Libia, le minoranze del sud del paese a rischio di contagio da Covid-19

Libia, le minoranze del sud del paese a rischio di contagio da Covid-19

20 aprile 2020

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Abbiamo chiesto alle autorità e alle milizie libiche che controllano il sud del paese di assicurare che i gruppi più marginalizzati non siano esclusi dalla risposta della sanità pubblica del paese – già fiaccata da anni di conflitto armato e da attacchi contro le strutture ospedaliere – alla pandemia da Covid-19.

A causa di una storica discriminazione nei loro confronti per motivi di affiliazione e di etnia, l’accesso alle cure mediche per gruppi come i tabu e i tuareg potrebbe risultare ulteriormente difficile.

I tabu vivono in Sudan, Niger, Ciad e nel sud della Libia, dove dal 2012 sono frequenti gli scontri armati con le tribù arabe. I tuareg vivono in Mali, Niger, Ciad, Algeria e nel sudest della Libia.

Dopo il primo caso di positività emerso il 24 marzo, il numero dei contagi in Libia è salito a 51 ed è stato registrato un decesso.

A Sabha, la più grande città della Libia sudoccidentale, abitanti tabu ci hanno riferito di non sentirsi in grado di recarsi al principale ospedale, che si trova in una zona controllata dalla tribù araba rivale Awlad Sliman, dove negli anni passati i tabu sono stati vittime di attacchi, aggressioni e anche omicidi. Preferiscono andare a Murzuq, a 180 chilometri di distanza, dove opera un piccolo e mal equipaggiato ospedale, dotato di soli quattro ventilatori.

A Kufra, nella Libia sudorientale, le principali strutture sanitarie – a loro volta scarsamente equipaggiate – sono nelle mani della tribù araba Zwai. Nella zona controllata dai tabu c’è solo una piccola clinica.

In entrambe le città, le due comunità vivono in quartieri poveri e affollati, in cui il distanziamento fisico è impossibile. A complicare ulteriormente la situazione, molti tabu e tuareg non hanno documenti d’identità o stati di famiglia che attestino la loro nazionalità libica, condizione essenziale per ricevere cure mediche gratuite.

Abbiamo sollecitato anche la comunità internazionale e i donatori a fornire assistenza alla sanità pubblica libica.