Israele, politiche illegali e crudeli contro i prigionieri palestinesi - Amnesty International Italia

Israele, politiche illegali e crudeli contro i prigionieri palestinesi

18 aprile 2017

Illustrazioni dal video The Human Warehouse

Tempo di lettura stimato: 6'

In occasione della Giornata del prigioniero palestinese del 17 aprile, Amnesty International ha dichiarato che Israele porta avanti da decenni politiche illegali e crudeli nei confronti dei palestinesi dei Territori occupati e di Gaza detenuti nelle prigioni israeliane, i quali in alcuni casi non vedono da anni i loro familiari. Ai palestinesi detenuti per motivi di sicurezza è anche impedito di fare telefonate alla famiglia.

Trattenere nelle prigioni israeliane palestinesi arrestati nei Territori occupati costituisce una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra. Si tratta di una politica illegale e crudele nei confronti sia dei detenuti che delle loro famiglie, che spesso non possono incontrarsi per mesi e in alcuni casi per anni“, ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International.

Israele dovrebbe assicurare che i palestinesi arrestati nei Territori occupati siano trattenuti in prigioni e centri di detenzione situati negli stessi Territori. Fino a quando non sarà così, chiediamo alle autorità israeliane  di cessare d’imporre restrizioni eccessive al diritto di visita, che attualmente rappresentano una punizione tanto per i prigionieri quanto per le loro famiglie“, ha aggiunto Mughrabi.

Gli oltre 1000 prigionieri palestinesi che il 17 aprile hanno intrapreso lo sciopero della fame chiedono la fine delle limitazioni alle visite e ai contatti con i familiari, un migliore accesso alle cure mediche, l’aumento della durata delle visite da 45 a 90 minuti; la rimozione della lastra di vetro per le detenute madri in modo che durante le visite possano prendere in braccio i loro figli, la fine delle restrizioni all’ingresso di libri, vestiti, cibo e regali da parte delle famiglie, il ripristino di alcune attività educative e l’installazione di più telefoni.

Secondo l’organizzazione non governativa “Associazione dei prigionieri palestinesi”,  6500 prigionieri palestinesi sono attualmente detenuti in 17 prigioni e centri di detenzione gestiti dalle autorità israeliane, 16 dei quali all’interno di Israele.

Tra i 6500 detenuti, le donne sono 57. I minori di 18 anni sono 300, tra cui 13 ragazze. Della popolazione carceraria fanno parte anche 13 componenti del Consiglio legislativo palestinese.

Almeno 500 palestinesi si trovano in detenzione amministrativa senza accusa né processo, una prassi contraria al diritto internazionale.

Secondo Hasan Abed Rebbo, portavoce della Commissione che si occupa dei prigionieri palestinesi, almeno 1000 di loro non possono ricevere visite dei familiari per “motivi di sicurezza”.  Da 15 a 20 sarebbe il numero dei prigionieri tenuti in isolamento, ossia senza poter incontrare neanche altri detenuti.

I regolamenti del Servizio israeliano delle prigioni prevedono che tutti i prigionieri possano ricevere visite familiari ogni due settimane. In realtà, poiché le famiglie dei Territori occupati devono chiedere il permesso alle autorità israeliane per entrare in Israele e questo può essere negato, le visite sono assai meno frequenti. Inoltre, possono essere annullate per motivi di sicurezza.

Per raggiungere i detenuti, le famiglie impiegano dalle otto alle 15 ore a seconda di dove sia la prigione e del luogo dei Territori occupati in cui risiedono. Prima della visita, sono sottoposte a estenuanti perquisizioni corporali che possono comprendere anche l’obbligo di denudarsi.

Il trattamento riservato ai detenuti di Gaza, attualmente 365, è più duro. Le famiglie della Striscia di Gaza possono effettuare visite solo ogni due mesi.

#SaltWaterChallenge

In poco tempo su Twitter la mobilitazione si è trasformata in sfida. Con l’hashtag #SaltWaterChallenge, utilizzato per la prima volta dal figlio di Marwan Barghouthi, famoso leader palestinese, sono già tantissime le persone che hanno registrato il proprio video e dimostrato il proprio sostegno nei confronti dei detenuti.


Hanno aderito all’iniziativa gli attivisti di Amnesty International.

Per partecipare basta registrare breve video dal cellulare o dal pc in cui dichiarare la propria preoccupazione per la sistematica violazione dei diritti umani dei detenuti palestinesi per poi bere un bicchiere di acqua e sale così come sono costretti a fare i detenuti. Il video va diffuso sui social media (Facebook e twitter) taggando @amnesty e @amnestyitalia.