Ultime notizie sul paese

REPUBBLICA FEDERATIVA DEL BRASILE

I livelli di povertà sono significativamente diminuiti, principalmente in seguito alle politiche di sostegno al reddito, ma sono persistite disuguaglianze strutturali e l’accesso ai diritti umani è stato compromesso. Le popolazioni vulnerabili, specialmente quelle nere e a basso reddito, sono state colpite in modo sproporzionato da eventi metereologici estremi. L’approvazione di una nuova legge ambientale e di altre normative ha segnato l’ennesimo duro colpo alle politiche ambientali e ai diritti territoriali dei popoli nativi e delle comunità tradizionali. La violenza contro i difensori dei diritti umani si è intensificata, in particolare contro ambientalisti, difensori nativi e quilombola. È persistita la violenza della polizia, con effetti sproporzionati sulla popolazione nera. La violenza contro le persone lgbti e la violenza di genere, in particolare i femminicidi di donne nere, sono rimaste motivo di grave preoccupazione. Le difficoltà nell’accesso alla giustizia, specialmente nei casi di violenza da parte della polizia, hanno continuato a compromettere l’accertamento delle responsabilità dello stato.

 

CONTESTO

L’ex presidente Jair Bolsonaro è stato condannato a 27 anni e tre mesi di carcere per tentato colpo di stato, in un contesto in cui campagne coordinate sui social media mostravano un crescente sostegno all’autoritarismo. A novembre, per effetto della decisione della Corte suprema federale che aveva dichiarato definitiva la sentenza a suo carico, Bolsonaro ha iniziato a scontare la pena detentiva, inizialmente in regime chiuso nella sede della polizia federale della capitale Brasilia. In questo contesto, il congresso nazionale è diventato fonte di tensioni, con agenti della polizia legislativa che hanno espulso dall’aula persone come giornalisti e deputati che avevano generato il caos durante la seduta parlamentare del 9 dicembre. Tuttavia, alcune iniziative legislative che puntavano a una riduzione di pena per l’ex presidente e a un riesame della sua responsabilità per gli eventi in questione sono potute avanzare nonostante l’intensa mobilitazione sociale in difesa della condanna.

Il congresso nazionale è stato teatro di attacchi misogini, razzisti e transfobici indirizzati contro donne, nativi e parlamentari transgender. Questo ha dimostrato la fragilità dei meccanismi istituzionali di fronte alla violenza politica motivata da genere, razza od orientamento sessuale.

La Cop30, tenutasi a Belém, ha posto la città al centro dell’agenda globale sul clima e dato ampia visibilità alle azioni sociali a sostegno della giustizia climatica, una transizione energetica giusta e forme di riparazione per il razzismo ambientale. La portata di queste richieste contrastava nettamente con i deboli risultati verso una transizione giusta, ottenuti attraverso negoziati formali. Sebbene durante i lavori sia stato per la prima volta riconosciuto il contributo delle popolazioni afrodiscendenti all’azione climatica e alle soluzioni per una transizione giusta, la conferenza non è riuscita a garantire un aumento sufficiente dei finanziamenti per il fondo perdite e danni, né a esprimere impegni chiari per porre fine all’uso dei combustibili fossili.

 

DIRITTI ECONOMICI E SOCIALI

In Brasile, povertà e disuguaglianza sono diminuite fino ai livelli più bassi degli ultimi 30 anni attraverso il consolidamento di politiche distributive e programmi di sostegno al reddito. Nonostante ciò, le significative restrizioni di bilancio imposte alle politiche e ai ministeri responsabili degli affari sociali hanno colpito in modo particolare le persone residenti in quartieri marginali o le comunità periferiche delle aree urbane.

L’istruzione è rimasta caratterizzata da profonde disuguaglianze in termini di accesso, permanenza e qualità. Secondo i dati dell’indagine nazionale continua per campione di famiglie pubblicati a settembre, nel 2024, soltanto il 50 per cento delle persone adulte afrodiscendenti aveva completato l’istruzione obbligatoria di base, rispetto al 63,4 per cento di quelle bianche. Un’analisi dell’Unicef pubblicata a gennaio ha rivelato che almeno 1,17 milioni di minori avevano interruzioni dell’attività scolastica a causa degli eventi atmosferici estremi verificatisi in quell’anno. Inoltre, il Forum brasiliano per la sicurezza pubblica ha segnalato che le interruzioni dell’istruzione dovute a episodi di violenza estrema, come sparatorie, minacce di aggressioni e operazioni di polizia, erano aumentate di circa il 245 per cento tra il 2021 e il 2023.

L’accesso all’acqua potabile sicura è rimasto altamente problematico in diverse regioni del paese. Secondo un rapporto dell’Istituto Trata Brasil sull’accesso ad acqua potabile e servizi igienici, le maggiori necessità erano concentrate nelle regioni settentrionali e nordorientali del paese, dove la copertura dei servizi idrici era significativamente inferiore rispetto alle regioni meridionali e sudorientali.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

Alcune regioni hanno visto l’attivazione di meccanismi di monitoraggio ambientale e l’implementazione di politiche di conservazione, che riflettevano gli sforzi dello stato di affrontare la crisi climatica. Una delle principali misure è stata l’approvazione del piano nazionale di protezione e difesa civile per contrastare gli eventi metereologici estremi.

Secondo l’Istituto nazionale di ricerche spaziali (Instituto nacional de pesquisas espaciais – Inpe), i tassi di deforestazione nell’Amazzonia sono diminuiti ancora nel 2025 ed erano tra i più bassi della serie di dati storici. Nel Cerrado, i tassi erano inoltre diminuiti per il secondo anno consecutivo. Ciononostante, la deforestazione è rimasta diffusa in entrambi i biomi. Altri ecosistemi, come la Caatinga e le sue zone di transizione, hanno continuato a essere sotto forte pressione. Sono stati registrati reati ambientali gravi e incendi boschivi violenti e devastanti, che riflettevano la persistenza di mezzi di sussistenza basati sull’espansione agricola e sul degrado ambientale. Secondo l’Inpe e altre organizzazioni specializzate, i tassi di deforestazione e l’alto numero di focolai d’incendio continuavano a minacciare ecosistemi cruciali per la regolazione climatica globale.

I disastri legati al cambiamento climatico hanno colpito in modo sproporzionato popolazioni periferiche e vulnerabili in tutte le regioni del paese, accentuando le disuguaglianze sociali esistenti e alimentando ricorrenti forme di razzismo ambientale, in particolare contro le comunità nere, native e a basso reddito. Si erano registrate scarsità d’acqua e di precipitazioni, frane, tempeste, alluvioni, ondate di caldo e siccità. Le valutazioni del Centro nazionale di monitoraggio e allerta dei disastri naturali (Centro nacional de monitoramento e alertas de desastres naturais – Cemaden) pubblicate durante l’anno hanno indicato un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi legati alle forti piogge e alla prolungata siccità, con 3.620 allerte di disastro e circa 1.690 episodi registrati nel 2024. L’Organizzazione metereologica mondiale ha avvertito che il riscaldamento globale stava intensificando gli eventi estremi in tutto il mondo, mentre il Cemaden ha affermato che il Brasile era già entrato “nell’era degli estremi”, con un crescente rischio di perdite umane, economiche e sociali, concentrate nei territori storicamente marginalizzati.

A un anno dalle alluvioni nel Rio Grande do Sul, il più grande disastro idrogeologico nella storia del paese, meno di una su quattro delle azioni inserite nel piano del Rio Grande, il programma statale per la ricostruzione, l’adattamento e la resilienza climatica creato nel 2024, era stata completata. Le politiche avevano dato priorità alla ricostruzione delle infrastrutture, lasciando popolazioni vulnerabili esposte a nuovi eventi atmosferici estremi.

L’approvazione della legge generale sulle licenze ambientali (legge 15190/2025) ha accentuato le minacce ai diritti umani, in particolare al diritto a un ambiente salubre, rendendo il rilascio delle licenze più flessibile, esentando dalle licenze o semplificando le procedure per progetti potenzialmente inquinanti, e riducendo le garanzie per i popoli nativi e le comunità tradizionali. Il congresso ha respinto 52 dei 63 veti presidenziali alla legge, con il risultato di aumentare i motivi di esenzione dalle licenze, abbreviare le scadenze per la valutazione dei progetti e limitare la partecipazione sociale e il coinvolgimento delle agenzie di tutela locali.

Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha emanato a dicembre le istruzioni per la stesura di una roadmap nazionale per la transizione verso una graduale eliminazione dei combustibili fossili, ma il governo ha continuato ad autorizzare nuovi progetti in ecosistemi essenziali. Allo stesso tempo, sono stati mandati avanti progetti che facilitavano l’estrazione mineraria sulle terre native ed è stata autorizzata la perforazione esplorativa di un pozzo petrolifero nel bacino Foz do Amazonas, in un’area nota come Margine equatoriale. L’autorizzazione a trivellare alla foce del fiume, unita a danni sociali e ambientali storici causati dallo sfruttamento petrolifero nella baia di Guanabara (nello stato di Rio de Janeiro), ha rafforzato la persistenza di un modello estrattivo basato sull’utilizzo di combustibili fossili. Tutto ciò, oltre a contrastare con una transizione energetica giusta incentrata sui diritti umani, ha contribuito alla creazione di “zone di sacrificio” nei territori sfruttati.

 

DIRITTI DEI POPOLI NATIVI

Durante la Cop30, il governo federale ha concluso la fase finale del processo per il riconoscimento ufficiale o la ratifica di quattro territori nativi ed emanato 10 ordinanze per la demarcazione di nuove terre. Ci sono stati passi avanti in 20 processi di demarcazione.

Sono continuati gli sconfinamenti di terreni così come gli atti di violenza e gli attacchi armati legati a conflitti per la terra in aree di rapida espansione agroindustriale, colpendo in particolare le comunità guaraní kaiowá (nello stato di Mato Grosso do Sul), avá guaraní paranaense (nello stato del Paraná) e pataxó e pataxó hã-hã-hãe (nello stato di Bahia). Sono state registrate anche invasioni, appropriazione illegale di terreni e attività minerarie illegali su appezzamenti nativi già demarcati, specialmente nella regione dell’Amazzonia (territori yanomami, kayapó, munduruku e sararé).

Le minacce e gli attacchi contro leader nativi sono aumentati significativamente. Casi di estrema violenza hanno riguardato tra l’altro l’omicidio e la decapitazione di Everton Lopes Rodrigues, un giovane avá guaraní paranaense della municipalità di Guaira (nello stato del Paraná), e l’omicidio del leader guaraní kaiowá Vicente Fernandes Vilhalva, durante un attacco compiuto da individui armati sul territorio recuperato di Pyelito Kue, nella municipalità di Iguatemi (nello stato del Mato Grosso do Sul). Questi eventi si sono verificati in un contesto di persistente violenza derivante dalla demarcazione di territori negli stati del Paraná, Mato Grosso do Sul e di Bahia, tra le varie regioni, e sono stati caratterizzati da minacce, attacchi notturni e persecuzione di leader comunitari.

A marzo, il governo federale, la compagnia Itaipú Binacional e il popolo avá guaraní paranaense hanno raggiunto un accordo che ha stabilito misure di riparazione e l’allocazione delle risorse necessarie per l’acquisizione della terra. Questo arrivava dopo decenni di violazioni dei diritti umani associati alla costruzione di un impianto idroelettrico. Mesi dopo, in un atto atteso da tempo, lo stato brasiliano e la compagnia si sono formalmente scusati per la violenza commessa. Nonostante questo passo avanti simbolico e concreto, le comunità native hanno continuato a denunciare l’inadeguatezza delle misure di fronte alle crescenti perdite territoriali e alle continue invasioni, minacce e pressioni sulle loro terre in tutto il paese.

Quilombolas

C’è stato un parziale riconoscimento legale dei diritti delle comunità quilombola, con decisioni giudiziarie che hanno riaffermato l’obbligo dello stato di avanzare i processi di identificazione, demarcazione e assegnazione delle loro terre. A marzo, la Corte interamericana dei diritti umani ha condannato il Brasile per avere violato i diritti di 171 comunità quilombola nella municipalità di Alcântara (nello stato di Maranhão) e ha ordinato la registrazione dei titoli su circa 78.000 ettari di terreno, oltre che altre misure di riparazione collettiva.

Nonostante ciò, le comunità quilombola sono andate sempre più incontro a forme di violenza fisica, simbolica e strutturale. L’assenza di efficaci politiche di demarcazione e protezione territoriale ha perpetuato una vulnerabilità storica e la mancanza di una giustizia riparativa. Le minacce contro leader quilombola sono aumentate, spesso in relazione ai conflitti agrari e ai tentativi di appropriazione illegale della terra.

 

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Con l’approvazione del nuovo piano nazionale per la protezione dei difensori dei diritti umani è stato rafforzato l’obbligo dello stato di adottare misure fisiche, psicosociali e di protezione legale complete a favore di individui e comunità a rischio.

Ciononostante, sono persistiti in contesti di conflitto territoriale gli attacchi, le minacce e gravi atti di violenza contro persone impegnate nella difesa dei diritti umani, in particolare contro ambientalisti, leader quilombola e persone native. Sono stati anche registrati omicidi, aggressioni, minacce di morte e casi di criminalizzazione. A novembre, Antônia Ferreira dos Santos e Marly Viana Barroso, rispettivamente di 53 e 71 anni, entrambe difensore dell’ambiente e raccoglitrici di noci di babassu, sono state uccise nella municipalità di Novo Repartimento (nello stato del Pará), in un contesto di dispute territoriali e difesa dello stile di vita tradizionale.

A novembre, la camera dei deputati brasiliana ha approvato l’Accordo di Escazú, che tuttavia a fine anno non era stato ancora ratificato a causa di ritardi al senato.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno accusato il governo statale del Pará di utilizzare impropriamente il programma per la protezione dei difensori dei diritti umani per sottoporre a sorveglianza leader nativi e comunitari, comprese componenti del parlamento.

I procedimenti giudiziari relativi a casi di alto profilo di violenza contro difensori dei diritti umani, come gli omicidi di Marielle Franco, Anderson Gomes, Maria Bernadete Pacífico (conosciuta come Madre Bernadete), Bruno Pereira e Dom Philipps, hanno raggiunto differenti fasi investigative e giudiziarie senza tuttavia arrivare a una sentenza definitiva. Nel caso di Marielle Franco e Anderson Gomes, il processo contro i presunti mandanti ha raggiunto la sua fase finale e il processo davanti alla prima camera della Corte suprema federale era previsto per febbraio 2026, a quasi otto anni dal crimine commesso. Nel caso di Madre Bernadete, la corte di giustizia di Bahia aveva in programma sempre a febbraio l’udienza per gli accusati davanti al tribunale del giurì, due anni dopo l’omicidio.

 

USO ILLEGALE DELLA FORZA

La violenza della polizia ha continuato a caratterizzare la politica di sicurezza pubblica. Secondo l’Annuario brasiliano sulla sicurezza pubblica e organizzazioni come l’Istituto democrazia in scacco (Instituto democracia em xeque – Dx), nel 2024 la polizia ha ucciso una media di 17 persone al giorno, per un totale di oltre 6.200 morti nell’arco dell’anno. Il Brasile ha pertanto mantenuto la sua posizione di vertice mondiale confermandosi come uno dei paesi con il più alto tasso di morti causate dalla violenza della polizia.

L’Annuario brasiliano sulla sicurezza pubblicato a luglio, indicava che la popolazione nera continuava a rappresentare la maggioranza delle vittime della letalità della polizia in termini assoluti. Nel 2024, circa l’82 per cento delle persone uccise in operazioni di polizia erano nere, nonostante questa fascia demografica costituisse solo il 55,5 per cento della popolazione totale.

A livello istituzionale, varie decisioni giudiziarie relative alla protezione dei valori costituzionali essenziali contro atti di potere pubblico, come nel caso delle eccezioni di costituzionalità per violazione del precetto fondamentale 635 (noto come “Adpf das favelas”) e del 709, hanno rafforzato la responsabilità dello stato in relazione alla violenza commessa da agenti di sicurezza e alla protezione di gruppi vulnerabili. Tuttavia, tali decisioni non sono state implementate. A gennaio, un’operazione condotta nei quartieri di Alemão e Penha di Rio de Janeiro ha causato decine di morti e la distruzione della vita quotidiana in queste favelas, con segnalazioni di esecuzioni extragiudiziali e di mezzi di soccorso cui era stato impedito l’accesso. Nella città di São Paulo, le morti per mano della polizia militare in servizio sono salite nel 2025 a 672 vittime, con un aumento più marcato nella seconda metà dell’anno dopo l’adozione da parte della polizia di un nuovo modello di videocamera personale con un campo visivo più ristretto.

A maggio, un’operazione della polizia militare condotta nel quartiere Pantanal della città di Macapá (nello stato di Amapá) si è conclusa con la morte di sette giovani che tornavano da una partita di calcio, e tra questi un ragazzo di 14 anni, quando il veicolo su cui viaggiavano è stato colpito ripetutamente da colpi di proiettile.

A ottobre, l’Operazione contenimento condotta nelle favelas di Penha e Alemão da 2.500 agenti civili e militari si è conclusa con 121 morti, tra cui quattro poliziotti. Considerata l’operazione più letale mai condotta nella storia dello stato di Rio de Janeiro, è stata accompagnata da segnalazioni di esecuzioni extragiudiziali, irruzioni nelle case, violazioni dei protocolli di preservazione della scena del crimine e uso sproporzionato della forza in un’area densamente popolata.

Alcuni progressi sono stati compiuti in termini di responsabilità attraverso le condanne emesse in alcuni casi giudiziari di violenza della polizia di alto profilo. Nella città di Fortaleza, otto ufficiali della polizia militare sono stati condannati a lunghe pene detentive per omicidio, tentato omicidio e tortura commessi nel 2015 contro i residenti di vari quartieri della periferia urbana, in un episodio diventato successivamente noto come il “massacro di Curió”. Diversi agenti imputati in un caso separato sono stati assolti. Nel caso di João Pedro Matos, un ragazzo nero di 14 anni ucciso all’interno della sua abitazione di Rio de Janeiro durante un’operazione di polizia nel 2020, una decisione giudiziaria ha stabilito il rinvio a giudizio davanti a una giuria popolare degli agenti coinvolti per omicidio aggravato, dopo che un tribunale li aveva assolti nel 2024. Nel caso di Johnatha de Oliveira Lima, un giovane nero ucciso durante un’operazione di polizia in una favela di Rio de Janeiro, una serie di decisioni del tribunale ha permesso la riapertura delle indagini. Tuttavia, questi esempi rimanevano un’eccezione: circa il 98 per cento delle indagini condotte su agenti di polizia si concludeva con un’archiviazione, con meno del 2 per cento di uccisioni per mano della polizia che arrivava a processo.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

Qualche progresso è stato fatto nell’aumentare la visibilità delle tematiche lgbti e nelle decisioni giudiziarie che hanno esteso il riconoscimento dei diritti lgbti, con sentenze emesse da corti di grado superiore che hanno rafforzato l’uguaglianza in materia di filiazione (riconoscimento familiare), congedo parentale e registrazione di identità di genere non binario. Allo stesso tempo, la violenza contro la popolazione lgbti è aumentata, con l’Osservatorio gruppo gay di Bahia che ha registrato 291 morti violente di persone lgbti nel 2024 (un aumento di circa il 9 per cento rispetto al 2023). Inoltre, l’Associazione nazionale persone travestite e transessuali ha registrato nello stesso anno più di 100 omicidi di persone transgender, un dato che indicava come il Brasile rimanesse uno dei paesi più pericolosi del mondo per questo gruppo di popolazione. Le indagini e l’accertamento delle responsabilità per questi crimini continuavano a essere scarsi di fronte all’alta incidenza dei crimini d’odio basati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

 

VIOLENZA SESSUALE E DI GENERE

La creazione di meccanismi istituzionali di protezione e accertamento delle responsabilità per la violenza di genere ha fatto passi avanti, anche grazie a un graduale aumento del numero delle stazioni di polizia specializzate, all’espansione di reti di assistenza e al lancio di campagne di sensibilizzazione, che nell’insieme indicavano un certo riconoscimento ufficiale della gravità del problema. I femminicidi, tuttavia, hanno raggiunto livelli record, con almeno 1.470 casi registrati nel 2025, con una media di quattro donne uccise al giorno, un dato in leggero aumento se confrontato con il 2024. In un contesto di persistente disuguaglianza razziale, le donne nere rimanevano sovrarappresentate tra le vittime e diversi casi di alto profilo verificatisi in successione hanno provocato proteste di massa e richieste di una risposta più incisiva da parte delle autorità.

 

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

Il congresso nazionale ha portato avanti diverse iniziative legislative per limitare l’accesso all’aborto legale. Il dibattito sul disegno di legge 1904/2024, che cercava di equiparare l’aborto dopo 22 settimane di gravidanza al reato di omicidio volontario, anche in caso di stupro, ha generato massicce proteste da parte delle organizzazioni femministe e di tutela dei diritti umani. A fine anno il disegno di legge non era stato ancora promulgato.

 

IMPUNITÀ

Nonostante alcuni progressi in materia di accertamento delle responsabilità, il Relatore speciale delle Nazioni Unite su verità, giustizia e riparazione ha sottolineato la persistenza di una impunità strutturale e rilevanti ostacoli nell’accesso alla giustizia, specialmente nei casi riguardanti esecuzioni extragiudiziali, tortura e sparizioni forzate.

Alcuni meccanismi di giustizia transizionale hanno continuato a subire ritardi legislativi e resistenze politiche, compresi tentativi di limitare le politiche di memoria storica e di riformare la legge di amnistia, ponendo il diritto collettivo alla verità, alla giustizia e alla riparazione a rischio.

L’accesso alla giustizia ha continuato a essere caratterizzato da profonde disuguaglianze. I dati raccolti dal Consiglio nazionale di giustizia mostravano che le persone nere e i gruppi vulnerabili continuavano a essere sovrarappresentati tra la popolazione carceraria e sottorappresentati in termini di accesso a una difesa legale adeguata. Questo nonostante alcune positive iniziative come l’applicazione di protocolli giudiziari basati su una prospettiva razziale e incentrata sui diritti umani.

Continua a leggere