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REPUBBLICA ISLAMICA DELL’AFGHANISTAN

I talebani hanno intensificato l’attacco sistematico e diffuso ai diritti di donne e ragazze. Hanno discriminato i gruppi etnico-religiosi, anche costringendo gli ismailiti (sciiti) a convertirsi all’Islam sunnita. Hanno soffocato i media indipendenti e ogni critica alle loro politiche, anche attraverso arresti e detenzioni arbitrari di giornalisti ed ex dipendenti governativi. Persone detenute e oppositori sono stati sottoposti a esecuzioni extragiudiziali, tortura e maltrattamento; le proteste sono state sistematicamente represse. L’accesso a un giusto processo è rimasto sostanzialmente impossibile. L’Icc ha emesso mandati d’arresto per il leader talebano e il presidente della Corte suprema. L’Afghanistan ha dovuto affrontare instabilità economica e una crisi umanitaria sempre più profonda. La mancanza di finanziamenti ha messo a repentaglio i servizi sanitari essenziali forniti dall’Oms. La discriminazione ha limitato l’accesso all’assistenza umanitaria per i gruppi etnici e religiosi marginalizzati. Gli sgomberi forzati hanno avuto un impatto sproporzionato su donne e ragazze, in particolare quelle di etnia hazara.

 

CONTESTO

I talebani sono rimasti l’autorità de facto del paese dopo il crollo del precedente governo nell’agosto 2021. Le sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite contro i talebani sono continuate e molti leader talebani hanno ricevuto divieti di viaggiare all’estero.

 

DIRITTI DI DONNE E RAGAZZE

Donne e ragazze sono state private di quasi tutti i diritti fondamentali, mentre le donne di etnia hazara e delle minoranze religiose hanno subìto discriminazioni intersezionali.1 I decreti e le politiche dei talebani contro donne e ragazze si sono intensificati e hanno impedito loro di accedere all’istruzione oltre i 12 anni, di lavorare con agenzie delle Nazioni Unite, Ong e istituzioni statali e di godere dei diritti alla libertà di movimento, espressione e partecipazione politica. A giugno, secondo la stampa, i talebani hanno intimidito e minacciato donne che lavoravano per agenzie delle Nazioni Unite e le loro famiglie nella capitale Kabul. A settembre, le forze di sicurezza talebane hanno impedito l’ingresso negli edifici delle Nazioni Unite alle donne afgane che lavoravano per agenzie dell’Onu o per i loro appaltatori.

L’obbligo imposto dai talebani, secondo cui le donne devono essere accompagnate da un mahram (accompagnatore maschio) durante gli spostamenti, ha limitato il loro accesso al lavoro nel sistema sanitario o il loro ricorso all’assistenza medica. Secondo le Nazioni Unite, i talebani hanno ordinato ad aziende private e cliniche sanitarie di non assistere donne prive di mahram. Secondo la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (United Nations Assistance Mission in Afghanistan – Unama), la draconiana “legge sulla propagazione della virtù e la prevenzione del vizio” ha ulteriormente ristretto l’accesso, già fortemente limitato, delle donne alle opportunità economiche.

A marzo, l’Unama ha riferito che i talebani avevano impedito alle donne di partecipare alle preghiere nelle moschee durante il Ramadan, nelle province di Badghis e Herat. A luglio, i talebani hanno arrestato decine di donne a Kabul per violazione del restrittivo codice di abbigliamento loro imposto. A novembre, i talebani hanno imposto una nuova restrizione nella provincia di Herat, obbligando tutte le pazienti, assistenti, visitatrici e dipendenti a indossare il burqa (un indumento che copre completamente il viso e il corpo) per accedere alle strutture sanitarie.

 

VIOLENZA DI GENERE

Sono aumentati i livelli di violenza di genere, tra le pareti domestiche e in pubblico. Le Nazioni Unite hanno segnalato un aumento del 40 per cento del rischio di violenza contro donne e ragazze sotto il regime dei talebani e che 14,2 milioni di donne necessitavano di protezione e assistenza. Le donne e le ragazze vittime di violenza di genere hanno continuato a doversi affidare alle politiche e alle pratiche draconiane dei talebani o alla tradizionale risoluzione delle controversie, dal momento che i talebani hanno completamente smantellato il quadro istituzionale di supporto, inclusi tribunali e procure.

È cresciuto il numero dei matrimoni forzati, precoci e infantili. I talebani hanno approvato e praticato il matrimonio forzato, nonostante l’introduzione di un decreto che lo vieta.

 

LIBERTÀ DI RELIGIONE E CREDO

Decreti, politiche e prassi dei talebani hanno discriminato le minoranze etnico-religiose. Secondo l’Unama, a gennaio, nella provincia di Badakhshan, i talebani hanno costretto almeno 50 uomini della comunità ismailita (sciita) a convertirsi all’Islam sunnita. Chi si rifiutava era vittima di aggressioni fisiche, coercizione e minacce di morte. Rawadari, un’organizzazione locale per i diritti umani, ha riferito che i talebani hanno costretto almeno 203 persone a convertirsi all’Islam sunnita. I talebani hanno anche costretto le comunità ismailite a mandare i propri figli alle scuole religiose sunnite.

Rawadari e alcuni organi d’informazione hanno riferito che, nelle province di Bamiyan, Ghazni, Ghor, Herat, Kabul e Nimruz, i talebani avevano imposto restrizioni agli sciiti-hazara nello svolgimento dei loro rituali religiosi, in particolare durante il mese di Muharram. Nelle province di Badghis e Ghazni, la popolazione sciita è stata costretta a rompere il digiuno e a pregare secondo la versione talibana dell’annuncio dell’Eid.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

I talebani hanno continuato ad attaccare e opprimere i media indipendenti e critici, prendendo di mira in modo persistente i giornalisti che criticavano le loro politiche draconiane. Secondo l’Unione nazionale dei giornalisti, a luglio, i talebani hanno arrestato sette giornalisti con accuse che comprendevano “corruzione morale” e “spionaggio”.

A luglio, l’Unama ha riferito che in almeno metà delle province del paese, i talebani avevano vietato di scattare foto o trasmettere in televisione qualsiasi immagine di esseri viventi. Ad agosto, i talebani hanno arrestato tre dipendenti della stazione radio locale Radio Nasim. La stazione radio ha cessato le attività nelle province di Daikundi e Bamiyan dopo 13 anni di trasmissioni. A fine novembre, un organo di stampa locale ha riferito che la stazione radio di Bamiyan era stata riattivata dopo essere stata sospesa per oltre tre mesi.

I talebani hanno ulteriormente limitato la libertà d’espressione e il diritto all’istruzione vietando nelle università libri scritti da donne e l’insegnamento di materie incompatibili con l’interpretazione talebana della sharia (legge islamica). Inoltre, hanno messo al bando ogni forma di poesia che criticasse le loro politiche, decisioni e pratiche, nonché la poesia romantica. Le persone che hanno espresso pubblicamente critiche verso i talebani, anche attraverso i social media, sono state arrestate e incarcerate arbitrariamente.

 

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

I talebani hanno arrestato e detenuto arbitrariamente persone che ne criticavano le regole draconiane, tra cui persone impegnate nel giornalismo e nell’attivismo per i diritti umani. Gli “ispettori della moralità” talebani hanno anche arrestato e detenuto arbitrariamente persone per inosservanza del “decreto su vizio e virtù”, ad esempio per la lunghezza e l’acconciatura dei capelli, la mancata partecipazione alla preghiera comunitaria, l’aver ascoltato musica o scattato fotografie.

La stampa e le Nazioni Unite hanno riferito di casi di dissidenti, tra cui ex dipendenti del governo, vittime di rimpatri forzati in Afghanistan e di arresti e detenzioni arbitrari. A tutto marzo, l’Unama aveva registrato almeno 23 arresti e detenzioni arbitrarie di ex dipendenti del governo. I talebani hanno anche fatto scomparire forzatamente ex dipendenti governativi e chi era accusato di collaborare con i loro oppositori.

 

ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI

Secondo Rawadari, nella prima metà dell’anno 251 persone (tra cui manifestanti, figure influenti e dipendenti del precedente governo) sono state vittime di esecuzioni extragiudiziali, uccise misteriosamente o ferite dai talebani e da ignoti. Secondo quanto riferito, tra aprile e giugno, sette ex dipendenti del governo sono stati uccisi illegalmente.

 

TORTURA E MALTRATTAMENTO

Le persone detenute sono state sottoposte a tortura e maltrattamento. Le organizzazioni locali e internazionali per i diritti umani Hrd+, Rawadari, l’Organizzazione mondiale contro la tortura e altre hanno evidenziato l’uso della tortura da parte dei talebani, tra cui “estrazione di denti e unghie”, “shock elettrici”, “waterboarding” e “minacce di morte per i parenti delle vittime”. Secondo le segnalazioni, i talebani hanno aggredito sessualmente e abusato uomini e donne in detenzione. L’Unama ha documentato cinque casi di tortura e maltrattamento di ex dipendenti del governo tra gennaio e marzo. I rapporti hanno evidenziato che le persone recluse appartenenti a minoranze etnico-religiose, in particolare hazara e sciiti, sono state sottoposte a ulteriori vessazioni, tra cui insulti e diniego delle pratiche religiose.

I talebani hanno imposto punizioni corporali, equivalenti a tortura e maltrattamento, per accuse come “adulterio”, “consumo di alcolici”, “omosessualità” e “pederastia”. Queste punizioni sono state eseguite in aggiunta alle pene detentive. L’Unama ha segnalato almeno 231 persone sottoposte a punizioni corporali tra aprile e giugno.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE PACIFICA

I talebani hanno continuato a reprimere riunioni pacifiche critiche o indipendenti. Secondo quanto riferito, i talebani hanno ucciso almeno 10 manifestanti e hanno ferito più di 40 persone che protestavano nei distretti di Argo, Jurm e Khash, nella provincia di Badakhshan, durante le proteste scatenate dal programma di eradicazione del papavero da oppio avviato dai talebani. L’Unama ha inoltre segnalato l’arresto di almeno 48 uomini e minori uzbeki che, a giugno, avevano protestato contro l’arresto di membri della loro comunità dopo un alterco con i pashtun locali, nel distretto di Dawlat Abad, nella provincia di Faryab.

Per timore di arresti e incarcerazioni arbitrari, le proteste contro le politiche e le pratiche draconiane dei talebani si sono spostate sulle piattaforme online.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

In conseguenza della cancellazione delle leggi e dell’annientamento delle istituzioni legali da parte dei talebani, l’accesso al giusto processo è diventato quasi impossibile. La loro interpretazione restrittiva della sharia ha continuato a prevalere al posto della legislazione precedente, senza alcun rispetto delle diversità religiose, dei diritti di donne e ragazze e degli obblighi internazionali. È perdurato lo smantellamento di istituzioni di controllo come la commissione indipendente per i diritti umani dell’Afghanistan, il parlamento e i consigli provinciali.

Per contrastare l’impunità, presente e passata, con una decisione storica assunta a ottobre, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha istituito un meccanismo investigativo indipendente per l’Afghanistan, al fine di raccogliere, consolidare, preservare e analizzare le prove dei crimini di diritto internazionale, delle violazioni dei diritti umani e degli abusi, del passato e attuali.2

A luglio, l’Icc ha emesso mandati d’arresto contro il capo dei talebani e il presidente della Corte suprema per il crimine contro l’umanità di “persecuzione per motivi di genere”.3 Donne afgane e attivisti per i diritti umani hanno definito gli incessanti attacchi dei talebani contro i diritti di donne e ragazze come “apartheid di genere”. Amnesty International ha chiesto il riconoscimento dell’apartheid di genere come crimine di diritto internazionale.

 

DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI

L’Afghanistan ha continuato a dover fronteggiare l’instabilità economica e una crisi umanitaria sempre più profonda, con 22,9 milioni di persone (vale a dire quasi la metà della popolazione) dipendenti dagli aiuti. La crisi umanitaria è stata aggravata da catastrofi come terremoti, dalle espulsioni forzate di massa senza precedenti da Iran e Pakistan e dall’impatto della crisi climatica. Ad agosto, migliaia di famiglie sono state colpite da un terremoto nell’est del paese che ha provocato 1.992 decessi e 3.631 ferimenti.

La crisi umanitaria è stata aggravata dal taglio dei finanziamenti da parte degli Usa, il principale donatore dell’Afghanistan, e dalla riduzione degli aiuti di altri paesi a livello globale. L’Afghanistan è rimasto in gran parte scollegato dall’economia mondiale a causa del ritorno al potere dei talebani e del congelamento dei suoi beni esteri.

Sebbene la Banca mondiale abbia indicato segnali di graduale ripresa economica, i talebani hanno aggravato la crisi umanitaria, in particolare per le donne. A causa delle loro politiche restrittive, tra cui il divieto per le donne di lavorare con Ong e agenzie delle Nazioni Unite, l’accesso all’assistenza umanitaria per loro è diventato sempre più difficile.

Ad agosto, le Nazioni Unite hanno stimato che oltre il 78 per cento delle donne afgane era escluso da istruzione, lavoro o formazione. A giugno, l’Unicef ha riferito che il 90 per cento di minori viveva in povertà alimentare, nella metà dei casi in condizioni di grave povertà alimentare. Circa quattro milioni di minori sotto i cinque anni e donne in gravidanza e allattamento soffrivano di malnutrizione acuta.

L’accesso all’assistenza sanitaria è restato limitato, soprattutto nelle aree rurali, perché il settore sanitario del paese è rimasto fragile e dipendente dall’assistenza internazionale. Durante le operazioni di soccorso dopo il terremoto, alle donne vittime e sopravvissute è stato negato supporto immediato a causa delle politiche discriminatorie dei talebani.

 

DISCRIMINAZIONE

Le comunità bayat, hazara, ismailita (sciita) e tagika sono state discriminate nella fornitura di assistenza umanitaria, anche nelle province di Badakhshan, Ghazni, Ghor e Nimruz, a causa delle pressioni per concentrare gli aiuti nelle aree designate dai talebani. Le Ong hanno segnalato discriminazioni nel lavoro contro gruppi etnici emarginati e minoranze religiose. I media hanno riferito di disuguaglianze e favoritismi delle autorità giudiziarie e non giudiziarie talebane.

A luglio, i talebani hanno sgomberato con la forza le famiglie hazara dal villaggio di Rashak, nel distretto di Panjab della provincia Bamiyan, dopo che un tribunale talebano aveva deciso su una controversia territoriale a favore delle comunità nomadi di etnia pashtun. Inizialmente, alle persone hazara residenti sono stati concessi 15 giorni di tempo per lasciare il villaggio. Quando hanno opposto resistenza, i talebani hanno assaltato il villaggio e le hanno sgomberati con la forza, lasciandole senza una sistemazione alternativa o un risarcimento.

Sempre a luglio, i talebani hanno sgomberato con la forza centinaia di famiglie nel distretto di Dawlatyar, nella provincia di Ghor, a causa di un’annosa disputa territoriale tra due tribù. Secondo i media, gli sgomberi erano motivati politicamente perché molte delle persone colpite avevano appoggiato il precedente governo; non sono state offerte sistemazioni alternative o risarcimenti.

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

Nonostante le continue e diffuse violazioni dei diritti umani e gli abusi commessi dai talebani e l’aggravarsi della crisi umanitaria, diversi paesi hanno rimpatriato forzatamente cittadini e cittadine afgani, in violazione del principio di non refoulement. Germania e Austria hanno iniziato a rimpatriare persone afgane verso luoghi pericolosi. Iran, Pakistan, Turchia e Tagikistan hanno rimpatriato persone afgane rifugiate e richiedenti asilo con espulsioni di massa. Iran e Pakistan hanno rimpatriato 2,8 milioni di persone fino a dicembre.4 Al loro ritorno, donne e ragazze sono state private di quasi tutti i loro diritti, mentre dissidenti ed ex dipendenti governativi sono rimasti seriamente a rischio di rappresaglie e violazioni dei diritti umani da parte dei talebani.

 

ATTACCHI E UCCISIONI ILLEGALI

Secondo le Nazioni Unite e le organizzazioni afgane per i diritti umani, numerose persone civili sono state uccise e ferite in attacchi suicidi ed esplosioni attribuiti a gruppi che si oppongono ai talebani, ad autori ignoti e ai resti di ordigni inesplosi di precedenti conflitti. Gli attacchi transfrontalieri tra talebani e Pakistan e i bombardamenti aerei dell’esercito pachistano hanno provocato molte più vittime civili.

 

Note:
1 Afghanistan: Submission to the UN Committee on Elimination of Discrimination against Women, 91st session, 16 June-July 2025, 21 maggio.
2 Afghanistan: Open letter on Afghanistan to the permanent representatives of member and observer states of the United Nations Human Rights Council, 28 agosto.
3 Afghanistan: ICC Prosecutor’s application for arrest warrants against Taliban leaders is an important step towards justice for Afghan women, girls and LGBTQI persons, 24 gennaio.
4 Afghanistan: Forced returns to Taliban rule must end as latest figures reveal millions unlawfully deported in 2025, 16 dicembre.

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