Non espellete Taibeh - Amnesty International Italia

Non espellete Taibeh

31 ottobre 2017

© Amnesty International

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Il sogno della diciottenne Taibeh era quello di diplomarsi per diventare una dottoressa. Oggi il suo incubo è quello di essere rimpatriata, insieme alla madre e ai due fratelli, in Afghanistan, un paese che non hai mai nemmeno visitato.

Sosteniamo la campagna ideata dai compagni di scuola di Taibeh, per impedire che venga rimandata in Afghanistan.

Gli studenti che si sono mobilitati a sostegno di Taibeh sono l’esempio più bello di quello che possiamo fare insieme per accogliere le persone che scappano da guerre e persecuzioni” ha dichiarato Charmain Mohamed, a capo dell’ufficio per i diritti di rifugiati e migranti a Amnesty International.

Taibeh è nata in Iran da genitori afgani, ed ha cercato rifugio in Norvegia con la madre e i due fratelli nel 2012. Il governo norvegese ha giustificato il rimpatrio della famiglia dicendo che l’Afghanistan è un paese sicuro. Dichiarazione che contraddice le evidenze riportate grazie al nostro lavoro di ricerca e da diverse altre organizzazioni.

Negli ultimi anni sono aumentati i rimpatri forzati di richiedenti asilo dall’Europa, nonostante il 2016 sia stato l’anno con il più alto numero di morti in Afghanistan. La Commissione Europea ha annunciato un aumento nei fondi di assistenza umanitaria da destinare al paese in ragione del deteriorarsi della situazione.

Non solo rimpatriare queste persone è crudele, è irresponsabile e illegale. Amnesty International chiede una sospensione di tutti i rimpatri in Afghanistan fino a che non possano essere operati in sicurezza e dignità per le persone.

La Norvegia è uno dei paesi europei che esegue il maggior numero di rimpatri di afgani, non solo in proporzione alla sua piccola popolazione di cinque milioni di abitanti ma anche in termini assoluti. Secondo le autorità di Kabul, il 32 per cento (97 su 304) delle persone rimpatriate nei primi quattro mesi del 2017 proveniva dalla Norvegia. Il principio giuridico vincolante del non rimpatrio (non-refoulement) significa che i paesi europei non possono trasferire una persona in un luogo dove sia a rischio concreto di subire gravi violazioni dei diritti umani. Rimpatriare i richiedenti asilo afgani addirittura mentre la violenza è in aumento, è una clamorosa violazione del diritto internazionale.

Ci sono però persone che non esitano a mettersi nei panni di chi è in pericolo, come le migliaia di studenti che vogliono impedire che Taibeh venga rimandata in Afghanistan. Alla mobilitazione organizzata il 4 ottobre, erano più di 1.500 gli studenti che hanno protestato contro il rimpatrio di Taibeh.

Non riesco a immaginare la mia vita in Afghanistan. Non c’è un futuro per me e i miei fratelli là. Le uniche immagini che ho in mente sono negative. Oggi in Afghanistan i ragazzi ma soprattutto le ragazze subiscono rapimenti e stupri, vanno incontro al lavoro forzato e ad altre cose terribili. Se verrò rimandata lì, finirò per essere una di loro” racconta Taibeh a Amnesty International.

La storia di Taibeh è emblematica delle politiche crudeli di molti governi europei, che chiudono gli occhi difronte all’evidenza della realtà in paesi come l’Afghanistan solo per aumentare il numero dei rimpatri. L’Afghanistan non è un paese sicuro per nessuno. Questi ministri manderebbero le loro figlie adolescenti in un paese “sicuro” come questo?” si chiede Charmain Mohamed.

Il governo sta derubando questi tre giovani del loro futuro. Noi stiamo dalla parte di Taibeh e di tutte le persone che rischiano di essere rimpatriate. Chiediamo alla Norvegia di interrompere immediatamente i rimpatri verso l’Afghanistan e di mandare un chiaro messaggio a tutto il mondo che rimandare i richiedenti asilo in Afghanistan è pericoloso, immorale e illegale“.