Cina: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2020

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Repubblica popolare cinese

Capo di stato: Xi Jinping

Capo di governo: Li Keqiang

L’anno è stato caratterizzato da dure repressioni nei confronti dei difensori dei diritti umani e delle persone percepite come dissidenti, nonché dall’oppressione sistematica delle minoranze etniche. All’inizio dell’anno, l’epidemia di Covid-19 è insorta a Wuhan e ha ucciso più di 4.600 persone in Cina. Le persone hanno chiesto libertà d’espressione e trasparenza, dopo che le autorità avevano redarguito gli operatori sanitari per aver dato l’allarme per il virus. Alle Nazioni Unite, la Cina è stata fortemente criticata e sollecitata a consentire un accesso immediato, significativo e senza restrizioni allo Xinjiang. Le severe restrizioni alla libertà d’espressione sono continuate senza sosta. Giornalisti stranieri hanno subìto detenzioni ed espulsioni, nonché ritardi sistematici e rifiuti per il rinnovo del visto. Le aziende tecnologiche cinesi e altre che operavano al di fuori della Cina hanno bloccato quelli che il governo riteneva essere contenuti politicamente sensibili, estendendo a livello internazionale i suoi standard di censura. La Cina ha emanato il suo primo codice civile, che ha ricevuto migliaia di richieste pubbliche per la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. La legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong ha portato a un giro di vite sulla libertà d’espressione.

 

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Nonostante le disposizioni costituzionali e i suoi impegni e obblighi internazionali, la Cina ha continuato la sua inesorabile persecuzione dei difensori dei diritti umani e degli attivisti. Durante tutto l’anno, sono stati sistematicamente oggetto di molestie, intimidazioni, sparizioni forzate e detenzioni arbitrarie e in incommunicado, nonché di lunghi periodi di reclusione. L’assenza di una magistratura indipendente e di garanzie di processi realmente equi ha aggravato queste ricorrenti violazioni. A molti avvocati per i diritti umani è stato negato il diritto alla libertà di movimento, nonché a incontrare e rappresentare gli imputati e ad avere accesso ai documenti processuali. Difensori dei diritti umani e attivisti sono stati presi di mira e accusati di reati formulati in modo vago e ampio, come “sovvertimento del potere dello stato”, “incitamento alla sovversione del potere dello stato” e “attaccare briga e provocare problemi”.

Decine di importanti difensori dei diritti umani e attivisti erano ancora detenuti arbitrariamente per aver partecipato a un raduno privato a Xiamen, nella provincia del Fujian, nel dicembre 2019. Il 23 marzo, esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno espresso gravi preoccupazioni per l’ex avvocato per i diritti umani Ding Jiaxi e altri difensori dei diritti umani che affermavano essere stati oggetto di sparizione forzata. Il 19 giugno, dopo sei mesi di detenzione in incommunicado, gli studiosi di diritto Xu Zhiyong e Ding Jiaxi sono stati formalmente arrestati per “incitamento alla sovversione del potere dello stato” e posti sotto “sorveglianza residenziale in una località designata” senza accesso ai familiari e a legali di loro scelta. Il 24 febbraio, il libraio di Hong Kong Gui Minhai è stato condannato a 10 anni di reclusione dopo un processo segreto, con l’accusa di aver “forni[to] illegalmente informazioni a entità straniere”. Gli attivisti antidiscriminazione Cheng Yuan, Liu Yongze e Wu Gejianxiong sono stati processati in segreto tra il 31 agosto e il 4 settembre, dopo più di un anno di detenzione in incommunicado, con l’accusa di “sovversione del potere dello stato”. I tre uomini erano detenuti arbitrariamente solo per aver difeso i diritti di gruppi marginalizzati e di persone a rischio.

Huang Qi, fondatore e direttore del sito web sui diritti umani 64 Tianwang, con sede nel Sichuan, è stato finalmente autorizzato a parlare con sua madre il 17 settembre, la prima volta da quando è stato arrestato più di quattro anni prima. Secondo quanto riferito, la sua salute era peggiorata da quando, a gennaio 2019, è stato condannato a 12 anni di reclusione e sembrava mostrare sintomi di malnutrizione. Lo scrittore e blogger australiano Yang Hengjun, detenuto in incommunicado dal 30 dicembre 2019 e accusato di spionaggio, il 31 agosto ha finalmente potuto incontrare un rappresentante consolare australiano e il suo avvocato. Secondo quanto riferito, Yang ha subìto oltre 300 interrogatori e ha continuato a negare tutte le accuse contro di lui.

Cinque anni dopo la repressione senza precedenti contro attivisti e avvocati per i diritti umani, nota come “giro di vite 709”, molti avvocati sono rimasti in prigione o sotto stretta sorveglianza. Il 17 giugno, l’avvocato per i diritti umani Yu Wensheng è stato processato in segreto e condannato a quattro anni di reclusione, per presunta “istigazione alla sovversione del potere dello stato”, dopo essere stato tenuto in incommunicado per 18 mesi. Secondo il suo avvocato, Yu è stato torturato durante la detenzione e la sua salute è peggiorata drasticamente. L’avvocato per i diritti umani Jiang Tianyong, rilasciato nel 2019 dopo aver scontato una condanna a due anni per “incitamento alla sovversione del potere dello stato”, rimaneva sotto stretta sorveglianza insieme ai suoi genitori. L’avvocato per i diritti umani Wang Quanzhang è stato rilasciato dal carcere il 4 aprile, dopo più di quattro anni di reclusione per “sovvertimento del potere dello stato” e si è riunito alla sua famiglia a fine aprile. Secondo il suo avvocato, Wang era stato sottoposto a tortura.

 

REGIONI AUTONOME: XINJIANG, TIBET E MONGOLIA INTERNA

Nella regione autonoma uigura dello Xinjiang e nella regione autonoma del Tibet è proseguita senza sosta la dura e diffusa repressione delle minoranze etniche, adducendo come scuse l’“antiseparatismo”, l’“antiestremismo” e l’“antiterrorismo”. L’ingresso e l’uscita dal Tibet sono rimasti fortemente limitati, in particolare per giornalisti, accademici e organizzazioni per i diritti umani, rendendo estremamente difficile indagare e documentare la situazione dei diritti umani nella regione. Nello Xinjiang, dal 2017, si stima che siano un milione o più gli uiguri, kazaki e altre persone prevalentemente musulmane detenuti arbitrariamente senza processo e soggetti a indottrinamento politico e assimilazione culturale forzata, in centri di “trasformazione attraverso l’educazione”. Documentare l’intera portata delle violazioni è rimasto impossibile a causa della mancanza di dati pubblici disponibili e delle limitazioni di accesso alla regione. Nonostante abbiano inizialmente negato l’esistenza dei campi, le autorità in seguito li hanno descritti come centri di “formazione professionale”. Ciò nondimeno, le immagini satellitari hanno indicato che durante tutto l’anno il numero di campi ha continuato a crescere.

Scomparso dal 2017, all’inizio di maggio, l’eminente storico ed editore uiguro Iminjan Seydin è improvvisamente riapparso e ha elogiato il governo cinese in un video pubblicato da un quotidiano in lingua inglese gestito dallo stato. I suoi commenti nel video sembravano essere stati scritti nel tentativo di screditare la testimonianza pubblica della figlia sulla sua detenzione arbitraria. Ekpar Asat, imprenditore e filantropo uiguro, era scomparso nel 2016, al ritorno nello Xinjiang, dopo aver frequentato un programma di formazione alla leadership del dipartimento di stato degli Stati Uniti. A gennaio, la sorella ha scoperto che Asat era stato condannato in segreto a 15 anni di carcere con l’accusa di “incitamento all’odio etnico e alla discriminazione etnica”. Non si sono più avute notizie del modello uiguro Mardan Ghappar, detenuto da gennaio, da quando a marzo sono stati condivisi sui social media i suoi messaggi e immagini che descrivevano le pessime condizioni di detenzione. A gennaio, Mahira Yakub, una uigura che lavorava in una compagnia di assicurazioni, è stata incriminata per “aver fornito sostegno materiale ad attività terroristica”, per aver trasferito denaro ai suoi genitori in Australia. Secondo la sorella, il denaro era stato trasferito nel 2013 per aiutare i genitori a comprare una casa. A settembre, lo scrittore kazako Nagyz Muhammed è stato condannato all’ergastolo con l’accusa di “separatismo”, in relazione a una cena alla quale aveva preso parte con amici nel giorno dell’indipendenza del Kazakistan circa 10 anni prima.

Un numero crescente di uiguri residenti all’estero ha chiesto alle autorità la prova che i loro parenti scomparsi nello Xinjiang fossero ancora in vita. Secondo quanto riferito, agli uiguri residenti all’estero, gli uffici diplomatici cinesi nei paesi di residenza hanno detto che avrebbero potuto rinnovare il passaporto cinese solo se fossero tornati nello Xinjiang. In tutto il mondo, le ambasciate e gli agenti cinesi hanno vessato e intimidito membri della comunità uigura e di altre comunità della diaspora. Per mettere a tacere e reprimere le attività degli uiguri residenti all’estero, le autorità locali avrebbero preso di mira i loro parenti nello Xinjiang. Numerosi uiguri residenti all’estero sono stati contattati dagli agenti di sicurezza cinesi tramite applicazioni di messaggistica ed è stato chiesto loro di fornire informazioni, come numeri delle carte d’identità, luoghi di residenza, foto del passaporto e informazioni sull’identità dei loro coniugi. Secondo quanto riferito, altri hanno ricevuto ripetute chiamate dalla polizia di sicurezza, che chiedeva loro di raccogliere informazioni e spiare altri nelle comunità uigure all’estero.

A giugno, 50 esperti indipendenti sui diritti umani delle Nazioni Unite hanno fortemente criticato la Cina per la repressione delle minoranze religiose ed etniche nello Xinjiang e nel Tibet, e non solo. Il 6 ottobre, 39 stati membri delle Nazioni Unite hanno rilasciato una dichiarazione congiunta esprimendo gravi preoccupazioni per la situazione dei diritti umani nello Xinjiang, a Hong Kong e in altre regioni e sollecitando la Cina a consentire l’accesso immediato, rilevante e senza restrizioni allo Xinjiang per gli osservatori indipendenti, compresa l’Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani e i titolari di mandati di procedura speciale pertinenti delle Nazioni Unite. Sfruttando la sua crescente influenza politica ed economica e il ruolo in espansione all’interno delle Nazioni Unite, la Cina ha continuato a cercare modi per sfidare i meccanismi consolidati dei diritti umani.

Nella Mongolia interna si sono verificate proteste a livello regionale per una nuova politica di “educazione bilingue”, che avrebbe gradualmente cambiato la lingua d’insegnamento di diverse classi dal mongolo al cinese mandarino, durante i nove anni della scuola dell’obbligo. Secondo i resoconti dei media, centinaia di persone, tra cui studenti, genitori, insegnanti, donne incinte e bambini, sono state arrestate per “aver attaccato briga e provocato problemi”, soltanto perché hanno partecipato a proteste pacifiche o condiviso su Internet informazioni sulle proteste. Secondo quanto riferito, l’avvocato per i diritti umani Hu Baolong è stato formalmente arrestato con l’accusa di “divulgazione di segreti di stato all’estero”.

 

DIRITTO ALLA SALUTE

La censura del governo ha ostruito il flusso d’informazioni vitali durante le prime settimane dell’epidemia di Covid-19 a Wuhan. Nella fase iniziale del contagio, ai giornalisti professionisti e ai cittadini, nonché agli operatori sanitari, è stato impedito di riferire dell’epidemia. Le autorità locali hanno successivamente ammesso di aver nascosto le notizie, impedendo così al pubblico l’accesso tempestivo alle informazioni necessarie sul virus. Secondo il ministero della Pubblica sicurezza, al 21 febbraio erano già più di 5.511 i casi d’inchieste penali contro persone che avevano pubblicato informazioni in relazione all’epidemia di Covid-19, per “fabbricazione e diffusione deliberata di informazioni false e dannose”. Sebbene gli operatori sanitari avessero lanciato allarmi sul virus alla fine di dicembre 2019, l’incapacità del governo di rispondere con rapidità e gli attacchi a coloro che ne parlavano apertamente hanno ritardato una risposta coordinata.

La vasta applicazione della sorveglianza personale e tecnologica in nome della salute e della sicurezza pubblica ha ulteriormente rafforzato la morsa dello stato sulla società. Ogni governo provinciale ha assegnato a centinaia di migliaia di lavoratori delle comunità il compito di sorvegliare i loro quartieri con un “sistema di gestione a griglia”, impiegato per far rispettare i lockdown. A molti residenti che non erano in grado di produrre documenti rilevanti o che erano stati recentemente fuori città è stato negato l’accesso alle loro case. Ad aprile, i residenti africani di Guangzhou e di altre località sono stati sfrattati dalle loro case e dagli hotel ed è stato loro vietato di accedere ai ristoranti, subendo discriminazioni legate alla pandemia da Covid-19.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

La censura su Internet è continuata, guidata in parte dagli sforzi per sopprimere le informazioni sul Covid-19 e da misure di lockdown estreme. Professionisti sanitari e attivisti sono stati vessati dalle autorità per “aver fatto commenti falsi” e “disturbato gravemente l’ordine sociale” a Wuhan, epicentro della pandemia. Il dottor Li Wenliang, una delle otto persone che avevano cercato di dare l’allarme prima che l’epidemia fosse annunciata, è stato redarguito dalla polizia locale quattro giorni dopo aver inviato un messaggio di avvertimento in una chat di gruppo, in cui consigliava ad altri medici d’indossare dispositivi di protezione individuale (Dpi) per evitare il contagio. La sua morte, avvenuta in seguito per Covid-19, ha scatenato indignazione e dolore su Internet a livello nazionale, sollevando richieste relative alla libertà d’espressione e alla fine della censura. Le autorità hanno bloccato centinaia di combinazioni di parole chiave sui social media e sulle applicazioni di messaggistica. Post online di dissenso, hashtag con termini sensibili riguardanti la pandemia e richieste di libertà di parola sono stati rapidamente eliminati. Sono trapelate delle notifiche in cui le autorità ordinavano alle persone accusate di “aver diffuso dicerie” di cancellare i loro account e post sui social media.

Le autorità hanno arrestato o punito in altro modo persone per aver rivelato dettagli sull’epidemia di Covid-19. Secondo quanto riferito, numerosi giornalisti e attivisti sono stati vessati e sottoposti a detenzione prolungata in incommunicado, esclusivamente per aver condiviso informazioni sul Covid-19 sui social media. Il difensore dei diritti umani Chen Mei e altri due collaboratori di un progetto di crowdsourcing, noto come Terminus2049, sono stati arrestati dalla polizia a Pechino il 19 aprile, senza avere contatti con le loro famiglie, esclusivamente per aver raccolto e archiviato informazioni pubbliche sulla pandemia. L’avvocato e giornalista partecipativo Chen Qiushi, che aveva preso apertamente posizione, e il residente di Wuhan Fang Bin sono scomparsi all’inizio di febbraio, dopo aver riferito sull’epidemia e aver pubblicato filmati dagli ospedali di Wuhan. Non si avevano ancora notizie sulla loro precisa ubicazione. Il 28 dicembre, il giornalista partecipativo Zhang Zhan è stato condannato a quattro anni di carcere per aver coperto notizie sul Covid-19 a Wuhan. Tenuto incatenato per 24 ore al giorno per oltre tre mesi, Zhang sarebbe stato torturato e alimentato con la forza dagli agenti, quando aveva intrapreso uno sciopero della fame.

Durante l’anno, alcuni giornalisti stranieri sono stati espulsi, mentre altri hanno subìto ritardi e rifiuti per il rinnovo del visto. Il ministero degli Esteri cinese ha revocato le credenziali ed espulso giornalisti americani di diversi gruppi di media statunitensi. Ad agosto, la giornalista australiana Cheng Lei è stata messa in “sorveglianza residenziale in una località designata”, con l’accusa di “mettere in pericolo la sicurezza nazionale”. Altri due giornalisti australiani hanno lasciato il paese, dopo che inizialmente era stato loro impedito di uscire ed erano stati interrogati da funzionari della sicurezza.

Ad aprile, le autorità hanno imposto nuove restrizioni stringenti sui documenti accademici in merito alle origini del Covid-19, richiedendo che fossero sottoposti per approvazione a una task force nominata dal consiglio di stato. Il 13 luglio, il professore di diritto Xu Zhangrun, che aveva pubblicato critiche sulla risposta del governo all’epidemia di Covid-19, è stato rilasciato dopo sei giorni di detenzione. Secondo quanto riferito, Xu è stato licenziato dall’università Tsinghua il giorno dopo il suo rilascio. Il 19 agosto, l’università di Pechino ha annunciato una nuova serie di regole per la partecipazione a webinar e conferenze online organizzati da entità straniere, così come quelle che si tenevano a Hong Kong e Macao. L’avviso richiedeva agli interessati di ottenere un’approvazione a partecipare 15 giorni prima di ogni evento.

Durante l’anno, la censura e la sorveglianza della Cina si sono estese oltre i suoi confini. Ligie ai rigidi standard di censura interna, le aziende tecnologiche cinesi che operano al di fuori della Cina hanno bloccato e censurato i contenuti ritenuti “politicamente sensibili”, inclusi argomenti relativi alle minoranze etniche, ai disordini politici e alle critiche al governo cinese. Il 12 giugno, la società di teleconferenze Zoom ha rivelato di aver sospeso gli account di attivisti per i diritti umani fuori dalla Cina su richiesta del governo cinese, lasciando intendere che avrebbe bloccato ogni ulteriore incontro che il governo considerava “illegale”. TikTok, un’app per la condivisione di video, ha cancellato numerosi video condivisi da uiguri residenti all’estero, che volevano attirare l’attenzione sui loro parenti scomparsi. Documenti interni trapelati hanno mostrato che la piattaforma aveva incaricato i moderatori di censurare video con argomenti “politicamente sensibili”, come il Falun Gong o la repressione del 1989 in piazza Tiananmen.

 

LIBERTÀ DI RELIGIONE E CREDO

Regolamenti in vigore dal 1° febbraio hanno stabilito che i gruppi religiosi dovevano “seguire la guida del Partito comunista cinese […], persistere nella direzione della cinesizzazione della religione e praticare i valori socialisti fondamentali”. Il governo ha cercato di allineare gli insegnamenti e le pratiche religiose con l’ideologia statale e di rafforzare il controllo totale sia sui gruppi religiosi approvati dallo stato, sia su quelli non registrati. Segnalazioni hanno documentato la distruzione di migliaia di siti culturali e religiosi, in particolare nel nord-ovest della Cina. Nello Xinjiang e nel Tibet, lo stato ha continuato a reprimere duramente la religione. Alcune persone sono state arbitrariamente detenute per pratiche religiose ordinarie, che le autorità hanno ritenuto “segni di estremismo” secondo i “regolamenti sulla de-estremizzazione”.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

Il 13 agosto, lo Shanghai Pride, il festival Lgbti più grande e più longevo della Cina, ha annunciato la cancellazione di tutte le attività future, in un contesto di riduzione degli spazi d’espressione per la comunità Lgbti. Attivisti hanno subìto molestie per aver fatto dichiarazioni contro la discriminazione e l’omofobia. Piattaforme online, inclusi microblog e riviste, hanno bloccato e rimosso contenuti e hashtag relativi ai temi Lgbti. Nonostante le varie sfide e le crescenti pressioni, i membri delle comunità Lgbti hanno continuato a lottare per i loro diritti. Secondo quanto riferito, una studentessa universitaria ha presentato una denuncia ufficiale perché in un libro di testo approvato dal governo si faceva riferimento alle persone gay e lesbiche come affette da un “disturbo psicosessuale comune”. Ad agosto, un tribunale ha respinto la causa, anche se la Cina aveva smesso di classificare l’“omosessualità” come un disturbo mentale nel 2001. Il 28 maggio, l’Assemblea nazionale del popolo (National People Congress – Npc) ha adottato il suo primo codice civile in assoluto; una delle bozze aveva ricevuto 213.634 commenti pubblici riguardo al capitolo sul matrimonio. Sebbene un portavoce dell’Npc avesse riconosciuto che erano state moltissime le richieste per il matrimonio tra persone dello stesso sesso, questo non è stato ancora legalizzato dal codice civile, entrato in vigore il 1° gennaio 2021.

 

REGIONE AMMINISTRATIVA SPECIALE DI HONG KONG

La massima assemblea legislativa cinese ha adottato la legge della Repubblica popolare cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale nella regione amministrativa speciale di Hong Kong (legge sulla sicurezza nazionale), dalla formulazione ampia. Il governo locale ha intensificato la repressione degli attivisti filodemocratici e dei leader dell’opposizione e ha usato la sicurezza nazionale come pretesto per interferire nei settori dell’informazione e dell’istruzione. Il diritto alla libertà di riunione pacifica è stato ulteriormente ridotto dall’applicazione apparentemente arbitraria delle norme di distanziamento fisico, nel contesto della pandemia da Covid-19.

Libertà di riunione e associazione

Dopo le proteste del 2019 è continuata la repressione del diritto di riunione pacifica. A sole tre ore dall’inizio della protesta il giorno di Capodanno, la polizia ha dichiarato “illegale” una manifestazione approvata e ha concesso 30 minuti agli organizzatori e a decine di migliaia di manifestanti, in gran parte pacifici, per disperdersi. La polizia ha poi iniziato a fare uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua contro i manifestanti e ha arrestato 287 persone, tra cui tre osservatori dei diritti umani.

Il 18 aprile, le autorità hanno arrestato 15 importanti leader e attivisti filodemocratici per aver violato l’ordinanza sull’ordine pubblico, una legge spesso utilizzata per vietare e porre fine a proteste in gran parte pacifiche. Sono stati accusati di aver organizzato e preso parte ad “assemblee non autorizzate”, che si erano svolte più di sei mesi prima del loro arresto.

Il diritto alla libertà di riunione pacifica è stato ulteriormente ridotto dopo che le autorità hanno imposto norme di distanziamento fisico in risposta alla pandemia da Covid-19. A marzo, il governo ha introdotto il regolamento per la prevenzione e il controllo delle malattie (divieto di riunioni di gruppo), che proibiva riunioni pubbliche di più di quattro persone. Il divieto è stato rivisto più volte e a fine anno era applicato a raduni di più di due persone.

Le autorità hanno successivamente vietato almeno 14 proteste, con la motivazione della pandemia da Covid-19. Tra queste, è stata messa totalmente al bando la veglia annuale commemorativa del 4 giugno a Tiananmen e la marcia di protesta del 1° luglio, nonostante gli impegni a osservare il distanziamento fisico da parte degli organizzatori di entrambe le assemblee, che avevano fornito alle autorità piani dettagliati di misure preventive. È stata la prima volta in cui il governo ha proibito una di queste due proteste annuali. Nonostante il divieto, migliaia di persone si sono riunite per commemorare il 4 giugno nel luogo storico della protesta e 26 attivisti sono stati accusati di “assemblea non autorizzata” per essersi uniti alla veglia.

Al 4 dicembre, la polizia di Hong Kong aveva emesso almeno 7.164 sanzioni a importo fisso relative alla messa al bando dei raduni pubblici. Manifestanti pacifici sono stati spesso presi di mira dal nuovo divieto, nonostante avessero osservato le misure di distanziamento fisico. Anche i giornalisti che seguivano le proteste sono stati multati, nonostante il regolamento prevedesse una deroga per coloro che partecipavano per lavoro.

A febbraio, circa 9.000 operatori sanitari ospedalieri hanno scioperato contro il ritardo del governo nell’attuazione dei controlli alle frontiere in risposta alla pandemia da Covid-19. L’autorità ospedaliera in seguito ha chiesto alle persone coinvolte di spiegare la loro “assenza dal lavoro” e ha minacciato di rivalersi, passando ai medici il messaggio dissuasivo di non organizzarsi e di non scioperare.

Libertà d’espressione

La sicurezza nazionale è stata usata come pretesto per limitare la libertà d’espressione. Praticamente qualsiasi cosa poteva essere considerata una minaccia alla “sicurezza nazionale”, secondo le disposizioni estremamente vaghe della legge sulla sicurezza nazionale, adottata il 30 giugno senza alcuna consultazione significativa ed entrata in vigore il giorno successivo. Dando alle autorità nuove basi per perseguire attività pacifiche, la legge ha creato un effetto dissuasivo rispetto alla libertà d’espressione. A fine anno, le autorità avevano arrestato 34 persone per aver mostrato slogan politici, costituito organizzazioni all’estero per chiedere l’indipendenza di Hong Kong o sostenuto vari gruppi politici. Le autorità hanno anche invocato le norme extraterritoriali della legge e hanno emesso mandati di arresto contro otto attivisti residenti fuori da Hong Kong.

Il 10 agosto, Jimmy Lai, proprietario del quotidiano filodemocratico Apple Daily, è stato arrestato per “collusione con un paese straniero o elementi esterni”. È stato rilasciato su cauzione in attesa del processo. La polizia ha fatto irruzione negli uffici del giornale e ha frugato tra i documenti, in evidente disprezzo delle prerogative giornalistiche. Lai è rimasto in detenzione dopo che l’accusa si è appellata contro la concessione del rilascio su cauzione.

Il 6 ottobre, le autorità hanno privato un maestro di scuola elementare della sua licenza di insegnante per “aver diffuso l’idea dell’indipendenza di Hong Kong”, a quanto pare perché aveva dato agli alunni un questionario con domande come: “Cos’è la libertà di parola?” e “Qual è il motivo per sostenere l’indipendenza di Hong Kong?”.

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e interessuate

Il 4 marzo, l’Alta corte ha stabilito in primo grado che le coppie dello stesso sesso che si erano sposate all’estero potevano godere di uguali diritti per richiedere alloggi pubblici in affitto. Il 18 settembre, l’Alta corte ha concesso alle coppie omosessuali sposate uguali diritti all’eredità e alla successione, in caso uno dei coniugi morisse senza testamento. Tuttavia, in una sentenza separata emessa lo stesso giorno, il tribunale ha stabilito che era costituzionale negare alle coppie dello stesso sesso il diritto di sposarsi a Hong Kong.

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