Iraq, riprende la repressione brutale e aumenta il numero dei manifestanti uccisi - Amnesty International Italia

Iraq, riprende la repressione brutale e aumenta il numero dei manifestanti uccisi

24 gennaio 2020

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Amnesty International ha aggiornato a oltre 600 il numero dei manifestanti uccisi in Iraq dall’ottobre 2019 e ha denunciato un forte aumento della repressione, con 12 manifestanti uccisi solo nell’ultima settimana, l’utilizzo di proiettili veri e granate lacrimogene a uso militare – queste ultime, per la prima volta da novembre – e un’ondata di intimidazioni, arresti e torture.

Sulla base delle testimonianze oculari raccolte e della validazione dei video ricevuti, l’organizzazione per i diritti umani è in grado di confermare che le forze di sicurezza irachene hanno ridato il là alla loro campagna di morte contro manifestazioni largamente pacifiche a Baghdad e in alcune città dell’Iraq meridionale.

Dal 20 al 22 gennaio, secondo l’Alta commissione irachena per i diritti umani, sono stati uccisi almeno 10 manifestanti a Baghdad, Bassora, Kerbala e Diyala e altri due sono stati uccisi il 23 gennaio a Bassora.

Uso di proiettili veri

Il 21 gennaio le forze di sicurezza sono intervenute sul cavalcavia della strada a scorrimento veloce Mohammed al-Qasim, a circa un chilometro e 200 metri da piazza Tahrir, a Baghdad.

Tre manifestanti sono stati colpiti al volto e sono morti. Le forze di sicurezza hanno usato i proiettili veri per sgomberare la strada. I militari che stavano sul cavalcavia hanno preso alcuni manifestanti e li hanno scaraventati giù, da cinque a sette metri di altezza“, ha raccontato un testimone oculare.

Lungo il cavalcavia erano presenti numerosi veicoli con le insegne di un’unità speciale d’élite che risponde direttamente al primo ministro.

Gas lacrimogeni usati per uccidere

Sempre sul cavalcavia della strada a scorrimento veloce Mohammed al-Qasim erano presenti uomini in borghese e dal volto coperto che lanciavano granate lacrimogene da breve distanza, mirando alla testa dei manifestanti. Si tratta delle stesse granate, di produzione iraniana e serba, usate a ottobre e novembre del 2019 per uccidere decine di manifestanti.

Un fotografo ha ripreso un uomo che improvvisa una danza della vittoria dopo aver lanciato una di queste granate dal cavalcavia contro i manifestanti che si trovavano sulla strada Mohammed al-Qasim.

Un agente antisommossa ha colpito un giovane manifestante con una granata lacrimogena. Era a uno-due metri di distanza. Come fosse un’esecuzione. So che un ragazzo è morto ieri per lo stesso motivo“, ha riferito un testimone oculare, sempre sui fatti del 21 gennaio.

Caccia all’uomo nel quartiere di al-Dora

La sera del 21 gennaio, sempre a Baghdad, la Guardia presidenziale ha invaso le strade di al-Dora, un quartiere residenziale e commerciale situato nella zona meridionale della città.

Questa è la testimonianza di un ragazzo che ha preso parte alle manifestazioni sin da ottobre:

Le forze presidenziali erano presenti in massa al posto di blocco. A un certo punto hanno iniziato a sparare in aria e a catturare persone, giovani soprattutto. Siamo scappati in direzione di via al-Tuma, riparandoci nelle caffetterie, nei negozi e in una palestra. Ci hanno inseguiti sin lì portando via alcuni di noi e le persone che cercavano di fermarli. Poi hanno strappato i telefonini dalle mani di coloro che stavano riprendendo la scena e hanno arrestato chi opponeva resistenza“.

Amnesty International ha validato filmati che mostrano uomini armati sparare proiettili veri ad al-Dora.

Sanguinosa repressione a Bassora

Il 21 e il 22 gennaio le forze di sicurezza hanno disperso le manifestazioni con brutali pestaggi e usando proiettili veri.

Le forze di sicurezza hanno usato i metodi più selvaggi e sporchi contro i manifestanti. Hanno continuato a picchiarli anche dopo che avevano perso conoscenza, poi li hanno trascinati verso i blindati della Forza shock [un’unità delle forze di sicurezza di stanza a Bassora, alle dipendenze del ministero dell’Interno]”, ha riferito un attivista.

Amnesty International ha visionato le fotografie di un manifestante picchiato in modo così brutale sulla schiena da poterlo considerare una vittima di tortura.

Accanto alla Forza shock hanno agito diverse altre unità delle forze di sicurezza.

Ho visto molte persone venire immobilizzate a terra e picchiate, alcuni avevano 14-15 anni. Quando tornavano nella zona dove era concentrato il grosso delle proteste, ci mostravano i segni delle bastonate e delle manganellate sulla schiena“, ha raccontato un altro testimone.

Il 21 e il 22 gennaio è andata allo stesso modo. Le forze di sicurezza arrivavano verso le 23 o intorno alla mezzanotte, quando i manifestanti erano di meno, e iniziavano a sparare. Come se fossero venute lì per ucciderci“, ha proseguito il testimone.

Amnesty International ha validato filmati che mostrano le forze di sicurezza esplodere proiettili veri contro persone che partecipavano alle manifestazioni di Bassora.