È prevalsa ancora una volta l’impunità per le violazioni dei diritti umani commesse durante la rivolta sociale del 2019. La lungamente attesa riforma della polizia è rimasta incompiuta. La politica migratoria continuava a non avere un approccio incentrato sui diritti umani. È persistita la violenza contro minori, adolescenti, donne e difensori dei diritti umani. Lo stato d’emergenza nel sud del paese è rimasto in vigore dopo avere totalizzato più di 60 proroghe.
A marzo, l’ufficio del pubblico ministero ha deciso il non luogo a procedere per 1.509 fascicoli giudiziari riguardanti le violazioni dei diritti umani che erano state commesse durante la rivolta sociale del 2019. Meno del 2 per cento dei casi andati a processo aveva portato a una condanna. Negli altri, il termine di prescrizione era prossimo alla scadenza o era già scaduto a fine anno. I casi pendenti riguardavano tra l’altro il processo agli ufficiali di comando del corpo di polizia dei carabineros.
A maggio, la Rete nazionale dei sopravvissuti alla rivolta sociale si è ritirata dai colloqui con il governo. L’organizzazione denunciava una sostanziale indifferenza verso la stesura di una legge di riparazione integrale e la creazione di una commissione permanente di classificazione per le vittime di violazioni dei diritti umani.
Ad agosto, tre membri dei carabineros sono stati ritenuti colpevoli di “coercizione illegale”, “intralcio alle indagini” e “falsificazione di atto pubblico”, per la brutale aggressione a Moisés Órdenes nel 2019, mentre manifestava pacificamente. La sentenza è stata criticata da più parti come troppo mite.1
David Gómez, una vittima sopravvissuta a violenza istituzionale, è morto suicida a settembre. Dalle proteste sociali del 2019, erano almeno sei le vittime di violazioni dei diritti umani che si erano suicidate.
A ottobre sono stati presentati reclami riguardanti le persistenti carenze riscontrate nell’accesso al servizio e nella qualità delle cure fornite a utenti del piano di supporto e assistenza per le persone sopravvissute a traumi oculari. Questi citavano tra l’altro una mancanza di trasparenza e accertamento delle responsabilità e uno scarso coordinamento tra i servizi.
Il piano nazionale di ricerca delle vittime di sparizione forzata durante il regime militare di Augusto Pinochet (1973-1990) ha compiuto progressi ma ha incontrato serie difficoltà. Le associazioni di familiari chiedevano, tra le altre cose, che gli strumenti di verità e riparazione avessero la priorità e che nessuna decisione fosse presa in fretta o in modo tale da tradire la fiducia.
Dal 2022, in tutto il paese erano stati riconosciuti 29 siti commemorativi, che rappresentavano il 41 per cento del totale dei siti dichiarati dalla fine del regime militare di Pinochet. Tuttavia, sono persistiti problemi di finanziamento anche nel 2025 e a settembre l’esecutivo ha presentato un disegno di legge per garantire il funzionamento permanente dei siti.
Non sono stati compiuti progressi verso la realizzazione della tanto attesa riforma del corpo dei carabineros.2
Mentre continuava a mancare un’adeguata regolamentazione sull’acquisto e l’utilizzo delle cosiddette armi “meno letali”, permanevano anche preoccupazioni per la grave mancanza di trasparenza che caratterizzava i protocolli sul corretto utilizzo delle armi in dotazione ad agenti di sicurezza e al processo per la loro acquisizione, controllo e valutazione. Grosse partite di armi erano state acquistate senza controlli trasparenti, compresa una consegna di oltre 10.000 dispositivi di contenimento da remoto “BolaWrap”. Rimaneva inoltre in sospeso l’implementazione del piano pilota del governo per l’utilizzo delle armi a scarica elettrica a proiettili.
È proseguito il dibattito parlamentare su un disegno di legge per regolamentare l’uso della forza da parte di agenti di sicurezza, nonostante i forti dubbi sollevati circa la sua mancanza di chiarezza normativa, l’incapacità d’integrare un approccio interamente incentrato sui diritti umani e un’insufficiente protezione per i gruppi vulnerabili.
Il paese continuava a non dotarsi di una politica migratoria incentrata sui diritti umani. Durante la seconda metà dell’anno, la retorica ostile verso le persone rifugiate e migranti si è intensificata nel contesto della campagna presidenziale, mentre proseguiva al congresso la discussione di una serie di proposte legislative che proponevano la loro criminalizzazione. Ha destato particolare preoccupazione la proposta di limitare l’accesso a forme di previdenza sociale alle persone con status migratorio irregolare.
Il servizio di protezione specializzata per bambini e adolescenti (infanzia migliore) è andato incontro a una serie di difficoltà operative, principalmente associate al sovraffollamento, alle liste di attesa e alla mancanza di centri di assistenza residenziale specializzati.
Durante l’anno sono stati registrati diversi casi di sfruttamento di minori, compresi minori con status di rifugiati e migranti. A gennaio, il governo ha annunciato di avere istituito a dicembre 2024 la commissione presidenziale per la verità, giustizia, riparazione e garanzia di non ripetizione, come era stato raccomandato dalla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia sei anni prima.
Un nuovo regolamento sull’aborto è stato approvato a maggio per impedire i trasferimenti forzati in altri centri medici delle persone assistite e per garantire cure tempestive.
Sempre a maggio, il governo ha presentato al congresso un disegno di legge che proponeva la legalizzazione dell’aborto in tutti i casi fino alla 14° settimana di gravidanza.
La violenza contro le donne e le ragazze ha continuato a generare preoccupazione, con 444 casi riportati durante l’anno tra femminicidi compiuti, tentati o sventati. Oltre a questi, la polizia ha registrato durante l’anno 118.234 denunce per violenza domestica e altre 18.776 per reati sessuali; le vittime erano nel 79 per cento dei casi donne. Un totale di 14.734 crimini contro la vita o l’integrità fisica erano stati commessi contro ragazze; di questi, i casi di stupro o abuso sessuale rappresentavano il 41 per cento, mentre 3.644 riguardavano casi di violenza domestica.
Il sistema carcerario ha continuato a far fronte a una crisi strutturale. Questa era caratterizzata da: condizioni di sovraffollamento estremo, che in alcuni penitenziari era aumentato fino a raggiungere il 143 per cento; mancanza di preparazione specifica di fronte a situazioni di criminalità organizzata; numerose evasioni e vari errori amministrativi. Secondo il Comitato per la prevenzione della tortura sono stati denunciati casi di abusi, atti di tortura e grave negligenza contro persone private della libertà.
Ad aprile e maggio, due persone native sono state arrestate nel contesto di un modello di criminalizzazione e detenzione arbitraria volto a colpire deliberatamente il popolo mapuche-huilliche, che difendeva il proprio territorio contro il progetto idroelettrico di Los Lagos.
Un rapporto della gendarmería (polizia penitenziaria) che implicava una classificazione della popolazione carceraria è stato criticato in quanto conteneva vari riferimenti criminalizzanti e discriminatori nei confronti di un leader mapuche in carcere.
Il perdurante stato d’emergenza nella divisione amministrativa della Macrozona Sur ha raggiunto i 1.505 giorni, dopo avere totalizzato più di 64 proroghe da quando era stato approvato a maggio 2022. Questa eccezione costituzionale perpetuava restrizioni all’esercizio dei diritti umani, inclusa la libertà di riunione e movimento, con nessuna valutazione significativa riguardo all’efficacia o proporzionalità delle misure adottate, in una regione con una vasta popolazione nativa.
Ha continuato a destare preoccupazione la mancanza di protezione per le persone impegnate nella difesa dei diritti umani. Alcuni dei casi più significativi riguardavano tra l’altro la mancanza di progressi nell’indagine sulla sparizione della difensora dei diritti umani Julia Chuñil, risalente al 2024; la sparizione della difensora dei diritti umani María Ignacia González a giugno; le minacce di morte contro il leader huilliche Miguel Raín; la vessazione della machi (autorità spirituale ancestrale) Miriam Mariñan da parte di un’impresa forestale; e l’irruzione della polizia nell’abitazione della machi Millaray Huichalaf in relazione a un’indagine su una vertenza in corso con una centrale idroelettrica.
Il Cile ha continuato a essere interessato da elevati livelli di stress idrico, secondo l’istituto Aqueduct Water Risk Atlas, e a far fronte a una crisi associata a una prolungata diminuzione delle precipitazioni atmosferiche e alla scarsità d’acqua nei bacini fluviali.
Note:
1 Chile: Sentence against police officers for beating Moisés Ordenes is incomplete justice, 9 settembre (solo in spagnolo).
2 Chile: Amnesty International sends open letter to President Gabriel Boric warning of problems in the operation of the Consultative Unit for the Reform of the Carabineros and the serious consequences of an irresponsible use of tasers, 31 marzo (solo in spagnolo).