Egitto: orribili violazioni ai danni di minorenni comprese tortura e sparizioni forzate

20 Novembre 2018

Egitto, proteste del novembre 2012 in piazza Tahir

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Amnesty accsa l’Egitto: orribili violazioni ai danni di minorenni comprese tortura e sparizioni forzate

In occasione della Giornata mondiale dell’infanzia, Amnesty International ha accusato l’Egitto di aver commesso, a partire dal 2013, orribili violazioni dei diritti umani ai danni di minorenni.

Solo dal 2015, Amnesty International e il Fronte egiziano per i diritti umani hanno registrato almeno sei casi di tortura e 12 di sparizioni forzate nei confronti di persone di età inferiore ai 18 anni.

“Le autorità egiziane hanno sottoposto minorenni a orribili violazioni dei diritti umani come la tortura, la detenzione in isolamento per lunghi periodi di tempo e la sparizione forzata per periodi anche di sette mesi, dimostrando in questo modo un disprezzo assolutamente vergognoso per i diritti dei minori”, ha dichiarato Najia Bounaim, direttrice delle campagne sull’Africa del Nord di Amnesty International.

“Risulta particolarmente oltraggioso il fatto che l’Egitto, firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, violi così clamorosamente i diritti dei minori”, ha sottolineato Bounaim.

I familiari dei sei minorenni sottoposti a tortura hanno riferito che durante la prigionia i ragazzi sono stati picchiati brutalmente, colpiti con la corrente elettrica sugli organi genitali e su altre parti del corpo e appesi per gli arti.

In alcuni di questi casi, i minorenni sono stati torturati per costringerli a “confessare” reati che non avevano commesso.

Aser Mohamed è scomparso nel gennaio 2016 all’età di 14 anni. Per 35 giorni è rimasto in detenzione senza contatti con l’esterno ed è stato torturato per costringerlo a “confessare” di aver fatto parte di un gruppo terroristico e di aver attaccato un hotel, reati che sostiene di non aver commesso. Affronterà un processo insieme ad altri imputati adulti e rischia di essere condannato.

Abdallah Boumidan è stato arrestato dalle forze armate egiziane nel dicembre 2017, all’età di 12 anni, nella città di Arish, nel Sinai settentrionale. Dopo sette mesi di sparizione durante i quali ha subito torture, è stato incriminato per “appartenenza a un gruppo terroristico” e posto in isolamento. Il suo stato di salute è fortemente compromesso.

Le autorità egiziane tengono i detenuti minorenni insieme agli adulti, in violazione del diritto internazionale dei diritti umani. In alcuni casi, sono imprigionati in celle sovraffollate e non ricevono cibo in quantità sufficiente. Almeno due minorenni sono stati sottoposti a lunghi periodi di isolamento.

Minorenni sono stati inoltre processati in modo iniquo, talvolta in corte marziale, interrogati in assenza di avvocati e tutori legali e incriminati sulla base di “confessioni” estorte con la tortura dopo aver passato fino a quattro anni in detenzione preventiva. Almeno tre minorenni sono stati condannati a morte al termine di processi irregolari di massa: due condanne sono state poi commutate, la terza è sotto appello.

Sulla base del diritto internazionale, il carcere dev’essere solo l’ultima opzione per i minorenni. Sia la legge egiziana che le norme internazionali prevedono che i minorenni debbano essere processati da tribunali minorili. Tuttavia, in Egitto ragazzi dai 15 anni in su vengono processati insieme agli adulti, a volte persino in corte marziale e nei tribunali per la sicurezza dello stato.

Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha chiesto a tutti gli stati di processare imputati minorenni in appositi tribunali di giustizia minorile.

“Invece di violare così palesemente i loro diritti, le autorità egiziane dovrebbero rilasciare tutti i minorenni detenuti arbitrariamente e annullare tutte le sentenze emesse contro imputati minorenni da tribunali per adulti o a seguito di un processo irregolare e sottoporli a nuovo processo nei tribunali per la giustizia minorile. Tutte le denunce relative a sparizioni forzate e torture dovrebbero essere indagate e i responsabili dovrebbero essere portati di fronte alla giustizia”, ha concluso Bounaim.

FINE DEL COMUNICATO                                               

Roma, 20 novembre 2018

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