Vendita di due fregate all'Egitto: "Rivedere decisione illegale e pericolosa" - Amnesty International Italia

Vendita di due fregate all’Egitto: “Rivedere decisione illegale e pericolosa”

9 Ottobre 2020

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A seguito della conferma da parte del governo Italiano dell’autorizzazione alla vendita di due fregate militari all’Egitto di al-Sisi, insieme a Rete Italiana Pace e Disarmo abbiamo espresso con una nota congiuntaForte preoccupazione e richiesta urgente al Parlamento di esaminare con attenzione e manifestare pubblicamente il proprio parere“.

Come riportato da una recente inchiesta de “l’Espresso“, a firma di Carlo Tecce, il Governo e l’Autorità nazionale per le esportazioni di armamenti UAMA avrebbero confermato la consegna all’Egitto delle due fregate destinate originariamente alla Marina Militare nonostante le proteste sollevatesi da più parti lo scorso giugno quando l’ipotesi divenne di pubblico dominio.

Una decisione mai sottoposta all’esame del Parlamento il cui parere, ai sensi della legge 185 del 1990 che regolamenta le esportazioni di armamenti, deve essere espresso quanto vi siano esportazioni di armi a Paesi responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani. Nonostante una serie di rassicurazioni da parte di esponenti governativi e diverse prese di posizione della società civile italiana, oltre che di parlamentari anche di maggioranza, sembra proprio che nulla abbia impedito di prendere una decisione sbagliata e problematica.

Insieme Rete italiana Pace e Disarmo ricordiamo ancora una volta che non solo il buon senso e un giusto rispetto delle norme e dei principi riguardanti diritti umani, ma anche la stessa legge italiana sull’export di armi così come i trattati internazionali firmati dall’Italia impedirebbero la vendita di armamenti a uno stato come l’Egitto, il cui governo viola sistematicamente diritti umani ed è coinvolto nel conflitto in Libia, per il quale viene pure sospettato di violazioni dell’embargo stabilito dalla comunità internazionale.

Tutte situazioni evidenti che abbiamo sottolineato da tempo e per le quali si sarebbero aspettate decisioni differenti da parte del presidente del Consiglio Conte e del ministro degli Esteri Di Maio.

Decisioni differenti che avrebbero dovuto essere prese anche in relazione alla perdurante assenza di cooperazione giudiziaria, da parte egiziana, per arrivare alla verità per Giulio Regeni, nonostante le promesse e gli auspici del presidente del Consiglio Conte anche di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta a ciò dedicata, nonché per la grave situazione in cui versa lo studente dell’Università di Bologna Patrick Zaki, la cui detenzione arbitraria e illegale è stata di nuovo rinnovata per ulteriori 45 giorni lo scorso 7 ottobre.

Insieme a Rete italiana Pace e Disarmo ribadiamo con forza al Governo la richiesta di attenersi allo spirito ed alla lettera delle norme nazionali e internazionali, impedendo quindi la vendita di materiali di armamento all’Egitto, proprio a partire dalle due navi militari Fremm: una vendita che, come dimostra la stessa inchiesta dell’Espresso, non può neppure essere giustificata con fantomatici ritorni e guadagni di natura economica, poiché i dettagli della vendita porterebbero addirittura a un aggravio di costi per le aziende italiane e quindi, in ultima analisi, per il Governo e i contribuenti.
Tutti questi elementi indicano dunque l’insensatezza di questi accordi e affari con l’Egitto e ancora una volta forniscono piena giustificazione alla nostra richiesta: Stop Armi Egitto!