La storia di Mauro Guerra

29 Luglio 2026

Archivio privato

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Una convocazione in caserma, una corsa forsennata, un colpo di pistola.

Questa è la storia di Mauro Guerra, delle sue ultime ore e

della lotta per la verità e per la giustizia della sua famiglia.

 

“Sapere che mio fratello è stato più di un’ora sanguinante e ferito, che non si è fatto tutto quello che si poteva per salvarlo fa ancora rabbia”.

– Elena Guerra

 

CHI È MAURO GUERRA

Mauro Guerra è laureato in Economia e commercio e ha tante passioni: la pittura, la scrittura e la palestra.

La sua famiglia lo descrive come ambizioso e con grandi sogni. Dopo qualche intoppo, sta costruendo la sua strada verso il “successo”.

Nessuno quindi si aspetta che la sua vita possa essere interrotta in un giorno qualsiasi di un’estate qualunque a Carmignano di Sant’Urbano a soli 32 anni.

L’ASSEDIO DELL’ABITAZIONE DEI GUERRA

La mattina del 29 luglio 2015 Mauro si reca nella caserma dei carabinieri per comunicare che intende organizzare una manifestazione pubblica.

Non è la prima volta che va in quella caserma e ha buoni rapporti con chi ci lavora.

Quel giorno conosce il nuovo maresciallo, al quale però non fa una buona impressione. Gli atteggiamenti e le parole di Mauro bastano infatti a convincerlo della sua pericolosità e della necessità di un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso).

Guerra, che intanto è tornato a casa, si ritrova prima due carabinieri, poi quattro, poi molti altri nella sua abitazione per convincerlo ad accettare il tso, senza però avere l’autorizzazione dei sanitari e del sindaco.

I carabinieri, sopraggiunti senza alcun avviso, mandato o comunicazione, rimangono per ore nel giardino e nel cortile dietro casa, provando in tutti i modi a far salire l’uomo sull’ambulanza.

Provano anche a somministrargli un tranquillante, senza successo.

LA FUGA E LA MORTE DI MAURO

Per dissuadere i carabinieri Mauro finge di accettare il ricovero. Va verso l’ambulanza e all’ultimo la supera. Inizia così la fuga verso i campi ai margini del paese. Mauro è vulnerabile, in mutande, scalzo e senza armi, inseguito da una decina di uomini in divisa.

L’inseguimento prosegue fino a quando un carabiniere riesce a bloccarlo e ammanettargli un polso. Mauro riesce a liberarsi dalla presa e lo colpisce.

A quel punto uno sparo da distanza ravvicinata lo colpisce al petto.

Il corpo privo di sensi di Mauro viene lasciato lì per un’ora senza che nessuno intervenga. Solo successivamente, con l’arrivo dei soccorsi, vengono tentate le manovre di rianimazione.

Ormai però è troppo tardi per salvarlo. Mauro muore in quel campo.

A decesso avvenuto viene portato in ospedale.

Eppure la famiglia non era ben consapevole di quel che era successo.

Solo successivamente, l’ex maresciallo della caserma di Carmignano di Sant’Urbano comunica loro la morte dicendo: “Mauro non ce l’ha fatta”.

LA VICENDA GIUDIZIARIA

Il processo viene inizialmente rinviato e inizia, quasi tre anni dopo, nel febbraio 2018 a Rovigo.

Il maresciallo e comandante della caserma di Carmignano di Sant’Urbano, Marco Pegoraro, che ha sparato il colpo fatale viene imputato di omicidio colposo per eccesso di legittima difesa.

Il processo ha quattro obiettivi:

  • chiarire l’origine della procedura di Tso, non firmata dal sindaco e ordinata nei confronti di una persona sconosciuta ai servizi psichiatrici di zona;
  • capire cosa è successo nella mezz’ora trascorsa nella caserma;
  • comprendere i motivi dell’inseguimento e dell’arresto, senza mandato;
  • indagare se ci fossero alternative al colpo mortale.

Il 15 dicembre 2018, l’imputato viene assolto perché il fatto non sussiste.

Eppure nella sentenza si legge che «tutto l’inseguimento per i campi, nonché i tentativi di immobilizzazione della persona offesa, siano state condotte del tutto arbitrarie e illegittime».

La mamma di Mauro, Giusi, commenta così: “È come se gli avessero sparato di nuovo. Questo è il secondo proiettile inflitto a mio figlio Mauro. È dal primo giorno di udienza che me ne sono resa conto, era tutto già scritto, è stato tutto una farsa”.

Nel 2022 la sentenza viene ribaltata dalla Corte d’appello di Venezia. Quest’ultima riconosce Marco Pegoraro responsabile in sede civile dell’omicidio di Mauro, disponendo un risarcimento alla famiglia di 260mila euro.

Una vittoria a metà, che spinge la famiglia Guerra a continuare a lottare e a chiedere giustizia per la morte di Mauro.

La storia di Mauro Guerra è raccontata anche nel documentario “Le regole di Arnold per il successo” di Dario Tepedino e patrocinato da Amnesty International Italia.

STORIE DI VIOLENZE DI STATO

La storia che hai appena letto fa parte della serie curata da Amnesty International Italia intitolata “Storie di violenza di stato”. Qui trovi le storie di Riccardo Magherini e di Paolo Scaroni.

Da Federico Aldrovandi a Stefano Cucchi, da Andrea Soldi a Davide Bifolco. Attraverso fatti di cronaca che hanno scosso l’Italia ripercorreremo le lotte per la verità e la giustizia di familiari e amici.

Storie che, in alcuni casi, sono ancora senza giustizia.

Storie che abbiamo già raccontato in questi anni:

  • nella mostra fotografica di Antonio de Matteo “La lotta, il coraggio e l’amore. Dodici storie di violenza di Stato”

  • nella terza stagione del podcast Ellissi, con la voce narrante di Gianmarco Saurino, prodotto da Emons Record e Amnesty International Italia in collaborazione con Domani Editoriale.