Emirati Arabi Uniti: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

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EMIRATI ARABI UNITI

Capo di stato: sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan

Capo di governo: sceicco Mohammed bin Rashed Al Maktoum

Le autorità e, in particolare, l’Agenzia per la sicurezza nazionale (State Security Agency, Ssa), si sono rese responsabili di arresti arbitrari, episodi di tortura e sparizione forzata che hanno coinvolto anche cittadini stranieri. Sono state imposte restrizioni alla libertà di espressione mediante l’arresto di coloro che esprimevano opinioni critiche verso le politiche o i funzionari dello stato, i quali sono stati sottoposti a condizioni spaventose. Sono state quasi 200 le candidate donne che hanno partecipato alle elezioni del Consiglio nazionale federale (Federal National Council – Fnc) che si sono celebrate lo scorso ottobre, quasi il doppio rispetto alle precedenti elezioni. Questo dato segnala un passo in avanti per i diritti delle donne, che tuttavia continuano a essere discriminate nella legge e nella prassi. Sul fronte dei diritti dei migranti, è stato eliminato il criterio del titolo professionale per la sponsorizzazione e questo ha consentito a un numero crescente di lavoratori migranti di proporsi come sponsor per portare i propri familiari a vivere negli Emirati Arabi Uniti (United Arab Emirates, Uae). Tuttavia, i lavoratori migranti sono rimasti vincolati al datore di lavoro in virtù del sistema dello sponsor (kafala), che li ha esposti a forme di sfruttamento e abuso sul posto di lavoro. Le autorità hanno continuato a negare la cittadinanza a migliaia di stranieri nati nel paese. Benché non si riportino esecuzioni, i tribunali hanno continuato a emettere condanne a morte.

Contesto

Gli Emirati Arabi Uniti hanno continuato a guidare la coalizione internazionale impegnata nel conflitto armato nello Yemen, che si è resa protagonista di crimini di guerra e altre gravi violazioni del diritto internazionale. Inoltre gli Uae hanno fornito illecitamente armi e attrezzatura militare alle milizie schierate nello Yemen (cfr. Yemen).

Gli Uae hanno riconosciuto l’auto-proclamato esercito nazionale di liberazione libico (Libyan National Army, Lna), che si è macchiato di gravi violazioni del diritto internazionale in Libia. Gli Uae hanno rifornito armi e diretto operazioni con i droni per conto dell’Lna, in violazione dell’embargo sulle armi in Libia (cfr. Libia).

Gli Uae continuano a far parte della coalizione che ha imposto sanzioni politiche ed economiche nei confronti del Qatar, insieme a Bahrein, Egitto e Arabia Saudita.

Arresti e detenzione arbitraria

Amnesty International ha documentato numerosi casi di violazione dei diritti dei detenuti. Nella maggior parte dei casi, che hanno visto il coinvolgimento dell’Ssa, le persone coinvolte sono state arrestate in assenza di garanzie, tenute in isolamento per settimane o mesi, sottoposte a tortura o maltrattamenti, oppure, in alcuni casi, in condizioni degradanti.

Alia Abdelnoor Mohamed Abdelnoor, malata di tumore in fase terminale, è morta nel maggio scorso, incatenata a un letto d’ospedale di al-Ain. In seguito al suo arresto da parte dell’Ssa nel 2015, è stata tenuta prima in isolamento per poi scomparire per tre mesi. Al momento della morte, stava scontando una condanna a 10 anni di reclusione sulla base di accuse di terrorismo vaghe e non circostanziate, costituite da “confessioni” forzate.

Tra le persone private arbitrariamente della libertà e sottoposte a maltrattamenti ci sono anche cittadini stranieri. Il 15 maggio tre cittadini libanesi sono stati giudicati colpevoli sulla base di accuse di natura terroristica, dopo essere stati arrestati dall’Ssa, tenuti a lungo in isolamento e sottoposti a processi iniqui. Uno di loro è stato condannato all’ergastolo, mentre gli altri due a dieci anni di carcere. Il pubblico ministero li aveva accusati di far parte del gruppo politico armato Hezbollah. Uno degli imputati, Abdel Rahman Chouman, ha dichiarato durante il processo di essere stato torturato e costretto a “confessare”.

Il cittadino libanese Ahmad Ali Mekkaoui è stato arrestato e trattenuto in isolamento ad aprile, alla luce delle nuove accuse nei suoi confronti di “compromettere la reputazione degli Uae”, dopo che sua sorella e il suo avvocato libanese avevano parlato del suo caso in occasione di un’intervista televisiva. Ahmad Ali Mekkaoui sta scontando una condanna a 15 anni di carcere, dopo essere stato arrestato nel 2014 dall’Ssa ed essere stato accusato di terrorismo nel 2016. Nel corso del processo, ha dichiarato di aver subito torture ed essere stato violentato con un bastone metallico. Nel 2017 il gruppo indipendente di esperti sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite (Working Group on Arbitrary Detention) ha concluso che la sua detenzione è arbitraria.

Permangono dubbi sulla libertà di movimento e l’incolumità di Latifa bint Mohammed bin Rashid Al Maktoum, figlia di Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai.

Fu arrestata in mare nel 2018 dalle forze di sicurezza indiane ed emiratine e riportata con la forza negli Uae; da allora è stata ritratta una sola volta in una foto ufficiale.

Libertà d’espressione

Le autorità hanno continuato ad arrestare e processare arbitrariamente i dissidenti pacifici, soffocando efficacemente l’espressione di opinioni critiche verso le politiche o i funzionari dello stato. Sono decine e decine i prigionieri di coscienza che continuano a languire in carcere in condizioni terribili.

Ahmed Mansoor, prigioniero di coscienza e attivista per i diritti umani, è attualmente in carcere dopo essere stato condannato nel 2018 a dieci anni di reclusione per i commenti pubblicati sui social network. A marzo ha fatto uno sciopero della fame per 4 settimane per protestare contro le condizioni carcerarie e la sua sentenza di condanna, quindi a settembre ha scioperato per altri 44 giorni dopo essere stato picchiato in risposta alla sua protesta, secondo il Centro per i diritti umani del Golfo (Gulf Centre for Human Rights) che ha riportato una fonte locale.

Continuano a rimanere in carcere il dottor Nasser Bin Ghaith, prigioniero di coscienza, e Mohammed alRoken, avvocato per i diritti umani.

È stato scarcerato Osama al-Najjar, dopo oltre due anni dall’estinzione dei termini della sua condanna. Nel 2017 il pubblico ministero aveva chiesto un’estensione della pena, affermando che continuava a rappresentare una minaccia. Osama al-Najjar è stato arrestato per i suoi tweet all’indirizzo del ministro degli Interni in cui esprimeva la sua preoccupazione per il trattamento subito da suo padre in carcere.

Un’inchiesta a cura della Reuters ha fatto luce sul coinvolgimento delle autorità degli Uae nel cosiddetto “Project Raven”, nell’ambito del quale ex agenti dei servizi di intelligence americani avrebbero aiutato le autorità degli Uae a sorvegliare alcune persone, inclusi attivisti per i diritti umani, in tutto il mondo, senza alcun controllo da parte delle autorità giudiziarie.

Diritti delle donne

Sono state quasi 200 le candidate donne che hanno partecipato alle elezioni del Consiglio nazionale federale (Fnc) che si sono svolte a ottobre, quasi il doppio rispetto alle precedenti elezioni. Questo dato segna un passo in avanti sul fronte dei diritti per le donne, favorito dal decreto del presidente Al Nahyan che auspicava un’equa ripartizione di genere del consiglio nazionale. Alla fine le donne elette sono state sette che insieme ad altre 13 nominate direttamente vanno a coprire la metà dei seggi dell’Fnc.

A dispetto di questo segnale positivo, le donne continuano a essere discriminate nella legge e nella prassi. La legge sullo stato civile promulgata nel 2005 stabilisce, ad esempio, che “i diritti del marito sulla moglie” comprendono anche “la cortese obbedienza nei confronti dell’uomo” da parte della donna (articolo 56), subordinando il diritto di lavorare e uscire di casa di una donna sposata a una serie di condizioni (articolo 72). L’articolo 356 del codice penale stabilisce che la “degradazione consenziente dell’onore” è punibile con uno o più anni di reclusione. In base a questa legge, un ospedale svedese nell’emirato di Ajman è stato costretto a denunciare alla polizia l’accettazione di donne incinte non sposate. In alcuni casi queste denunce hanno portato ad azioni penali e all’espulsione delle donne interessate.

Il governo non ha garantito un’adeguata protezione alle vittime di violenza domestica e sessuale. Secondo l’articolo 53 del codice penale, “l’imposizione della disciplina da parte di un uomo nei confronti della moglie” è “considerata l’esercizio dei suoi diritti”, espressione che può essere letta come un avallo ufficiale di episodi di violenza domestica.

Diritti dei migranti

I lavoratori migranti sono rimasti vincolati al loro datore di lavoro in virtù del sistema di lavoro tramite sponsor (kafala), aspetto che li rende vulnerabili a forme di sfruttamento e abusi sul posto di lavoro. Sul fronte delle note positive, sono stati rimossi i requisiti di qualifica professionale nell’ambito del sistema di lavoro tramite sponsor, e questo ha permesso a un maggior numero di lavoratori migranti di proporsi come sponsor per portare i familiari negli Uae.

Gli Uae hanno confermato la politica che non prevede alcun salario minimo. Questo ha avuto un impatto particolarmente nefasto per i lavoratori migranti, che rappresentano più del 90 per cento della forza lavoro del paese. A differenza dei cittadini degli Uae, i lavoratori migranti non hanno ricevuto indennità statali per l’alloggio, sussidi per servizi sanitari o altri servizi, pertanto l’accesso ai servizi essenziali è dipeso esclusivamente dal salario. I livelli retributivi dei lavoratori migranti è generalmente basso rispetto al costo della vita negli Uae, aspetto che mette a rischio il diritto a condizioni di lavoro eque e favorevoli, nonché quello a standard di vita idonei.

I ritardi nei pagamenti o i mancati pagamenti sono una pratica diffusa, che compromette ulteriormente le già precarie condizioni di vita dei lavoratori migranti sottopagati. La società di ingegneria Mercury MENA non ha pagato diversi lavoratori per oltre due anni. Alla fine del 2019 la situazione è ancora irrisolta. Proseguono le segnalazioni di multe comminate a lavoratori migranti per visti scaduti o altre violazioni dei requisiti di immigrazione. Non avendo la possibilità di pagare le multe, in genere troppo alte per le disponibilità economiche degli interessati, molti lavoratori migranti sono stati arrestati a tempo indeterminato.

Apolidi

Gli Uae hanno continuato a negare la cittadinanza ad almeno 15.000 persone nate negli Emirati Arabi Uniti e privi di altra nazionalità. Questo finisce per rendere queste persone apolidi, privandole di una serie di servizi pubblici, tra cui il diritto all’istruzione e alla sanità gratuiti.

Pena di morte

Benché non siano state notizie di nuove esecuzioni, i tribunali hanno continuato a emettere nuove condanne a morte, principalmente nei confronti di cittadini stranieri accusati di crimini violenti.

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