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Amnesty International ha dichiarato oggi che i fragili e temporanei cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e tra Israele e Libano devono essere sostituiti da un cessate il fuoco duraturo, stabile e complessivo che riguardi tutti gli stati coinvolti in questo conflitto, per evitare ulteriori sofferenze catastrofiche per le popolazioni civili e aprire la strada alla giustizia, al rispetto del diritto internazionale umanitario e alla protezione a lungo termine dei diritti umani per tutte e tutti.
Nonostante la diminuzione delle ostilità, questo resta un momento critico ed estremamente precario per la popolazione civile di tutto il Medio Oriente. Entrambi gli attuali accordi di cessate il fuoco sono fragili, temporanei e rischiano di crollare da un momento all’altro, mettendo nuovamente in pericolo la vita di milioni di persone. Stati Uniti e Iran continuano a scambiarsi minacce, a compiere attacchi e a sequestrare navi nello Stretto di Hormuz. In Libano, come già avvenuto dopo quello del 2024, l’ultimo cessate il fuoco ha ridotto ma non fermato le ostilità e l’esercito israeliano è rimasto sul territorio libanese, ordinando alle persone residenti in decine di villaggi delle aree di confine di non tornare nelle proprie case. Nel frattempo, la popolazione civile iraniana va incontro a un doppio rischio: quello di nuovi crimini di atrocità legati alla ripresa di attacchi illegali da parte di Stati Uniti e Israele e quello di un’ulteriore repressione mortale da parte delle autorità iraniane.
Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, ha dichiarato:
“Gli attacchi statunitensi e israeliani del 28 febbraio 2026 contro l’Iran sono stati illegali, in violazione del divieto dell’uso della forza sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, e hanno provocato a loro volta atti illegali da parte delle autorità iraniane. Da allora, oltre 5000 persone sono state uccise e milioni di civili in tutto il Medio Oriente hanno visto le proprie vite stravolte dall’escalation di conflitti interconnessi nella regione, mentre la popolazione e le infrastrutture civili hanno continuato a subire attacchi. Tutte le parti coinvolte, compresi Stati Uniti, Israele, Iran e Hezbollah, hanno lanciato attacchi illegali mostrando un agghiacciante disprezzo per la vita umana, mentre il presidente degli Stati Uniti ha formulato minacce sfrontate di commettere crimini di guerra e perfino genocidio, arrivando a minacciare di cancellare ‘un’intera civiltà’ in Iran”.
“La comunità internazionale deve ora tracciare una linea rossa: serve un cessate il fuoco reale e duraturo; questo richiede la cessazione totale delle ostilità da parte di tutte le parti, in tutti gli stati coinvolti. I cosiddetti accordi di cessate il fuoco raggiunti nella Striscia di Gaza nel 2025 e in Libano nel 2024 hanno chiaramente fallito nel fermare gli attacchi israeliani contro la popolazione civile: da allora sono stati uccisi fino a 765 palestinesi mentre nel Libano meridionale continuano quasi quotidianamente raid aerei e distruzioni estese di proprietà civili”.
“In una regione segnata da decenni di conflitto, in un contesto di persistente impunità per i crimini di diritto internazionale e di costante minaccia di nuove violenze, la popolazione civile non può permettersi un’altra pausa parziale, selettiva o di breve durata che la costringa a vivere nella paura e nell’attesa che si ripetano le atrocità già subite”.
I conflitti armati si sono rapidamente estesi a 12 stati, mettendo in pericolo la vita e la salute di milioni di civili a causa di attacchi che hanno devastato abitazioni e infrastrutture essenziali, danneggiato l’ambiente e provocato shock economici avvertiti in tutta la regione e nel mondo.
Un cessate il fuoco sostenibile e duraturo è l’unica strada percorribile per proteggere le popolazioni civili e aprire un percorso basato sulla sicurezza e di lungo periodo, di tutela dei diritti umani e di giustizia per tutte e tutti nella regione, in particolare per le persone che vivono in Iran, Libano, Israele, Territorio palestinese occupato e negli stati del Golfo.
In Iran, secondo dati ufficiali aggiornati al 7 aprile 2026, gli attacchi statunitensi e israeliani avevano causato almeno 3375 morti e 25.000 feriti, tra cui centinaia di bambine e bambini. Questi attacchi si sono verificati mentre la popolazione era ancora sconvolta dai massacri senza precedenti di migliaia di manifestanti e di altre persone, compiuti dalle autorità iraniane durante la repressione delle proteste del gennaio 2026.
In Libano, al momento dell’annuncio del cessate il fuoco, erano state uccise 2294 persone, tra cui 177 bambine e bambini, e oltre 7500 erano rimaste ferite. Dopo il cessate il fuoco, Israele ed Hezbollah hanno continuato a scambiarsi attacchi, con continue segnalazioni di vittime civili.
Almeno 21 civili sono stati uccisi in Israele, dove la popolazione civile ha subito attacchi sia da parte dell’Iran sia di Hezbollah. Quattro persone sono state uccise nella Cisgiordania occupata. Tra il 28 febbraio e il 15 aprile 2026 almeno 29 persone sono morte negli stati del Golfo: 13 negli Emirati Arabi Uniti, sette in Kuwait, tre in Bahrein, tre in Oman e tre in Arabia Saudita. Questi dati non includono le perdite militari statunitensi.
In un documento pubblicato oggi Amnesty International descrive nel dettaglio i due rischi simultanei che deve affrontare la popolazione iraniana, intrappolata tra il conflitto armato e una repressione mortale. L’organizzazione sottolinea la necessità di un approccio diplomatico duplice e centrato sulle persone, che unisca gli sforzi per raggiungere un cessate il fuoco duraturo a misure concrete per prevenire crimini atroci da parte delle autorità iraniane.
“Un cessate il fuoco che non sia accompagnato da soluzioni di lungo periodo in grado di tutelare i diritti umani e affrontare le cause profonde della crisi è poco più di un medicamento temporaneo su una ferita profonda. Questo è particolarmente vero in Iran, dove la popolazione continua a essere a rischio di ulteriori atrocità da parte delle autorità della Repubblica islamica, e in Libano, dove i civili affrontano la prospettiva di un nuovo conflitto, dello sfollamento prolungato e della distruzione delle proprie case”, ha proseguito Agnès Callamard.
“Stiamo assistendo a una continua e pericolosa erosione dell’ordine giuridico internazionale e del rispetto del diritto internazionale umanitario. La comunità internazionale deve indagare a fondo sugli attacchi illegali compiuti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran in violazione della Carta delle Nazioni Unite, così come su tutti i crimini di diritto internazionale, e garantire l’accertamento delle responsabilità degli stati e di singoli individui”, ha aggiunto Callamard.
In Libano, dove gli attacchi israeliani hanno avuto un impatto devastante sulla popolazione civile e sono proseguiti anche negli ultimi giorni, vi è un urgente bisogno di un cessate il fuoco duraturo che si applichi sia a Israele sia a Hezbollah e che garantisca la protezione di tutte le persone civili, su entrambi i lati del confine, anche nel lungo periodo. L’esercito israeliano deve cessare immediatamente gli attacchi, smettere di radere al suolo strutture civili e ritirarsi dal Libano. Tutte le persone sfollate devono poter tornare nelle proprie case. Hezbollah deve cessare gli attacchi contro Israele.
Israele aveva dichiarato che, durante il cessate il fuoco, si sarebbe astenuto da azioni offensive pur riservandosi il diritto di adottare “tutte le misure necessarie per l’autodifesa in qualsiasi momento contro attacchi pianificati, imminenti o in corso” e aveva affermato che non si sarebbe ritirato dal territorio libanese. Sia durante l’attuale cessate il fuoco sia durante quello precedente, concordato nel novembre 2024, Israele ha continuato a compiere attacchi quasi quotidiani e a distruggere proprietà civili libanesi lungo il confine. Per la popolazione civile ciò ha significato sfollamento prolungato, mezzi di sussistenza distrutti e l’angoscia di vivere in una condizione di sospensione, mentre l’accertamento delle responsabilità e le riparazioni restavano del tutto assenti.
Anche Hezbollah ha lanciato attacchi, in particolare contro il nord di Israele, dopo l’attuale accordo di cessate il fuoco del 2026.
Dal 2 marzo 2026 in poi l’esercito israeliano ha condotto incessanti raid aerei in tutto il Libano, uccidendo e ferendo civili, operatori e operatrici sanitarie e persone giornaliste. Gli ordini di “evacuazione” di massa emessi dall’esercito israeliano, eccessivamente ampi e riferiti a vaste aree del Libano meridionale e della periferia sud di Beirut, hanno provocato lo sfollamento di oltre un milione di persone. Le forze israeliane hanno inoltre distrutto in modo esteso aree residenziali e altre infrastrutture civili nel Libano meridionale e continuano a demolire abitazioni nei villaggi di confine. In una delle giornate peggiori, l’8 aprile 2026, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver effettuato 100 attacchi in appena 10 minuti in Libano, uccidendo più di 350 persone, anche attraverso attacchi simultanei senza preavviso in aree civili densamente popolate del centro di Beirut. L’assoluta impunità di cui Israele ha goduto per gli attacchi illegali del 2024 in Libano ha alimentato ulteriori violazioni nel 2026.
Dopo ripetuti cicli di un conflitto devastante, segnati da crimini di diritto internazionale, totale impunità e vite civili sconvolte più volte, è necessario elaborare e attuare piani concreti per l’accertamento delle responsabilità. I crimini di diritto internazionale devono essere oggetto di indagini credibili e i presunti responsabili devono essere perseguiti davanti a tribunali nazionali o internazionali. Il governo libanese dovrebbe facilitare questi sforzi, anche accettando la giurisdizione della Corte penale internazionale. Le persone civili colpite da violazioni del diritto internazionale umanitario devono ricevere riparazioni rapide, adeguate ed efficaci che riconoscano pienamente la gravità del danno subito.
In Iran, tra il 28 febbraio e il 7 aprile 2026, decine di migliaia di raid aerei compiuti da Stati Uniti e Israele hanno causato gravi danni alla popolazione civile. In uno degli episodi peggiori, un attacco illegale statunitense contro una scuola a Minab ha ucciso 156 persone, tra cui 120 bambine e bambini. Gli attacchi statunitensi e israeliani hanno inoltre causato distruzioni e danni estesi a infrastrutture civili, tra cui centrali elettriche, ponti, università, scuole, edifici residenziali, centri medici, acciaierie e impianti petrolchimici, mettendo in pericolo la vita e i mezzi di sostentamento di milioni di persone e danneggiando l’ambiente.
Tuttavia, anche un cessate il fuoco duraturo da solo non può garantire la protezione della popolazione civile né salvaguardare i diritti umani delle persone in Iran. Le persone che manifestano, esprimono dissenso e chiedono un cambiamento politico profondo continuano a rischiare fortemente di subire ulteriori atrocità da parte delle autorità iraniane. Dopo gli attacchi statunitensi e israeliani, queste ultime hanno intensificato la repressione contro ogni forma reale o presunta di opposizione, nel contesto della più lunga interruzione di internet imposta dallo stato mai registrata.
Nelle ultime settimane alti funzionari iraniani hanno emesso dichiarazioni minacciose, equiparando qualsiasi forma di dissenso al sostegno al “nemico”, e hanno apertamente minacciato nuove uccisioni di massa contro chiunque esprima dissenso o chieda pacificamente la fine del sistema della Repubblica islamica, vantandosi pubblicamente delle migliaia di uccisioni illegali di manifestanti avvenute nel gennaio 2026. Le autorità hanno inoltre messo arbitrariamente a morte almeno 19 persone: otto manifestanti, nove dissidenti e due persone accusate di spionaggio per conto degli Stati Uniti e/o di Israele. Continuano inoltre a ordinare detenzioni arbitrarie di massa, sparizioni forzate e torture per eliminare ogni forma di dissenso.
Il ripetersi di crimini di atrocità in Iran affonda le sue radici in una struttura costituzionale che consolida l’impunità e una discriminazione di sistema che priva le persone dell’accesso alla giustizia e a rimedi effettivi.
Per garantire che la popolazione iraniana non sia esposta al rischio di ulteriori massacri, il cessate il fuoco deve essere accompagnato da un’azione diplomatica urgente da parte della comunità internazionale per prevenire crimini di atrocità da parte delle autorità iraniane e sostenere le richieste della società civile iraniana di cambiamenti profondi, compresa una riforma della costituzione che garantisca uguaglianza e rispetto dei diritti umani, incluso il diritto alla vita.
“In un paese sconvolto dall’impatto combinato dei devastanti bombardamenti statunitensi e israeliani e dei massacri orchestrati dallo stato, il rischio di crimini di atrocità da parte delle autorità iraniane contro la popolazione resta altissimo. Sulle iraniane e sugli iraniani incombono sia la minaccia di nuovi raid aerei e di uccisioni di massa nel caso in cui il cessate il fuoco non regga, sia la prospettiva di una repressione mortale e di una nuova ondata di uccisioni da parte di forze di sicurezza, pronte a colpire manifestanti e dissidenti etichettati come ‘nemici’”, ha detto Agnès Callamard.
“La comunità internazionale deve riconoscere che la crisi dei diritti umani e dell’impunità in Iran, oggi aggravata dagli attacchi illegali di Stati Uniti e Israele e dalle immense sofferenze inflitte alla popolazione civile, richiede una risposta diplomatica duplice e centrata sulle persone. Ciò significa unire gli sforzi per indagare sulle violazioni della Carta delle Nazioni Unite, proteggere la popolazione civile e difendere il diritto internazionale umanitario attraverso azioni concrete per prevenire crimini di atrocità da parte delle autorità iraniane e sostenere le richieste della società civile iraniana per una costituzione che rispetti i diritti umani. Ma significa anche creare percorsi di giustizia internazionale, incluso il deferimento della situazione iraniana alla Corte penale internazionale da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha aggiunto Callamard.
Un cessate il fuoco sostenibile e duraturo è anche l’unico mezzo per garantire la protezione della popolazione civile e costruire un futuro sicuro, giusto e sostenibile per le persone di tutta la regione.
Israele e il Territorio palestinese occupato sono stati colpiti sia dai missili iraniani che dai razzi lanciati da Hezbollah. In Israele sono state uccise almeno 34 persone: 21 civili e 13 soldati impegnati in operazioni militari nel Libano meridionale nel 2026. In un attacco illegale, Amnesty International ha accertato che l’Iran ha utilizzato un missile balistico estremamente impreciso per colpire una sinagoga a Beit Shemesh, causando la morte di nove civili israeliani. Il gruppo armato huthi dello Yemen ha lanciato ripetutamente missili contro Israele, anche nel marzo 2026. Quattro donne palestinesi sono state inoltre uccise nella Cisgiordania occupata a causa di attacchi missilistici iraniani. Durante l’escalation del 2024, Amnesty International aveva documentato l’uso da parte di Hezbollah di armi intrinsecamente imprecise per lanciare attacchi illegali che avevano ucciso e ferito civili in Israele, in violazione del diritto internazionale umanitario.
Le autorità israeliane devono astenersi dal compiere attacchi illegali e impegnarsi pubblicamente al pieno rispetto del diritto internazionale umanitario, in particolare del divieto di dirigere attacchi contro civili e beni civili. Senza misure reali e concrete per porre fine alle violazioni del diritto internazionale e affrontare la persistente impunità, il rischio che si ripetano cicli di conflitto armato, crimini di guerra e altre gravi violazioni resterà costante.
Gli attacchi iraniani contro Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, Bahrein e Oman hanno aumentato i rischi per la popolazione civile di questi stati, a seguito di operazioni che non hanno colpito solo le basi militari statunitensi ma anche infrastrutture energetiche, aeroporti, impianti di desalinizzazione e quartieri residenziali. Funzionari iraniani hanno dichiarato apertamente l’intenzione di provocare danni economici e colpire gli interessi economici statunitensi.
“L’ultima escalation regionale arriva dopo oltre due anni e mezzo di conflitti incessanti in Medio Oriente, dagli attacchi guidati da Hamas contro la popolazione civile nel sud di Israele del 7 ottobre 2023 al genocidio di Israele contro i palestinesi della Striscia di Gaza occupata, fino agli attacchi israeliani in Libano del 2024.
Mentre incombe la minaccia di nuovi crimini di atrocità, l’inazione globale indebolisce i meccanismi su cui la comunità internazionale fa affidamento per prevenire e rispondere alle atrocità di massa. I leader mondiali devono agire con urgenza e unirsi per garantire l’entrata in vigore immediata di un cessate il fuoco duraturo e complessivo, per fermare la normalizzazione delle sofferenze di massa inflitte alla popolazione civile, difendere la nostra comune umanità e contribuire a creare, in tutta la regione, condizioni per un futuro fondato sui diritti umani, sulla giustizia e su una stabilità duratura”.