Iran: no alle esecuzioni per reati connessi alle proteste

5 Marzo 2026

Tempo di lettura stimato: 2'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter. Per consultare i numeri precedenti clicca qui.


Sarebbero almeno 30 le persone che rischiano la pena di morte per presunti reati connessi alle proteste di fine dicembre 2025 e inizio gennaio. Tra loro anche due minorenni di 17 anni. Almeno otto di loro sono stati riconosciuti colpevoli e condannati alla pena capitale nel mese di febbraio, a poche settimane dal loro arresto avvenuto a gennaio. È il caso, ad esempio, del diciottenne Saleh Mohammadi, condannato alla pena capitale solo tre settimane dopo l’arresto. Nessuno ha dato seguito alla sua denuncia di essere stato torturato e rischia di essere messo a morte da un momento all’altro. Amnesty International continua a chiedere, pur in una fase così in continua evoluzione dopo l’attacco su larga scala lanciato da Stati Uniti e Israele nei confronti dell’Iran, di fermare le esecuzioni.

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cifre

I dati sulla pena di morte nel 2025

Più della metà degli stati ha abolito la pena di morte di diritto o de facto. Secondo gli ultimi dati di Amnesty International, aggiornati al gennaio 2025: 113 stati hanno abolito la pena di morte per ogni reato; 9 stati l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra; 23 stati sono abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte. In totale 144 stati hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 54 stati mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Condanne a morte eseguite al 2 marzo 2026*

* questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato. Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.

 

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Altre notizie

Cina – Giro di vite delle autorità cinesi nei confronti delle organizzazioni criminali. In una conferenza stampa del 26 febbraio, la Corte Suprema del Popolo ha reso noto che i tribunali di tutta la Cina hanno terminato i processi di primo grado relativi a oltre 27mila casi relativi a frodi nelle telecomunicazioni nel Myanmar settentrionale, con oltre 41mila condannati. In particolare, tra i processi contro le cosiddette “quattro grandi famiglie”, bande criminali che hanno attirato ampia attenzione a livello nazionale e internazionale, sono arrivati a conclusione quelli contro i gruppi Ming e Bai, con pene molto severe, inclusa la condanna a morte. In particolare, nel mese di gennaio, sono state messe a morte undici persone legate ai Ming con accuse che andavano da omicidio volontario a detenzione illegale, frode e gestione di casinò. I Ming hanno come centro delle loro attività criminali Laukkai, una remota città birmana al confine con la Cina. Laukkai è una delle cosiddette “scam center”, le “città della truffa” diffuse anche in altre parti del Myanmar, dove vivrebbero schiavi informatici delle gang mafiose della regione, assoldati con l’inganno e obbligati a truffare tramite cellulari, computer, AI e investimenti falsi in criptovalute, cittadini cinesi, americani ma anche indiani o europei. Truffe miliardarie che secondo l’Interpol varrebbero, per le truffe telematiche dal solo Sudest asiatico, attorno ai 3mila miliardi di dollari. Attività analoghe che hanno portato alla condanna, ad inizio febbraio di altre quattro persone, questa volta legate al clan criminale Bai, per accuse che vanno dall’omicidio, alla frode e traffico di droga. In un analogo processo che nel novembre 2005 aveva portato alla pena capitale per altri cinque componenti della famiglia Bai, era stato accertato l’organizzazione criminale avesse costruito 41 complessi nell’area di Kokang, nel nord del Myanmar per attività illecite quali frodi elettroniche, gestione di case da gioco clandestine, omicidi volontari, rapimenti, sfruttamento della prostituzione e traffico e distribuzione di stupefacenti.

Iran – In due giorni consecutivi, le autorità iraniane hanno messo a morte due donne portando a nove le esecuzioni di donne nel 2026. Il 15 febbraio, Esmat Najafi è stata impiccata nella prigione di Qom con l’accusa di omicidio. Il giorno successivo, Mina Nasirpour, 40 anni, originaria di Ardabil, è stata messa a morte nella prigione centrale di Tabriz insieme al marito, tutti e due condannati per questioni legate alla droga. In entrambi i casi, le autorità non hanno rilasciato conferme ufficiali. Molte delle donne messe a morte in Iran sono vittime di violenza domestica o di leggi familiari discriminatorie e un numero significativo ha agito in autodifesa. Secondo i dati forniti dal Women’s Committee of the National Council of Resistance of Iran sarebbero almeno 337 le donne che sono state impiccate nel paese a partire dal 2007. L’organizzazione ha lanciato un nuovo appello a ONU, UE e alle associazioni per i diritti umani affinché intervengano per fermare le esecuzioni di massa. (Fonte: Women, Resistance, Freedom).

Somalia – Hodan Mohamud Diiriye, 34 anni, è stata messa a morte nel Puntland, regione semi-autonoma della Somalia, da un plotone di esecuzione il 3 febbraio dopo essere stata condannata per l’omicidio di una ragazza di 14 anni impiegata come collaboratrice domestica. Secondo le autorità, si tratta della prima esecuzione di una donna nella regione in oltre dieci anni. La donna era stata riconosciuta colpevole di aver picchiato e torturato la giovane Saabirin Saylaan, morta dopo due mesi di abusi sistematici nella casa dove viveva e lavorava. La sentenza è stata eseguita secondo il principio islamico del ‘qisas’, che consente ai familiari della vittima di chiedere la pena capitale. Il caso ha suscitato proteste e manifestazioni a Galkayo, una delle città più grandi del Puntland, con centinaia di persone scese in piazza per chiedere giustizia e maggiori tutele per minori e lavoratori domestici, spesso esposti ad abusi non denunciati. Attivisti e leader locali hanno invocato nuove misure di protezione e maggiore responsabilità istituzionale, riaccendendo il dibattito pubblico sulla sicurezza dei minori e sulle condizioni del lavoro domestico nel paese. (fonte: BBC)

Stati UnitiSono cinque le esecuzioni avvenute dall’inizio dell’anno negli Stati Uniti. La prima si è registrata in Texas dove è stato messo a morte presso il penitenziario statale di Huntsville Charles Victor Thompson, 55 anni, condannato per l’omicidio avvenuto nel 1998 della sua ex fidanzata e del suo nuovo compagno. Tre invece le esecuzioni in Florida: il 10 febbraio a ricevere l’iniezione letale è stato Ronald Palmer Heath, 64 anni, messo a morte presso la Florida State Prison, contea di Bradford, per l’omicidio di un venditore ambulante; il 25 febbraio presso la prigione statale di Raiford è stato messo a morte Melvin Trotter, 65 anni, condannato per l’omicidio di una donna nel 1986; il 4 marzo è stata la volta di Billy Kearse, 53 anni, messo a morte per l’omicidio di un agente di polizia avvenuto nel 1991. Inoltre, il 12 febbraio, in Oklahoma, Kendrick Simpson, 45 anni, è stato messo a morte per iniezione letale presso l’Oklahoma State Penitentiary di McAlester. Simpson era stato condannato per l’omicidio di due uomini uccisi in un’auto a colpi di arma da fuoco dopo una lite in una discoteca di Oklahoma City avvenuta nel 2006. L’uomo, che aveva ammesso di aver commesso gli omicidi, si è scusato con le famiglie delle vittime e con un terzo uomo presente nell’auto. (fonte: agenzie di stampa).

Stati Uniti – I procuratori federali di Manhattan hanno deciso di non presentare appello contro la sentenza che impedisce di chiedere la pena di morte per Luigi Mangione, accusato dell’omicidio avvenuto nel 2024 dell’amministratore delegato di UnitedHealthcare, Brian Thompson. In una lettera ufficiale, il governo ha comunicato che non chiederà una ‘revisione interlocutoria’ dell’ordinanza emessa dalla giudice distrettuale Margaret M. Garnett, che aveva fissato a venerdì 27 febbraio il termine ultimo per una decisione sull’eventuale ricorso. Lo scorso gennaio la giudice Garnett aveva archiviato due dei quattro capi d’imputazione federali a carico del 27enne, tra cui l’accusa di omicidio con arma da fuoco, reato che avrebbe potuto comportare la condanna a morte, e uno collegato, relativo alle armi da fuoco. Restano pendenti due accuse di stalking interstatale, che prevedono come pena massima l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale per le quali Mangione si è dichiarato non colpevole. (fonte: NBC News)

Sudan – Due donne sudanesi sono state condannate a morte per lapidazione in casi distinti, riaccendendo le critiche internazionali sul rispetto dei diritti umani nel paese. Le due donne, detenute nel carcere di Omdurman, sarebbero prive di rappresentanza legale a causa del collasso del sistema giudiziario e delle restrizioni a cui sono sottoposte le organizzazioni di assistenza legale, come riferiscono attivisti per i diritti umani del paese. I due casi riguardano una madre di nove figli condannata per adulterio sulla sola base di una confessione estorta e un’altra donna – madre di una bambina – condannata per lo stesso reato dopo una denuncia del marito che l’aveva abbandonata anni prima. Associazioni umanitarie e attivisti, tra cui l’avvocata Rehab El Mubarak, denunciano un sistema giudiziario in grave crisi, con processi sommari e detenzioni in condizioni drammatiche. (fonti: The African Centre for Justice and Peace Studies e AllAfrica.com)

 

Brevi dal mondo

19 e 21 gennaio – Due casi di assoluzione postuma in due diverse parti del mondo. In Corea del Sud, un tribunale di Seul ha dichiarato Kang Eul-seong non colpevole rispetto alle accuse di violazione della Legge sulla Sicurezza Nazionale, citando prove insufficienti. L’uomo, messo a morte nel 1976, era stato condannato per aver tentato di ricostruire un’organizzazione clandestina filo-Corea del Nord, in un nuovo processo. “Come membro della magistratura che ha commesso un errore, chino ancora una volta il capo per chiedere scusa ai familiari in lutto”, ha dichiarato il tribunale. Negli Stati Uniti, la Commissioners Court della Contea di Dallas ha dichiarato l’innocenza di Tommy Lee Walker per lo stupro e l’omicidio del 1953 di Venice Parker, per il quale è stato messo a morte 70 anni fa. Walker, arrestato a 19 anni, venne condannato sulla base di “prove false o inaffidabili, da tattiche di interrogatorio coercitive e da pregiudizi razziali”.

6 febbraio – La Corte Suprema cinese ha annullato la condanna a morte inflitta a un cittadino canadese per traffico di droga, un’improvvisa svolta in un caso che da anni è fonte di attrito diplomatico tra Pechino e Ottawa. Il caso di Robert Lloyd Schellenberg è uno dei tanti che riguardano canadesi detenuti in Cina che il governo di Ottawa ha denunciato come “diplomazia degli ostaggi”. Inizialmente condannato a 15 anni di carcere, Schellenberg aveva ricevuto la pena di morte dopo un nuovo processo nel 2019, poche settimane dopo l’arresto in Canada di Meng Wanzhou, un’alta dirigente cinese. La Corte suprema ha respinto la sentenza di morte e rinviato il caso all’Alta corte della provincia di Liaoning. (fonte: Ansa e New York Times)

6 febbraio – La camera criminale specializzata in materia di terrorismo della Corte d’appello di Tunisi ha emesso diverse condanne comprese tra cinque anni di carcere e la pena di morte nel procedimento per l’assassinio del deputato e dirigente politico Mohamed Brahmi, ucciso davanti alla sua abitazione il 25 luglio 2013. In particolare, l’imputato Abderraouf Talbi è stato condannato alla pena capitale e a trent’anni di reclusione. La decisione d’appello si inserisce nel lungo iter giudiziario legato alla crisi politica del 2013, acuita dalle uccisioni di figure dell’opposizione e dalle conseguenti proteste, che contribuirono a spingere il processo di mediazione promosso dal Quartetto del Dialogo nazionale tunisino. Sul piano penale, la sentenza conferma la centralità della pena capitale nei procedimenti antiterrorismo, in un Paese che, secondo Amnesty International, non registra esecuzioni dal 1991, pur mantenendo la pena di morte nell’ordinamento. (fonte: Ansa)

9 febbraio – Saadoun Sabri al-Qaisi, alto ufficiale del passato regime di Saddam Hussein, è stato messo a morte mediante impiccagione in Iraq. L’uomo, secondo quanto fa sapere il Servizio di Sicurezza Nazionale, ricopriva il grado di Maggiore Generale sotto Saddam ed era stato arrestato lo scorso anno e condannato per “gravi crimini contro l’umanità”, tra cui l’omicidio dell’importante religioso sciita iracheno Mohammed Baqir al-Sadr, di membri della famiglia al-Hakim e di altri civili. La nota del Servizio non specifica però quando al-Qaisi sia stato messo a morte. (Fonte: AP)

10 febbraio – Il Tribunale Militare della Somalia ha messo a morte mediante fucilazione due uomini riconosciuti colpevoli di aver commesso diversi omicidi nella capitale Mogadiscio. I due, secondo le autorità, erano affiliati al gruppo terroristico Al-Shabaab ed erano stati condannati a “conclusione di un procedimento giudiziario che includeva indagini, accusa e difesa legale, in linea con le procedure del Tribunale Militare”, ha affermato il tribunale. Nelle prigioni federali della Somalia, tra cui la Prigione Centrale di Mogadiscio, sono rinchiusi diversi altri condannati alla pena capitale dal Tribunale militare. Tra questi, diverse persone accusate di affiliazione ad Al-Shabaab, nonché membri delle forze di sicurezza condannati per l’uccisione di civili o commilitoni. (fonte: Mustaqbalmedia)

16 febbraio – Sono 817 le persone che si trovano nel braccio della morte nello Sri Lanka, secondo i dati diffusi dal Ministero della Giustizia e dell’Integrazione Nazionale. Tra i condannati a morte figurano anche cinque cittadini stranieri e una persona riconosciuta colpevole di reati legati al terrorismo. Inoltre, 311 persone stanno attualmente scontando l’ergastolo, compresi 70 cittadini stranieri. (Fonte: Ada Derana)


Buone notizie

India – Il 2 febbraio 2026 l’Alta corte dello stato di Gujarat ha commutato in ergastolo la condanna a morte inflitta a un uomo giudicato colpevole dello stupro e dell’omicidio di una minorenne.

Iran – Il 1° febbraio 2026, secondo quanto riferito dal suo avvocato, Erfan Soltani, arrestato durante una manifestazione l’8 gennaio e che rischiava di essere messo a morte, è stato scarcerato su cauzione.

Malesia – Il 15 gennaio 2026 un cittadino dell’Indonesia identificato solo con le iniziali MRI è stato rimesso in libertà a seguito di un negoziato tra i due stati. Era stato condannato a morte nel 2020 per l’omicidio di un amico, conseguenza di un litigio per un debito.

Pakistan – Il 9 febbraio 2026 l’Alta corte di Lahore ha annullato la condanna a morte inflitta in primo grado a un ex colonnello delle forze armate che era stato accusato di aver offeso il profeta Maometto da un membro di un gruppo armato islamista. L’ex militare era così stato giudicato colpevole di “blasfemia”, reato punibile con la pena capitale.

Stati Uniti/1 – Il 21 gennaio 2026 la contea di Dallas, nello stato del Texas, ha ufficialmente dichiarato innocente Tommy Lee Walker, un nero di 19 anni condannato alla pena capitale per stupro e omicidio da una giuria di soli bianchi e messo a morte il 12 maggio 1956. Settant’anni dopo la sua esecuzione è stato ufficialmente stabilito che “l’arresto, l’interrogatorio, il processo e la condanna furono compromessi da prove false o non credibili e da pregiudizio razziale”.

Stati Uniti/2 – Il 12 febbraio 2026 un giudice di una corte distrettuale federale ha annullato l’ordine di trasferire molti ex condannati a morte federali nel supercarcere di Florence, nello stato del Colorado. Il giudice ha stabilito che tale ordine ha violato il V Emendamento alla Costituzione degli Usa relativo al giusto processo, non essendo stata data agli interessati la possibilità di contestare il trasferimento.

Stati Uniti/3 – Il 21 febbraio 2026 Robert Springsteen è stato dichiarato ufficialmente innocente per l’omicidio di quattro ragazze avvenuto nel 1991 in una yogurteria ad Austin in uno dei crimini più atroci avvenuti nella capitale dello stato del Texas. Lo ha stabilito il giudice della contea di Travis, Dayna Blazey, che ha scagionato anche altre tre persone collegate al crimine. Springsteen, all’epoca dei fatti minorenne, fu l’unico condannato alla pena capitale al termine di un processo che durò appena tre settimane basato in gran parte su confessioni che furono estorte dalla polizia come dichiararono gli accusati che successivamente le ritrattarono. Springsteen ha trascorso dieci anni nel braccio della morte ed è stato rilasciato su cauzione nel 2009 dopo che la Corte d’appello del Texas stabilì che erano stati violati i diritti sanciti dal Sesto Emendamento. In seguito, gli investigatori – grazie a una nuova tecnologia per la comparazione del materiale genetico – hanno collegato al crimine Robert Eugene Brashers, morto suicida durante uno scontro con la polizia nel 1999.

Uganda – Il 2 febbraio 2026, dopo una serie di udienze protrattasi per due anni, un tribunale ha deciso di porre fine al processo nei confronti del primo imputato che aveva rischiato la pena capitale (e poi l’ergastolo dopo che era stato mutato il capo d’accusa) ai sensi della Legge contro l’omosessualità del 2023.

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