Cosa sta succedendo ai confini della Grecia con la Turchia? - Amnesty International Italia

Cosa sta succedendo ai confini della Grecia con la Turchia?

9 marzo 2020

Tempo di lettura stimato: 9'

Il 27 febbraio 2020, la Turchia ha annunciato che non avrebbe più fermato i rifugiati che cercavano di attraversare i suoi confini con l’Europa, chiusi dal 2016.

La Turchia ospita 3,6 milioni di rifugiati siriani, più di qualsiasi altro paese. Inoltre, dal dicembre 2019, centinaia di migliaia di persone sono fuggite verso il confine turco chiuso nella provincia di Idlib in Siria, dove il governo siriano sta bombardando i civili con attacchi aerei.

I paesi, europei e non solo, hanno fallito nella condivisione delle responsabilità di ospitare donne, uomini e bambini fuggiti dalle loro case in Siria. La Turchia afferma di non poter più far fronte al numero di rifugiati che ospita.

Risultato inevitabile dell’annuncio turco è stato che le persone disperate, intrappolate illegalmente in Turchia da almeno il 2016, si sono precipitate ai valichi di frontiera che sono stati riaperti di recente, ma solo da un lato. Ciò che le persone hanno trovato al loro arrivo sono state le guardie di frontiera greche pesantemente armate, gas lacrimogeni, proiettili di gomma e filo spinato.

Come ha risposto la Grecia?

La Grecia ha risposto con un pacchetto di misure disumane che violano il diritto dell’Unione europea e internazionale. Le forze di sicurezza hanno sparato gas lacrimogeni e hanno respinto i gommoni che cercavano di raggiungere le coste della Grecia.

Il governo ha anche temporaneamente sospeso la registrazione delle domande di asilo e ha dichiarato che espellerà chiunque entri in modo irregolare, senza esaminare i singoli casi. Questa è una violazione delle responsabilità assunte dalla Grecia ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.

Che cos’è l’accordo Ue-Turchia?

Nel marzo 2016 l’Ue e la Turchia hanno raggiunto un accordo volto a fare rientrare in Turchia i richiedenti asilo arrivati sulle isole greche. La Turchia ha anche accettato di impedire alle persone di lasciare il suo territorio nazionale per l’Europa. In cambio, l’Ue ha dato alla Turchia miliardi di dollari.

Questo accordo è profondamente viziato dalla falsa premessa che la Turchia sia un luogo sicuro per i richiedenti asilo. Nonostante questo, i servizi per la valutazione delle domande di asilo in Grecia hanno stabilito in molti casi che la Turchia è un paese terzo sicuro che fornisce adeguata protezione ai rifugiati siriani. Di conseguenza, molti sono stati rimpatriati lì.

Così, migliaia di donne, uomini e bambini rimangono intrappolati sulle isole greche mentre attendono una decisione in merito alle loro richieste di asilo. Molti dormono nelle tende, sfidando il freddo e le condizioni di pericolo.

In che modo il resto dell’Europa ha risposto alla situazione alla frontiera?

I leader dell’Ue hanno apertamente sostenuto l’approccio ostile della Grecia. Il presidente della Commissione europea ha descritto la Grecia come lo “scudo” europeo per scoraggiare le persone dall’entrare e si è impegnata a fornire sostegno finanziario e materiale insieme allo spiegamento della polizia di frontiera.

Questa retorica è estremamente fuorviante. L’Europa non ha bisogno di essere protetta dalle persone in cerca di sicurezza. I rifugiati e i migranti alla frontiera chiedono aiuto e ne hanno diritto ai sensi del diritto internazionale e dell’Unione.

Perché i rifugiati siriani non possono rimanere in Turchia?

La vita è estremamente difficile per i rifugiati in Turchia. Uno dei problemi è che la Turchia non ha sottoscritto completamente il diritto internazionale dei rifugiati. In Turchia, ad esempio, solo i cittadini europei possono qualificarsi per lo status di rifugiato; per tutti gli altri, la protezione è limitata o condizionale e non è possibile ottenere uno status giuridico sicuro.

Ci sono molti altri problemi. Solo l’1,5% dei rifugiati siriani in età lavorativa ha un permesso di lavoro, il che significa che sono disoccupati o vulnerabili allo sfruttamento in contesti di lavoro informali. A molti siriani viene negato il diritto di registrarsi e di accedere ai servizi di base, con molte province che hanno bloccato tutte le registrazioni, inclusa Istanbul.

Abbiamo documentato episodi in cui le autorità turche costringono le persone a tornare in Siria, picchiandole e minacciandole per far loro firmare documenti che affermano che stanno tornando “volontariamente”.

Con la prospettiva di essere costretti a rientrare in una zona di guerra incombente, non sorprende che i rifugiati provino a spostarsi dalla Turchia verso un posto più sicuro.

Sono tutti siriani al confine?

No. Ci sono persone di molti paesi, che hanno vissuto o che hanno viaggiato attraverso la Turchia.

Sebbene la stragrande maggioranza dei rifugiati che vivono in Turchia provenga dalla Siria, ci sono anche molte persone proveniente da Afghanistan, Iraq e Iran. Ci sono molte ragioni per cui potrebbero voler lasciare la Turchia per l’Europa. Potrebbero avere una famiglia in altri paesi o potrebbero voler spostarsi in un posto in cui possano lavorare in sicurezza e legalmente.

La risposta alla crisi siriana significa che le risorse sono state dirottate dalle necessità di altre popolazioni di rifugiati in Turchia. Ad esempio, ai rifugiati non siriani non è permesso vivere nelle grandi città della Turchia, come Istanbul, Ankara e Izmir.

Nel 2019 l’organizzazione Refugees International ha denunciato preoccupazione per la difficoltà dei rifugiati afgani nell’ottenere le carte d’identità turche necessarie per accedere al lavoro legale e ai servizi di base come l’assistenza sanitaria, l’alloggio e l’istruzione.

Perché l’Europa dovrebbe accogliere le persone che non stanno fuggendo dalla guerra?

Immagina cosa significa lasciarti alle spalle tutta la vita – la tua casa, la tua famiglia, tutti quelli che conosci – per trasferirti in un nuovo paese, prendendo una strada pericolosa e incerta. È una decisione che nessuno prende alla leggera, che richiede enorme coraggio e intraprendenza.

Indipendentemente dal motivo per cui le persone lasciano le loro case, tutti meritano di essere trattati con compassione e dignità. Al di là della guerra, i richiedenti asilo possono aver subito persecuzioni individuali, per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo.

I media e i politici di estrema destra spesso perpetuano la narrativa tossica secondo cui le persone vogliono una “vita facile” in Europa. In realtà, in tutta Europa, i governi hanno adottato dure politiche nei confronti di migranti e rifugiati, spesso in violazione dei loro obblighi in materia di diritti umani.

L’attenzione per impedire alle persone di tentare di raggiungere l’Europa dal Nord Africa e dalla Turchia ha comportato il sequestro di navi da soccorso e l’arresto di volontari umanitari. I confini sono stati sigillati, lasciando molti rifugiati bloccati in condizioni disastrose sulle isole greche o a rischio di tortura nei centri di detenzione libici.

Cosa chiediamo?

L’Europa non sta facendo abbastanza per assumersi la giusta quota di responsabilità per i rifugiati. Ha preferito costruire una fortezza per tenere fuori le persone che cercano semplicemente la sicurezza o una vita migliore. Ma i muri non impediranno alle persone di muoversi: aumentano semplicemente il costo umano.

Chiediamo ai governi europei di rispettare il diritto internazionale e garantire che tutti i richiedenti abbiano accesso a procedure di asilo eque ed efficaci.

Devono inoltre bloccare le pratiche illecite di controllo delle frontiere, quali respingimenti, espulsioni collettive e rimpatri illegali.

Gli stati europei dovrebbero aiutare a ricollocare immediatamente i richiedenti asilo dalle isole greche, anche tramite visti familiari e umanitari.