Il governo egiziano abroghi la legge draconiana sulle Ong

Il governo egiziano abroghi la legge draconiana sulle Ong

15 novembre 2018

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“Voglio rassicurare coloro che mi stanno ascoltando in Egitto e fuori dall’Egitto sul fatto che vogliamo che la legge che controlla le Ong diventi equilibrata e raggiunga i livelli richiesti per regolare il lavoro di questi gruppi”.

Sono le parole del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi che ha riconosciuto il bisogno di una legge più “equilibrata” per controllare le Ong.

Il presidente si riferisce alla legge da lui ratificata a maggio 2017. la Legge n.70 / 2017 sulle associazioni e altre fondazioni che operano nel campo del lavoro civile. La legge ha imposto restrizioni senza precedenti alle Ong ed è stata ampiamente criticata a livello nazionale e internazionale.

In seguito a questa apertura da parte del presidente, abbiamo deciso di inviare una lettera aperta al governo egiziano per chiedere che la legge venga abolita e sostituita con una versione più in linea con gli impegni costituzionali e internazionali dell’Egitto sul diritto alla libertà di associazione.

“Per quanto incoraggiante sia la decisione del presidente Abdel Fattah al-Sisi di ordinare una revisione della legge repressiva delle Ong in Egitto, modificarla non è sufficiente. È fondamentale che le autorità ne elaborino una nuova che tenga conto delle opinioni della società civile indipendente e prendano provvedimenti concreti per porre fine al grave assalto alla comunità egiziana per i diritti umani”, ha dichiarato Najia Bounaim, direttrice delle campagne sull’ Africa del Nord di Amnesty International.

“In Egitto, i difensori dei diritti umani stanno affrontando una repressione senza precedenti. Le autorità egiziane devono dimostrare di essere sincere e impegnate a proteggere i diritti delle Ong locali e internazionali, elaborando una legge che garantisca loro di operare in modo indipendente e lavorare senza temere molestie, procedimenti penali o minacce di chiusura”.

Le autorità hanno lanciato un’indagine “penale” sui “finanziamenti stranieri” delle Ong e in caso di condanna il personale rischierebbe fino a 25 anni di carcere. Ad almeno 30 membri di staff e direttori di Ong per i diritti umani è stato proibito di viaggiare, e sono stati congelati i beni di sette Ong e 10 persone. Le autorità hanno anche ordinato la chiusura del noto centro el-Nadeem per la Riabilitazione delle vittime della violenza e della tortura.

Il difensore dei diritti umani Hisham Gaafar, direttore della Fondazione Mada per lo Sviluppo dei Media, è stato trattenuto per più di tre anni in detenzione preventiva ed Ezzat Ghoniem, co-fondatore del Coordinamento egiziano per i Diritti e le Libertà, è vittima di una sparizione forzata avvenuta il 14 settembre, nonostante un ordine di rilascio del tribunale.

“Se le autorità egiziane sono seriamente intenzionate a porre fine alla persecuzione dei difensori dei diritti umani devono iniziare chiudendo la pretestuosa inchiesta sui finanziamenti stranieri alle Ong, ponendo fine ai divieti di viaggio e al congelamento dei beni dello staff della società civile, e rilasciando immediatamente e incondizionatamente Ezzat Ghoniem e Hisham Gaafar”, ha concluso Najia Bounaim.

Chiediamo infine che il processo di elaborazione di una nuova legge sulle associazioni sia trasparente e che la società civile egiziana venga coinvolta attivamente nella stesura.