Italia: preoccupazioni sulla gestione delle manifestazioni

28 Ottobre 2026

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Che succede

Il 24 ottobre 2026 si sono svolte manifestazioni in numerose città italiane, in gran parte spontanee e caratterizzate da forme organizzative fluide, che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone che contestavano il carovita, il riarmo e le politiche del governo.

Alla vigilia, diverse città hanno registrato un rafforzamento delle misure di sicurezza e un incremento della presenza delle forze di polizia negli spazi pubblici. A Milano, il dispositivo includeva anche personale militare dispiegato nelle strade cittadine.

Le informazioni raccolte attraverso l’analisi di documentazione audiovisiva pubblicamente disponibile, testimonianze di persone partecipanti, informazioni fornite dalla Task Force Osservatori di Amnesty International Italia presente sul campo e segnalazioni ricevute dalla rete di assistenza legale di Hub for Defenders, indicano un contesto caratterizzato da un significativo dispiegamento di forze di sicurezza, dall’impiego di misure preventive di polizia e da numerosi interventi coercitivi prima e durante le manifestazioni.

Molte delle persone intervistate hanno descritto l’approccio delle autorità come eccezionalmente restrittivo, evidenziando il potenziale impatto di tali misure sull’esercizio del diritto di riunione pacifica.

Quella che segue è una sintesi non esaustiva, considerata l’ampiezza degli interventi repressivi, delle preoccupazioni emerse.

 

Ricorso estensivo a fermi preventivi e identificazioni

Secondo i dati diffusi dalle autorità e riportati dalla stampa, il 24 ottobre oltre 4200 persone sono state identificate e 371 persone sono state accompagnate o fermate presso uffici di polizia, 110 delle quali minorenni, la maggioranza razzializzate.

Secondo le segnalazioni raccolte dalla rete di assistenza legale di Hub for Defenders, numerose persone sarebbero state fermate nelle ore precedenti alle manifestazioni o lontano dai luoghi delle proteste, inclusi bar, stazioni ferroviarie, parchi pubblici e aree di transito verso i cortei. Diverse testimonianze hanno riferito che le procedure di identificazione avrebbero incluso fotografie delle persone insieme al documento d’identità – modalità che da tempo Amnesty International segnala come problematica perché illegittima e rischiosa per la mancata trasparenza sul trattamento dei dati personali -, raccolta di impronte digitali e acquisizione di immagini biometriche.

In numerosi casi segnalati, telefoni cellulari sarebbero stati temporaneamente sequestrati e alle persone fermate sarebbe stato impedito di contattare tempestivamente un avvocato. Molti dei fermi segnalati si sarebbero conclusi senza ulteriori conseguenze giudiziarie, ma avrebbero comunque impedito la partecipazione alle manifestazioni. Secondo le testimonianze raccolte, oggetti di uso comune sarebbero stati considerati indicatori di potenziali condotte illecite, tra cui scaldacollo, berretti, mascherine, kit di pronto soccorso, fotocamere, Maalox, adesivi e volantini.

 

Trattamento di persone minorenni

L’entrata in vigore delle nuove disposizioni sul fermo preventivo ha consentito il ricorso esteso alla misura del fermo preventivo anche nei confronti di persone minorenni, suscitando preoccupazione in termini di necessità, proporzionalità e tutela del superiore interesse del minore. Hub for Defenders ha ricevuto numerose segnalazioni relative a trattenimenti prolungati di persone minorenni, molte delle quali appartenenti a gruppi razzializzati. Secondo le testimonianze raccolte, in alcuni casi i trattenimenti in questura si sarebbero protratti fino a 12 ore, senza che i genitori fossero informati.

 

Uso eccessivo e sproporzionato della forza e di armi cosiddette “meno letali”

La documentazione audiovisiva disponibile mostra un ricorso esteso alla forza da parte delle forze di polizia nel corso delle manifestazioni e nelle operazioni di dispersione dei partecipanti. Tra gli strumenti utilizzati risultano lacrimogeni, manganelli e idranti, spesso nei confronti di manifestanti pacifici.

Sono state inoltre segnalate diverse persone ferite durante le operazioni di ordine pubblico, circostanza che richiede una verifica indipendente delle modalità di impiego della forza e della loro conformità ai principi di legalità, necessità e proporzionalità previsti dagli standard internazionali sui diritti umani.

 

Tecniche di contenimento e limitazione dei movimenti

In diverse città sono stati documentati interventi di contenimento dei partecipanti attraverso cordoni di polizia e restrizioni alla mobilità dei cortei. Tali pratiche hanno suscitato preoccupazioni circa il possibile ricorso a tecniche assimilabili al contenimento di massa (“kettling”) e riguardo al loro impatto sull’esercizio della libertà di riunione pacifica.

 

Profilazione razziale e discriminazione

Tra le segnalazioni raccolte figurano casi in cui persone razzializzate hanno riferito di essere state sottoposte a controlli, identificazioni o trattenimenti sulla base di profilazione.

Esse si inseriscono in un contesto più ampio di preoccupazioni già espresse da organismi internazionali. Nel 2024 la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa ha raccomandato all’Italia di adottare misure specifiche per prevenire la profilazione razziale da parte delle forze di polizia e rafforzare i meccanismi di controllo e responsabilità.

 

Interferenze con le attività di soccorso sanitario

Particolare preoccupazione suscitano le segnalazioni riguardanti operatori sanitari volontari e mezzi di soccorso. In diverse città sono stati riportati episodi che avrebbero coinvolto personale sanitario identificabile e impegnato in attività di primo soccorso durante le manifestazioni.

 

Stampa e monitoraggio

Sono state inoltre raccolte segnalazioni riguardanti giornalisti, osservatori e monitor presenti alle manifestazioni che hanno affermato di essere stati ostacolati nello svolgimento delle proprie attività o coinvolti nelle operazioni di ordine pubblico.

 

Alcuni episodi significativi città per città:

 

Torino

A Torino la manifestazione contro il riarmo e il carovita, inizialmente riunitasi in piazza Castello, è rimasta bloccata per diverse ore da un ampio dispositivo di sicurezza volto a impedire l’accesso ad alcune aree del centro cittadino, attraverso un contenimento preventivo del corteo. Il ricorso a interventi coercitivi, inclusi l’utilizzo di lacrimogeni, cariche e idranti, è stato massiccio.

Tra le criticità registrate da numerose testimonianze e dai media, la presenza di un’auto che ha attraversato ad alta velocità un’area pedonale affollata di manifestanti in piazza Castello, causando momenti di tensione e rischiando di investire le numerose persone radunatesi nella piazza. Secondo alcuni approfondimenti online si sarebbe trattato di un’auto della Digos locale. L’episodio è oggetto di interrogazioni parlamentari.

Un video diffuso dal collettivo Primo Soccorso Operativo mostra il ferimento di uno dei suoi operatori sanitari volontari impegnato nelle attività di primo soccorso ai partecipanti al corteo. Dalle immagini disponibili, lo street medic sarebbe stato immobilizzato a terra sanguinante durante un intervento delle forze di polizia. Lo street medic sarebbe stato fermato dalla polizia tra corso Novara e corso Vercelli nonostante fosse ben identificabile come operatore sanitario dall’elmetto con croce rossa.

Il team di legali di Hub for Defenders segnala diverse sanzioni amministrative rilasciate per violazione dell’art. 650 del codice penale legate a un’ordinanza prefettizia adottata dal Prefetto in vista della manifestazione del 24 ottobre 2026 a Torino e che vietava, nelle aree interessate dalla manifestazione, il possesso senza giustificato motivo di oggetti idonei a occultare il volto. A Torino l’ordinanza non risultava pubblicata sul sito della Prefettura, quindi, i manifestanti ne ignoravano il divieto.

 

Bologna

A Bologna è stato documentato un impiego particolarmente intenso di idranti durante le operazioni di contenimento e dispersione delle persone manifestanti.

Tra le segnalazioni più gravi figura il caso di una giovane manifestante che sarebbe stata colpita in via Marconi in pieno volto dal getto di un idrante a distanza ravvicinata, riportando lesioni gravi, tra cui danni permanenti a un occhio con rischio di compromissione della vista e un’emorragia cranica a seguito della caduta che sarebbe stata causata dal getto di un idrante. La campagna “Lince occhio sugli abusi” ha lanciato un appello per raccogliere le evidenze.

Nel corso della manifestazione, un’ambulanza è intervenuta per soccorrere un giovane manifestante dopo un malore accusato durante un intervento di contenimento da parte delle forze di polizia effettuato attraverso una manovra d’immobilizzazione pericolosa e già oggetto di una sentenza della Corte europea dei diritti umani sulla morte di Riccardo Magherini. Mentre l’ambulanza era ancora sul posto con il ferito a bordo, il mezzo di soccorso è stato investito dai getti d’acqua di un idrante. Una lettera firmata da sanitarie e sanitari ha invitato le autorità a fornire una ricostruzione immediata e trasparente della dinamica dei fatti e l’accertamento delle responsabilità individuali e operative; spiegazioni chiare sulle circostanze che hanno portato un mezzo di soccorso, con un ferito a bordo, a essere investito dai getti degli idranti; garanzie concrete affinché episodi simili non si ripetano.

Sono state infine segnalate cariche di alleggerimento e utilizzo di manganelli nei confronti di persone manifestanti e operatori dell’informazione.

 

Roma

A Roma il corteo ha attraversato il centro storico fino a raggiungere l’area del Colosseo. Successivamente si sono verificati momenti di tensione quando una parte dei partecipanti ha tentato di dirigersi verso edifici istituzionali.

Tra le criticità segnalate figurano l’utilizzo di idranti in aree caratterizzate da elevata densità di persone e limitate possibilità di deflusso, nonché il ricorso a controlli, identificazioni e accompagnamenti in questura effettuati prima e durante la manifestazione.

 

Milano

A Milano la gestione dell’ordine pubblico è stata caratterizzata principalmente dal ricorso a misure preventive. Secondo organizzatori, osservatori e avvocati presenti sul territorio, tali misure hanno incluso controlli, identificazioni, accompagnamenti in questura, perquisizioni e limitazioni preventive della partecipazione alle manifestazioni.

Solo a Milano, nella sola giornata del 24 ottobre, sono state 250 le perquisizioni anche domiciliari e 167 le persone portate in questura, di cui 56 minorenni trattenuti preventivamente attraverso il nuovo strumento del fermo preventivo approvato quattro giorni prima.

Un comunicato della Brigata sanitaria autonoma, collettivo milanese che si occupa di soccorso durante le manifestazioni, per esempio, ha denunciato che alcuni dei loro street medics sarebbero stati fermati alla fermata della metropolitana Caiazzo dapprima per una semplice richiesta di documenti e successivamente messi in stato di fermo da tre volanti della polizia accompagnate dalla Digos. La nota ha aggiunto che sono stati circondati da numerosi agenti e invitati a svuotare gli zaini con l’attrezzatura medica. Alla vista dei dispositivi di protezione individuale sono stati sottoposti a varie domande da parte degli agenti e lasciati andare solo dopo l’intervento di un avvocato.

 

Conclusioni e raccomandazioni

Tali condotte delle forze di polizia dovrebbero essere oggetto di indagini indipendenti, efficaci e tempestive, in conformità agli obblighi internazionali dell’Italia in materia di uso della forza e tutela del diritto di riunione pacifica.

 

In vista delle prossime manifestazioni convocate in tutta Italia per il 30 ottobre, Amnesty International Italia chiede alle autorità italiane di:

  • rispettare, proteggere e facilitare le assemblee pacifiche, comprese quelle critiche nei confronti delle politiche governative;
  • mettere in atto tecniche di de-escalation per prevenire la violenza;
  • garantire che qualsiasi uso della forza sia conforme ai principi di legalità, necessità e proporzionalità, garantendo che l’uso della forza sia sempre proporzionato e vi si ricorra solo quando altri mezzi non violenti si sono rivelati inefficaci;
  • condurre indagini indipendenti, efficaci e tempestive su ogni denuncia credibile di violazione dei diritti umani;
  • porre fine ad arresti arbitrari, trattenimenti non necessari e restrizioni sproporzionate del diritto di protesta;
  • adottare misure efficaci per prevenire e contrastare la profilazione razziale da parte delle forze di polizia;
  • garantire la protezione di personale sanitario, giornalisti, osservatori e monitor dei diritti umani.

 

Inoltre, nell’ambito della sua campagna sul diritto di protesta, Amnesty International Italia chiede di riesaminare la legislazione e le pratiche che criminalizzano o limitano indebitamente l’esercizio del diritto di riunione pacifica.