Etiopia: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

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Repubblica federale democratica d’Etiopia

Capo di stato: Sahlework Zewde

Capo di governo: Abiy Ahmed Ali

Nel quadro del programma di riforme, a febbraio il governo ha annullato la normativa sulla società civile, che aveva ridotto il diritto alle libertà di associazione e di espressione, e ha presentato al parlamento un nuovo progetto di legge per sostituire la draconiana normativa antiterrorismo. Allo stesso tempo, numerosi giornalisti e altre voci critiche nei confronti del governo hanno continuato a subire arresti arbitrari, prolungate detenzioni illegali e processi iniqui. Centinaia di persone sono state uccise in un’ondata di violenza nelle comunità e l’esercito ha ucciso illegalmente almeno nove manifestanti, minori inclusi.

Contesto

Il primo ministro Abiy Ahmed Ali ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2019 per le riforme interne, tra cui il rilascio di migliaia di leader e membri di partiti politici dell’opposizione – grazie alla revoca del divieto nei confronti dei partiti politici dell’opposizione precedentemente banditi – e per il suo ruolo nell’accordo di pace che ha posto fine alla situazione di stallo al confine con la vicina Eritrea (cfr. Eritrea). Da quando è entrato in carica nell’aprile 2018, il suo governo ha rilasciato decine di giornalisti e blogger detenuti arbitrariamente.

Violenza comunitaria

Amnesty International ha documentato un aumento della violenza etnica che ha provocato migliaia di omicidi in tutto il paese e le forze di sicurezza hanno fallito nel loro dovere di proteggere la popolazione. Al contrario, le forze di sicurezza, in particolare i membri della polizia regionale e della milizia dell’amministrazione locale, hanno avuto ruoli attivi schierandosi con i loro gruppi etnici coinvolti nella violenza comunitaria.

Il 10 e 11 gennaio, nella città di Metema, nella zona di North Gondar nella regione di Amhara, circa 60 persone sono state uccise in attacchi coordinati contro i qimant, una minoranza etnica che aveva portato avanti una campagna per l’autonomia all’interno dello stato regionale di Amhara. Gli attacchi sono stati condotti da un gruppo di vigilantes della comunità amhara e dalle forze di sicurezza del governo regionale. A settembre, almeno 30 persone sono state uccise in un episodio di violenza comunitaria nella città di Gondar e nelle aree circostanti la città, tra cui Fenter, Weleqa e Azezo. A settembre, principalmente nei distretti di Qimant di Chilga e Arbaba, almeno 30 persone sono morte in scontri tra membri armati della comunità qimant e le forze di sicurezza regionali. Tra il 28 settembre e il 15 ottobre, attacchi di rappresaglia contro le persone qimant e le loro attività nella città di Gondar e nelle città circostanti hanno provocato almeno 405 morti.

Ad aprile, membri del gruppo etnico gumuz hanno ucciso 21 persone di Amhara residenti nella regione di Benishangul. A maggio, persone armate nella zona dell’Awi della vicina regione di Amhara hanno ucciso almeno 100 residenti gumuz e shinasha. A luglio, la violenta dispersione da parte delle forze di sicurezza federali di un incontro a Hawassa City, tenuto da attivisti e anziani sidama, ha scatenato attacchi etnici contro residenti in diverse città della zona sidama. Almeno 50 persone sono state uccise in episodi di violenza comunitaria anche a causa dell’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza che hanno reagito ai disordini. Alla fine dell’anno, il governo non aveva ancora condotto indagini complete sulle uccisioni.

A ottobre, almeno 74 persone sono state uccise in città degli stati regionali di Oromia e Harari a causa della violenza comunitaria scoppiata durante le proteste contro la decisione del governo di togliere la protezione a un attivista politico oromo.

A novembre e dicembre, almeno 12 studenti sono stati uccisi durante scontri etnici nelle università negli stati regionali di Amhara e Oromia. L’uccisione di uno studente oromo nell’Università di Weldia, Amhara, ha scatenato una serie di omicidi per vendetta anche nelle università di Dire Dawa, Dembi Dolo e Gondar. Circa 35.000 studenti per evitare la violenza hanno lasciato i campus universitari e sono tornati a casa. A dicembre, un gruppo armato non identificato ha rapito circa 20 studenti amhara mentre stavano lasciando l’Università Dembi Dolo per tornare a casa.

Uccisioni illegali

A gennaio, membri delle forze di difesa etiopi hanno ucciso illegalmente almeno nove manifestanti, tra cui tre bambini, nelle città di Genda-Wuha e Kokit, nella regione di Amhara. L’esercito stava scortando un convoglio di veicoli che trasportava apparentemente macchinari da costruzione ma che i manifestanti credevano fossero utilizzati per il traffico di armi e munizioni. Quando gli abitanti hanno bloccato la strada che attraversava le due città per ispezionare i veicoli, l’esercito ha sparato loro. Testimoni hanno riferito ad Amnesty International che i manifestanti non hanno usato alcuna violenza durante il periodo di interruzione del percorso. Sebbene, a gennaio, il vice capo di stato maggiore dell’esercito abbia promesso di indagare sull’incidente, alla fine dell’anno non sono stati resi noti i risultati dell’indagine e non sono state avviate azioni penali. A ottobre, le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 12 manifestanti nelle città di Ambo e Adama durante le proteste contro una decisione del governo di togliere la protezione a un attivista politico oromo.

Libertà d’espressione

Nonostante i notevoli progressi compiuti dopo le riforme politiche del 2018, ci sono stati numerosi arresti arbitrari, in particolare di giornalisti e scrittori che hanno criticato il governo. Ad agosto, la polizia federale ha arrestato otto persone nella capitale, Addis Abeba, per aver dato aiuto nella pubblicazione e la distribuzione di un libro intitolato The Hijacked Revolution (La rivoluzione dirottata), pubblicato sotto pseudonimo. La polizia li ha interrogati sull’identità dell’autore e li ha liberati alcune settimane dopo, ma ha trattenuto l’editore fino alla fine di novembre, quando la polizia ha lasciato cadere le accuse di terrorismo ed è stato rilasciato. A settembre, la polizia ha arrestato cinque giornalisti che lavoravano per Segele Qerro Bilisuma, un organo di stampa online di Oromiffa. Sono stati accusati in base alle disposizioni del repressivo proclama antiterrorismo del 2009 (Anti-Terrorism Proclamation – Atp) e detenuti presso la polizia di Addis Abeba per oltre due mesi prima di essere rilasciati incondizionatamente.

A seguito dell’ondata di violenza comunitaria, a novembre il governo ha presentato un progetto di legge al parlamento per mettere fuorilegge i discorsi che sostengono la violenza e la diffusione della “disinformazione”. Il progetto contiene disposizioni ampie e formulate in maniera vaga, che minano la libertà di espressione. Le forze di sicurezza dello stato regionale del Tigray, inclusa la polizia regionale e la milizia dell’amministrazione locale, hanno preso di mira i sostenitori percepiti o reali del Comitato di identità del Wolkait Amhara dopo che quest’ultimo aveva presentato una petizione allo stato regionale del Tigray e al governo federale affinché il distretto di Wolkait diventasse parte dello stato regionale di Amhara. Le vittime e altri testimoni hanno affermato che coloro presi di mira sono stati sottoposti a arresto, detenzione, tortura e altri maltrattamenti arbitrari sulla base della loro identità amhara, per aver parlato in amarico o per aver ascolto musica amarica.

Processi iniqui

Centinaia di membri dell’opposizione politica, giornalisti e altre persone critiche nei confronti del governo hanno affrontato processi ingiusti con accuse formulate sulla base della legge Atp. I processi sono stati contrassegnati da detenzione preventiva illegale e prolungata, ritardi irragionevoli e persistenti denunce di tortura e altri maltrattamenti.

A giugno, il comitato consultivo legale, incaricato delle principali riforme legali, ha presentato al parlamento un progetto di legge sul terrorismo che avrebbe dovuto sostituire l’Atp nel 2020. A febbraio, la polizia ha arrestato il colonnello Gemechu Ayana, un importante membro del Fronte di liberazione dell’Oromo, e lo ha detenuto con accuse di terrorismo per otto mesi, in violazione delle disposizioni Atp che prevedono un periodo di detenzione preventiva per un massimo di quattro mesi. A dicembre, le autorità hanno lasciato cadere le accuse e lo hanno rilasciato. In seguito agli omicidi a giugno del presidente dello stato regionale di Amhara e del capo dell’esercito ad Addis Abeba, centinaia di persone sono state arrestate arbitrariamente. Tra quelli presi di mira vi erano leader del movimento nazionalista Amhara (un partito politico), funzionari del governo, giornalisti, leader del partito politico dell’opposizione e membri del comitato Care Taker di Addis Abeba che promuove l’autonomia amministrativa per i residenti di Addis Abeba. Per quattro mesi, almeno 10 sospetti sono rimasti in detenzione preventiva con accuse di terrorismo, prima del loro processo iniziato a novembre. La polizia ha anche arrestato un giornalista durante la sua partecipazione alle udienze preliminari e lo ha accusato di crimini terroristici insieme ai sospetti.

A luglio, decine di attivisti sidama, sono stati arrestati con l’accusa di aver istigato la violenza di comunità nell’area abitata dai sidama, a luglio. Tra questi vi erano impiegati e dirigenti del Sidama media network. Sono stati trattenuti in detenzione fino alla fine dell’anno senza alcuna accusa formale, in una prigione nella città di Halaba, a oltre 100 km dalle loro famiglie.

Libertà di associazione

A marzo il parlamento ha adottato il proclama della società civile n. 1113/19, in sostituzione del proclama sulla beneficenza e le associazioni n. 621/09. La nuova legge ha allentato le restrizioni che avevano ostacolato la possibilità di gruppi di ottenere finanziamenti esteri, svolgere progetti e attività relative ai diritti umani e aveva posto ostacoli agli stranieri o ai non residenti che desideravano impegnarsi nel monitoraggio e nella promozione dei diritti umani, della risoluzione dei conflitti o delle attività anticorruzione.

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