Blackout elettrici hanno avuto ripercussioni sul diritto alla salute e all’istruzione. L’accesso al cibo e ai farmaci forniti dal sistema sanitario nazionale si è significativamente deteriorato. È continuata la sistematica repressione del dissenso e delle riunioni pacifiche. Sono persistite le detenzioni arbitrarie. Diniego dei diritti umani, tortura e trattamento crudele, disumano o degradante erano prassi comune nelle carceri. Le donne impegnate nell’attivismo e nella difesa dei diritti umani hanno subìto forme di repressione legate al genere.
La crisi economica ha continuato a peggiorare, tra l’implementazione di nuove misure economiche e di riforme nel settore privato incomplete.
A maggio, l’ufficio nazionale di statistica e informazione ha riconosciuto l’esistenza di una grave crisi demografica e l’impatto della migrazione in uscita dal paese sul calo della popolazione.
A luglio è stato approvato il codice dell’infanzia, adolescenza e gioventù. Tuttavia, il documento non conteneva garanzie procedurali differenziate per minori, presentava ostacoli nell’accesso alla giustizia sia per minori in conflitto con la legge penale sia per minori vittime di reati, e favoriva il centralismo statale già esistente, con il risultato di rendere in realtà il codice uno strumento di controllo.
La fornitura dell’elettricità è stata durante l’anno in un costante stato di crisi, a causa dei frequenti ed estesi blackout che hanno condizionato significativamente l’accesso al cibo, all’istruzione e ai servizi sanitari.
Ad aprile, il governo ha annunciato ulteriori tagli e altri cambiamenti al già diminuito “paniere alimentare di base”.
A maggio, il Food Monitor Program ha affermato che il 96,91 per cento della popolazione aveva un ridotto accesso al cibo a causa dell’inflazione, con più del 60 per cento che impegnava dalle cinque alle 15 ore alla settimana per procurarsi generi alimentari.
Le autorità hanno ammesso a luglio che nel paese era disponibile solo il 30 per cento dei farmaci essenziali, con la popolazione costretta a ricorrere al mercato non regolato dallo stato per procurarsi questi medicinali e altre forniture mediche.
A settembre, un rapporto pubblicato dall’Osservatorio cubano dei diritti umani stimava che l’89 per cento della popolazione stava vivendo in condizioni di povertà estrema, con l’accesso al cibo e le interruzioni dell’energia elettrica indicati come principali motivi di preoccupazione.
A gennaio, in seguito a incontri con il Vaticano, le autorità cubane hanno annunciato il rilascio di 553 persone imprigionate, ma il processo di scarcerazione è stato segnato da mancanza di trasparenza, trattamento disumanizzante e assenza di garanzie di riparazione e non ripetizione. Le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato la scarcerazione di 211 persone identificate come prigionieri politici e denunciato l’imposizione di limitazioni dei diritti umani di chi aveva ottenuto il rilascio. Ad aprile, i prigionieri di coscienza José Daniel Ferrer García, Félix Navarro e Donaida Pérez Paseiro, tutti rilasciati a gennaio, si sono visti revocare la libertà condizionale come ritorsione per avere continuato il loro attivismo politico e il loro impegno nella difesa dei diritti umani. Nei mesi precedenti, avevano ricevuto minacce e mandati di comparizione ed erano stati sottoposti a interrogatori.
Le autorità hanno continuato a perseguire una sistematica politica di repressione contro persone attiviste ed esponenti dell’opposizione politica. Le persone impegnate nella difesa dei diritti umani hanno visto i loro diritti limitati e il loro lavoro continuamente stigmatizzato e criminalizzato. Persone come attivisti, membri dell’opposizione, artisti, intellettuali, studenti universitari e difensori dei diritti umani sono incorse in minacce, vessazioni, abusi digitali, interrogatori e sorveglianza illegali. L’Osservatorio cubano dei diritti umani ha documentato almeno 3.179 azioni repressive.
La detenzione arbitraria, spesso seguita da sparizioni forzate a breve termine, era un modello utilizzato sistematicamente contro persone come difensori dei diritti umani, attivisti, artisti e giornalisti. Nel 2025, l’Osservatorio cubano dei diritti umani ha registrato 529 detenzioni arbitrarie. Berta Soler, leader di Donne in bianco, è stata arrestata arbitrariamente in diverse occasioni nel corso dell’anno. A marzo, l’attivista Leonardo Romero Negrín è stato arrestato per avere protestato pacificamente tenendo un cartello senza alcuna scritta; è stato percosso, accusato di resistenza all’arresto e posto ai domiciliari. Lo scrittore Jorge Fernández è stato arrestato e picchiato in diverse occasioni per avere manifestato pacificamente; ad agosto è stato accusato di resistenza e posto agli arresti domiciliari.
A giugno, un gruppo di studenti dell’università ha protestato contro l’aumento delle tariffe Internet e per chiedere una maggiore inclusione nei processi decisionali. La protesta, che era stata alla fine soffocata dal governo con varie misure repressive, includeva appelli allo sciopero e la sospensione delle attività in diverse università in tutto il paese.
La libertà di riunione pacifica ha continuato a essere repressa attraverso lo schieramento delle forze di polizia e un sistema di arresti mirati nei giorni successivi alle proteste pacifiche.
A settembre, 15 persone hanno ricevuto condanne fino a nove anni di carcere per la loro partecipazione alle proteste che avevano avuto luogo a marzo 2014, nella città di Bayamo. Le autorità hanno continuato a utilizzare i reati di disordine pubblico, oltraggio e aggressione per criminalizzare la protesta sociale pacifica.
La libertà d’espressione è rimasta fortemente limitata. A novembre, le autorità hanno lanciato una campagna per delegittimare, criminalizzare e vessare l’organo di stampa indipendente El Toque e 18 collaboratori e collaboratrici. Ci sono stati in questo contesto attacchi sistematici contro giornalisti e giornaliste e le loro famiglie, diffamazione pubblica, minacce di carcerazione ed estradizione per crimini gravi come finanziamento del terrorismo e divulgazione di dati personali.
Le organizzazioni per i diritti umani e i prigionieri politici hanno denunciato casi di tortura e trattamento crudele, disumano o degradante nelle carceri.
Nel 2025, l’organizzazione Cubalex ha documentato 39 decessi di persone incarcerate nei penitenziari del paese.
I prigionieri di coscienza Luis Manuel Otero Alcántara, Maykel Castillo, Loreto Hernández, Roberto Pérez Fonseca e Sayli Navarro hanno denunciato pratiche ricorrenti di privazione, tra cui il diniego di chiamate telefoniche, visite familiari e benefici carcerari, e il mancato accesso a cibo, medicinali e cure mediche adeguate. Inoltre, erano stati sottoposti a percosse e gravi minacce e a ulteriori procedimenti penali.
A ottobre, José Daniel Ferrer è stato scarcerato e costretto all’esilio dopo avere denunciato mesi di torture e minacce contro lui e la sua famiglia. Questo trattamento s’inseriva in un preciso modello repressivo fatto di silenzio e crudeltà, che utilizzava le famiglie delle persone in carcere come mezzo di controllo e pressione.
Il femminicidio continuava a non essere riconosciuto come reato specifico nella legge e lo stato non forniva statistiche ufficiali sui femminicidi o la violenza contro le donne. Nel 2025, l’Osservatorio sul genere Alas Tenas ha documentato 40 casi di femminicidio.
Donne attiviste, difensore dei diritti umani e giornaliste sono state soggette a forme di repressione differenziate per genere, come minacce contro i loro figli, sorveglianza a scuola o stigmatizzazione basata sull’età, l’aspetto fisico o l’orientamento sessuale. 1
Note:
1 Cuba: They Ant To Silence Us but We Will Continue To Resist: Authoritarian Practices and State Violence Against Women In Cuba, 26 novembre