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Dopo la notizia del cessate il fuoco, tutti abbiamo pensato che finalmente ci sarebbe stato un po’ di respiro per le vittime palestinesi del genocidio israeliano. Per troppi mesi, abbiamo assistito ai continui e deliberati dinieghi e ostacoli posti da Israele all’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza che hanno causato livelli senza precedenti di fame tra la popolazione civile. Bambine e bambini ne sono morti.
In questo quadro terribile di tentativi di sopravvivenza, bisogna considerare che il 5 per cento della popolazione della Striscia è costituito da ultrasessantenni. Secondo dati forniti all’inizio di dicembre del 2025 dal ministero palestinese della Salute, dall’ottobre 2023 erano state uccise 4813 persone anziane: questo numero, tuttavia, non include le morti indirette, ad esempio quelle derivanti dalla distruzione delle strutture sanitarie. L’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi (Unrwa) ci ricorda che molte persone anziane hanno perso i contatti con chi si prendevano cura di loro, a causa del conflitto o degli sfollamenti continui e costanti.
Sono ormai diversi anni che Amnesty International ribadisce come, in situazioni di conflitto armato, le persone anziane siano a più alto rischio e i loro bisogni umanitari vengano sistematicamente ignorati. Nella Striscia di Gaza, stanno subendo un decadimento della salute fisica e mentale senza precedenti. Il 5 febbraio 2026, una ricerca condotta da HelpAge International e Amnesty International ha rivelato che nella Striscia di Gaza le persone anziane sono vittime di una crisi di salute fisica e mentale largamente trascurata nel contesto del blocco, tuttora in corso, degli aiuti e dei medicinali essenziali da parte di Israele e del recente divieto imposto alle organizzazioni umanitarie.
A causa della scarsità di cibo, le persone anziane sono costrette a saltare i pasti, anche per assicurare che altri familiari possano mangiare. A causa della mancanza d’accesso ai medicinali, le cure cui sono sottoposte vengono razionate.
Il sondaggio di HelpAge International, insieme al lavoro di ricerca di Amnesty International, mostra l’impatto delle illegali, crudeli e inumane restrizioni imposte da Israele all’ingresso di aiuti salvavita sulla possibilità delle persone anziane di ricevere cure e medicazioni, di alimentarsi con sostanze nutrienti e di vivere in rifugi adeguati.
Nei mesi invernali le persone palestinesi della Striscia di Gaza, la maggior parte delle quali vive in tende fatiscenti o in rifugi improvvisati, devono anche subire le conseguenze dello straripamento dei rifiuti, delle inondazioni e dell’esposizione a venti forti.
Israele ha poi sospeso, dal 1° gennaio 2026, la registrazione di 37 organizzazioni non governative che operavano nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania, ordinando loro di porre fine alle loro attività entro 60 giorni da quella data.
Alcune persone anziane hanno perso molto peso. La maggior parte di loro si affida alle cucine comunitarie che non sempre forniscono cibi con adeguati livelli di sostanze nutrienti. Mohammed Bili, 61 anni, è stato sfollato sette volte a partire dall’ottobre del 2023. Ha bisogno di dialisi tre volte alla settimana, ma la struttura presso la quale si recava è stata distrutta. Ora fa due sedute di dialisi alla settimana, più brevi del necessario. Si muove a fatica sulla sua sedia a rotelle e ha perso quasi 20 chili. Lo stesso è successo a Samira al-Shawa, 88 anni, che usava un deambulatore per muoversi autonomamente, ma ora vive in un campo per persone sfollate e il terreno sabbioso le rende impossibile camminare. Nonostante una riduzione del numero degli attacchi a partire dall’accordo sul cessate il fuoco dell’ottobre del 2025, non c’è stato alcun cambiamento significativo delle condizioni che Israele sta infliggendo alle persone palestinesi della Striscia di Gaza e non è stata riscontrata alcuna prova che possa indicare che l’intento israeliano di commettere il crimine di genocidio sia mutato.
A cura di Tina Marinari, campaigner