia non ha alcuna autorità. Se provi a denunciare ti fanno saltare in aria“.

Ora Claudia dice che la sua priorità è trovare un posto sicuro dove fermarsi con i figli e mandarli a scuola.

Mentre ci racconta dei suoi bambini che le domandano quando torneranno a casa, Claudia scoppia a piangere. “Mi si spezza il cuore, ma devo andare avanti.”