Repubblica democratica del Congo: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

Repubblica democratica del Congo


Rapporto 2019-2020   Africa sub-sahariana

Ultime notizie sul paese

 

Repubblica democratica del Congo

Capo di stato: Félix-Antoine Tshisekedi Tshilombo

Capo di governo: : Sylvestre Ilunga Ilunkamba

Centinaia di prigionieri di coscienza e altri detenuti sono stati liberati e alcuni attivisti in esilio hanno avuto il permesso di rientrare nel paese. Tuttavia le autorità continuano a limitare il diritto alle libertà d’espressione, associazione e riunione.
Il conflitto armato è proseguito, causando più di 2000 morti fra la popolazione civile, e almeno 1 milione di persone hanno subito sfollamenti forzati.

Se da una parte sono state prese misure per assicurare alla legge i responsabili delle violazioni dei diritti civili connesse al conflitto, dall’altra le autorità non sono riuscite a far sì che i più alti funzionari rispondessero dei gravi crimini di cui sono accusati secondo il diritto internazionale, così che l’impunità è rimasta molto diffusa. Alla maggior parte della popolazione sono stati negati diritti fondamentali, come quello alla salute, mentre si sono fatti progressi grazie all’introduzione da parte del governo dell’istruzione primaria gratuita per tutti.

Il contesto

Nel dicembre 2018 si sono svolte, con lungo ritardo, le elezioni presidenziali, legislative e provinciali. La commissione elettorale [aveva negato il diritto di voto] a oltre 1 milione di persone nelle aree orientali e occidentali del paese, per motivi di sicurezza ma anche per motivi sanitari legati all’epidemia di Ebola. Questa decisione, che ha determinato l’annullamento delle elezioni presidenziali e il differimento di quelle legislative e provinciali nelle suddette aree, ha scatenato l’ira delle comunità interessate e conseguentemente intensificato le tensioni relative alle elezioni.

Il 10 gennaio la Commissione elettorale nazionale indipendente ha divulgato i risultati provvisori delle elezioni presidenziali, dichiarando FélixAntoine Tshisekedi Tshilombo nuovo presidente. Il 15 gennaio dai server e dai conteggi della Commissione elettorale trapelarono dei dati dai quali sembrava che un candidato dell’opposizione, Martin Fayulu Madidi, avesse ricevuto la maggioranza dei voti. In risposta, la Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (South African Development Community – Sadc) e l’Unione africana organizzarono un incontro di alto profilo in merito alla crisi, [dopodiché] i capi di stato e i governi regionali conclusero che ci fossero “seri dubbi” circa la [validità] dei risultati provvisori, appellandosi alle autorità affinché posticipassero i risultati finali; richiesta che fu rifiutata. Il 20 gennaio la Corte Costituzionale rigettò la richiesta di riconteggio di Martin Fayulu Madidi, confermando la vittoria di FélixAntoine Tshisekedi Tshilombo.

Il Fronte comune per il Congo (Common Front for the Congo – Fcc), la coalizione dell’ex presidente Kabila, ha vinto la maggioranza dei seggi parlamentari, sia a livello nazionale sia a livello provinciale, mantenendo il controllo dell’assemblea nazionale, del senato e delle assemblee e dei governi provinciali in 25 delle 26 provincie. Il governo del presidente Tshisekedi, inaugurato a settembre, è stato così guidato dall’Fcc, i cui membri hanno costituito una maggioranza, un fatto che avrebbe potuto limitare la capacità del nuovo presidente di condurre riforme cruciali comprese quelle relative al sistema giudiziario. Ciò ha dato origine a violenti scontri fra i sostenitori dell’Fcc e quelli della coalizione del presidente, Course for Change, sullo sfondo di contese sulla divisione dei poteri.

Il conflitto armato

Al mese di dicembre, più di 1500 civili erano stati uccisi, migliaia feriti e almeno 1 milione di persone avevano subito sfollamenti forzati come risultato delle violenze perpetrate nella provincia occidentale di Mai-Ndombe e nelle provincie orientali di Ituri, North Kivu e South Kivu. Decine di gruppi armati locali e stranieri, insieme alle forze armate congolesi, hanno continuato a commettere impunemente gravi violazioni dei diritti umani. Diffuse violazioni dei diritti umani commesse dai gruppi armati hanno evidenziato il fallimento delle forze di sicurezza – anch’esse responsabili di gravi violazioni dei diritti umani – e dei caschi blu nell’assicurare efficientemente la protezione dei civili e nella restaurazione della pace.

Mancato accertamento delle responsabilità

Mentre da una parte le autorità hanno preso provvedimenti per portare davanti alla giustizia i colpevoli delle violazioni dei diritti umani connesse al conflitto, dall’altra non sono riuscite a far sì che la maggior parte dei funzionari militari e civili di più alto profilo sospettati di aver commesso e promosso tali crimini ne rispondessero; tali crimini hanno causato oltre 3000 morti e 2 milioni di persone dislocate internamente fra l’agosto 2016 e il dicembre 2017 nella sola regione di Kasaï. Inoltre diversi politici e alti ufficiali sospettati di gravi violazioni dei diritti umani hanno mantenuto od ottenuto posizioni di privilegio nelle istituzioni statali, compresi l’esercito e la polizia.

A settembre il presidente ha dichiarato ad alcuni giornalisti francesi, che gli avevano chiesto quale fosse la sua posizione riguardo le violazioni dei diritti umani del passato, che “non aveva tempo di rovistare nel passato”. Non vi è stato alcun progresso nei procedimenti giudiziari in relazione alle violenze tra le comunità Banunu e Batende a Yumbi, nella provincia di Mai-Ndombe, nella parte occidentale del paese, nelle quali sono stati uccisi più di 600 civili in due giorni di violenze orchestrate che, secondo l’ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite i diritti umani, potrebbero essere considerate crimini contro l’umanità.

A giugno l’azione giudiziaria militare ha emesso un mandato di arresto per Guidon Shimiray Mwisa, il [capo] della milizia denominata Nduma Defense of Congo-Rénové (Ndc-R), per crimini secondo il diritto internazionale, inclusi omicidi, stupri di massa e reclutamento di bambini, commessi dallo stesso leader o dalle sue milizie. Tuttavia, secondo il gruppo di esperti dell’Onu, la Ndc-R ha continuato a commettere violazioni dei diritti umani nella provincia di North Kivu, con la collaborazione di alti ufficiali [dell’esercito] congolese. Le autorità hanno mancato di prendere provvedimenti adeguati al fine di imporre il mandato di arresto e assicurare alla giustizia Guidon Shimiray Mwisa. Il processo militare di Ntabo Ntaberi Sheka, leader di una fazione del Nduma Defence of Congo, nell’ambito del quale è stato accusato di gravi violazioni dei diritti umani nella provincia di North Kivu è giunto a uno stallo nella metà del 2019, poiché la corte ha posticipato continuamente il processo senza validi motivi. Si pensa che le sue milizie, nel 2010, siano state responsabili di crimini fra cui lo stupro di 387 fra donne, uomini e bambini.

Nel corso dell’anno, gruppi per i diritti umani a livello locale e internazionale hanno ripetutamente lanciato appelli al governo perché Gédéon Kyungu Mutamba venga processato per crimini contro l’umanità per i quali, nel 2009, fu già condannato da un tribunale militare a Lubumbashi (una città sud-orientale). Mutamba ha continuato a godere della libertà in una villa fornitagli dallo stato a Lubumbashi, dopo essersi arreso alle autorità nell’ottobre 2016 e dopo una fuga dalla prigione nel 2011. I tribunali militari hanno ascoltato molti resoconti di casi di violenza sessuale legati a conflitti. A novembre, ad esempio, il leader della milizia Frédéric Masudi Alimasi (noto anche come Koko di Koko) è stato condannato all’ergastolo a Bukavu, una città nella parte orientale del Paese, per omicidi, sparizioni forzate, tortura e stupro. Nello stesso mese un soldato è stato condannato nella provincia di Bas-Uélé a 20 anni di carcere per lo stupro di due bambini di tre e quattro anni.

Giustizia internazionale

A luglio il Tribunale penale internazionale ha riconosciuto Bosco Ntaganda colpevole di crimini di guerra e di crimini contro [l’umanità] commessi nella provincia orientale di Ituri fra il 2002 e il 2003 e, a novembre, è stato condannato a 30 anni di carcere.

A settembre l’esercito congolese ha annunciato di aver ucciso Sylvestre Mudacumura, il capo militare delle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Democratic Forces for the Liberation of Rwanda – Fdlr). Sylvestre Mudacumura era ricercato dal Tribunale penale internazionale, che nel 2012 aveva emesso un mandato di cattura per il suo arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi dall’Fdlr nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo.

Libertà d’espressione, associazione e riunione

A gennaio il governo ha oscurato completamente Internet, insieme a diversi mezzi stampa, per 20 giorni, nel tentativo di arrestare la pubblicazione di risultati ufficiosi delle elezioni e fermare diffuse proteste contro accuse di massicce frodi elettorali.

A marzo le autorità hanno annunciato che oltre 700 persone erano state scarcerate e che tutti i centri di detenzione illegali gestiti dall’agenzia di intelligence nazionale erano stati chiusi su ordine del presidente. Fra coloro che sono stati scarcerati vi sono prigionieri di coscienza e altre persone che erano state detenute arbitrariamente per un tempo prolungato. Le autorità hanno consentito che diversi attivisti politici e della società civile esiliati, insieme a giornalisti stranieri e difensori dei diritti umani che per anni erano stati considerati sgraditi, facessero ritorno nel paese per svolgere le loro attività. Tuttavia le autorità civili e la polizia hanno continuato a proibire e a reprimere con la violenza le assemblee e le dimostrazioni pacifiche, impunemente. Le autorità hanno imposto il requisito di autorizzazione prioritaria per le dimostrazioni, in violazione della costituzione.

Per tutto l’anno almeno 35 dimostrazioni pacifiche sono state disperse dalla polizia, che ha esercitato una forza eccessiva contro i dimostranti, ferendone ameno 90 e arrestandone arbitrariamente un alto numero. A giugno almeno un dimostrante è morto in seguito a ferite d’arma da fuoco a Goma nella parte orientale della Rdc dopo che le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro dimostranti pacifici. A luglio, il governatore di Kinshasa ha proibito una dimostrazione contro un ex ministro della Giustizia che era stato scelto come candidato per la presidenza del senato. La dimostrazione ha avuto comunque luogo e la polizia ha fatto ricorso all’uso eccessivo della forza contro i manifestanti. In agosto agenti della polizia hanno fatto uso di violenza anche per impedire la realizzazione di una manifestazione del partito pro-Union for Democracy and Social Progress che si sarebbe tenuta per denunciare la corruzione del governo e promuovere la buona governance.

Diritto alla salute

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità almeno 1680 persone sono morte a causa dell’epidemia di ebola, 5000 di morbillo e 260 per l’epidemia di colera. Il morbillo e il colera hanno infettato rispettivamente 310.000 e 12.000 persone. Gli sforzi prolungati delle autorità e della comunità internazionale per affrontare la situazione sono stati messi a dura prova dall’esiguità dei fondi, da difficoltà a livello di sicurezza e logistica, dai continui conflitti armati e dalla violenza di comunità.

Diritto all’istruzione

A settembre il governo ha introdotto l’istruzione primaria gratuita, un diritto contemplato dalla costituzione di cui avrebbero potuto beneficiare milioni di bambini. Tuttavia il processo è stato ostacolato da una pianificazione e da infrastrutture carenti, nonché da insufficienti stanziamenti per le scuole primarie. Le unioni di insegnanti hanno accusato il governo di implementare la nuova politica a spese delle loro vite e senza la loro cooperazione, dal momento che la frequentazione scolastica è aumentata in maniera considerevole. Gli scioperi degli insegnanti hanno portato alla chiusura di centinaia di scuole per diverse settimane dopo l’inizio dell’anno scolastico.

Detenzione

Le condizioni delle carceri sono rimaste spaventose. Almeno 120 carcerati sono morti per fame, per mancanza di accesso all’acqua pulita e a un’assistenza sanitaria adeguata. Fra questi, 45 persone sono morte nella sola prigione centrale di Bukavu, fra gennaio e ottobre. Mentre le prigioni erano pesantemente sovraffollate e scarsamente finanziate, pochi o nulli sono stati gli sforzi per migliorarne le condizioni. Oltre 300 detenuti sono fuggiti dalle carceri nelle provincie di Kongo-Central, Kasaï-Central, Ituri e Tshuapa.

Diritti delle popolazioni native

I nativi twa – cacciati dalle loro terre nel 1975 senza previo, libero e informato consenso quando fu istituito il Kahuzi Biega National Park, nella parte orientale della Rdc – hanno aperto un dialogo con le autorità del parco nazionale per risolvere la controversia. Tuttavia le reiterate promesse di fornire loro terre, impieghi e servizi pubblici alternativi e di liberare i twa incarcerati perché potessero fare ritorno nel territorio del parco non sono state mantenute e molti twa sono tornati nel parco come forma di protesta.

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