Patrick Zaki resta in carcere: respinto il ricorso degli avvocati - Amnesty International Italia

Patrick Zaki resta in carcere: respinto il ricorso degli avvocati

22 Ottobre 2020

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È stata rinnovata di altri 45 giorni la custodia cautelare in carcere al Cairo di Patrick Zaki, l’udienza del 21 novembre ha respinto il ricorso della difesa contro la decisione di prolungare la detenzione dello studente egiziano dell’Università di Bologna sotto accusa per propaganda sovversiva. Arrestato a febbraio, Patrick rischia fino a 25 anni di carcere per dieci post di un account Facebook, che la sua difesa considera ‘falso’, ma che ha consentito alla magistratura egiziana di formulare pesanti accuse di “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”. Dovrà attendere almeno altri 30 giorni in carcere prima della prossima udienza.

Siamo di fronte a un vero e proprio accanimento giudiziario da parte dell’Egitto nei confronti di Patrick” ha dichiarato all’Ansa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

Questi nove mesi e mezzo trascorsi – aggiunge Noury – che diventeranno ormai 11 con questo rinnovo di detenzione preventiva, chiamano in causa l’inerzia dell’Italia, l’assenza di un’azione forte. Mi chiedo cos’altro ci voglia dopo il rinnovo della detenzione di Patrick e tre arresti di fila dei dirigenti della sua organizzazione per i diritti umani (Eipr, ndr) per un’azione diplomatica molto forte nei confronti dell’Egitto“.

Nel carcere di Tora in cui Patrick Zaki è detenuto la pandemia da Covid-19 è entrata da mesi. In questa situazione disperata, un segnale incoraggiante è la crescente preoccupazione internazionale per Patrick e per tutti gli altri prigionieri di coscienza egiziani. Quasi 300 parlamentari (una sessantina statunitensi, gli altri membri del parlamento europeo o di parlamenti nazionali di stati europei) hanno inviato lettere pubbliche al presidente Abdelfattah al-Sisi chiedendo l’immediata scarcerazione di tutti coloro che sono detenuti solo per aver esercitato i loro diritti umani.

Al governo italiano, anche in questa occasione, va rinnovato l’appello ad agire con sollecitudine e fermezza. Attendere l’udienza successiva sperando che vada bene e magari inviando ad assistervi un rappresentante dell’ambasciata al Cairo, è un atteggiamento improduttivo. Occorrerebbe ben altro: richiamare temporaneamente l’ambasciatore per consultazioni e per un nuovo mandato chiaro e bloccare la fornitura di due fregate militari alla Marina egiziana.