I trasferimenti dei richiedenti asilo compiuti da Israele sono forzati e illegali

I trasferimenti “volontari” di richiedenti asilo compiuti da Israele sono forzati e illegali: il report

18 giugno 2018

Tempo di lettura stimato: 4'

Il governo israeliano ha trasferito richiedenti asilo eritrei e sudanesi in modo forzato e illegalmente.

Lo abbiamo documentato attraverso un nuovo report dal titolo: “Forced and unlawful: Israel’s deportation of Eritrean and Sudanese asylum seekers to Uganda“.

Il rapporto è stato realizzato grazie a 30 approfondite interviste con richiedenti asilo eritrei e sudanesi, alcuni dei quali già espulsi da Israele in Uganda e Ruanda, altri ancora in Israele e uno sottoposto a rimpatrio forzato in Sudan.

Abbiamo esaminato i casi di 262 richiedenti asilo eritrei che hanno ripetutamente fatto domanda d’asilo tra il 2016 e il 2018. La maggior parte di loro ha tentato da una a quattro volte, 18 tra cinque e sei volte, 14 almeno sette volte e sette almeno 10 volte.

Nel documento che abbiamo stilato, emerge come Israele abbia messo molti richiedenti asilo di fronte a una “scelta”: espulsione verso un paese terzo, ritorno nei paesi di origine o detenzione a tempo indeterminato.

Nell’ottobre 2017 Israele ha annunciato che avrebbe iniziato a trasferire cittadini eritrei e sudanesi verso “paesi terzi” non espressamente nominati che si erano detti disponibili ad accoglierli.

Pur se ampiamente risaputo che i paesi in questione erano Ruanda e Uganda, le autorità israeliane non lo hanno mai confermato e recentemente la Corte suprema ha sospeso tutte le espulsioni degli eritrei e dei sudanesi.

Abbiamo documentato trasferimenti il cui carattere “volontario” non era conforme agli standard internazionali e dunque crudeli e illegali.

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Le autorità israeliane hanno emesso documenti e fornito rassicurazioni verbali alle persone da espellere, le quali avrebbero ricevuto un permesso di soggiorno per poter lavorare e sarebbero state protette dal rischio di essere rimandate nei paesi di origine.

Nonostante ciò, il programma di trasferimenti “volontari” verso l’Uganda, cominciato nel 2013, è andato avanti.

I richiedenti asilo espulsi verso l’Uganda ci hanno raccontato di come le promesse israeliane si sono rivelate vane.

Invece di un permesso di soggiorno, si sono ritrovati in condizioni di irregolarità, a rischio d’arresto, senza possibilità di lavorare e a rischio di essere rimandati nei paesi di origine, in violazione del principio internazionale di non respingimento.

Il malfunzionante sistema d’asilo israeliano lascia i richiedenti asilo eritrei e sudanesi in una sorta di limbo per anni. Persone che arrivano in Israele per cercare un riparo trascorrono lunghi anni in carcere e vedono violati i loro diritti fondamentali all’asilo, alla salute e al benessere, con la prospettiva di essere trasferiti in un paese sconosciuto o di essere rimandati in quella situazione di persecuzione dalla quale sono fuggiti”, ha dichiarato Charmain Mohamed, direttore del programma Diritti dei migranti e dei rifugiati di Amnesty International.

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“Ogni giorno, a qualunque ora, il personale del carcere e del ministero dell’Interno mi dice che farei meglio ad andare in Ruanda, altrimenti lascerò Israele dentro una bara". Emanuel

Il report: “Forced and unlawful: Israel’s deportation of Eritrean and Sudanese asylum seekers to Uganda”

Abbiamo documentato documentato numerosi casi di richiedenti asilo espulsi da Israele con la promessa che avrebbero ottenuto un permesso di soggiorno e trovato un lavoro, per poi scoprire che nulla di quanto promesso era vero.

Nessuno dei richiedenti asilo da noi intervistati ha ricevuto un permesso di soggiorno all’arrivo in Uganda o altri documenti che avrebbero consentito di risiedere e lavorare nel paese.

Quando sono arrivato all’albergo si è fatto avanti un sudanese. Mi ha detto che se gli avessi dato 400 dollari Usa mi avrebbe fatto avere i documenti per restare in Uganda. Gli ho dato i soldi e non si è più fatto vedere”, ha raccontato Musa (nome di fantasia), un richiedente asilo trasferito in Uganda nel 2017.

Nonostante Israele sostenga che i richiedenti asilo eritrei e sudanesi sono “migranti economici”, la maggior parte di essi è effettivamente in cerca di riparo dalla persecuzione e da altre violazioni dei diritti umani.

La percentuale di accettazione delle richieste d’asilo da parte di cittadini eritrei e sudanesi negli stati membri dell’Unione europea è, rispettivamente, del 90 e del 53 per cento mentre in Israele è, rispettivamente, dello 0,1 per cento e dello 0,01 per cento.

Il 17 maggio 2018 abbiamo scritto al primo ministro ugandese, Ruhakana Rugunda, chiedendo chiarimenti su eventuali negoziati o accordi in atto con Israele.

La lettera contiene una sintesi del presente rapporto e sollecita ulteriori informazioni sui richiedenti asilo trasferiti da Israele a partire dal 2013.
Analoghi chiarimenti e informazioni sono stati chiesti a Israele con una lettera datata 1° giugno 2018.