Bielorussia: le violazioni dei diritti umani accertate nel Rapporto Amnesty

Ultime notizie sul paese

 

Repubblica di Bielorussia

Capo di Stato: Alyaksandr Lukashenka

Capo di governo: Syarhei Rumas

La Bielorussia è l’unico stato tra i paesi europei e dell’ex Unione Sovietica in cui è rimasta in vigore la pena di morte, con tre sentenze pronunciate e almeno tre esecuzioni. Gli emendamenti legislativi riguardanti la libertà di espressione e di riunione pacifica hanno ulteriormente limitato, in particolare, l’attività online, dei media e il diritto di protesta. Sono emerse prove credibili riguardanti casi di centinaia di bambini e giovani costretti a scontare lunghe pene detentive per reati minori e non violenti legati alla droga. Gruppi vulnerabili come i rom e le persone Lgtbi restano a rischio di discriminazione, nonostante la decisione di non espellere cittadini stranieri potenzialmente a rischio tortura o maltrattamento nel proprio paese d’origine.

CONTESTO

La crescita economica è stata lenta. La Bielorussia è rimasta ampiamente dipendente dalla Russia sul piano economico, ci sono state tensioni riguardanti il prezzo delle materie prime importate e resistenza da parte della Bielorussia a un’ulteriore integrazione che potrebbe minacciare la sua sovranità. A giugno Minks ha ospitato i Giochi europei 2019. Le elezioni parlamentari di novembre hanno registrato una bassa affluenza e con il risultato di avere un parlamento totalmente leale al presidente. Il voto è stato ampiamente criticato dagli osservatori indipendenti locali e internazionali per non aver rispettato gli standard democratici. Numerosi candidati considerati oppositori al regime sono stati esclusi sulla base di motivazioni tecniche discutibili e le accuse di brogli elettorali sono state ignorate.

PENA DI MORTE

Almeno tre uomini sono stati messi segretamente a morte. L’avvocata di Alyaksandr Zhylnikau ha fatto visita al suo assistito in carcere il 13 giugno e le è stato riferito che il suo cliente aveva “scontato la propria pena”. Alla fine dell’anno la famiglia non aveva ancora ricevuto informazioni ufficiali riguardo la sua esecuzione. Non si hanno notizie riguardanti il coimputato, Viachaslau Sukharko, ma si pensa che sia stato ucciso anche lui. Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva richiesto la sospensione dell’esecuzione per Alyaksandr Zhylnikau nell’attesa che il suo caso venisse esaminato. Dal 2010 la Bielorussia ha ignorato altre 13 richieste simili avanzate da questo comitato e ha messo a morte detenuti i cui casi erano in fase di valutazione. L’esecuzione di Alyaksandr Asipovich è avvenuta il 17 dicembre, era stato condannato alla pena di morte il 9 gennaio.

Altri due uomini sono stati condannati a morte per aver commesso omicidi in casi separati, Viktar Paulau e Viktar Serhil.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

La libertà di espressione ha continuato a essere ampiamente limitata sul piano legislativo e pratico. Critici del governo e altre voci in disaccordo sono state vittime di attacchi e di altre rappresaglie da parte delle autorità, anche in procedimenti amministrativi e penali.

Le modifiche alla legge sui mass media entrate in vigore a dicembre 2018 hanno incrementato in maniera considerevole il controllo dello stato sui media online. La legge obbliga questi ultimi, registrati o non registrati, a tenere traccia dei nomi delle persone che commentano e a condividere le informazioni con le autorità, su richiesta. In base a questa legge, inoltre, i proprietari degli organi di stampa online registrati sono ritenuti responsabili del contenuto dei commenti.

Nonostante gli attacchi nei confronti dei giornalisti si siano placati nel periodo dei Giochi europei di Minsk, a giugno, le autorità hanno continuato a sanzionare con pesanti multe i giornalisti che collaboravano con la stampa internazionale. L’articolo 22.9 del Codice dei reati amministrativi (“creazione e diffusione illecita di contenuti per i mass media”) è stato utilizzato per penalizzare i giornalisti che fornivano contenuti alla stampa estera, a meno che quest’ultima non fosse accreditata presso il ministero degli Affari esteri.

Il sito di informazione indipendente Charter’97 è rimasto bloccato, dopo che le autorità, a gennaio 2018, avevano deciso di limitarvi l’accesso.

Gli attacchi nei confronti dell’anarchico ed ex prigioniero di coscienza Dzmitry Paliyenka sono andati avanti. È stato arrestato e tenuto in custodia cautelare da marzo a ottobre con quattro accuse nei suoi confronti. Tre erano evidentemente infondate e sono cadute durante il processo, ma è stato condannato su basi tutt’altro che solide e ha ricevuto una pena non detentiva per vandalismo, contro cui si è appellato alla fine dell’anno.

LIBERTÀ DI RIUNIONE

Il diritto di riunione pacifica ha continuato a essere estremamente limitato a livello legislativo e pratico e coloro che hanno tentato di esercitarlo sono stati arrestati dalla polizia (che spesso ha fatto un ricorso eccessivo alla forza), sono stati pesantemente multati o arbitrariamente detenuti.

Le modifiche alla legge sugli eventi di massa entrate in vigore a gennaio hanno stabilito nuove procedure e sanzioni per gli organizzatori di eventi pubblici, che sono stati obbligati a pagare per i costi della polizia, del personale medico e dei servizi di pulizia e sgombero. Non solo tutti i raduni devono essere precedentemente comunicati ed essere esplicitamente autorizzati dalle autorità, ma tale comunicazione è stata estesa anche ad alcune aree approvate preventivamente (solitamente in località remote). L’approvazione di raduni in altre aree è stata spesso rifiutata o è arrivata in ritardo.

L’articolo 23-24 del codice dei reati amministrativi (“violazione delle regole sull’organizzazione e lo svolgimento degli eventi di massa”) è stato utilizzato per far sì che le persone non esercitassero il proprio diritto di riunione pacifica.

Le celebrazioni non ufficiali della Giornata della libertà sono state limitate. Il 24 marzo gli organizzatori e alcuni manifestanti pacifici sono stati trattenuti nel corso di un evento presso il Kievsky Park di Minsk, precedentemente autorizzato e a cui partecipavano oltre 1000 persone. Il 25 marzo ai rappresentanti dei media indipendenti e della società civile è stato impedito di tenere una commemorazione pacifica presso la Kastryčnickaja Square di Minsk con la massiccia presenza della polizia. Almeno 15 persone sono state trattenute in veicoli della polizia non segnalati. Tutte le persone fermate nel corso delle due giornate sono state in seguito rilasciate senza accuse.

Nonostante gli appelli del Relatore speciale delle Nazioni Unite per il rispetto delle libertà fondamentali prima delle elezioni parlamentari di novembre, decine di persone, tra cui anche alcuni candidati, sono state condannate o accusate di crimini amministrativi in base all’articolo 24.23, a causa della loro partecipazione pacifica a una protesta non autorizzata durante la campagna per le elezioni parlamentari e per proteste contro una possibile ulteriore integrazione con la Russia a dicembre. I manifestanti sono stati multati e/o condannati a scontare una detenzione amministrativa tra i cinque e i quarantacinque giorni. Le ripetute richieste da parte degli avvocati di avere contatti con alcuni dei detenuti sono state arbitrariamente negate.

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE

Gli ostacoli alla registrazione ufficiale di Ong indipendenti sono rimasti in vigore, con casi di richieste di registrazione rifiutate per motivi arbitrari.

L’abrogato articolo 193.1 del codice penale, che criminalizzava la partecipazione ad attività di organizzazioni non registrate, è stato sostituito dall’articolo 23.88 del codice dei reati amministrativi che dà alla polizia l’autorità di multare i “criminali” per una cifra che può raggiungere i 1275 rubli bielorussi (615 dollari statunitensi), senza controllo giurisdizionale.

SISTEMA GIUDIZIARIO, GIUSTIZIA MINORILE E GIUSTO PROCESSO

Sono emerse prove attendibili su centinaia di bambini e giovani che avrebbero scontato lunghe pene detentive per crimini minori non violenti legati alla droga. Tra questi, decine e forse centinaia avrebbero scontato la pena per i reati precedentemente citati, commessi quando erano ancora bambini. Molti non hanno ricevuto un giusto processo, tra questi minori fino ai 16 anni condannati a pene fino a 11 anni di reclusione in base all’articolo 328 del codice penale, relativo al traffico illecito di sostanze stupefacenti in qualità di membri di “gruppi” criminali, i cui altri membri spesso non sono mai stati identificati. Cinque Procedure speciali delle Nazioni Unite, tra cui il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria e il Relatore Speciale sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, hanno espresso la propria preoccupazione alle autorità, a ottobre, riguardo alla situazione di minori arrestati e detenuti per reati legati a sostanze stupefacenti.

Sono stati citati casi, risalenti al passato, di eccessivo utilizzo della forza e altre violazioni dei diritti umani da parte di funzionari preposti all’applicazione della legge, tra le quali detenzioni in incommunicado per diverse ore, maltrattamento di minori arrestati per crimini di droga e la creazione ad arte di prove. Ad agosto un ex comandante della polizia di Mahilyou è stato condannato a dieci anni di prigione per aver incastrato dei presunti trafficanti di droga. Il suo processo è stato chiuso e le accuse sono rimaste secretate, privando le presunte vittime dei suoi crimini della possibilità di fare ricorso.

Molte le denunce di difficili condizioni di detenzione e di trattamenti discriminatori nei confronti dei minori condannati per reati di droga in prigione.

DISCRIMINAZIONE

Diverse minoranze vulnerabili hanno continuato a subire discriminazioni e a essere vittime di tutele inadeguate di fronte alla legge, condizione che ha portato a un clima di paura e autocensura.

La comunità rom è rimasta ai margini della società, in particolare nei settori dell’occupazione e dell’istruzione. A maggio, sulle tracce di un sospettato per l’omicidio di un funzionario di polizia stradale, le autorità hanno fatto irruzione in diverse comunità rom facendo uso eccessivo della forza per trattenere decine di persone, tra cui anche dei bambini. Secondo difensori dei diritti umani locali, più di cinquanta uomini sono stati arbitrariamente trattenuti per tre giorni e poi rilasciati senza accuse. In seguito, la causa della morte del funzionario di polizia è stata attribuita al suicidio. Nonostante le scuse ufficiali alle comunità rom, le autorità non hanno avviato procedimenti contro quei funzionari che avevano fatto uso eccessivo della forza.

LGBTI

Lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) hanno continuato a subire attacchi, stigmatizzazione e retorica discriminatoria da parte dei funzionari di stato.

A maggio il ministero degli Interni ha pubblicato sul proprio sito un articolo in cui si faceva riferimento all’“impatto devastante della visione e delle idee della comunità Lgbt” e dichiarava che “nonostante la scienza non abbia stabilito una diretta correlazione tra pedofilia e relazioni tra persone dello stesso sesso, i numeri parlano da soli”.

A seguito degli attacchi fisici e verbali subiti dal regista Mikhail Kuprich ad agosto da parte di un uomo che lo credeva gay, il 24 dicembre un tribunale di Minsk ha dichiarato l’aggressore colpevole di “vandalismo calunnioso” in base all’articolo 339.2 e lo ha condannato a 18 mesi di “libertà limitata” (simile alla libertà condizionale non detentiva) e a pagare un risarcimento a Mikhail Kuprich. Tuttavia, la richiesta avanzata dall’avvocato di quest’ultimo di modificare l’accusa iniziale di vandalismo affinché includesse i motivi di odio è stata rifiutata.

DIRITTI DEI MIGRANTI E DEI RICHIEDENTI ASILO

La Bielorussia ha continuato a rimpatriare forzatamente cittadini stranieri, inclusi richiedenti asilo, verso paesi in cui erano a rischio di violazioni dei diritti umani, tra cui tortura e altri maltrattamenti, violando così il principio di non respingimento.

A maggio l’attivista d’opposizione e giornalista proveniente dall’Inguscezia Ismail Nalgiev è stato arrestato all’aeroporto di Minsk. È stato rimpatriato forzatamente in Russia il 10 maggio nonostante i timori che fosse a rischio di persecuzioni legate a motivi politici, tortura, altri maltrattamenti e processo non equo. In Russia è stato trattenuto per motivi politici e accusato di “uso della forza nei confronti di un funzionario” nel contesto delle proteste del 26 e 27 marzo in Inguscezia.

Una nota positiva: il 17 giugno Merhdad Jamshidian, cittadino iraniano, ha ricevuto lo status di residente per un anno per “motivi umanitari”. A settembre lo status è stato prolungato a 5 anni. Mehrdad Jamshidian, residente in Bielorussia dal 1993, sposato con una cittadina bielorussa con cui ha tre figli, ha trascorso 11 mesi in detenzione provvisoria a seguito della richiesta di deportazione da parte dell’Iran, dove sarebbe a rischio di torture, maltrattamenti e pena di morte.

Continua a leggere