Stati Uniti d’America


Rapporto 2021 – 2022   Americhe

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Stati Uniti d’America

Capo di stato e di governo: Joseph Biden (subentrato a Donald Trump a gennaio)

L’amministrazione Biden ha dichiarato la sua intenzione di risanare la situazione dei diritti umani degli Usa, ma i risultati sul piano politico e pratico si sono dimostrati disomogenei. Se da un lato ha riavviato un impegno nei confronti delle istituzioni internazionali per i diritti umani delle Nazioni Unite e degli sforzi multilaterali volti a combattere i cambiamenti climatici, l’amministrazione non ha saputo adottare politiche in materia di asilo e immigrazione rispettose dei diritti umani al confine tra Usa e Messico o realizzare una propria agenda politica interna sui diritti umani.

 

CONTESTO

Il dibattito politico interno ha continuato a ostacolare l’efficacia dell’azione di governo nell’affrontare problematiche come il cambiamento climatico, i discriminatori attacchi contro il diritto di voto o le illegittime restrizioni adottate a livello statale riguardo ad alcuni diritti, come ad esempio il diritto alla libertà di riunione pacifica e i diritti riproduttivi. Alcuni politici d’opposizione hanno continuato a contestare i risultati delle elezioni del 2020, lanciando infondate accuse di brogli elettorali, che hanno destabilizzato il pacifico trasferimento dei poteri a gennaio, attraverso l’incoraggiamento di proteste politiche violente, aventi l’obiettivo di rovesciare i risultati delle elezioni.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

L’amministrazione Biden ha avviato l’iter di abrogazione delle politiche discriminatorie contro le persone Lgbti messe in atto dalla precedente amministrazione, cancellando tra l’altro il divieto per le persone transgender di prestare servizio nell’esercito e ripristinando le protezioni a tutela degli studenti contro la discriminazione per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Nonostante ciò, a livello statale sono state presentate centinaia di proposte di legge che avrebbero eroso i diritti delle persone Lgbti. Diversi stati hanno emanato legislazioni contrarie ai diritti Lgbti, compreso un provvedimento che in Arkansas ha vietato i trattamenti medici di affermazione del genere alle persone transgender sotto i 18 anni.

 

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

L’amministrazione Biden ha abrogato il Global Gag Rule, una norma che bloccava l’erogazione di fondi alle organizzazioni internazionali che si occupano di informare, assistere o anche garantire la possibilità di accedere a un aborto legale.

I governi statali hanno ancora cercato di limitare i diritti sessuali e riproduttivi, intervenendo sul piano legislativo per criminalizzare l’aborto e l’accesso ai servizi di salute sessuale riproduttiva, emanando durante l’anno una quantità mai vista di provvedimenti restrittivi contro l’aborto.

Il Texas ha approvato una legge che ha vietato l’aborto dopo le prime sei settimane di gravidanza, fase in cui molte donne non sono ancora consapevoli di essere incinte, e che ha attribuito a ogni privato cittadino il diritto di intentare causa contro chi pratica un aborto o contro chiunque sia “sospettato” di aiutare una donna a interrompere la gravidanza1. A settembre, la Corte suprema degli Usa ha deciso di non pronunciarsi in merito alla costituzionalità della legge del Texas, consentendo così la sua entrata in vigore. A dicembre, la Corte ha esaminato le argomentazioni orali riguardanti la legittimità di una legge del Mississippi che vietava la maggior parte dei casi di aborto dopo 15 settimane di gestazione e che costituiva una diretta minaccia alle protezioni federali vigenti che tutelano il diritto all’aborto in base alla storica sentenza Roe vs. Wade2.

 

VIOLENZA CONTRO LE DONNE

Le donne native hanno continuato a subire livelli sproporzionalmente elevati di stupri e violenza sessuale e a non avere accesso a forme basilari di assistenza post stupro. Inoltre, è rimasto alto il numero di casi di sparizioni e uccisioni. Il numero esatto delle donne native vittime di violenza o sparizione rimaneva sconosciuto, in quanto il governo degli Usa non raccoglieva dati statistici né aveva stabilito un adeguato coordinamento con i governi tribali.

I livelli di violenza domestica perpetrata dal partner non hanno mostrato segnali di rallentamento dal loro incremento, riconducibile alla pandemia da Covid-19 e alle conseguenti misure di lockdown. Nonostante ciò, il principale meccanismo legislativo per finanziare gli interventi di risposta e prevenzione della violenza era saltato ancora una volta, perché il congresso di nuovo non ha autorizzato la legge in materia (Violence Against Women Act – Vawa).

 

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI

Le autorità hanno continuato a limitare drasticamente l’accesso alle procedure d’asilo al confine tra Usa e Messico, determinando danni irreparabili alle molte migliaia di persone, bambini compresi, che cercavano di mettersi in salvo da situazioni di persecuzione o altre gravi violazioni dei diritti umani nei loro paesi d’origine3.

Le autorità di controllo delle frontiere hanno effettuato respingimenti non necessari e illegali di quasi 1,5 milioni di rifugiati e migranti al confine tra Usa e Messico, sia ai valichi di frontiera ufficiali sia nel tratto che li separa, usando come pretesto l’applicazione delle disposizioni stabilite dal titolo 42 del codice di salute pubblica, introdotto nel contesto della pandemia da Covid-19. Le persone respinte sono state sommariamente espulse senza accesso alle procedure d’asilo, a rimedi legali o a una valutazione del rischio individuale. Nel rassegnare le sue dimissioni, un alto consigliere legale presso il dipartimento di stato americano ha denunciato che le espulsioni di massa dei richiedenti asilo haitiani costituivano dei respingimenti forzati illegali.

Sebbene l’amministrazione Biden abbia esentato i minori non accompagnati dall’essere espulsi ai sensi del titolo 42, l’agenzia federale di controllo delle frontiere ha applicato impropriamente la legislazione contro la tratta di esseri umani per continuare a rimpatriare sommariamente migliaia di minori messicani non accompagnati (oltre il 95 per cento di quelli catturati), senza fornire loro adeguate opportunità di accesso alle procedure d’asilo o una concreta valutazione dei danni che avrebbero affrontato una volta rimpatriati4.

 

DETENZIONE ARBITRARIA

Nella base navale statunitense di Guantánamo Bay, a Cuba, 39 uomini musulmani erano ancora detenuti arbitrariamente e a tempo indefinito da parte dell’esercito degli Usa, in violazione del diritto internazionale. Le autorità non hanno compiuto progressi degni di nota per chiudere la struttura, nonostante il dichiarato impegno espresso in tal senso dall’amministrazione Biden.

A ottobre, due detenuti di Guantánamo Bay hanno ottenuto l’autorizzazione al trasferimento fuori della struttura da parte della commissione di revisione periodica, portando così a 12 il numero dei detenuti che rimanevano nella struttura, pur avendo ricevuto il nulla osta al trasferimento, alcuni dei quali attendevano da oltre un decennio. Da gennaio 2017 erano stati trasferiti fuori della struttura soltanto due detenuti, di cui uno all’inizio del mandato di Joseph Biden. Nessuno dei detenuti nella struttura aveva accesso a un’assistenza medica idonea né erano disponibili servizi di riabilitazione adeguati per coloro che erano sopravvissuti alle torture e altre forme di maltrattamento perpetrate dagli agenti statunitensi.

Dieci di loro erano sotto processo davanti a una commissione militare, in violazione del diritto e degli standard internazionali sull’equo processo e, se giudicati colpevoli, rischiavano la pena di morte. L’imposizione della pena di morte in questi casi giudiziari, al termine di procedimenti che non rispettano gli standard internazionali di equità processuale, costituirebbe una privazione arbitraria della vita.

L’inizio dei processi a carico di coloro che erano accusati di reati legati agli attacchi dell’11 settembre 2001 era fissato per l’11 gennaio 2021, ma dopo la sospensione di tutte le udienze per il 2020 e gran parte del 2021, i casi giudiziari non erano affatto pronti per essere dibattuti, dopo ben nove anni di udienze preliminari5.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE

Le autorità non hanno saputo adottare e implementare misure significative volte a vigilare sull’operato della polizia e ad assicurare l’accertamento delle responsabilità, come promesso dall’amministrazione Biden in risposta alle proteste contro la violenza della polizia che avevano attraversato gli Usa nel 2020, e che furono segnate da un generalizzato uso eccessivo della forza da parte degli agenti di pubblica sicurezza.

Al contrario, in almeno 36 stati e a livello federale i legislatori hanno presentato più di 80 bozze legislative che limitavano la libertà di riunione, con nove stati che hanno convertito in legge tali documenti nel corso del 2021. A fine anno, altre 44 bozze di legge erano in attesa di approvazione in 18 stati. Le restrizioni alla libertà di riunione proposte comprendevano tra l’altro l’inasprimento delle pene previste per atti di disobbedienza civile riguardanti progetti infrastrutturali, come oleodotti, la chiusura di strade e lo sfregio di monumenti. Altre norme miravano a impedire il taglio dei fondi destinati alle operazioni di ordine pubblico nei bilanci di spesa delle amministrazioni locali e, tra le altre cose, a cancellare la responsabilità civile per i conducenti d’auto che colpiscono i dimostranti che bloccano le strade.

Per contro, l’assemblea legislativa dello stato della California ha emanato nuove norme che avrebbero fornito ampie protezioni ai giornalisti che seguono la cronaca dei raduni pubblici, e che nel 2020 erano stati spesso al centro di arresti ed episodi di violenza da parte delle forze di polizia. Ha creato inoltre standard e regole validi in tutto lo stato per disciplinare l’utilizzo da parte della polizia di sostanze chimiche e proiettili a impatto cinetico durante i raduni pubblici.

 

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

Secondo i dati riferiti, le persone uccise in seguito all’uso di armi da fuoco da parte della polizia sono state nel 2021 almeno 1.055, con un leggero aumento rispetto agli anni precedenti. I dati limitati resi pubblici dal 2015 al 2021 suggerivano che l’uso letale della forza da parte della polizia ha colpito in maniera sproporzionata le persone nere. Il programma del governo federale che si proponeva di tracciare il numero annuale di queste morti rimaneva di fatto non implementato.

Ad aprile, dopo che l’assemblea legislativa del Maryland, scavalcando il veto del governatore, aveva votato a favore di un regolamento sull’uso della forza, erano rimasti soltanto sei gli stati americani senza un regolamento specifico sull’uso della forza da parte della polizia. Tuttavia, nessuna legislazione statale, laddove esistente, che regolamentava l’uso della forza letale da parte della polizia era conforme alle norme e agli standard internazionali.

Il senato non aveva ancora approvato il George Floyd Justice in Policing Act, un disegno di legge che forniva un pacchetto di proposte bipartisan di riforma di determinati aspetti delle operazioni di ordine pubblico.

 

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

I rapporti annuali nazionali sulle pratiche in materia di diritti umani, pubblicate dal dipartimento di stato americano, sono stati accompagnati da un riconoscimento pubblico da parte del segretario di stato dell’importanza dei difensori dei diritti umani e dei rischi da loro affrontati. L’amministrazione Biden ha anche rilanciato l’agenda politica sul supporto degli Usa ai difensori dei diritti umani, che era stata accantonata da diversi anni.

A maggio, notizie di stampa hanno fatto emergere che le autorità americane avevano tracciato e vessato difensori dei diritti umani attivi nell’area di confine tra Usa e Messico, durante il 2018 e il 2019, anche attraverso un elenco illegale di attivisti sottoposti a sorveglianza dal governo, come documentato nel rapporto pubblicato da Amnesty International nel 2019 “Salvare vite non è un reato: vessazioni giudiziarie politicamente motivate da parte degli Usa contro i difensori dei diritti umani dei migranti”.

Difensori dei diritti umani e giornalisti hanno continuato a denunciare di avere subìto intimidazioni e vessazioni da parte delle autorità mentre attraversavano il confine o mentre svolgevano il loro lavoro in Messico, e che questo aveva avuto conseguenze sulla capacità di svolgere il loro lavoro e sul loro benessere generale. A settembre, l’ufficio dell’ispettore generale del dipartimento della Sicurezza interna ha pubblicato un rapporto che confermava che le agenzie di sicurezza avevano vessato illegalmente giornalisti e attivisti alle frontiere, senza una valida base legale e che, in alcuni casi, avevano a quanto pare anche insabbiato le loro violazioni, distruggendo le prove delle comunicazioni e della coordinazione con le autorità messicane in relazione a questi abusi.

 

PENA DI MORTE

A marzo, la Virginia è diventata il 23° stato degli Usa ad abolire la pena di morte.

Negli ultimi giorni dell’amministrazione Trump, a gennaio, il governo federale ha effettuato tre esecuzioni, proseguendo la sua linea inaugurata nel 2020 contraria a una moratoria delle esecuzioni federali che durava da 17 anni. A luglio 2021, il dipartimento di Giustizia americano ha stabilito una moratoria sulle esecuzioni federali nel quadro di un riesame dell’agenda politica del dipartimento in materia di pena capitale. Tuttavia, il governo federale ha continuato a chiedere l’imposizione della pena di morte in determinati casi giudiziari. Le esecuzioni statali sono riprese nel 2021 dopo una sosta stabilita nel 2020 dovuta al protrarsi della pandemia da Covid-19, oltre che all’esito di un ricorso giudiziario riguardante i protocolli di esecuzione in determinati stati.

 

TORTURA E ALTRO MALTRATTAMENTO

A distanza di un decennio da quando decine di detenuti erano stati sottoposti al programma di detenzione segreta operato dalla Cia, autorizzato dal 2001 al 2009, nessuno è stato portato davanti alla giustizia per le sistematiche violazioni dei diritti umani, tra cui sparizioni forzate, tortura e altro maltrattamento, commesse nel contesto di questo programma. Il rapporto del comitato d’intelligence del senato sulla tortura praticata dalla Cia rimaneva ancora secretato, a distanza di anni da quando le limitate indagini condotte su questi reati erano state chiuse senza alcun rinvio a giudizio.

 

DIRITTO ALLA VITA E ALLA SICUREZZA DELLA PERSONA

Durante il 2021, il congresso americano non ha approvato alcun provvedimento legislativo per regolamentare l’accesso alle armi da fuoco. Il governo ha continuato a fallire nel proteggere gli individui dalla persistente violenza legata all’uso delle armi da fuoco, violando così i loro diritti umani, come il diritto alla vita, alla sicurezza personale e alla libertà dalla discriminazione, per citarne alcuni.

L’impennata nella vendita di armi registrata durante la pandemia, l’accesso illimitato alle armi da fuoco, l’assenza di leggi organiche sulla sicurezza riguardo alle armi (tra cui una efficace regolamentazione sull’acquisizione, il possesso e l’utilizzo) e la mancanza d’investimenti in adeguati programmi d’intervento e di prevenzione in materia hanno continuato ad alimentare questo tipo di violenza.

Si stima che negli Usa durante il 2020 la violenza legata all’uso delle armi da fuoco abbia causato la morte di almeno 44.000 persone. Durante la pandemia da Covid-19, tra il 2020 e il 2021, la decisione assunta dalle autorità di governo di alcuni stati di inserire i negozi di armi nell’elenco delle “attività commerciali essenziali” ha avuto l’effetto di esacerbare la violenza armata. A maggio, il dipartimento di Giustizia americano ha proposto l’introduzione di una norma che avrebbe aggiornato la definizione del termine “arma da fuoco” e relative componenti per la prima volta dal 1968, osservando che, nel periodo compreso tra il 2016 e il 2020, la polizia aveva recuperato sulla potenziale scena del crimine un totale di 23.000 armi da fuoco senza numero di matricola (le cosiddette “pistole fantasma”).

A novembre 2021, la Corte suprema degli Usa ha esaminato il suo primo ricorso giudiziario in oltre un decennio sul diritto costituzionale del porto d’armi. La decisione finale in questo ricorso potrebbe determinare se ogni privato cittadino può girare liberamente armato senza dimostrare una “giusta causa” o senza ottenere la necessaria licenza speciale rilasciata a discrezione delle autorità locali.

 

UCCISIONE ILLEGALE DI CIVILI

Il governo degli Usa ha fatto ripetutamente ricorso alla forza letale in vari paesi del mondo, utilizzando anche droni armati, in violazione dei suoi obblighi sanciti dalle norme internazionali sui diritti umani e, dove applicabile, dal diritto internazionale umanitario. Ong, esperti delle Nazioni Unite e mezzi d’informazione hanno documentato come questo tipo di raid compiuti all’interno e all’esterno di zone di conflitto armato attivo abbiano causato ferimenti o arbitrariamente privato persone che dovrebbero essere tutelate, compresi molti civili, del loro diritto alla vita, compiendo atti in alcuni casi equiparabili a crimini di guerra.

La sempre più scarsa attenzione dimostrata dall’amministrazione verso la protezione dei civili durante operazioni militari letali ha aumentato la probabilità di uccisioni illegali, ostacolato la valutazione della legalità di questi raid e impedito l’accertamento delle responsabilità e l’accesso alla giustizia e a rimedi efficaci per le vittime di uccisioni illegali e danni ai civili.

Nonostante le richieste di chiarimenti da parte di esperti delle Nazioni Unite, il governo ha continuato a non fornire informazioni riguardo agli standard e ai criteri legali e di condotta applicati dalle forze Usa nell’impiego di forza letale all’estero. Le autorità non hanno inoltre provveduto a fornire forme di riparazione per le uccisioni di civili. L’amministrazione Biden ha avviato un riesame dei protocolli sull’utilizzo della forza letale, senza tuttavia fornire informazioni riguardanti se e in che modo tali protocolli sarebbero stati modificati. Intanto, le forze di sicurezza armate americane hanno continuato a effettuare raid aerei con droni, causando l’uccisione illegale e il ferimento di civili.

 

DIRITTO ALL’ALLOGGIO

A marzo, l’amministrazione Biden ha accettato le raccomandazioni formulate dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite durante l’Upr, che sollecitavano gli Usa a garantire il diritto all’alloggio e ad affrontare la problematica delle persone senza tetto. Tuttavia, mentre le moratorie sugli sgomberi stabilite a livello federale e statale nel contesto della pandemia da Covid-19 cominciavano a scadere nella seconda metà del 2021, la Corte suprema degli Usa ha vanificato gli sforzi dell’amministrazione Biden di estendere la moratoria federale per motivi di salute pubblica dovuti al protrarsi della pandemia. Contemporaneamente, alcune amministrazioni municipali e statali hanno interrotto le misure speciali che erano state temporaneamente adottate per fornire un alloggio alle persone senza tetto e alcune città hanno ripreso o ampliato la demolizione degli accampamenti dei senza tetto.

I membri del congresso hanno reintrodotto la legge “l’alloggio è un diritto umano”, che mirava a risolvere le cause strutturali della perdita della casa e gestire la transizione di un numero sempre più alto di persone che perdevano la casa, fino all’assegnazione di un alloggio o una sistemazione alternativa.

 

FALLIMENTO NELL’AFFRONTARE CRISI CLIMATICA E DEGRADO AMBIENTALE

L’amministrazione Biden è rientrata negli Accordi di Parigi e ha cercato di ribaltare le centinaia di norme e direttive approvate dalla precedente amministrazione per liberalizzare i settori ambientali e dell’energia. Queste leggi riguardavano anche lo smantellamento delle precedenti norme ambientali sui depositi di cenere delle centrali a carbone. Tuttavia, l’amministrazione non è riuscita a cancellare tutte le misure regressive e ha continuato ad autorizzare la realizzazione di progetti di perforazione petrolifera su terreni federali.

Durante il 2021, gli Usa sono stati colpiti da frequenti disastri naturali legati ai cambiamenti climatici, che hanno provocato morte e distruzione, tra cui un numero record di incendi boschivi, uragani e alluvioni nelle aree costiere.

 

MECCANISMI E TRATTATI INTERNAZIONALI SUI DIRITTI UMANI

L’amministrazione Biden ha adottato una serie di misure positive nel suo primo anno di mandato, dimostrando attenzione e sostegno verso il sistema internazionale di tutela dei diritti umani e i suoi meccanismi di vigilanza.

A marzo, l’amministrazione ha accettato la maggior parte delle raccomandazioni formulate dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite in seguito al terzo Upr sulla situazione dei diritti umani degli Usa, sebbene abbia fatto notare di avere accettato soltanto in via di principio alcune che non poteva garantire di riuscire a implementare, come quella di chiudere la struttura di detenzione di Guantánamo Bay.

Ad aprile, il governo ha ritirato le sanzioni contro il personale dell’Icc che erano state imposte dalla precedente amministrazione, benché abbia continuato a non riconoscere la giurisdizione dell’Icc sui presunti crimini di guerra compiuti in Afghanistan, Iraq o in altri paesi.

A ottobre, gli Usa sono rientrati nel Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, a tre anni da quando la precedente amministrazione aveva abbandonato il proprio seggio presso l’organismo delle Nazioni Unite, e hanno emanato un invito permanente alle Procedure speciali delle Nazioni Unite. A novembre, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulle tematiche relative alle minoranze ha condotto una visita negli Usa: era la prima di tali missioni da parte di una Procedura speciale delle Nazioni Unite dal 2017.

 

 


Note
1 Usa: Texas violently strips away right to abortion, 1° settembre.
2 Usa: Senate must take action to protect human rights, 1° dicembre.
3 Americas: Amnesty International Submission to the United Nations (UN) Special Rapporteur on the Human Rights of Migrants (AMR 01/3658/2021), 8 febbraio.
4 Pushed into Harm’s Way: Forced Returns of Unaccompanied Migrant Children to Danger by the Usa and Mexico (AMR 51/4200/2021), 11 giugno.
5 Right the wrong: decision time on Guantánamo, 11 gennaio.

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