"L'impunità alimenta le uccisioni degli albini": il rapporto sul Malawi - Amnesty International Italia

“L’impunità alimenta le uccisioni degli albini”: il rapporto sul Malawi

28 giugno 2018

Tempo di lettura stimato: 6'

Rapporto di Amnesty International sul Malawi: “L’impunità alimenta le uccisioni degli albini”.

Le autorità del Malawi devono riformare urgentemente il sistema giudiziario del paese affinché sia in grado di proteggere le persone con albinismo che sono sotto la costante minaccia di essere uccise. La maggior parte degli orribili crimini nei loro confronti rimane impunita.

È quanto denuncia Amnesty International in un rapporto, nel quale si dà conto del fatto che dal novembre 2014 il numero ufficiale delle denunce di reati contro le persone con albinismo è salito a 148, tra cui 14 omicidi e sette tentati omicidi. L’organizzazione per i diritti umani tuttavia è stata in grado di rilevare almeno 21 omicidi di persone con albinismo nello stesso periodo.

“Le persone con albinismo devono ricevere giustizia per questi vili crimini d’odio. Che ci voglia tanto tempo per svolgere indagini o per arrivare a processo è la prova evidente che il sistema giudiziario del Malawi non funziona”, ha dichiarato Deprose Muchena, direttore di Amnesty International per l’Africa meridionale.
“Le autorità devono porre immediatamente fine a questi crimini. Per cominciare, devono garantire che tutti i casi pendenti siano trattati senza indebito ritardo e in linea con gli standard internazionali sul giusto processo”, ha proseguito Muchena.

Rispetto a indagini su altri reati, quelle in cui le vittime sono persone con albinismo vanno avanti in modo assai lento. Secondo dati della polizia del Malawi e del ministero per la Giustizia e gli Affari costituzionali, solo il 30 per cento di quelle sulle 148 denunce ufficiali è terminato. Solo un caso di omicidio e un altro di tentato omicidio si sono conclusi con la condanna dei responsabili.

Persino rappresentanti delle forze di polizia si sono lamentati con Amnesty International del ritardo dei processi, a causa dell’esiguo numero di magistrati qualificati per occuparsi di casi relativi a persone con albinismo.
In un precedente rapporto del 2016, Amnesty International aveva rilevato che gli attacchi contro le persone con albinismo sono alimentati dallo stereotipo secondo il quale le parti dei loro corpi portano fortuna e buona salute.

Recenti omicidi

Il 7 dicembre 2017 si sono perse le tracce di una bambina di due anni, Jean Ngwedula. A quanto pare il padre l’avrebbe venduta a un medico tradizionale che esegue riti propiziatori nel vicino Mozambico, uno dei paesi considerati – insieme a Repubblica Democratica del Congo, Sudafrica, Swaziland e Tanzania – un mercato per il commercio transfrontaliero di parti del corpo. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di omicidio e le indagini sono ancora in corso.

Il 9 marzo 2018 Mark Lasambuka, un 22enne del villaggio di Nakawa, nel sud del paese, è scomparso mentre si trovava in compagnia di un amico. Il suo corpo è stato ritrovato il 1° aprile.
I fallimenti del sistema giudiziario

Il principale problema con cui devono confrontarsi i giudici, la procura e le forze di polizia è la mancanza di risorse finanziarie e di personale qualificato. Sebbene dei casi più gravi si occupino i tribunali superiori, la maggior parte dei pubblici ministeri e degli agenti di polizia non riceve alcuna formazione legale sulle questioni riguardanti le persone con albinismo.

Secondo un giudice di un tribunale superiore intervistato da Amnesty International, l’assenza di atti giudiziari adeguati è causa di proscioglimento o di condanne per reati minori.

Porre fine al ciclo di uccisioni

Il 13 giugno, durante una commemorazione in occasione della Giornata internazionale di sensibilizzazione sull’albinismo, il governo ha assunto un positivo impegno per proteggere le persone con albinismo.
Tuttavia, Amnesty International ritiene che, per affrontare le cause di fondo dei crimini contro le persone con albinismo e prevenirne altri, sia necessaria una strategia basata sull’educazione ai diritti umani e sulla crescita della consapevolezza.

Questa strategia dovrebbe comprendere anche la ricerca e l’identificazione di coloro che chiedono le parti del corpo e l’avvio della cooperazione giudiziaria tra il Malawi e i paesi vicini per stroncare il traffico transfrontaliero delle persone con albinismo e delle parti dei loro corpi.

“Le autorità del Malawi devono assicurare che le persone con albinismo non vivano più nel terrore del crimine organizzato alla ricerca delle parti dei loro corpi. Il governo deve riformare il sistema giudiziario per garantire sicurezza e benessere alle persone con albinismo, che sono tra i gruppi più vulnerabili della società locale”, ha commentato Muchena.

Ulteriori informazioni

Dal novembre 2014 in Malawi si è verificata un’ondata senza precedenti di uccisioni, sequestri e rapine ai danni di persone con albinismo. Attacchi del genere hanno avuto luogo anche in Mozambico, Tanzania e Sudafrica.
Le persone con albinismo sono ambite perché si ritiene che le parti dei loro corpi siano dotate di poteri magici. In Malawi sono tra le 7000 e le 10.000 persone, ovvero una ogni 1800.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 28 giugno 2018
Qui è disponibile il rapporto “Towards effective criminal justice for people with albinism in Malawi”.

Per interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it