Nicaragua: Brooklyn Rivera muore nelle mani dello stato

3 Giugno 2026

di famiglia Brooklyn

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Il 30 maggio Amnesty International aveva chiesto alle autorità del Nicaragua di fornire una prova che il leader nativo e prigioniero di coscienza Brooklyn Rivera fosse ancora in vita.

Il ministero dell’interno aveva risposto, diffondendo un’immagine estremamente preoccupante in cui si vedeva il detenuto, in un letto d’ospedale, emaciato e fiaccato.

Il 1° giugno, Brooklyn Rivera è morto nelle mani dello stato nicaraguense, dopo oltre due anni trascorsi in detenzione arbitraria, sparizione forzata, isolamento prolungato, diniego di visite familiari regolari e di contatti con avvocati di sua fiducia.

Aveva un’infezione polmonare, soffriva di cirrosi epatica e respirava attraverso un ventilatore.

Brooklyn Rivera, leader del gruppo Miskito, era stato arrestato il 29 settembre 2023 per aver denunciato in un consesso internazionale, cinque mesi prima, le violazioni dei diritti umani ai danni dei popoli nativi del Nicaragua.

Dopo l’arresto, era stato sottoposto a 14 mesi di sparizione forzata. La sua detenzione era stata ammessa solo nel novembre 2024, per fantomatiche accuse di “tradimento”, “cospirazione” e “minaccia all’integrità nazionale”.

“Questo grave fatto non può essere seguito dal silenzio e dall’impunità. Sollecitiamo i governi della regione americana e i meccanismi internazionali per la protezione dei diritti imani di pretendere che lo stato del Nicaragua risponda della morte di Brooklyn Rivera. Chiediamo un’indagine immediata, efficace, esaustiva, indipendente, imparziale e trasparente che chiarisca cosa è accaduto. La vita delle altre persone detenute in quelle condizioni è in forte pericolo”, ha dichiarato Ana Piquer, direttrice per le Americhe di Amnesty International.