Gli studenti che vogliono salvare il pianeta dai cambiamenti climatici

“Ho 15 anni e ti sto facendo fare tardi a lavoro affinché la mia generazione abbia ancora un futuro e un pianeta su cui vivere”

5 agosto 2019

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Farò tardi al lavoro per colpa tua! Non hai altro di meglio da fare!”. A urlare queste parole una signora con la faccia paonazza in occasione della marcia per il clima che si è tenuta a Londra il mese scorso.

Devo ammettere che, occupando il ponte di Westminster con un gruppo di studenti, abbiamo creato qualche disagio, ma era questo l’obiettivo. I pendolari saranno arrivati a lavoro in ritardo, ma noi un lavoro da raggiungere non l’avremo proprio e nemmeno un pianeta su cui si possa vivere, se i nostri governi non prenderanno provvedimenti immediati per affrontare i cambiamenti climatici.

Quel giorno eravamo un piccolo gruppo, ma il nostro movimento è in continua crescita. A maggio, oltre un milione di studenti in 1.600 città, in almeno 125 paesi, hanno preso parte agli scioperi sul clima. Negli ultimi mesi, “Extinction Rebellion” ha organizzato proteste che hanno fatto clamore in tutto il mondo. E adesso, nel Regno Unito, Extinction Rebellion ha lanciato quella che chiamano una “rivolta estiva” con azioni volte a bloccare le città in tutto il paese.

Si potrebbe non essere d’accordo sul fatto che occupare le strade interrompendo il traffico sia il modo migliore per cambiare le cose. Queste azioni però sicuramente generano attenzione e portano il tema del cambiamento climatico nell’agenda politica.

Molti di noi sono consapevoli degli effetti catastrofici del cambiamento climatico – da siccità prolungate a devastanti tempeste tropicali, ondate di caldo e incendi incontrollati.

Il cambiamento climatico, però, non colpisce solo la natura. Questo cambiamento aumenterà le ingiustizie minacciando i nostri diritti alla vita, alla salute, al cibo, all’acqua, alla casa e alla sopravvivenza.

Come ha dichiarato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International: “È ormai evidente che il cambiamento climatico sta già avendo degli effetti sui diritti umani e che questo impatto si intensificherà negli anni a venire”.

Il cambiamento climatico non è solo l’ennesima questione politica e morale che le persone e i politici fanno finta di non vedere. Il cambiamento climatico mette in pericolo la sopravvivenza dell’umanità e dei nostri diritti. Ma sembra che alcuni – specialmente la mia generazione, la cosiddetta Generazione Z, fra i 7 e i 22 anni – siano in grado di vederlo più chiaramente di altri.

La sedicenne Greta Thunberg, ispirandosi ai giovani del movimento March for Our Lives – che chiede un maggiore controllo delle armi negli Stati Uniti –, ha creato un movimento di giovani che si attivano per difendere la terra.

Spesso i giovani sono ignorati perché considerati svogliati dalle generazioni più grandi che vedono nella nostra ossessione per gli smartphone e i social network una forma di debolezza. Al contrario, la generazione Z sta usando la tecnologia per mobilitarsi e stiamo cambiando la percezione che si ha generalmente dei giovani.

Siamo cresciuti avendo accesso immediato alle informazioni che Internet ha da offrire, così la Generazione Z è la più informata di sempre.

Grazie alla messaggistica istantanea e ai telefoni cellulari, la nostra mobilitazione di massa per le cause a cui teniamo è ora più facile che mai. Un vero e proprio esercito di giovani riesce a organizzare una marcia per i cambiamenti climatici toccando semplicemente un tasto e si organizza per coordinare azioni di disobbedienza civile, come proteste e occupazioni pacifiche.

Proprio come le generazioni passate hanno fatto per le cause cruciali dei loro tempi, la Generazione Z sta scendendo in strada per chiedere una svolta sul cambiamento climatico. Il modo strategico in cui sono stati usati i social media sta rendendo questa nostra azione accessibile a tutti.

È triste che la responsabilità di salvare il clima da un cambiamento irreversibile sia ricaduta sulle spalle degli studenti, ma è un impegno che siamo disposti ad assumerci.

Durante la protesta del mese scorso, mentre bloccavamo il ponte di Westminster, un poliziotto ci ha provocato dicendo: “Basta una schedatura e il vostro futuro è finito”. Ma è senza l’equilibrio del clima che il nostro futuro sarà davvero finito. Preferisco avere precedenti penali piuttosto che essere complice della sua distruzione. Il cambiamento climatico è un problema che riguarda tutti e soprattutto i più giovani tra noi. Forse ci scuseremo per averti fatto fare tardi al lavoro quando tu ci chiederai scusa per aver rovinato il nostro futuro.

Come ha recentemente affermato Greta Thunberg: “Non possiamo salvare il mondo rispettando le regole perché le regole devono essere cambiate”.