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Repubblica federale democratica d’Etiopia

Capo di stato: Sahle-Work Zewde

Capo di governo: Abiy Ahmed Ali

Tutte le parti impegnate nel conflitto armato hanno commesso grav i violazioni dei diritti umani e abusi, comprese esecuzioni extragiudiziali e violenze sessuali contro donne e ragazze, e gli sfollati interni nel paese erano milioni. Nella regione del Tigray milioni di persone sono state private dell’accesso agli aiuti umanitari. La violenza etnica ha causato la perdita di almeno 1.500 vite umane. La polizia ha effettuato arresti e detenzioni arbitrari nel contesto dello stato d’emergenza. Le percentuali di vaccinazione contro il Covid-19 sono rimaste basse.

 

CONTESTO

Il conflitto armato divampato nella regione del Tigray è proseguito per tutto il 2021, allargandosi a luglio alle vicine regioni di Afar e Amhara. La violenza armata ha investito anche le regioni di Benishangul-Gumuz, Amhara, Oromia, Afar e Somali. A novembre, il governo ha varato una legislazione sullo stato d’emergenza, che ha stabilito una serie di ampie e vaghe restrizioni sui diritti umani.

 

VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO

Tutte le parti coinvolte nel conflitto armato hanno perpetrato violazioni del diritto internazionale umanitario equivalenti a crimini di guerra, in alcuni casi di una gravità tale da costituire possibili crimini contro l’umanità. Il conflitto ha provocato la morte di migliaia di civili, colpiti prevalentemente sulla base della loro identità etnica, oltre che la distruzione e il saccheggio di proprietà e lo sfollamento di intere comunità. Secondo i dati diffusi dalle Nazioni Unite, le persone sfollate internamente al paese erano milioni e più di 70.000 quelle fuggite nel vicino Sudan. Amnesty International ha documentato centinaia di esecuzioni extragiudiziali, stupri, attacchi indiscriminati contro i civili e infrastrutture civili, blocchi all’accesso degli aiuti umanitari, arresti e detenzioni basati sulla profilazione etnica1.

Attacchi mirati contro i civili

L’8 gennaio, in seguito ai combattimenti tra le Forze di difesa nazionali etiopi (Ethiopian National Defense Force – Endf) e il Fronte popolare di liberazione del Tigray – Tigray People’s Liberation Front – Tplf) alle porte della città di Bora, nella regione del Tigray, soldati dell’Endf hanno fatto irruzione nelle case della città e ucciso almeno 40 civili, tra cui agricoltori, dipendenti pubblici e studenti. Alle famiglie degli uccisi non è stato consentito di prendere e seppellire i morti. Il 9 gennaio, dopo che il comandante di guarnigione dell’Endf aveva accettato di incontrare gli abitanti, soldati dell’Endf hanno caricato su un camion i cadaveri e li hanno trasportati nel vicino cimitero della chiesa di Abune Aregawi. Le vittime sono state seppellite frettolosamente, senza preghiera funebre o rispetto dei rituali della comunità. Le famiglie erano presenti, ma i soldati hanno ammonito i partecipanti a non piangere durante il funerale.

Il 5 febbraio, a Edaga Berhe, una cittadina situata vicino ad Axum, soldati dell’Endf hanno ucciso almeno 30 civili, due giorni dopo avere combattuto nelle vicinanze con membri del Tplf. Testimoni hanno identificato la presenza di membri dell’Endf dalle loro uniformi e dalla lingua amarica da loro parlata.

Il 17 gennaio, nella città di Adi-Goshu, nel Tigray occidentale, unità della forza speciale della polizia di Amhara e Fano, una milizia paramilitare amarica, hanno ucciso almeno 50 residenti in un attacco di rappresaglia, compiuto in seguito ai combattimenti avvenuti la notte precedente tra la forza speciale di polizia dell’Amhara e le forze di sicurezza del Tplf, vicino al ponte sul fiume Tekezie. La forza speciale di polizia dell’Amhara e Fano ha catturato le vittime prelevandole dalle loro case e dalle aree circostanti e, dopo averle radunate nella stazione di polizia della città, le hanno caricate su un camion e trasportate sulle rive del fiume Tekezie, dove le hanno uccise sommariamente.

Attacchi indiscriminati contro i civili

Il 22 giugno, un raid aereo lanciato dall’Endf sul mercato del villaggio di Edaga Selus, nella regione del Tigray, ha ucciso più 50 persone e causato numerosi feriti tra la popolazione civile. I sopravvissuti hanno raccontato ad Amnesty International che l’attacco era avvenuto intorno a mezzogiorno nella giornata del mercato locale, in un luogo che era noto per non avere nessun obiettivo militare nelle vicinanze.

Il 19 agosto, nella città di Debre Tabor, nella regione di Amhara, un attacco d’artiglieria contro un’area abitata, presumibilmente a opera delle forze di sicurezza del Tplf, ha ucciso sei persone, cinque delle quali appartenevano allo stesso nucleo familiare, compreso un bambino di quattro mesi, ferendone un’altra. Secondo i sopravvissuti e altri testimoni, nelle vicinanze non c’erano obiettivi militari.

Violenza sessuale e di genere

Le truppe che combattevano a fianco del governo federale hanno commesso stupri in maniera diffusa contro centinaia di donne e ragazze nella regione del Tigray, sebbene le difficoltà d’accesso e la sotto segnalazione dei casi rendessero impossibile stabilire le cifre reali che, con ogni probabilità, erano da ritenersi molto più alte. Queste violazioni comprendevano lo stupro di gruppo, una modalità utilizzata contro donne e ragazze come arma di guerra in questo conflitto. Tutto questo era accompagnato da impressionanti livelli di brutalità, tra cui percosse, minacce di morte e insulti su base etnica. I perpetratori di questi crimini comprendevano membri delle forze di difesa eritree (v. Eritrea), l’Endf, le forze speciali di polizia dell’Amhara e Fano2.

Anche i combattenti del Tplf hanno stuprato donne nella città di Nifas Mewcha, nella zona di Gondar Sud della regione di Amhara, mentre occupavano la città tra il 12 e il 21 agosto, durante la loro offensiva lanciata su parti delle regioni di Amhara e Afar3.

Dato il contesto, la portata e la gravità della violenza sessuale compiuta contro donne e ragazze nel Tigray e in Amhara, le violazioni erano da ritenersi crimini di guerra e, potenzialmente, anche crimini contro l’umanità.

Le sopravvissute alla violenza sessuale nella regione di Amhara e nel Tigray hanno dovuto affrontare molteplici difficoltà. I servizi di supporto erano fortemente ridotti e le sopravvissute non riuscivano ad accedere a programmi di assistenza medica, psicosociale ed economica in grado di fornire risposte adeguate ai loro bisogni. Le strutture mediche erano state distrutte o saccheggiate durante il conflitto. La situazione era ulteriormente aggravata dalle restrizioni che impedivano l’accesso all’assistenza umanitaria e medica nella regione del Tigray.

Diniego dell’accesso umanitario

Secondo le Nazioni Unite, in seguito al ritiro delle truppe etiopi dal Tigray a luglio, il governo federale etiope ha autorizzato l’ingresso nel Tigray soltanto al 10 per cento degli aiuti umanitari destinati alla regione, affamando la sua popolazione. Le Nazioni Unite hanno calcolato che le persone che affrontavano condizioni simili alla carestia erano 400.000 e più di cinque milioni quelle che necessitavano di assistenza alimentare d’emergenza. A partire da luglio, l’ingresso delle forniture di medicinali nella regione è stato completamente bloccato. Ciò ha portato a un allarmante deterioramento della salute della popolazione, dovuto all’esaurimento delle scorte di farmaci contro l’Hiv, il cancro e il diabete, oltra alla malnutrizione grave. L’ultimo convoglio di aiuti autorizzato a entrare nel Tigray è entrato il 25 novembre e non trasportava medicinali.

 

VIOLAZIONI DA PARTE DEI GRUPPI ARMATI

La violenza su base etnica ha causato la perdita di almeno 1.500 vite umane nelle regioni di Oromia, Amhara, Benishangul-Gumuz, Afar e Somali.

Le dispute territoriali tra le regioni di Somali e Afar hanno innescato ripetuti episodi di violenza armata. A gennaio, un attacco compiuto dalla milizia somala Issa nel villaggio di Adaytu ha ucciso almeno 40 agenti della polizia federale e regionale di Afar. Il 6 aprile, almeno 30 persone sono rimaste uccise durante gli scontri armati tra i clan afar e somalo. Il 24 luglio, nella città di Gerba Isse, centinaia di residenti sono stati uccisi in un attacco armato compiuto da persone afar. In seguito all’attacco, almeno tre donne sono state vittime di uno stupro di gruppo.

Il 19 marzo, la città di Ataye, nella zona di Shewa Nord, nella regione di Amhara, è stata teatro di diversi giorni di scontri, che si sono poi estesi alle aree limitrofe della zona speciale di Oromia, provocando centinaia di morti, oltre che distruzione e saccheggi di proprietà.

 

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

La polizia della capitale, Addis Abeba, e quella di altre città, ha arrestato e detenuto arbitrariamente migliaia di tigrini. Gli arresti sarebbero stati effettuati su base etnica, con la polizia che controllava i documenti d’identità prima di arrestare e condurre le persone nei centri di detenzione. I tigrini arrestati comprendevano attivisti, giornalisti e operatori dei media presso Awlo Media e Ethio Forum, che avevano svolto inchieste giornalistiche sulla situazione nella regione del Tigray.

Il ricorso alla detenzione arbitraria contro i tigrini è aumentato dopo l’introduzione dello stato d’emergenza, dichiarato dal governo il 2 novembre 2021. La misura consentiva alle autorità di arrestare senza mandato qualunque persona, in presenza di un “ragionevole sospetto” che avesse collaborato con “gruppi terroristici”, e di detenerla a tempo indefinito senza supervisione giudiziaria4.

Dawud Ibsa, presidente del Fronte di liberazione Oromo, un partito politico d’opposizione, è rimasto agli arresti domiciliari ad Addis Abeba. Dal suo arresto, avvenuto il 3 maggio, la polizia non ha permesso a nessuno di entrare nel complesso dove aveva la residenza o di uscire.

 

DIRITTO ALLA SALUTE

A dicembre il ministero della Salute aveva riportato quasi 400.000 casi di contagio da Covid-19 e 6.531 decessi legati al virus. I raduni politici, comprese le riunioni al chiuso, sono continuati. Il ministero ha somministrato quasi cinque milioni di dosi di vaccino contro il Covid-19, ricevute da paesi donatori. Secondo l’Ufficio regionale per l’Africa dell’Oms, al 2 dicembre, l’Etiopia aveva vaccinato completamente soltanto l’1,23 per cento della popolazione.

 

 


Note
1 Ethiopia: End arbitrary detentions of Tigrayans, activists and journalists in Addis Ababa and reveal whereabouts of unaccounted detainees, 16 luglio.
2 “I Don’t Know if They realized I Was a person”: Rape and Sexual Violence in the Conflict in Tigray, Ethiopia (AFR 25/4569/2021), 11 agosto.
3 Ethiopia: Survivors of TPLF attack in Amhara describe gang rape, looting and physical assaults, 9 novembre.
4 Ethiopia: Tigrayans targeted in fresh wave of ethnically motivated detentions in Addis Ababa, 12 novembre.

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