Giappone: due esecuzioni in segreto, ignorate le richieste di ripensare l'uso della pena di morte - Amnesty International Italia

Giappone: due esecuzioni in segreto, ignorate le richieste di ripensare l’uso della pena di morte

29 agosto 2014

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Le due esecuzioni avvenute questa mattina in Giappone ignorano le crescenti richieste provenienti dall’interno del paese di fermare la pena di morte.

Mitsuhiro Kobayashi, 56 anni, e Tsutomu Takamizawa, 59 anni, sono stati impiccati rispettivamente a Sendai e Tokyo. Entrambi erano stati condannati per omicidio.

‘È agghiacciante che le autorità giapponesi continuino a mettere a morte persone nonostante i gravi dubbi sull’uso della pena di morte che attraversano il dibattito nel paese’ – ha dichiarato Hiroka Shoji, ricercatore sull’Asia orientale di Amnesty International.

A sollevare numerose critiche è l’assenza di garanzie adeguate per le persone processate per reati capitali, come il diniego di idonea assistenza legale dal momento dell’arresto, la mancanza di una procedura d’appello obbligatoria e la detenzione in isolamento prolungato. Parecchi prigionieri sofferenti di disturbi mentali sono stati messi a morte o restano in attesa dell’esecuzione.

‘Il governo dovrebbe sospendere tutte le prossime esecuzioni come primo passo verso l’abolizione della pena di morte’ – ha commentato Hiroka Shoji.

Con quelle di oggi, nel 2014 in Giappone sono state eseguite tre condanne a morte. Da quando, nel dicembre 2012, è salito in carica il primo ministro Abe, le impiccagioni sono state 11. Nei bracci della morte rimangono 127 prigionieri.

‘Sotto il governo Abe, i diritti umani sono stati messi da parte. Negli ultimi due anni sono stati fatti passi indietro, come il rifiuto di agire di fronte alle richieste degli organi delle Nazioni Unite che si occupano di diritti umani’ – ha sottolineato Hiroka Shoji.

Le falle del sistema della pena di morte in Giappone sono emerse a marzo, quando un tribunale ha ordinato la scarcerazione provvisoria di Hakamada Iwao, nel braccio della morte da oltre 40 anni a seguito di un processo iniquo. La pubblica accusa ha fatto appello contro la decisione di consentire un nuovo processo, nonostante il tribunale abbia affermato che probabilmente la polizia aveva fabbricato le prove sulla base delle quali era stata emessa la condanna a morte.

Le esecuzioni in Giappone sono avvolte nel segreto. I prigionieri vengono di solito avvisati poche ore prima, ma alcuni non ricevono alcun preavviso. Le famiglie vengono informate dell’esecuzione dei loro cari solo dopo che questa è avvenuta.

FINE DEL COMUNICATO                              Roma, 29 agosto 2014

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