Il governo spagnolo fermi le licenze all'esportazione di armi all'Arabia Saudita

Il governo spagnolo fermi le licenze all’esportazione di armi all’Arabia Saudita

17 settembre 2018

La campagna di Amnesty International contro il commercio delle armi

Tempo di lettura stimato: 9'

Amnesty International al governo spagnolo: fermi le licenze all’esportazione di armi all’Arabia Saudita o rischierà di rendersi complice di crimini di guerra

Gli stati che continuano a fornire armi alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita rischiano di essere ricordati dalla Storia come complici di crimini di guerra nello Yemen. È quanto ha dichiarato oggi Amnesty International, alla vigilia della decisione del governo spagnolo se sospendere o meno i trasferimenti di armi e di forniture militari all’Arabia Saudita.

Il 4 settembre, dopo l’indignazione mondiale scatenata dal bombardamento di uno scuola-bus che aveva ucciso 40 bambini yemeniti, il governo di Madrid aveva annunciato che avrebbe cancellato la vendita di 400 bombe a guida laser all’Arabia Saudita.

Il 12 settembre le autorità spagnole avevano cambiato idea, citando la necessità di “onorare un contratto”. Tutti gli accordi con l’Arabia Saudita sottoscritti dal precedente governo sono stati riesaminati fino all’annuncio di una decisione definitiva, il 19 settembre prossimo, se revocare o meno le attuali licenze e sospendere quelle nuove.

“Non abbiamo avuto neanche il tempo di gioire per la notizia che la Spagna aveva cancellato una grande fornitura di armi all’Arabia Saudita che il governo ha iniziato a pedalare all’indietro per non dare un dispiacere al suo ricco cliente. Dopo tre anni di devastante conflitto in Yemen, con migliaia di civili uccisi e una lista sempre più lunga di quelli che in tutta evidenza appaiono crimini di guerra, né la Spagna né alcun altro paese ha una scusa possibile per continuare a vendere armi alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita”, ha dichiarato Steve Cockburn, direttore del programma Temi globali di Amnesty International.

“Sollecitiamo il governo spagnolo a prendere posizione, mercoledì 19, e a sospendere i trasferimenti di armi da usare in Yemen all’Arabia Saudita e agli altri membri della coalizione. Una decisione di segno diverso significherebbe inequivocabilmente che il governo preferisce preoccuparsi dei suoi interessi finanziari che proteggere le vite dei civili yemeniti”, ha aggiunto Cockburn.

Tra il 2015 e il 2017 la Spagna ha esportato armi all’Arabia Saudita per un valore di 932 milioni di euro e ha autorizzato licenze alla vendita per altri 1235 milioni.

Armi di precisione come quelle che la Spagna intende inviare all’Arabia Saudita sono state usate in Yemen con effetti devastanti. Hanno distrutto alberghi, ospedali, pozzi d’acqua, edifici residenziali, fabbriche, oltre al già citato scuola-bus, provocando un numero agghiacciante di vittime di civili e di distruzioni di infrastrutture civili.

La Spagna ha ratificato il Trattato sul commercio di armi, che vieta i trasferimenti tra stati di armi, munizioni e altre forniture quando è noto potrebbero essere usate per crimini di guerra o laddove vi sia un rischio eccessivo che possano contribuire a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario o del diritto internazionale dei diritti umani.

La stessa legislazione spagnola sulle armi proibisce tali trasferimenti quando vi sia il ragionevole sospetto che potranno essere usati per compiere violazioni dei diritti umani.

Ai sensi della Convenzione di Ginevra, la Spagna ha inoltre l’obbligo di rispettare e far rispettare il diritto internazionale umanitario, anche astenendosi dalla fornitura di armi usate per violare la Convenzione.

Molti stati, continuano a fornire armi alla coalizione a guida saudita nonostante tre anni e mezzo di conflitto devastante. Nelle ultime settimane, tuttavia, le pressioni sui principali fornitori stanno aumentando.

L’11 settembre il parlamento britannico ha svolto un dibattito d’emergenza, nel corso del quale il governo di Londra ha continuato a difendere i suoi trasferimenti di armi. Un sondaggio pubblicato lo stesso giorno ha rivelato che solo il 13 per cento della popolazione britannica è d’accordo con la vendita di armi all’Arabia Saudita.

Il 12 settembre il Congresso Usa ha chiamato l’esecutivo a dire se, a suo avviso, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti stiano prendendo misure sufficienti per proteggere la popolazione civile yemenita. L’amministrazione Trump ha dichiarato che entrambi i paesi “stanno assumendo azioni dimostrabili per ridurre il rischio di danneggiare civili e infrastrutture civili”, dando dunque luce verde al proseguimento del sostegno statunitense.

Ci sono però segnali incoraggianti che le cose stanno cambiando. Nell’ultimo anno molti paesi – tra cui Belgio, Germania, Grecia e Norvegia – hanno risposto alla pressione popolare sospendendo parzialmente o totalmente i trasferimenti di armi all’Arabia Saudita, agli Emirati Arabi Uniti e agli altri stati membri della coalizione. Ricorsi legali sono stati presentati nel Regno Unito, in Francia e in Italia per costringere i rispettivi governi a rispettare i loro obblighi giuridici e a sospendere la fornitura di armi da usare in Yemen.

“Un sempre maggiore numero di paesi si sta rendendo finalmente conto che armare l’Arabia Saudita e la coalizione che sta bombardando lo Yemen è incompatibile col diritto internazionale e con i principi umanitari. Stati come gli Usa, il Regno Unito e la Francia iniziano a essere veramente in scarsa sintonia con le crescenti preoccupazioni internazionali”, ha sottolineato Cockburn.

“Questa settimana il governo spagnolo ha di fronte a sé una scelta: può continuare a fare affari onorando accordi commerciali che potrebbero acuire la già terribile sofferenza della popolazione civile yemenita o può assumere una posizione in linea con un approccio legalitario e sospendere tutti i trasferimenti di armi all’Arabia Saudita e agli stati membri della coalizione. Chiediamo alla Spagna di essere un esempio per altri paesi e di porre fine a questo vergognoso capitolo della sua storia”, ha concluso Cockburn.

In questi tre anni, la coalizione a guida saudita ha utilizzato armi fornite principalmente dall’Occidente e dai maggiori produttori di armamenti. Tra di essi anche l’Italia, che ha consentito l’invio all’Arabia Saudita e ai propri alleati di bombe ed altri armamenti in quantità mai registrate prima, con un livello record di autorizzazioni per centinaia di milioni di euro.

A più di tre anni dall’inizio del conflitto, Amnesty International Italia, insieme ad altre associazioni, continua a chiedere al Parlamento di promuovere un embargo di armamenti verso l’Arabia Saudita e i suoi alleati in considerazione del coinvolgimento nelle gravi violazioni del diritto umanitario in Yemen accertate dalle autorità competenti delle Nazioni Unite. Chiede inoltre al governo di farsi promotore di un’iniziativa multilaterale per promuovere la fine del conflitto e il processo di pace in Yemen.

Ulteriori informazioni

Tutte le parti coinvolte nel conflitto dello Yemen hanno ripetutamente commesso violazioni del diritto internazionale umanitario che hanno causato terribili sofferenze alla popolazione civile.

La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha portato avanti decine e decine di attacchi illegali, compresi bombardamenti indiscriminati e sproporzionati, che hanno ucciso e ferito civili e distrutto obiettivi civili tra cui scuole, case, ospedali, mercati e moschee.

Le forze huthi hanno bombardato indiscriminatamente insediamenti civili, specialmente nella zona di Ta’iz, la terza città dello Yemen. Hanno inoltre impiegato in modo indiscriminato mine anti-carro, impiegato le illegali mine terrestri, arruolato bambini per mandarli a combattere e sottoposto ad arresti arbitrari, sparizioni forzate e tortura persone nelle aree sotto il loro controllo.

FINE DEL COMUNICATO                                                                          Roma, 17 settembre 2018

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