C’è stato un consolidamento di prassi repressive, tra cui privazione arbitraria della nazionalità, ingiustificate restrizioni alla libertà di movimento, detenzione arbitraria e sparizione forzata di dissidenti, oltre che gravi limitazioni alla libertà d’espressione e di religione. Sono persistite le pratiche autoritarie di chiusura degli spazi civici, come la cancellazione dello status legale di organizzazioni sociali e la confisca dei loro beni.
Le autorità hanno approvato una riforma costituzionale che ha eliminato il divieto di tortura e limitato la doppia cittadinanza. Allo stesso tempo, c’è stato un ampliamento dell’apparato repressivo dello stato attraverso la creazione di “una riserva militare patriottica” e il giuramento di migliaia di poliziotti volontari. Il Nicaragua ha anche annunciato il suo ritiro dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e ha sospeso la cooperazione con gli organismi multilaterali. Ciononostante, la comunità internazionale ha mantenuto le sue iniziative in materia di accertamento delle responsabilità e rinnovato per due anni il mandato del Gruppo di esperti sui diritti umani in Nicaragua (Group of Human Rights Experts on Nicaragua – Ghren).
Il Ghren ha documentato 318 divieti d’ingresso in Nicaragua tra il 2018 e il 2025, avvertendo anche che la cifra reale potrebbe essere più alta, data la paura delle vittime di subire ritorsioni, come ad esempio la confisca dei beni. Queste misure hanno colpito allo stesso modo sia le persone con cittadinanza nicaraguense (che di fatto venivano così lasciate in una situazione di apolidia in quanto non potevano rientrare nel loro paese), sia con cittadinanza straniera, tra cui giornalisti e membri dello staff di organizzazioni internazionali. Nel primo trimestre del 2025, le organizzazioni locali e i media hanno registrato almeno altri 290 casi di nicaraguensi cui era stato impedito di entrare nel paese, sulla base di modifiche alla legge sulla migrazione e di emendamenti al codice penale, che consentivano alle autorità di negare l’ingresso o di espellere individui considerati una “minaccia” o un “rischio sociale” o capaci di “compromettere” la sovranità nazionale. Le persone colpite comprendevano professionisti, imprenditori e giornalisti.
L’utilizzo di pratiche e norme restrittive contro la libertà d’associazione ha continuato a essere la principale strategia adottata dal governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo per smantellare lo spazio civico. Oltre alla costante applicazione della legge 1115 e delle disposizioni correlate, a marzo il ministero dell’Interno ha emanato una serie di regolamenti finalizzati a rafforzare la supervisione amministrativa e finanziaria delle organizzazioni non profit, attraverso l’introduzione di nuovi requisiti procedurali, la segnalazione e il tracciamento di donatori e beneficiari, e l’estensione dei poteri d’ispezione e sospensione per presunta non conformità. In pratica, queste disposizioni facilitavano la cancellazione dello status legale di queste organizzazioni e aumentavano per loro il rischio di vedere i conti bancari congelati e le operazioni sospese.
Secondo i resoconti delle organizzazioni e dei media in esilio, le cancellazioni si sono susseguite durante tutto l’anno a varie riprese, con circa 20 organizzazioni di vario tipo smantellate. È inoltre continuata la confisca di edifici, terreni e attrezzature appartenenti a tali Ong, organi di stampa e individui in esilio o resi apolidi, con lo stato che acquisiva tali beni.
Il Meccanismo speciale di monitoraggio per il Nicaragua della Commissione interamericana dei diritti umani (Inter-American Commission on Human Rights – Iachr) ha aggiornato il suo database e segnalato che le organizzazioni chiuse dal 2018 erano migliaia, in quello che definiva un attacco sistematico allo spazio civico.
È persistita la detenzione arbitraria dei dissidenti o di persone percepite in quanto tali. Le organizzazioni locali hanno registrato durante l’anno più di 50 casi e il Meccanismo per il riconoscimento dei prigionieri politici, un collettivo di organizzazioni della società civile, ha documentato che a dicembre erano almeno 60 le persone private della loro libertà per motivi politici, e che in diversi casi la loro detenzione corrispondeva a una situazione di sparizione forzata, in quanto la loro collocazione era tenuta nascosta e le visite esterne erano negate. Il Ghren ha avvertito che la ripresa delle sparizioni forzate era uno degli sviluppi più preoccupanti che aveva potuto osservare dall’inizio del suo mandato.
L’abrogazione dell’art. 36 della costituzione, che vietava espressamente la tortura, ha indebolito le garanzie esistenti e aumentato i rischi per l’integrità fisica delle persone detenute.
L’Iachr ha condannato i decessi in custodia di Carlos Cárdenas Zepeda e Mauricio Alonso Petri, avvenuti rispettivamente il 29 e 25 agosto, chiedendo indagini immediate, imparziali ed efficaci.
Per tutto l’anno, l’Iachr ha inoltre chiesto alla Corte interamericana dei diritti umani di ampliare le misure precauzionali al fine di proteggere la vita e l’integrità di alcuni detenuti. Il 4 febbraio, la Corte ha ordinato il rilascio del giornalista Catalino “Leo” Cárcamo per motivi legati ai gravi rischi di danni irreparabili ai suoi diritti. È stato scarcerato e posto agli arresti domiciliari a novembre, misura che tuttavia continuava a limitare i suoi diritti.
La persecuzione religiosa è stata intensificata. Secondo le segnalazioni raccolte dai media e dalle organizzazioni internazionali, le autorità hanno espulso almeno 30 suore clarisse, prelevandole da tre dei loro monasteri nei dipartimenti di Managua, Matagalpa e Chinandega. Per il secondo anno consecutivo, alcune celebrazioni religiose sono state limitate o vietate, attraverso misure come la sorveglianza delle parrocchie e il congelamento dei conti bancari appartenenti a membri del clero critici verso il governo.