Finanziare i rimpatri forzati in Libia è legittimo? - Amnesty International Italia

Finanziare i rimpatri forzati in Libia è legittimo?

29 Dicembre 2020

MAHMUD TURKIA/AFP via Getty Images

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Lo scorso 15 luglio il Consiglio di Stato ha definitivamente rigettato il ricorso presentato dall’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione (ASGI), e sostenuto dagli interventi ad adiuvandum di Amnesty International, ECRE, ICJ e Differenza Donna Ong per contestare le legittimità dell’impiego di 2,5 milioni di euro del “Fondo Africa” destinati al sostegno operativo alle autorità libiche nella loro attività di controllo delle frontiere marittime.

Antonio Marchesi, Professore associato di Diritto internazionale presso l’Università di Teramo e già presidente della sezione italiana di Amnesty International, commenta la sentenza sull’ultimo numero di “Diritti umani e diritto internazionale” rilevando come la difesa delle amministrazioni convenute sia fuorviante e la sentenza discutibile sia per le conclusioni a cui giunge che per gli argomenti offerti, sul tema del finanziamento italiano delle agenzie libiche impegnate nel pattugliamento del Mediterraneo centrale.

Per i giudici amministrativiil decreto n. 4110/47, attraverso il quale viene finanziata una delle agenzie libiche responsabili del pattugliamento del Mediterraneo centrale è pienamente legittimo: innanzitutto, perché va attribuito rilievo solo alle intenzioni dichiarate dalla stessa pubblica amministrazione, negando qualsivoglia rilevanza agli effetti concreti delle misure adottate, e in secondo luogo, perché non viola obblighi internazionali che s’impongono all’Italia in materia di diritti umani. Tale conclusione è motivata dalla circostanza che le violazioni del diritto di chiedere asilo, del diritto alla libertà personale, e del diritto a non subire trattamenti inumani o torture descritte nel ricorso sono state commesse in un ambito spaziale sul quale il nostro paese non esercita alcun controllo”.

Marchesi rileva come le posizioni dei ricorrenti e delle amministrazioni convenute non potrebbero essere più distanti. La tesi sostenuta dalla parte ricorrente è infatti che, nell’attuare misure di supporto tecnico finalizzate al rafforzamento delle capacità operative delle autorità costiere libiche le autorità italiane hanno agito a loro volta in violazione di obblighi internazionali, per avere, essendone consapevoli, aiutato o assistito altri nella commissione di un fatto illecito.

Il commento integrale è disponibile sull’ultimo numero della rivista “Diritti umani e diritto internazionale”, sul sito della Società italiana di Diritto internazionale e a questo link.