Yemen: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2020

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REPUBBLICA DELLO YEMEN

Capo di stato: Abd Rabbu Mansour Hadi

Capo di governo: Maeen Abdulmalik Saeed

Tutte le parti in conflitto nello Yemen hanno continuato a commettere violazioni del diritto internazionale umanitario e violazioni dei diritti umani nell’impunità. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita, che sostiene il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, e le forze huthi hanno continuato a compiere attacchi che hanno illegalmente ucciso e ferito civili e distrutto obiettivi civili. Tutte le parti in conflitto hanno effettuato detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, molestie, torture e altri maltrattamenti e processi iniqui contro persone prese di mira esclusivamente per le loro affiliazioni politiche, religiose o professionali o per il loro attivismo pacifico. Le parti in conflitto hanno ostacolato il flusso di beni salvavita, inclusi cibo, medicine e carburante, e le forze huthi hanno continuato a imporre restrizioni arbitrarie alle agenzie umanitarie. Lo scoppio della pandemia da Covid-19 ha esercitato ulteriore pressione su un sistema sanitario già impoverito, che aveva solo il 50 per cento di ospedali e strutture sanitarie ancora in funzione rispetto al 2016. Inoltre, un calo del 50 per cento del fondo di risposta umanitaria rispetto al 2019 ha ulteriormente aggravato gli effetti della pandemia su ciò che restava del sistema sanitario, aumentato l’insicurezza alimentare e limitato l’accesso ad acqua pulita, servizi igienici e sanità pubblica. Le persone con disabilità e i lavoratori migranti sono stati colpiti in modo sproporzionato dagli effetti combinati del conflitto e della pandemia. Sono state emesse condanne a morte per un’ampia gamma di reati e sono state effettuate esecuzioni.

 

CONTESTO

A dicembre, il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale ha riferito che i casi di Covid-19 erano arrivati a 2.078, nei governatorati di Hadramawt, Aden, Ta’iz, Lahij, Abyan, Almahra, Aldal’a, Ma’arib e Shabwa. Nel frattempo, le autorità de facto huthi hanno segnalato solo una manciata di casi nel nord dello Yemen. A giugno, il Sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e il Coordinatore dei soccorsi d’emergenza hanno stimato che nel paese erano probabilmente fino a un milione le persone colpite dal virus, con un tasso di mortalità pari al 25 per cento, cinque volte la media globale. Secondo le Nazioni Unite, gli operatori sanitari, compresi quelli che lavoravano in prima linea nella risposta al Covid-19, sono stati significativamente colpiti dalla riduzione di quasi il 50 per cento degli aiuti. Le Nazioni Unite hanno stimato che ciò comporterebbe la chiusura dei programmi idrici e igienico-sanitari che servono quattro milioni di persone, cinque milioni di bambini senza vaccinazioni di routine e la chiusura dei programmi per la malnutrizione e di altri programmi sanitari più ampi per 19 milioni di persone.

Il conflitto armato è continuato per tutto il 2020 e ha visto un incremento degli attacchi delle parti in conflitto, in particolare nei governatorati di Ma’arib, al-Jawf, al-Bayda, Dahle’, Hodeidah, Abyan e Shabwa.

A marzo, l’appello del Segretario generale delle Nazioni Unite per un immediato cessate il fuoco globale e umanitario, per porre fine alle ostilità e contrastare il Covid-19, è stato accolto con favore da tutte le parti in conflitto tranne le forze huthi, che si sono rifiutate di partecipare. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen ha portato avanti negoziati con le parti in conflitto e a settembre è stata presentata una bozza di dichiarazione congiunta, che comprendeva le linee guida per un cessate il fuoco a livello nazionale, misure umanitarie e impegno nel processo politico.

Ad aprile, il Consiglio di transizione meridionale (Southern Transitional Council – Stc), sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti (United Arab Emirates – Uae), ha dichiarato “l’autogoverno” nelle aree sotto il suo controllo nel sud del paese, dopo la fine dall’accordo di pace mediato dai sauditi raggiunto nel 2019 tra l’Stc e il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. Successivamente sono ripresi i colloqui, durante i quali l’Stc ha abbandonato la propria dichiarazione di autogestione. Il 18 dicembre è stato formato un nuovo gabinetto con condivisione del potere, come parte dell’accordo di Riyadh, guidato da Maeen Abdulmalik Saeed.

Gli Uae hanno annunciato il completamento del ritiro militare graduale dallo Yemen. Tuttavia, hanno continuato a dirottare illegalmente armi ed equipaggiamenti militari alle milizie del paese e hanno effettuato attacchi aerei.

 

ATTACCHI E UCCISIONI ILLEGALI

Tutte le parti in conflitto hanno continuato a commettere nell’impunità gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi attacchi indiscriminati che hanno ucciso e ferito civili e distrutto e danneggiato obiettivi civili.

Le forze huthi hanno usato armi imprecise in aree popolate, piazzato mine antipersona vietate a livello internazionale in terreni agricoli, pozzi e villaggi e hanno effettuato bombardamenti indiscriminati, causando centinaia di vittime civili. A marzo, attacchi indiscriminati da parte delle forze huthi hanno colpito l’ospedale al-Thawra, il più grande ospedale pubblico della città di Ta’iz e, ad aprile, la prigione centrale di Ta’iz, uccidendo cinque donne e un bambino e ferendo almeno 11 civili.

Il 30 dicembre, l’aeroporto di Aden è stato attaccato poco dopo l’arrivo nella città di membri del nuovo governo di Riyadh. L’attacco ha ucciso 26 persone, compresi alcuni operatori umanitari, e ne ha ferite altre 50 ma non ci sono state vittime tra i componenti del governo. L’autorità de facto huthi non ha rivendicato la responsabilità dell’attacco.

Tra giugno e agosto, la coalizione guidata dai sauditi ha effettuato attacchi aerei multipli nel nord, uccidendo almeno 49 civili, tra cui sei bambini. Il Gruppo delle Nazioni Unite di eminenti esperti internazionali e regionali sullo Yemen ha stabilito che questi episodi richiedevano ulteriori indagini, rilevando che l’elevato numero di vittime civili sollevava dubbi sulla proporzionalità degli attacchi e sul fatto che la coalizione guidata dall’Arabia Saudita avesse adottato tutte le misure necessarie per proteggere i civili e ridurre al minimo le vittime. Ad agosto, un attacco aereo ha colpito un centro di formazione professionale utilizzato dalle forze huthi come struttura di detenzione, uccidendo 134 reclusi e ferendone altri 40.

A luglio, il governo del Regno Unito ha ripreso a rilasciare licenze per la vendita di armi all’Arabia Saudita, annullando una decisione del 2019 e affermando che “non c’è un chiaro rischio che l’esportazione di armi e attrezzature militari in Arabia Saudita possa essere utilizzata per commettere una grave violazione del diritto internazionale umanitario”.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E ASSOCIAZIONE

Tutte le parti in conflitto hanno continuato a reprimere la libertà d’espressione e associazione attraverso detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, molestie, torture e altri maltrattamenti e processi iniqui. A ottobre, l’Inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen ha segnalato il rilascio di 1.000 prigionieri, un numero molto basso se si considerano l’ampiezza e la sistematicità delle sparizioni forzate e dei casi di detenzione nel paese.

A marzo, Mahdi al-Mashat, capo del consiglio politico supremo dello Yemen con sede a Sana’a, organo esecutivo istituito dagli huthi, ha annunciato il rilascio di tutti i prigionieri politici baha’i. Quattro mesi dopo sono state rilasciate sei persone di fede baha’i, tra cui Hamid Haydara, che era stato arrestato nel 2013.

Ad aprile, il tribunale penale specializzato gestito dagli huthi ha condannato a morte quattro giornalisti, dopo un processo profondamente viziato, basato su accuse inventate. Lo stesso mese, la corte ha annunciato il rilascio di altri sei giornalisti, tra cui Salah al-Qaedi, che era stato condannato a tre anni di arresti domiciliari. I 10 giornalisti erano stati detenuti per cinque anni senza accusa né processo.

 

PUNIZIONI CRUDELI, DISUMANE O DEGRADANTI

Le condizioni nelle carceri e nei centri di detenzione, tra cui il sovraffollamento, la mancanza di accesso all’assistenza sanitaria e la scarsità d’igiene e di servizi igienici, combinate con la diffusione del Covid-19, hanno esposto i detenuti a notevoli rischi per la salute. Le autorità yemenite non hanno adottato misure per proteggere i detenuti e frenare la diffusione del virus nelle carceri e nei centri di detenzione, come fornire mascherine o altri prodotti per l’igiene.

Tawfiq al-Mansouri, uno dei quattro giornalisti condannati alla pena capitale nel 2020, è rimasto nel braccio della morte. Soffre di malattie croniche, tra cui diabete, insufficienza renale, problemi cardiaci, infiammazione della prostata e asma, e ha contratto il Covid-19 a giugno. Le autorità de facto huthi hanno continuato a negargli cure mediche salvavita, nonostante le sue condizioni di salute critiche.

Tutte le parti in conflitto hanno continuato a detenere e torturare centinaia di persone prese di mira esclusivamente per le loro affiliazioni politiche, religiose o professionali o per il loro pacifico attivismo. Le parti in conflitto hanno preso di mira anche giornalisti e difensori dei diritti umani, molti fin dal 2016. I reclusi sono stati trattenuti in centri di detenzione non ufficiali e in condizioni pericolose. Per esempio, ad Aden, l’Stc sostenuto dagli Uae ha tenuto i prigionieri in una costruzione di stagno e in una cantina sotterranea nel campo di Al Jala. Secondo l’organizzazione Mwatana per i diritti umani, almeno 13 persone sono state detenute arbitrariamente nel campo di Al Jala e 17 sono state torturate tra maggio 2016 e aprile 2020.

Secondo il Gruppo di eminenti esperti internazionali e regionali sullo Yemen, il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale si è reso responsabile di maltrattamenti, a volte equivalenti a torture, di detenuti nel carcere politico di sicurezza di Ma’rib, tra cui percosse, scosse elettriche e bruciature sui genitali, minacce di sterilizzazione e obbligo per i detenuti di strisciare su vetri rotti.

 

DINIEGO DELL’ACCESSO UMANITARIO

La pandemia da Covid-19 nello Yemen ha messo a dura prova un sistema sanitario già fragile. Aggravati da carenza di fondi, embargo, blocco degli aiuti e crisi del carburante, gli ospedali non hanno avuto i mezzi per rispondere all’epidemia di Covid-19, che ha portato alle dimissioni degli operatori sanitari, alla chiusura degli ospedali e all’ampia diffusione della malattia tra la popolazione. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha avvertito che la risposta alla pandemia e ad altre malattie sarebbe stata interrotta in diversi governatorati, colpendo 18 milioni di persone, tra cui sei milioni di bambini.

Tutte le parti in conflitto hanno impedito l’accesso agli aiuti umanitari. Secondo le Nazioni Unite, nel 2020 circa l’80 per cento della popolazione aveva bisogno di aiuti e protezione umanitari, avendo accesso limitato all’assistenza sanitaria o all’acqua pulita, e 20 milioni di persone vivono in condizioni d’insicurezza alimentare.

Le parti in conflitto hanno aumentato le restrizioni burocratiche e hanno interferito nei progetti di aiuto, anche bloccando la valutazione delle necessità. L’escalation dei combattimenti ha ulteriormente limitato la libertà di movimento, impedendo la consegna degli aiuti.

A marzo, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale ha sospeso l’erogazione di 73 degli 85 milioni di dollari promessi alle Ong che fornivano aiuti nelle aree controllate dagli huthi.

A maggio, le forze huthi hanno bloccato i container dell’Oms e le spedizioni di dispositivi di protezione individuale (Dpi) per la risposta al Covid-19.

A settembre, l’Inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen ha avvertito che la nave Fso Safer, una petroliera ormeggiata vicino al porto di Hodeidah, rischiava di esplodere o versare più di un milione di barili di petrolio nel Mar Rosso, minacciando una catastrofe ambientale, economica e umanitaria. A novembre è stato raggiunto un accordo tra le autorità de facto huthi e le Nazioni Unite. Le autorità de facto hanno consentito l’accesso agli esperti delle Nazioni Unite per esaminare la petroliera e l’arrivo sul posto del team della missione delle Nazioni Unite era previsto a metà febbraio 2021.

 

DISCRIMINAZIONE

Persone con disabilità

Le persone con disabilità hanno continuato a subire esclusione, disuguaglianza e violenza, in gran parte a causa del fallimento sistematico delle autorità yemenite, delle organizzazioni umanitarie e degli stati donatori a garantire i loro diritti e rispondere ai loro bisogni.

Il conflitto ha ulteriormente impoverito le persone con disabilità e ha portato alla completa perdita del limitato sostegno previdenziale che una volta ricevevano. Inoltre, non hanno avuto accesso alle informazioni sulla prevenzione e protezione dal Covid-19 e non sono stati raccolti dati specifici per determinare la portata dei contagi tra le persone con disabilità.

Migranti

La pandemia da Covid-19 ha peggiorato la già precaria situazione dei migranti nello Yemen, che hanno dovuto affrontare continue discriminazioni, stigmatizzazione, espulsioni forzate e abusi, compresa la violenza sessuale.

Le forze huthi hanno detenuto i migranti in pessime condizioni e hanno negato loro l’accesso alle procedure di protezione e asilo. Quando la pandemia si è diffusa, le autorità huthi hanno espulso migliaia di migranti in Arabia Saudita, dove sono stati detenuti in condizioni di pericolo di vita, in attesa del rimpatrio.

 

PENA DI MORTE

La pena di morte è rimasta in vigore per molti reati e le autorità hanno continuato a usarla come modo per mettere a tacere il dissenso. Le esecuzioni sono state effettuate da tutte le parti in conflitto. Il tribunale penale specializzato gestito dagli huthi ha condannato a morte persone in absentia per tradimento.

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