Venezuela: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

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Repubblica bolivariana del Venezuela

Capo di stato e di governo: Nicolás Maduro Moros

Il Venezuela ha continuato ad attraversare una crisi dei diritti umani senza precedenti.

Le forze di sicurezza si sono rese ancora responsabili di esecuzioni extragiudiziali, arresti arbitrari, uso eccessivo della forza e uccisioni illegali, nel quadro di una violenta repressione contro il dissenso.

La crisi politica e istituzionale si è accentuata nei primi mesi dell’anno, determinando un innalzamento della tensione tra l’esecutivo guidato da Nicolás Maduro e il parlamento presieduto da Juan Guaidó.

Le autorità hanno risposto alle crescenti proteste sociali con un’ampia gamma di violazioni dei diritti umani e intensificando la repressione.

Prigionieri di coscienza sono incorsi in procedimenti giudiziari.

Le libertà di riunione ed espressione sono rimaste costantemente minacciate.

Difensori dei diritti umani sono stati stigmatizzati e hanno incontrato crescenti ostacoli nello svolgimento del loro lavoro.

Coloro che erano sospettati di responsabilità penale per crimini di diritto internazionale, in alcuni casi equiparabili a crimini contro l’umanità, e violazioni dei diritti umani hanno potuto godere di una pressoché totale impunità, determinando una generale mancanza di fiducia nel sistema giudiziario.

Molti civili hanno affrontato procedimenti giudiziari celebrati da tribunali militari.

Le interferenze nell’operato della magistratura sono state la norma e l’isolamento del Venezuela dai forum regionali sui diritti umani ha lasciato pochi strumenti alle vittime di violazioni dei diritti umani per cercare di ottenere giustizia.

Le autorità si sono rifiutate di riconoscere la reale portata dell’emergenza umanitaria e il deterioramento delle condizioni di vita.

La popolazione ha affrontato gravi difficoltà nel reperire generi alimentari, farmaci e forniture mediche, oltre a interruzioni dell’erogazione di acqua ed energia elettrica.

A fine 2019, il numero complessivo di persone che avevano abbandonato il paese in cerca di protezione internazionale aveva raggiunto i 4,8 milioni.

La relazione scritta dell’Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani e il controllo da parte del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite sono state essenziali per la decisione di inviare una missione di ricerca con il compito di indagare su esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e su casi di tortura e altro trattamento crudele, disumano e degradante verificatisi dal 2014, nell’ottica di accertare le responsabilità dei perpetratori e di garantire giustizia alle vittime. La situazione dei diritti economici, sociali e culturali ha continuato a degradarsi drammaticamente e il 5 agosto il governo americano ha imposto sanzioni economiche contro enti governativi.

Esecuzioni extragiudiziali

Sono continuate le esecuzioni extragiudiziali compiute dalle forze di sicurezza, principalmente per mano della polizia nazionale bolivariana e delle sue forze d’azione speciale. Tra il 21 e il 25 gennaio, 11 giovani sono stati vittime di esecuzione extragiudiziale. Questo tipo di uccisioni seguivano uno schema costante. Coloro che venivano presi di mira erano tutti giovani maschi, critici nei confronti del governo o percepiti tali, che provenivano dai quartieri più poveri e la cui partecipazione alle proteste era ben nota. Le autorità hanno sostenuto che le morti erano avvenute durante gli scontri con la polizia e che le vittime stavano “opponendo resistenza all’autorità”. Tuttavia, dalle prove raccolte è emerso che le scene del crimine erano state alterate.

Poiché le esecuzioni extragiudiziali sono sembrate essere parte di un ampio e generale attacco contro la popolazione civile, potrebbero configurarsi come crimini contro l’umanità. I dati ufficiali pubblicati in un rapporto dell’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani (Office of High Commissioner for Human Rights – Ohchr) indicavano che nel periodo compreso tra gennaio e il 19 maggio c’erano state 1.569 uccisioni classificate come “resistenza all’autorità”; altre fonti riportavano cifre più alte. L’Ohchr ha dichiarato che molte di queste uccisioni potevano costituire esecuzioni extragiudiziali, ovvero un crimine di diritto internazionale.

Detenzione arbitraria

Sono proseguiti gli arresti arbitrari nel contesto della politica repressiva adottata dall’amministrazione di Nicolás Maduro.

Durante le proteste di gennaio, in cinque giorni sono state arrestate più di 900 persone, 770 delle quali in un solo giorno. Anche questi arresti potrebbero configurarsi come crimini contro l’umanità, poiché sono sembrati essere parte di un più ampio e generale attacco contro coloro che erano percepiti come dissidenti.

Le persone arrestate arbitrariamente sono state spesso sottoposte a tortura o altro maltrattamento e a violazioni delle procedure dovute. Sono stati frequentemente segnalati casi di sparizione forzata, in cui le autorità avevano confermato che le persone scomparse erano state arrestate, senza tuttavia che le famiglie o i loro avvocati siano mai stati in grado di stabilire che cosa fosse accaduto loro o dove si trovassero.

Tra le persone detenute arbitrariamente c’era Roberto Marrero, capo di gabinetto del presidente dell’assemblea nazionale, arrestato il 21 marzo, che a fine anno era ancora trattenuto dal servizio di intelligence nazionale bolivariano (Bolivarian National Intelligence Service – Sebin), a El Helicoide, a Caracas.

Il parlamentare Gilber Caro è stato arrestato arbitrariamente ancora una volta da agenti del Sebin il 26 aprile ed è rimasto trattenuto in incommunicado per quasi due mesi, prima di essere rilasciato il 17 giugno. Non sono state fornite motivazioni per la sua detenzione. Più avanti nell’anno, Caro è stato nuovamente arrestato con il giornalista Victor Ugas. I due sono stati portati in tribunale per presunte accuse di terrorismo, sebbene non ci fossero informazioni sulla loro sorte e sul luogo di detenzione, poiché gli agenti di polizia avevano negato diverse volte che fossero sotto la loro custodia. Il parlamentare Edgar Zambrano, già vicepresidente dell’assemblea nazionale, è stato arrestato da agenti del Sebin a maggio ed è rimasto trattenuto fino al suo rilascio a settembre.

Secondo l’Ngo Forum penale venezuelano, le persone arrestate fino a ottobre erano 2.182; 388 erano state incarcerate per motivi politici, di cui 18 donne e 370 uomini. I mandati giudiziari che disponevano il rilascio degli arrestati sono rimasti frequentemente inapplicati.

Tortura e altri maltrattamenti

Il 21 giugno, il capitano della marina in congedo Rafael Acosta Arévalo è stato arrestato dalla Direzione generale di controspionaggio militare (Dirección general de contrainteligencia militar – Dgcim), ma né la sua famiglia né i suoi avvocati hanno mai ricevuto informazioni ufficiali in merito alle sue condizioni o al luogo di detenzione. Otto giorni dopo la sua scomparsa è stato condotto davanti a un tribunale militare con evidenti segni di tortura ed è deceduto poche ore dopo in un ospedale militare. L’ufficio del procuratore generale ha aperto un’indagine e due ufficiali militari sono stati incriminati e giudicati colpevoli di omicidio colposo; non sono state formulate imputazioni in relazione al reato di tortura.

Secondo il rapporto dell’Ohchr, nella maggior parte dei casi i detenuti erano sottoposti a tecniche di tortura comprendenti tra l’altro scosse elettriche, soffocamento tramite buste di plastica, semiannegamento o violenza sessuale.

Uso eccessivo della forza

Le forze militari e di polizia hanno continuato a ricorrere a un uso eccessivo della forza contro i manifestanti, in alcuni casi intenzionalmente letale. A gennaio, almeno 24 persone sono morte nel contesto di episodi violenti collegati alle proteste. Almeno 21 sono morte per mano di agenti di pubblica sicurezza e civili armati che avevano agito con la loro acquiescenza. Poiché queste uccisioni avvenivano secondo schemi divenuti ormai ricorrenti e sistematici, potrebbero configurarsi come crimini contro l’umanità.

Secondo il rapporto dell’Ohchr, 66 persone sono morte in seguito all’uso eccessivo della forza da parte di agenti di polizia e militari durante le manifestazioni che si sono tenute tra gennaio e maggio. Sono stati segnalati frequenti casi di irruzioni illegali e arresti arbitrari di manifestanti da parte delle forze di sicurezza.

Impunità

Secondo il rapporto dell’Ohchr, l’ufficio del procuratore generale ha puntualmente omesso di indagare sulle violazioni dei diritti umani e di perseguire coloro che erano sospettati di responsabilità penale; il difensore civico da parte sua non ha provveduto a denunciare queste violazioni. Le autorità hanno spesso scoraggiato le vittime dallo sporgere denuncia, mentre i poliziotti alteravano regolarmente la scena del crimine nei casi di esecuzioni extragiudiziali, al fine di assicurarsi l’impunità per le loro azioni.

Indipendenza della magistratura

Le autorità hanno continuato a interferire nelle decisioni della magistratura. Il ricorso improprio al sistema giudiziario per criminalizzare coloro che erano percepiti come critici nei confronti del governo è stato la norma. I vertici istituzionali hanno regolarmente stigmatizzato i difensori dei diritti umani e gli attivisti. La crisi istituzionale e la mancanza di fiducia nella magistratura è stata aggravata da analoghe accuse, poco credibili, lanciate nei confronti della Corte suprema e dell’assemblea nazionale. I tribunali militari hanno indagato e giudicato civili per reati previsti dal codice penale militare, come nel caso del leader sindacale Rubén González.

Vaglio internazionale

Il Venezuela ha continuato a negare alla Commissione interamericana dei diritti umani il permesso di visitare il paese e si è rifiutata di attenersi alle decisioni della Corte interamericana dei diritti umani e ai suoi obblighi secondo il sistema interamericano. Tuttavia, la Commissione interamericana dei diritti umani ha emanato 23 misure precauzionali e ha continuato a monitorare la situazione, attraverso la creazione di un Meccanismo speciale di monitoraggio per il Venezuela (Mecanismo especial de seguimiento para Venezuela – Meseve). Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha incaricato l’Ohchr di documentare la situazione dei diritti umani in Venezuela. Il governo di Maduro ha invitato la Commissaria a visitare il paese.

Il rapporto dell’Ohchr ha descritto una situazione dei diritti umani molto allarmante, attirando le critiche delle autorità, che hanno accusato l’Ohchr di essere fazioso.

A settembre, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato due risoluzioni sul Venezuela. La prima ha rinnovato il mandato dell’Ohchr di indagare sulle violazioni dei diritti umani e chiesto il suo presidio permanente in Venezuela, ottenendo a fine anno la presenza sul campo di due funzionari. La seconda ha istituito una missione di ricerca internazionale con l’incarico di indagare su esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e su casi di tortura e altro trattamento crudele, disumano e degradante, avvenuti a partire dal 2014, nell’ottica di accertare le responsabilità dei perpetratori e di garantire giustizia alle vittime.

Prigionieri di coscienza

Durante l’anno, almeno sei prigionieri di coscienza continuavano a essere detenuti o ad affrontare restrizioni di alcuni loro diritti. Il giornalista e difensore dei diritti digitali Luis Carlos Díaz è stato rilasciato il 12 marzo, dopo essere stato trattenuto arbitrariamente per 30 ore dal Sebin. Era stato trasferito in un centro di detenzione clandestino per otto ore e poi accompagnato a casa per farlo assistere a una perquisizione da parte degli agenti del Sebin, quindi interrogato e maltrattato. Anche sua moglie è stata minacciata dalle autorità. A fine anno, Luis Carlos Díaz era stato formalmente accusato e rimaneva sottoposto a una serie di restrizioni, tra cui il divieto di viaggiare, l’obbligo di firma ogni otto giorni presso il tribunale locale e il divieto di rilasciare dichiarazioni pubbliche. Leopoldo López è stato liberato dagli arresti domiciliari, dove era stato piantonato da agenti del Sebin durante una rivolta ad aprile. Ha continuato a subire gravi restrizioni alla libertà di movimento, da quando risiede come “ospite” presso l’ambasciata spagnola a Caracas, mentre la sua famiglia ha abbandonato il paese.

Il caso giudiziario di Geraldine Chacón, Gregory Hinds e Rosmit Mantilla era ancora aperto. È rimasto in vigore il provvedimento che vietava a Villca Fernández di tornare in Venezuela. A fine anno, durante una diretta televisiva, Maduro ha descritto Fernández come un terrorista e ha chiesto al governo peruviano, dove al momento l’uomo viveva, di arrestarlo.

Libertà di riunione

Le agenzie di sicurezza hanno fatto regolarmente ricorso a un uso eccessivo della forza per reprimere proteste pacifiche. L’Ngo Osservatorio venezuelano di conflittualità sociale (Observatorio venezolano de conflictividad social) ha registrato quest’anno 16.739 proteste, la maggior parte delle quali riguardavano i diritti economici, sociali, culturali e ambientali, specialmente in materia di contrattazione, generi alimentari, salute, acqua e altri servizi pubblici.

Gruppi armati sono comunemente intervenuti per disperdere i raduni e sono ricorsi alla violenza contro manifestanti pacifici.

Libertà d’espressione

Diversi organi d’informazione critici nei confronti del governo sono stati bersaglio di censure e attacchi informatici, così come è accaduto ad alcuni siti web di organizzazioni per i diritti umani.

Ngo hanno documentato che alcuni notiziari online come El Pitazo ed Efecto Cocuyo sono stati oscurati 975 volte nel solo periodo tra gennaio e novembre. L’organizzazione locale per i diritti umani Espacio Publico ha registrato, tra gennaio e novembre, 1.017 casi di violazioni del diritto alla libertà d’espressione. Il sindacato nazionale dei lavoratori della stampa (Sindicato nacional de trabajadores de la prensa la Commissaria – Sntp) ha registrato, nel periodo tra gennaio e giugno 244 attacchi alla libertà di stampa, tra cui forme di censura, vessazioni, aggressioni fisiche contro lavoratori, arresti arbitrari e furti di attrezzature.

Fino ad agosto, 193 persone sono state arrestate per avere pubblicato sui social network o a mezzo stampa opinioni o denunce. Tra queste c’era Pedro Jaimes, arbitrariamente arrestato da agenti del Sebin per avere postato sul suo account Twitter informazioni di dominio pubblico riguardanti la rotta dell’aereo presidenziale. Dopo un anno e cinque mesi in detenzione è stato alla fine rilasciato il 17 ottobre e rinviato a giudizio.

Difensori dei diritti umani

Funzionari di governo hanno continuato a criminalizzare, minacciare e attaccare le organizzazioni per i diritti umani che collaboravano con i meccanismi internazionali di protezione, in particolare attraverso i canali radiotelevisivi statali.

A gennaio, Laura Gallo, presidente del comitato per i prigionieri politici del partito d’opposizione Volontà popolare e madre del difensore dei diritti umani Gabriel Gallo, coordinatore del Forum penale di Yaracuy, è stata sottoposta a un breve periodo di fermo e rilasciata in libertà vigilata. Il portale governativo Mision Verdad ha continuato a stigmatizzare il difensore dei diritti umani Marco Antonio Ponce, al quale la Commissione interamericana dei diritti umani aveva assegnato misure di protezione a partire dal 2015.

Alcune organizzazioni sono state prese di mira sul sito web del programma televisivo Con El Mazo Dando, condotto da Diosdado Cabello, presidente dell’assemblea costituente nazionale; questo spazio è stato regolarmente utilizzato per attaccare i dissidenti e criminalizzare e stigmatizzare difensori dei diritti umani e attivisti. Il leader sindacale Rubén González è stato condannato da un tribunale militare a cinque anni e sette mesi di carcere, per accuse relative a uno sciopero tenutosi nel 2009. Era stato arrestato arbitrariamente a novembre 2018 per le sue posizioni critiche nei confronti del governo di Nicolás Maduro.

A settembre, organizzazioni per i diritti umani e umanitarie hanno denunciato nuovi ostacoli al riconoscimento di un regolare status giuridico necessario per operare liberamente. Il ministero del Potere popolare per le relazioni interne, la giustizia e la pace aveva emanato all’ultimo momento istruzioni finalizzate a impedirne la registrazione. L’eccesso di zelo dimostrato nell’applicazione delle sanzioni imposte dal governo americano alle entità governative venezuelane ha avuto ripercussioni sulla capacità delle Ngo di utilizzare liberamente i loro fondi, rendendo ancora più complicato il lavoro di difesa dei diritti umani nel paese.

Migranti e rifugiati

A ottobre, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati ha stimato che negli ultimi anni il numero dei venezuelani che avevano abbandonato il paese era salito a 4,8 milioni, pari a più del 14 per cento della popolazione totale. Circa tre milioni erano fuggiti in altri paesi dell’area latinoamericana e caraibica, principalmente in Colombia (1,4 milioni), Perù (860.000), Cile (371.000), Ecuador (330.000) e Argentina (145.000).

Tuttavia, queste cifre sarebbero sottostimate, in quanto la maggior parte dei dati ufficiali non comprendeva coloro che vivevano all’estero senza essere regolarmente registrati. Erano almeno 606.000 i venezuelani che avevano presentato formale richiesta d’asilo, soprattutto in Perù, Brasile e Usa. Alcuni stati latinoamericani si sono dotati di strumenti legislativi per regolarizzare lo status delle persone in cerca di protezione. In pratica, tuttavia, questi meccanismi si sono rivelati inadeguati, creando piuttosto ostacoli alla migrazione legale. Molti stati non disponevano di un concreto sistema di valutazione delle domande d’asilo e alcuni di questi, come Cile e Perù, hanno di fatto bloccato l’accesso alle procedure d’asilo per i venezuelani, in violazione del diritto delle persone di chiedere protezione internazionale.

Emergenza umanitaria

È persistita una situazione di emergenza umanitaria, mentre le misure economiche adottate dalle autorità si sono dimostrate inefficaci.

Il governo ha continuato a rifiutarsi di riconoscere la gravità della crisi e di accettare gli aiuti delle agenzie umanitarie.

È aumentato il flusso delle persone costrette a raggiungere i paesi limitrofi in cerca di beni e servizi essenziali.

Ad agosto, gli Usa hanno imposto una serie di sanzioni alle entità governative venezuelane. L’eccesso di zelo con cui queste sono state applicate, negli Usa ma non solo, ha reso difficile reperire varie tipologie di merci in Venezuela, aggravando la già scarsa disponibilità di beni e servizi essenziali. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, in Venezuela sette milioni di persone necessitavano di aiuti umanitari.

Diritto alla salute

La grave carenza di farmaci e di servizi sanitari essenziali, così come l’esodo del personale sanitario, hanno avuto gravi ripercussioni sulla possibilità di accedere ad adeguati standard d’assistenza medica. Le sempre più frequenti e prolungate interruzioni nell’erogazione dell’energia elettrica hanno causato danni irreparabili a servizi e infrastrutture.

Le Ngo hanno continuato a documentare il riemergere di patologie ritenute ormai sotto controllo o completamente sradicate, come il morbillo e la difterite. Il National Hospital Survey ha rilevato che, tra novembre 2018 e febbraio 2019, 1.557 persone erano decedute per mancanza di forniture ospedaliere.

Le persone sieropositive all’Hiv hanno continuato a denunciare i rischi da loro affrontati a causa della scarsa e intermittente fornitura di farmaci antiretrovirali. Secondo i dati forniti dalle Ngo, questa situazione ha colpito il 70 per cento delle oltre 300.000 persone in trattamento per l’Hiv.

È impossibile determinare la reale portata delle difficoltà di accesso all’assistenza medica, in quanto le autorità continuavano a non fornire dati aggiornati relativi alla situazione sanitaria. Per esempio, gli ultimi bollettini epidemiologici pubblicati dalle autorità risalivano al 2017.

Diritti sessuali e riproduttivi

L’accesso a tutti i metodi contraccettivi era estremamente limitato e, in alcune città, del tutto inesistente. Secondo l’Ohchr, le gravidanze tra le adolescenti erano aumentate del 65 per cento dal 2015, con conseguenti effetti sul diritto delle ragazze all’istruzione.

La mortalità materna è rimasta motivo di preoccupazione e sono stati segnalati decessi causati da aborti non sicuri. La mancanza di personale qualificato, la carenza di forniture mediche e la precaria situazione degli ospedali hanno costretto molte donne ad abbandonare il paese per partorire.

Diritto al cibo

L’iperinflazione e le politiche economiche e sociali hanno ridotto la produzione agroalimentare e minato i sistemi distributivi.

Secondo i dati della Fao, 6,8 milioni di venezuelani erano denutriti. La drastica diminuzione del potere d’acquisto ha avuto conseguenze drammatiche sull’accesso al cibo.

La Caritas ha documentato elevati livelli di malnutrizione tra i bambini e le donne in stato di gravidanza. Organizzazioni locali hanno denunciato violazioni del diritto al cibo, in quanto il principale programma di assistenza alimentare non copriva i bisogni nutrizionali della popolazione; la qualità degli alimenti e la periodicità della loro distribuzione erano i principali motivi di preoccupazione. Inoltre, le autorità non permettevano di accedere alle informazioni riguardanti il contenuto calorico e la qualità del programma.

Diritto all’acqua

Il limitato accesso all’acqua potabile e ai servizi igienicosanitari ha continuato a colpire una significativa percentuale della popolazione. Secondo i dati forniti dalle Ngo locali, in media la popolazione aveva accesso all’acqua potabile soltanto per 48 ore alla settimana, questo in particolare nelle aree più povere.

Anche il degrado della rete elettrica ha avuto conseguenze sull’accesso all’acqua da parte della popolazione durante i periodi di interruzione dell’erogazione dell’energia, colpendo non soltanto singoli individui ma anche alcuni servizi pubblici, come l’assistenza medica e gli obitori.

Condizioni carcerarie

La situazione nei penitenziari del paese è rimasta drammatica e sono persistite segnalazioni di inadeguate condizioni all’interno dei centri di detenzione della polizia. L’Osservatorio venezuelano delle carceri ha documentato 59 decessi in carcere tra gennaio e giugno. Il sovraffollamento e la mancanza di cure mediche erano le cause principali della diffusione di patologie nelle carceri.

Diritti dei popoli nativi

I diritti dei popoli nativi non sono stati rispettati o garantiti. Il 23 febbraio, nella città di Santa Elena, al confine tra Venezuela e Brasile, la guardia nazionale bolivariana è ricorsa all’uso eccessivo della forza contro i nativi che si erano avvicinati al confine per ricevere aiuti umanitari. L’Ohchr ha confermato che nell’episodio erano morte sette persone e altre 26 erano rimaste ferite, dopo che i militari avevano aperto il fuoco. In assenza di forniture mediche, i feriti erano stati trasportati in un ospedale brasiliano. A fine anno non era stata ancora aperta un’indagine indipendente e imparziale sull’episodio. Secondo le testimonianze raccolte, circa 900 membri della comunità nativa pemon sono stati costretti ad andarsene in Brasile, per sfuggire alle violenze. La presenza di personale militare, di bande criminali organizzate e di gruppi armati ha provocato situazioni di violenza e insicurezza nei territori nativi in varie parti del paese. Sono proseguite le segnalazioni di siti minerari illegali. Le comunità native hanno continuato a condannare l’impatto dell’estrazione mineraria sulla vita delle loro comunità e sull’ambiente.

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