La popolazione civile ha continuato a sopportare il peso del devastante conflitto armato, con minori che hanno subìto gravi violazioni dei loro diritti. Tutte le parti coinvolte nel conflitto si sono rese ancora una volta responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e delle norme sui diritti umani. Le donne e le ragazze sono state esposte a violenza di genere, inclusa violenza sessuale legata al conflitto. Il cambiamento climatico ha aggravato i periodi di siccità, compromettendo i diritti al cibo e all’acqua e determinando sfollamenti interni e transfrontalieri. Le persone sfollate internamente sono state sgomberate con la forza in tutto il paese. Il diritto alla libertà d’espressione è stato fortemente limitato. Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha terminato il mandato dell’Esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Somalia. Le autorità del Somaliland hanno fortemente limitato il diritto alla libertà d’espressione e la libertà dei media.
A gennaio, la Somalia è entrata nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite come membro non permanente per un mandato di due anni.
La Missione di supporto e stabilizzazione dell’Ua in Somalia (AU Support and Stabilization Mission in Somalia – Aussom) è divenuta operativa a gennaio, sostituendo la Missione di transizione dell’Ua in Somalia. A dicembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso il mandato dell’Aussom di un anno.
Un nuovo modello elettorale per le elezioni del 2026 e gli emendamenti costituzionali del 2024 hanno continuato a causare tensioni tra il governo federale e alcuni dei suoi stati membri regionali, in particolare i leader del Jubaland e del Puntland, che a giugno hanno rilasciato una dichiarazione congiunta con cui respingevano le modifiche costituzionali.
Le tensioni tra Etiopia e Somalia, scaturite da un protocollo d’intesa tra Etiopia e Somaliland firmato a gennaio 2024, si sono allentate in seguito agli sforzi di mediazione portati avanti dalla Turchia. Dopo la firma della Dichiarazione di Ankara a dicembre 2024, i leader di Etiopia e Somalia hanno effettuato visite di stato reciproche.
Il 26 dicembre, Israele è diventato il primo paese a riconoscere il Somaliland come uno stato indipendente.
La popolazione civile ha continuato a sopportare il peso maggiore del conflitto armato in corso tra il governo somalo, sostenuto dai suoi alleati internazionali, e il gruppo armato al-Shabaab, segnato da moltissime vittime civili, di cui si è avuto notizie per tutto l’anno. Non c’è stato alcun accertamento delle responsabilità per le violazioni del diritto internazionale umanitario e delle norme sui diritti umani.
La Missione di assistenza transnazionale delle Nazioni Unite in Somalia ha documentato 395 vittime civili (144 decessi e 251 ferimenti) solo nel periodo tra marzo e settembre. Al-Shabaab è stato indicato come responsabile per il 40 per cento (159) di tutte le vittime registrate, mentre le altre sono state attribuite alle forze di sicurezza statali, alle milizie dei clan e ad altri attori armati non identificati.
Il 18 marzo, il giornalista Mohamed Abukar Mohamed (conosciuto anche come “Dabaashe”) è stato ucciso nell’esplosione di un ordigno artigianale, che mirava a colpire il convoglio del presidente Hassan Sheikh Mohamud e la sua residenza nell’area di Eel Gaabta, della capitale Mogadiscio. Al-Shabaab ha rivendicato la responsabilità dell’attentato, in cui sono rimaste uccise altre persone tra la popolazione civile.
Tra marzo e agosto, la speciale task force con mandato delle Nazioni Unite che monitora e riferisce in merito alle sei gravi violazioni dei diritti di minori nelle zone di conflitto armato, ha documentato 1.394 violazioni di questo tipo che hanno colpito 1.096 minori (840 ragazzi e 256 ragazze). Queste comprendevano rapimenti, reclutamento e impiego in combattimento, uccisione e menomazione, stupro e altre forme di violenza sessuale, attacchi a scuole e ospedali, e diniego di accesso umanitario. Al-Shabaab era responsabile del 77 per cento delle violazioni verificate, mentre il resto è stato attribuito alle forze di sicurezza somale, alle milizie dei clan e ad altri attori armati non identificati.
Secondo l’analisi della Classificazione integrata della fase di sicurezza alimentare, si prevedeva che tra luglio 2025 e giugno 2026 circa 1,85 milioni di minori di età compresa tra sei e 59 mesi avrebbero sofferto di malnutrizione acuta, e tra loro 421.000 circa erano a rischio soffrire di malnutrizione acuta grave.
La violenza di genere, compresa la violenza sessuale legata al conflitto contro donne e ragazze, è rimasta un fenomeno diffuso. Tra marzo e settembre, le Nazioni Unite hanno documentato otto episodi di violenza sessuale legata al conflitto, che hanno coinvolto cinque ragazze e sette donne, tutte sfollate interne. Sei degli episodi sono stati attribuiti a uomini armati non identificati e due a uomini in uniforme che operavano nello stato del Jubaland. Questi comprendevano sei episodi di stupro di gruppo e due tentativi di stupro.
Il parlamento federale non è riuscito ad approvare un disegno di legge sui reati sessuali e le mutilazioni sessuali femminili. Tuttavia, a marzo, lo stato del Jubaland ha approvato la legge sulla proibizione delle mutilazioni genitali femminili.
Le persone sfollate internamente al paese hanno continuato a subire significative violazioni dei diritti umani e abusi. Quasi 550.000 persone sono state sfollate internamente al paese a causa della siccità, delle inondazioni, del conflitto e dell’insicurezza alimentare. Secondo le Nazioni Unite, sono state sgomberate con la forza a livello nazionale oltre 250.000 persone, la maggior parte delle quali erano già sfollate all’interno del paese. L’56 per cento degli sgomberi è avvenuto nella regione di Banadir.
La Somalia è stata colpita da ricorrenti periodi di siccità legati al cambiamento climatico. Nonostante ciò, le autorità non sono riuscite a fornire quantità adeguate di acqua pulita per uso domestico, dopo che le riserve idriche sotterranee e di superficie si erano esaurite. Inoltre, la loro incapacità di proteggere le falde acquifere da contaminazioni ha portato molte persone a utilizzare acqua contaminata, provocando l’insorgenza di focolai di colera. La siccità ha causato anche una malnutrizione dilagante, crisi idrica nelle fattorie, morte del bestiame, distruzione dei mezzi di sussistenza e un aumento del prezzo degli alimenti.1
La riduzione dei livelli d’acqua nei fiumi durante la siccità ha portato alla distruzione degli argini da parte degli agricoltori che cercavano di accedere all’acqua, con il risultato di esporre le aree fluviali basse al rischio di inondazioni. Ciò è stato aggravato dall’incapacità del governo di riparare i danni.
Sebbene la mancanza di accesso ai servizi sanitari continuasse a contribuire ai decessi per malnutrizione e all’insorgenza di focolai di colera, i fondi a bilancio per la spesa sanitaria sono rimasti sotto il 5 per cento, e quindi inferiori al 15 per cento del bilancio nazionale raccomandato dalla Dichiarazione di Abuja. Al-Shabaab ha imposto tasse sulle risorse idriche, sul cibo e sul commercio del bestiame, aggravando la situazione.
L’insufficiente finanza climatica fornita alla Somalia dai paesi ad alto reddito e ad alte emissioni ha reso difficile per il governo stanziare fondi a bilancio per l’adattamento climatico, determinando situazioni di sfollamento intero e transfrontaliero.
Il diritto alla libertà d’espressione, compresa la libertà dei media, è stato limitato. Giornalisti e giornaliste sono stati aggrediti dalle forze di sicurezza e sottoposti a minacce, vessazioni, intimidazioni, percosse, arresti arbitrari e procedimenti giudiziari.
A seguito dei molteplici attacchi compiuti da al-Shabaab a Mogadiscio e nelle città e nei villaggi vicini alla capitale, il governo ha intensificato i tentativi di controllare e censurare il giornalismo, laddove si coprivano tematiche di interesse pubblico, come situazioni d’insicurezza e sgomberi forzati. Il 16 marzo, il ministro dell’Informazione ha emanato una direttiva che ha vietato la pubblicazione di “dichiarazioni o notizie che potrebbero minacciare la sicurezza nazionale” o “che fanno un uso improprio diretto o indiretto delle informazioni o le inventano”.
Il 15 marzo, agenti dell’agenzia nazionale per l’intelligence e la sicurezza hanno fatto irruzione nell’abitazione della reporter dell’emittente televisiva Rtn Somali Tv, Bahjo Abdullahi Salad, e l’hanno arrestata. È stata trattenuta presso il commissariato di polizia di Wardhigley a Mogadiscio per circa quattro ore in relazione a un video pubblicato su Tik Tok, in cui aveva commentato l’incapacità delle autorità di ripulire dalla spazzatura le aree del distretto di Wardhigley. È stata successivamente rilasciata senza accusa.
Il 18 marzo, la polizia ha arrestato almeno 21 giornalisti e una giornalista che avevano coperto il tentativo di assassinare il presidente. La polizia ha fatto irruzione negli uffici di Risaala Media Corporation, che aveva mandato in onda un video che mostrava il luogo dell’attentato, arrestando cinque persone tra lo staff dell’emittente: i reporter Ali Abdullahi Ibrahim e Hamda Hassan Ahmed, i cameramen Mohamed Said Nur e Abdullahi Sharif Ali, e il tecnico Liban Abdullahi Hassan. Sono stati interrogati presso il commissariato di polizia di Hamar Jajab a Mogadiscio e successivamente rilasciati il giorno stesso.
Il 1° aprile, agenti di polizia hanno fatto irruzione negli uffici di Five Somali Tv e arrestato i giornalisti Mohamed Roraye, Ahmed Mohamud, Mohamed Abdi Afgooye e Dahir Dayah. Questo in seguito alla pubblicazione di un servizio sulla presunta diserzione di alcuni poliziotti. Sono stati tutti successivamente rilasciati senza accusa il giorno stesso.
A luglio è stata istituita la commissione nazionale indipendente per i diritti umani (National Independent Human Rights Commission – Nihrc), la prima di questo tipo in Somalia, il consiglio di gabinetto ha approvato la nomina dei suoi nove commissari. L’11 ottobre, il parlamento ha approvato le nomine dei commissari, dopodiché essi hanno prestato giuramento. Parti della società civile somala hanno messo in dubbio il processo di nomina e l’indipendenza della Nihrc, sostenendo che il processo di selezione non era stato trasparente.
A ottobre, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha messo fine al mandato dell’Esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Somalia, operativo dal 1993. La risoluzione del Consiglio ha invece incaricato l’Ohchr, l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, di fornire alla Somalia assistenza tecnica e strumenti di capacity-building, nonché di valutare, monitorare e riferire sui diritti umani in consultazione con la Nihrc, la società civile e altre autorità rilevanti.
Libertà d’espressione
Le speranze che il presidente Abdirahman Mohamed Abdullahi, che aveva assunto l’incarico a dicembre 2024, avrebbe migliorato la situazione dei diritti umani nel Somaliland non si sono realizzate. Le autorità hanno continuato a limitare la libertà d’espressione, anche arrestando e perseguendo penalmente i giornalisti. Secondo l’organizzazione per la difesa dei media Sindacato dei giornalisti somali, le autorità del Somaliland hanno arrestato almeno 24 tra giornalisti e giornaliste.
Il 5 agosto, dopo avere risposto a una convocazione della polizia, il giornalista Ahmed Mohamud Dool è stato arrestato e detenuto presso la sede del dipartimento indagini penali nella capitale, Hargeisa, in relazione a un post pubblicato su Facebook su omicidi avvenuti in città. Il giorno dopo è stato accusato di “diffusione d’informazioni false”. Il tribunale regionale di Maroodi Jeh ad Hargeisa ne ha convalidato il fermo in custodia per quattro giorni, dopodiché il tribunale ha concesso alla polizia il permesso di trattenerlo per altri sette giorni, in attesa delle indagini. Il 3 settembre, il suo fascicolo è stato trasferito al tribunale distrettuale di Hargeisha, che lo ha multato per 1.500.000 scellini somali (circa 150 dollari Usa) per poi rilasciarlo.
Note:
1 Somalia: No rain, No Food, No Animals: The Human Rights Impact of Drought and Displacement in Somalia, 10 novembre.