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Repubblica araba d’Egitto

Capo di stato: Abdel Fattah al-Sisi

Capo di governo: Moustafa Madbouly

I diritti alla libertà d’espressione e associazione sono stati duramente repressi. Le autorità hanno preso di mira difensori dei diritti umani, politici dell’opposizione e altri attivisti con mandati di comparizione illegali, interrogatori coercitivi, misure cautelari extragiudiziali, indagini penali, procedimenti giudiziari iniqui e aggiungendo i loro nomi alla “lista dei terroristi”. Le persone arbitrariamente detenute erano migliaia, e comprendevano difensori dei diritti umani, giornalisti, studenti, politici dell’opposizione, imprenditori e manifestanti pacifici. Decine erano state condannate al termine di processi gravemente viziati o erano state processate da tribunali d’emergenza, per accuse derivanti dal pacifico esercizio dei loro diritti umani. Il ricorso a sparizioni forzate e tortura è continuato a ritmo serrato. Le condizioni di detenzione sono rimaste crudeli e disumane e i prigionieri sono stati privati di cure mediche adeguate; questo ha causato o contribuito ad almeno 56 decessi in carcere. Sono state emesse nuove condanne a morte al termine di processi gravemente viziati e ci sono state esecuzioni, anche per reati in materia di droga. Le autorità non hanno provveduto a indagare adeguatamente o punire la violenza sessuale e di genere e hanno introdotto una legislazione che ha ulteriormente compromesso i diritti e l’autonomia delle donne. Persone Lgbti sono state arrestate, perseguite penalmente e condannate a lunghe pene detentive sulla base del loro orientamento sessuale o dell’identità di genere. Le autorità hanno imposto una stretta su scioperi, sindacati indipendenti e lavoratori che esprimevano il loro malcontento o critiche. La campagna di vaccinazione contro il Covid-19 è stata segnata da ritardi nella vaccinazione delle persone più a rischio e da altre problematiche. Gli abitanti di insediamenti informali sono stati sgomberati con la forza e arrestati per avere protestato. Le autorità hanno discriminato nella legge e nella prassi i cristiani e perseguito membri di minoranze religiose e coloro che avevano abbracciato convinzioni religiose non autorizzate dallo stato. Rifugiati e migranti sono stati arbitrariamente detenuti per periodi indefiniti per avere varcato irregolarmente i confini del paese ed espulsi con la forza senza un regolare processo o senza possibilità di accedere alle procedure d’asilo.

 

CONTESTO

A ottobre il presidente ha revocato lo stato d’emergenza nazionale in vigore da aprile 2017. Dopo pochi giorni, il parlamento ha approvato una serie di modifiche legislative che hanno ampliato la giurisdizione dei tribunali militari sui civili, erodendo le garanzie di equità processuale e criminalizzando eventuali denunce contro i militari.

Sono continuati, seppur in maniera sporadica, gli attacchi dei gruppi armati nel nord del Sinai. L’esercito, che ha annunciato perdite tra le sue fila e l’uccisione di 122 militanti negli scontri, ha pubblicato un video ad agosto che mostrava l’uccisione illegale da parte dei militari di due uomini disarmati. A ottobre, il presidente ha conferito al ministro della Difesa poteri eccezionali di imporre misure di coprifuoco, chiudere le scuole ed evacuare i residenti nel nord del Sinai.

Il bilancio statale approvato a giugno non adempieva all’obbligo sancito dalla costituzione di destinare il tre e il sei per cento del pil rispettivamente al settore sanitario e a quello dell’istruzione; riduceva inoltre la spesa destinata all’assicurazione medica e ai farmaci.

A marzo, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, 32 stati hanno espresso la loro condanna per le violazioni dei diritti umani in Egitto.

A settembre, le autorità hanno varato una strategia nazionale quinquennale sui diritti umani che elogiava il quadro legale, senza entrare nel merito delle preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani attuali e compiute del passato.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Le autorità hanno continuato a reprimere duramente l’esercizio del diritto alla libertà d’espressione e a soffocare la libertà di parola sia offline che online.

Le forze di sicurezza hanno arbitrariamente arrestato almeno sei giornalisti a causa del loro lavoro o delle loro opinioni critiche. Il 19 luglio, hanno arrestato il giornalista Abdelnasser Salama per avere chiesto le dimissioni del presidente. A fine anno rimaneva in carcere, così come altri 24 giornalisti, in seguito a un verdetto di colpevolezza o in attesa d’indagini per accuse come “uso improprio dei social network”, “diffusione di notizie false” e “terrorismo”.

A maggio, Hossam Shaaban, un medico volontario, è stato arrestato per avere criticato la decisione delle autorità di vietare le proteste organizzate in segno di solidarietà durante l’offensiva israeliana su Gaza. È rimasto detenuto in attesa d’indagini per accuse di “terrorismo”.

Secondo le organizzazioni per i diritti umani, le autorità hanno continuato a oscurare almeno 600 siti web, tra portali d’informazione, siti sui diritti umani e altri.

 

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE

Agenti dell’agenzia per la sicurezza nazionale (National Security Agency – Nsa), un corpo speciale di polizia, hanno intimidito difensori dei diritti umani e attivisti politici convocandoli illegalmente e sottoponendoli a interrogatori coercitivi e a misure cautelari extragiudiziali, che li obbligavano a presentarsi alla polizia1.

Le autorità hanno arbitrariamente detenuto e perseguito ingiustamente decine di difensori dei diritti umani e politici dell’opposizione per accuse infondate di “terrorismo” e “diffusione di notizie false”. A luglio, Hossam Bahgat, direttore di una nota Ong, è stato giudicato colpevole e multato per avere espresso pacificamente le sue opinioni sulle elezioni egiziane del 2020. A luglio, i giudici inquirenti hanno interrogato almeno cinque direttori di Ong e ripreso le indagini in merito all’evasione delle tasse da parte delle Ong, nel quadro di un’indagine penale politicamente motivata che durava ormai da 10 anni sulle attività e il finanziamento delle organizzazioni per i diritti umani, conosciuta come Caso 173. Le autorità hanno archiviato le indagini riguardanti 12 Ong, ma hanno continuato a sottoporre staff e direttori a divieti di viaggio e congelamento di beni. Almeno altre 15 rimanevano sotto inchiesta e sottoposte a restrizioni analoghe.

Le autorità hanno arbitrariamente inserito i nomi di 408 persone, tra cui attivisti e politici dell’opposizione, nella “lista dei terroristi”, una misura che di fatto impediva loro di impegnarsi in attività civiche o politiche e di recarsi all’estero per cinque anni. A novembre, la Corte suprema amministrativa ha confermato la decisione di radiare sei avvocati che comparivano nella “lista dei terroristi”.

 

DETENZIONE ARBITRARIA E PROCESSI INIQUI

Le autorità hanno rilasciato 13 difensori dei diritti umani, giornalisti e politici che erano sottoposti a detenzione cautelare per anni, ma migliaia di altri rimanevano arbitrariamente detenuti solo per avere esercitato i loro diritti umani o al termine di procedimenti giudiziari gravemente iniqui o senza alcuna base legale. Le forze di sicurezza hanno arbitrariamente arrestato centinaia di persone critiche verso il governo, o percepite come tali.

A febbraio, le autorità hanno arbitrariamente arrestato il noto imprenditore Seif Thabet, due mesi dopo avere arrestato anche suo padre, Safwan Thabet; l’arresto era stato motivato dal loro rifiuto di consegnare i beni della loro florida azienda, Juhayna. A fine anno, entrambi rimanevano detenuti in regime di isolamento prolungato senza processo o accusa formale.

I procuratori e i giudici hanno regolarmente rinnovato la detenzione cautelare di migliaia di sospettati, trattenuti in attesa d’indagini riguardanti infondate accuse di “terrorismo”, senza permettere loro di impugnare la legalità della loro detenzione. A ottobre, il ministero della Giustizia ha emanato un decreto che permetteva il rinnovo della detenzione preprocessuale a distanza, senza garantire il rispetto delle procedure dovute.

La procura suprema per la sicurezza dello stato (Supreme State Security Prosecution – Sssp), una sezione speciale della procura generale competente per le indagini in materia di minacce alla sicurezza, ha continuato ad aggirare le decisioni dei tribunali o della magistratura che avevano disposto il rilascio degli indiziati dopo prolungati periodi di detenzione cautelare, compresi coloro che erano detenuti oltre il limite massimo di due anni stabilito dalla legge egiziana, spiccando nuovi mandati d’arresto per accuse analoghe sulla base di indagini condotte in segreto dall’Nsa, una prassi nota come “rotazione”. Tattiche simili sono state adottate per detenere arbitrariamente prigionieri condannati in via definitiva anche dopo il completamento della loro condanna. Il 15 giugno, l’Sssp ha ordinato l’arresto dell’avvocato per i diritti umani Mohamed Ramadan, in attesa d’indagini riguardanti un nuovo fascicolo penale aperto a suo carico, questo a pochi giorni di distanza da quando un tribunale ne aveva disposto la scarcerazione dopo una detenzione cautelare durata tre anni.

L’Sssp ha rinviato a processo davanti ai tribunali d’emergenza almeno 28 difensori dei diritti umani, politici dell’opposizione e attivisti arbitrariamente detenuti2. Le procedure di questi tribunali erano intrinsecamente inique e agli imputati era negato il diritto di chiedere il riesame delle loro condanne e sentenze a un tribunale di grado superiore. Le forze di sicurezza, inoltre, impedivano agli avvocati di avere un colloquio privato con i loro clienti.

Ad agosto, l’Sssp ha rinviato a processo davanti ai tribunali d’emergenza Ezzat Ghoneim, cofondatore di un’Ong per i diritti umani, e l’avvocata Hoda Abdelmoneim, per accuse come “diffusione di notizie false” o “terrorismo”, unicamente per avere esercitato pacificamente i loro diritti umani o a causa del loro impegno politico.

Tra giugno e dicembre, i tribunali d’emergenza hanno giudicato colpevoli del reato di “diffusione di notizie false” lo studente Ahmed Samir Santawy, i politici dell’opposizione Zyad el-Elaimy, Hossam Moanis e Hisham Fouad, l’attivista Alaa Abdel Fattah, l’avvocato e fondatore di una Ong Mohamed Baker e il blogger Mohamed Ibrahim, conosciuto come “Oxygen”, e li hanno condannati a pene variabili dai tre ai cinque anni di carcere per avere criticato la situazione dei diritti umani, la politica economica e gli standard di vita dell’Egitto.

 

SPARIZIONI FORZATE

Le autorità hanno sottoposto centinaia di detenuti a sparizione forzata nelle strutture dell’Nsa, nei commissariati di polizia e in altre località sconosciute. L’Nsa ha spostato prigionieri di coscienza e altre persone trattenute per motivi politici dai luoghi dove erano abitualmente detenuti, in seguito agli ordini di scarcerazione disposti dai tribunali, senza fornire informazioni sulla loro sorte o localizzazione per periodi fino a tre mesi.

Le autorità hanno omesso di indagare sulla sparizione forzata durata 23 mesi di Manar Adel Abu el-Naga e del suo figlioletto, avvenuta precedentemente al suo interrogatorio di febbraio da parte dell’Sssp in relazione ad accuse di terrorismo. Suo marito, Omar Abdelhamid, rimaneva sottoposto a sparizione forzata da marzo 2019.

 

TORTURA E ALTRO MALTRATTAMENTO

Le forze di sicurezza hanno torturato e altrimenti maltrattato i detenuti, sottoponendoli a percosse, scosse elettriche, sospensione per gli arti in posizioni di stress e confinandoli in isolamento per periodi indefiniti in condizioni terribili. Almeno 56 detenuti sono deceduti in custodia per complicanze mediche e altri quattro sono morti in seguito a riferiti episodi di tortura. Le autorità hanno regolarmente omesso di svolgere indagini per accertare le cause e le circostanze dei decessi.

A marzo, la procura ha omesso di aprire un’indagine su una denuncia secondo cui un poliziotto aveva percosso a morte Mohamed Abdelaziz sul suo posto di lavoro a Shebin el-Qanater, nel governatorato di Qalyubia.

Le condizioni di vita nelle carceri e in altre strutture di detenzione rimanevano crudeli e disumane3, con i prigionieri che ne denunciavano il sovraffollamento, la scarsa ventilazione, la mancanza d’igiene e d’accesso ai servizi igienici e l’inadeguata quantità di cibo, acqua potabile, aria fresca ed esercizio fisico.

Le autorità hanno continuato a limitare o vietare le visite dei familiari e la corrispondenza e a negare ai prigionieri l’accesso a cure mediche adeguate, in alcuni casi anche deliberatamente, nell’apparente intento di punire i dissidenti.

 

PENA DI MORTE

I tribunali, compresi i circuiti competenti per terrorismo dei tribunali ordinari e d’emergenza, hanno emesso condanne a morte al termine di processi gravemente iniqui.

Il 29 luglio, un tribunale d’emergenza, i cui verdetti e condanne non sono appellabili, ha condannato a morte 16 uomini al termine di un processo caratterizzato da gravi irregolarità in un caso riguardante una serie di attentati mortali4.

Ci sono state esecuzioni, spesso effettuate in segreto e senza permettere ai condannati di vedere per l’ultima volta i familiari. Il 26 aprile, le autorità hanno eseguito la condanna a morte dell’ottantaduenne Abd alRahim Jibril e di altri otto uomini, che erano stati ritenuti colpevoli della morte di alcuni poliziotti in episodi distinti occorsi ad agosto 2013. Il loro processo collettivo era stato caratterizzato da “confessioni” estorte con la tortura. In altri casi, diversi uomini sono stati messi a morte per reati ordinari che non raggiungevano la soglia dei “reati più gravi”, come ad esempio il traffico di droga.

 

DISCRIMINAZIONE E VIOLENZA SESSUALE E DI GENERE

Le donne hanno continuato a essere discriminate nella legge e nella prassi.

A febbraio, il consiglio di gabinetto ha inviato al parlamento la bozza di una proposta di modifica alla legge sullo status personale, che oltre a mantenere una serie di disposizioni discriminatorie contro le donne in relazione a questioni come matrimonio, divorzio, custodia dei figli e istruzione, garantiva ai tutori di sesso maschile il potere di dichiarare legalmente nullo il matrimonio di una donna senza il suo consenso. Ad aprile, il parlamento ha inasprito le pene per le mutilazioni genitali femminili.

A ottobre, 98 donne sono state nominate giudici del Consiglio di stato; le donne, tuttavia, rimanevano sottorappresentate o escluse dalla maggior parte degli organi giudiziari e dalle procure.

Le autorità hanno continuato a perseguire penalmente donne influencer attive sui social network per il modo in cui vestivano, agivano e guadagnavano denaro su varie piattaforme. A giugno, Hanin Hossam e Mawada el-Adham sono state condannate rispettivamente a 10 e sei anni di carcere per istigazione “alla dissolutezza” e al “traffico di esseri umani”. Almeno sette donne influencer sono rimaste in carcere per reati contro la morale o altre accuse inventate.

Le autorità non hanno impedito o indagato i diffusi episodi di violenza contro donne e ragazze. A maggio, hanno rilasciato per “mancanza di prove” tutti gli indiziati in un caso giudiziario riguardante uno stupro di gruppo, avvenuto in un hotel del Cairo nel 2014. Almeno due testimoni hanno denunciato di avere subìto pressioni da parte degli agenti della sicurezza per modificare le loro testimonianze.

Sono proseguiti gli arresti e le persecuzioni penali di persone a causa del loro reale o percepito orientamento sessuale o dell’identità di genere. Ad agosto, un tribunale ha ritenuto quattro uomini colpevoli di avere avuto rapporti sessuali con persone dello stesso sesso e li ha condannati a pene variabili dai sei ai nove anni di carcere.

 

DIRITTI DEI LAVORATORI

Le autorità hanno represso il diritto dei lavoratori di scioperare e di organizzarsi in sindacati indipendenti e penalizzato i lavoratori che esprimevano le loro opinioni o richieste. Non sono intervenute per proteggere decine di lavoratori che erano stati ingiustamente licenziati, puniti e vessati da aziende private per il loro coinvolgimento in azioni di sciopero del tutto pacifiche5.

A settembre, un tribunale di Alessandria ha confermato il licenziamento senza indennizzo di un lavoratore di un’azienda pubblica, per “avere espresso pubblicamente le sue opinioni politiche”. Lo stesso mese, le autorità hanno arbitrariamente detenuto per due giorni tre lavoratori della Universal Company, solo per avere esercitato il loro diritto di sciopero.

Ad agosto, il presidente ha ratificato una nuova legge, che avrebbe consentito il licenziamento automatico senza giusta causa dei dipendenti del settore pubblico inseriti nella “lista dei terroristi”. Questo dopo che le autorità avevano invocato pubblicamente il licenziamento dei lavoratori ferroviari affiliati al gruppo fuorilegge dei Fratelli musulmani, cui era stata attribuita una serie di mortali incidenti ferroviari.

 

DIRITTO ALLA SALUTE

Il sistema sanitario ha continuato a lottare contro l’ondata di contagi da Covid-19 e il governo si è dimostrato incapace di affrontare le preoccupazioni sollevate dagli operatori medico-sanitari in materia di sicurezza sul luogo di lavoro, come ad esempio le strutture sanitarie inadeguate, l’insufficiente formazione del personale e la mancanza di dispositivi di protezione. A novembre, il presidente ha ratificato una legge che criminalizzava la pubblicazione di informazioni sulle pandemie, citando motivazioni formulate in maniera vaga.

A gennaio è stato annunciato un programma nazionale di vaccinazione contro il Covid-19, ma a fine anno meno del 22 per cento della popolazione aveva completato il ciclo vaccinale. La campagna di vaccinazione è stata segnata da mancanza di trasparenza, ritardi nella somministrazione dei vaccini agli operatori sanitari e alle altre categorie a rischio, dall’incapacità di dare priorità alle fasce marginalizzate della popolazione e di portare avanti una campagna di informazione nelle zone rurali e nelle aree urbane più povere del paese, per contrastare l’esitazione verso i vaccini6.

Alcuni prigionieri detenuti per motivi politici sono stati deliberatamente esclusi dalla campagna di vaccinazione. Le autorità si sono rifiutate di accogliere le richieste di Abdelmonim Aboulfotoh, un politico dell’opposizione di 69 anni malato, che chiedeva di essere vaccinato. Almeno otto detenuti sono morti in custodia dopo avere mostrato i sintomi tipici del Covid-19.

SGOMBERI FORZATI

Le autorità hanno effettuato sgomberi forzati in insediamenti informali e arrestato arbitrariamente decine di persone che protestavano contro la demolizione delle loro case.

Il 4 giugno, le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere una protesta a Ezbet Nady al-Seid, un quartiere di Alessandria, contro i piani di reinsediare i suoi residenti senza consultazione o adeguata compensazione. Almeno 40 manifestanti sono stati arrestati e detenuti presso una base della polizia antisommossa. Sono stati rilasciati dopo nove giorni, ma 13 sono stati processati da una corte d’emergenza per accuse come “partecipazione a proteste non autorizzate”, “teppismo” e “sabotaggio di una struttura pubblica”, che li ha poi assolti a dicembre.

 

LIBERTÀ DI RELIGIONE E CULTO

I cristiani hanno continuato a essere discriminati nella legge e nella prassi. Il loro diritto di culto è rimasto limitato ai sensi di una discriminatoria legislazione del 2016 sulla costruzione e ristrutturazione di chiese private, che subordinava l’inizio dei lavori al rilascio di un’apposita autorizzazione da parte delle agenzie per la sicurezza e altre autorità statali, attraverso procedure burocratiche lunghe, complicate e poco chiare. Secondo l’Iniziativa egiziana per i diritti della persona, dall’entrata in vigore della legge, è stata concessa la registrazione legale senza riserve a meno del 20 per cento delle chiese, mentre almeno 25 rimanevano chiuse con la motivazione che il loro status era illegale o con il pretesto di evitare tensioni settarie.

Le autorità non hanno saputo proteggere i cristiani nel nord del Sinai dalla violenza dei gruppi armati. Ad aprile, l’organizzazione Provincia del Sinai, affiliata al gruppo armato Stato islamico, ha pubblicato un video che mostrava l’esecuzione sommaria di Nabil Habashy, un cristiano, come rappresaglia per il suo coinvolgimento nella fondazione di una chiesa locale. Le autorità non hanno adottato misure per garantire il ritorno in sicurezza della sua famiglia e delle centinaia di altri cristiani sfollati con la forza dal nord del Sinai in seguito ai violenti attacchi del 2017, né hanno offerto loro forme di compensazione per la perdita delle proprietà e dei mezzi di sussistenza.

I membri di minoranze religiose e i musulmani non allineati con credo religiosi autorizzati dallo stato sono stati perseguiti e incarcerati per “diffamazione della religione” e altre accuse inventate. A novembre, un tribunale d’emergenza ha condannato l’avvocato Ahmed Maher a cinque anni di carcere per “diffamazione della religione”, a causa del suo libro sulla giurisprudenza islamica.

 

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI

Le autorità hanno continuato ad arrestare arbitrariamente decine di rifugiati e migranti e a detenerli per periodi indefiniti in condizioni crudeli e disumane per ingresso illegale in Egitto o tentato abbandono irregolare del paese. Alcuni di loro erano trattenuti da anni senza accesso alle procedure d’asilo o al di fuori delle procedure dovute.

Da ottobre fino a fine anno, le autorità hanno rimpatriato con la forza 40 cittadini eritrei, detenuti da ottobre 2019, senza permettere loro di impugnare la decisione di espellerli o di accedere alle procedure d’asilo.

 


Note:
1 Egypt: “This Will Only End When You Die”: National Security Agency Harassment of Activists in Egypt (MDE 12/4665/2021), 16 settembre.
2 Egypt: Stop trials by emergency courts, 31 ottobre.
3 Egypt: “What Do I Care if You Die?”: Negligence and Denial of Health Care in Egyptian Prisons (MDE 12/3538/2021), 25 gennaio.
4 Egypt: Retry 36 men facing execution following unfair trials by emergency courts, 8 novembre.
5 Egypt: Authorities fail to protect striking workers from reprisals, 25 novembre.
6 Egypt: Haphazard and flawed Covid-19 vaccine rollout fails to prioritize most at-risk, 29 giugno.

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