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Tu sei un avvocato per i diritti umani palestinese con cittadinanza israeliana. Com’è la situazione per le persone arabe in Israele e cosa è cambiato con il 7 ottobre?
Siamo abituati a subire discriminazioni da parte delle istituzioni israeliane. Siamo il 25 per cento della popolazione ma abbiamo solo il 3,5 per cento della terra. Viviamo in ghetti, non possiamo affermare la nostra identità né esprimere le nostre opinioni liberamente. Dopo il 7 ottobre però tutto è peggiorato. Abbiamo raggiunto il più alto tasso di demolizione di case: più di 300 solo quest’anno. La detenzione amministrativa è stata usata solo contro persone arabe. Le persone arabe vengono ritenute pericolose per le loro opinioni politiche, non perché davvero hanno compiuto qualcosa. Anche nelle carceri, gli israeliani accusati di collaborare con il “nemico” hanno un trattamento migliore: a differenza nostra possono vedere i familiari e vengono portati davanti a una corte. Ci sono manifestazioni contro gli arabi che chiedono di vietare loro di stare in posti pubblici come parchi e ospedali. Abbiamo paura.
Sei stato arrestato per aver preso parte a una protesta pacifica e per aver cantato degli slogan. Come ti sei sentito quando hai realizzato che eri accusato di “incitamento al terrorismo”?
Non ci potevo credere, ho sempre usato slogan pacifisti e canti che parlano di diritti. All’inizio non avevo preso sul serio l’arresto, pensando che sarei stato fuori in due o tre giorni. Quando ho realizzato l’accusa ero preoccupato. Sapevo che la mia famiglia era in pericolo e non avevo informazioni da fuori. Ma il rischio più grosso era la strumentalizzazione della narrazione delle persone palestinesi dentro Israele. Il messaggio chiaro alla nostra gente su cosa può e non può fare, su cosa può dire e cosa no. Il mio processo è finito ma quell’effetto dura nel tempo.
Quale messaggio vuoi dare alle persone in Italia che credono nella difesa del diritto di protesta ovunque?
Il mio messaggio è semplice: potete pensare che la nostra situazione sia solo un effetto collaterale di ciò che accade a Gaza o in Libano, ma la solidarietà è l’unica arma che abbiamo per proteggerci. A volte sembra di stare in un vicolo buio, che non ci sia niente da fare ma è importante che continuiate il vostro impegno per i diritti umani: ha un reale effetto sulle persone, dando loro speranza.
a cura di Laura Renzi, campaigner