Come possiamo cambiare una vita? - Amnesty International Italia

Come possiamo cambiare una vita?

26 settembre 2019

Tempo di lettura stimato: 1'

Ogni giorno, l’impegno di milioni di persone comuni che si battono insieme in difesa dei diritti umani, si trasforma in una speranza concreta, in un primo importante passo verso la giustizia, in una vita che cambia.

In alcuni casi, anche grazie ai nuovi e più veloci mezzi di comunicazione, il cambiamento può arrivare in poco tempo. In altri, il lavoro è più lento, ma altrettanto determinato a raggiungere l’obiettivo finale: sconfiggere le ingiustizie.

Le storie di Mohamed e Hakeem: due esempi concreti di cosa possiamo fare grazie al tuo sostegno

Tra i risultati che siamo riusciti a raggiungere nel 2019, le storie di Mohamed e Hakeem sono altrettanti esempi concreti di come il nostro lavoro e il sostegno di migliaia di persone si trasformi in un grande cambiamento nella vita delle persone.

La luce dopo una notte durata cinque anni

Forse non è stata la notizia con cui hanno aperto tutti i principali giornali, ma il 30 luglio, quando abbiamo appreso la notizia che Mohamed Mkhaitir, il blogger mauritano, era stato finalmente rilasciato nei nostri uffici si respirava un’atmosfera di gioia e soddisfazione.

La storia di Mohamed la conoscevamo quasi tutti nei nostri uffici. Da chi aveva raccolto tutte le informazioni su di lui e aveva impostato l’appello da diffondere online e nei nostri banchetti, fino ai colleghi che sono a contatto con i nostri sostenitori e che più volte avevano ricordato al telefono il nostro impegno in difesa del blogger mauritano.

L’unica colpa di Mkhaitir era stata quella di aver pubblicato un post su Facebook in cui criticava l’uso della religione per giustificare la discriminazione contro la sua comunità. Per quel semplice gesto i giudici avevano deciso di condannare il blogger alla pena di morte. Nel 2017, in appello, la condanna a morte era stata commutata in due anni di carcere.

Mkhaitir è stato tra i protagonisti della nostra Write for Rights, la maratona di firme che organizziamo a dicembre, ma non solo. In diverse occasione e a diverse istituzioni abbiamo raccontato la sua incredibile storia.

Un lavoro di pressione costante che è stato ripagato da questo messaggio, scritto proprio da chi avevamo aiutato a tornare libero.

"Senza i vostri sforzi, non sarei stato rilasciato. Durante i cinque anni di detenzione, ho visto il sole sei volte. Sono cambiate molte cose negli ultimi cinque anni e mi sto ancora adattando alla vita fuori dalla prigione. Ora sono libero, la mia speranza è di ripartire dalla mia istruzione e tornare a scuola".

Per Hakeem l’incubo è finito

Per quasi tre mesi Hakeem al-Araibi ha vissuto in un incubo.

Il calciatore era fuggito dal Bahrein nel 2014 perché su di lui pendeva una condanna per un reato che non ha mai commesso.

In Australia, dove ha ottenuto lo status di rifugiato, Hakeem aveva mantenuto la sua passione ed era stato ingaggiato da una squadra di Melbourne, il Pascoe Vale FC. Lì si era anche sposato.

Con la moglie, aveva deciso di trascorrere la luna di miele sulle isole thailandesi. Tuttavia il loro viaggio si è dovuto interrompere all’arrivo all’aeroporto di Bangkok il 27 novembre 2018. Su Hakeem pendeva una richiesta di estradizione verso il Barhein.

Grazie a una mobilitazione internazionale che ha visto coinvolti i nostri attivisti e che ci ha visto impegnati in azioni di pressione e lobby su tutte le autorità coinvolte, dopo 76 giorni passati in carcere Hakeem è tornato libero e ha potuto riabbracciare sua moglie.