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REPUBBLICA DELLE FILIPPINE

L’Icc ha detenuto l’ex presidente Rodrigo Duterte dopo il suo arresto per omicidio come crimine contro l’umanità. Sono proseguiti gli omicidi nel contesto della “guerra alla droga”. Almeno quattro giornalisti sono stati uccisi e un altro arrestato per presunte violazioni delle leggi sul terrorismo, accuse che sono state utilizzate anche contro persone coinvolte nell’attivismo e nella cooperazione. Centinaia di persone, inclusi minori, sono state arrestate e detenute a seguito delle proteste contro la corruzione nei progetti di controllo delle inondazioni. Le molestie online da parte delle autorità hanno creato un clima di paura tra giovani impegnati nella difesa dei diritti umani.

 

CONTESTO

A maggio si sono svolte le elezioni di metà mandato per senato, congresso e governo locale. A settembre e ottobre, diversi terremoti hanno colpito le province di Cebu e Davao, cagionando la morte di più di 80 persone. Numerosi cicloni tropicali hanno causato inondazioni e frane e centinaia di persone sono morte, rimaste ferite o disperse e oltre due milioni sfollate.

 

IMPUNITÀ

L’11 marzo, l’ex presidente Rodrigo Duterte è stato arrestato dalla polizia nella capitale Manila su mandato emesso dall’Icc per omicidio come crimine contro l’umanità. L’ordine di cattura è stato emanato in relazione agli omicidi illegittimi della “guerra alla droga”, commessi durante il suo mandato come presidente1 e per quelli avvenuti a Davao City durante il suo mandato come sindaco (2013-2016), uno sviluppo accolto positivamente dalle famiglie delle vittime e dalla società civile.2 Successivamente è stato trasferito all’Aia e, a fine anno, era ancora in detenzione.3 L’ufficio del procuratore dell’Icc si stava preparando a chiedere che Duterte fosse incriminato con tre capi d’accusa di omicidio come crimine contro l’umanità, ma i suoi avvocati hanno sostenuto che non era idoneo a essere processato. La camera preliminare dell’Icc ha posticipato l’udienza per la conferma delle accuse, originariamente prevista per il 23 settembre. A fine anno non era stata fissata una nuova data.

Personale di polizia e altre persone implicate in operazioni letali contro la droga non sono stati chiamati a rispondere in tribunale se non raramente. Sono continuate le segnalazioni di omicidi illegali durante operazioni di polizia legate alla “guerra alla droga”, con almeno 271 morti legate alla droga registrate dal progetto Dahas, gestito dall’università. A settembre, il colonnello di polizia Dante Lubos è stato condannato per omicidio per la morte di Ryan Dave Almora, occorsa durante un’operazione di polizia nel luglio 2016. Nonostante migliaia di persone siano state uccise illegalmente dal 2016, solo cinque casi hanno portato alla condanna di un totale di nove agenti di polizia in relazione alla “guerra alla droga”. A maggio, un tribunale ha negato la libertà su cauzione a tre agenti di polizia accusati dell’omicidio dell’imprenditore spagnolo Diego Bello Lafuente durante un’operazione di polizia nel 2020. A dicembre, la Corte suprema ha deciso la condanna di tre agenti di polizia per l’uccisione del diciassettenne Kian delos Santos in un’operazione antidroga del 2017.

A ottobre, un tribunale ha respinto definitivamente l’ultima accusa contro Leila de Lima, parlamentare e voce critica contro la “guerra alla droga”, dopo che la pubblica accusa governativa aveva ritirato un ricorso contro una precedente archiviazione del suo caso.

 

REPRESSIONE DEL DISSENSO

Una ricerca resa nota ad aprile ha rivelato molestie online da parte delle autorità, inclusa la pratica della “schedatura in rosso” ovvero l’etichettatura delle persone come “comuniste”, creando un clima di paura tra le persone giovani impegnate nella difesa dei diritti umani.4

A giugno, la Relatrice speciale delle Nazioni Unite per la libertà d’opinione e d’espressione ha riferito che i progressi compiuti dal governo per attuare le raccomandazioni emanate dopo aver visitato il paese nel gennaio 2024 “non sono stati sufficienti a fare una differenza significativa nella situazione della libertà d’espressione”. La Relatrice ha chiesto al governo di porre fine alla pratica della “schedatura in rosso”, depenalizzare la diffamazione, modificare la legge antiterrorismo del 2020 e abolire la task force nazionale per porre fine al conflitto armato locale comunista.5

 

USO ILLEGALE DELLA FORZA

Il 21 settembre, più di 200 persone, tra cui minori, sono state arrestate e detenute dalla polizia a Manila durante le proteste contro la corruzione.6 La polizia ha fatto uso eccessivo della forza contro manifestanti.

Le autorità hanno condannato le violenze attribuite a gruppi di manifestanti. Le persone arrestate e detenute hanno denunciato che la polizia ha commesso violazioni dei diritti umani, tra cui percosse, durante il fermo e la detenzione e ha negato loro l’accesso ad avvocati e famiglie.7 La polizia ha respinto le accuse. Secondo quanto riferito, ci sono stati due morti durante le proteste: un ragazzo di 15 anni accoltellato da un uomo che ha sostenuto di aver agito per legittima difesa e un operaio edile colpito da un proiettile vagante.

Le persone minorenni arrestate sono state infine rilasciate senza incriminazioni, ma oltre 90 altre adulte sono state accusate per imputazioni che comprendevano “sedizione” e “cospirazione”. Altre accuse, come “riunione illegale” e “aggressione a persone in posizione di autorità”, sono state archiviate a novembre.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E ASSOCIAZIONE

Nel corso dell’anno sono continuati gli omicidi di giornalisti e giornaliste e almeno quattro hanno perso la vita, tra cui il difensore della libertà di stampa ed ex politico Juan Dayang, la difensora dei diritti umani ed ex conduttrice Ali Macalintal8 e i conduttori radiofonici Erwin Segovia e Noel Bellen Samar. La polizia ha dichiarato di aver arrestato un sospettato per l’omicidio di Segovia. Per gli altri tre casi le indagini erano in corso: per l’omicidio di Juan Dayang la polizia ha affermato di aver identificato un sospettato.

Le autorità governative hanno continuato a utilizzare leggi antiterrorismo per colpire persone come cooperanti, operatori umanitari, giornalisti e attivisti. A gennaio, due membri dello staff dell’organizzazione della società civile Gruppo per lo sviluppo Paghidaet sa Kauswagan sono stati arrestati e accusati di finanziamento del terrorismo.9 A marzo il caso è stato archiviato e, ad aprile, un tribunale ha respinto i tentativi della pubblica accusa di far annullare l’archiviazione.

A luglio, il consorzio di Ong Rete di risorse per l’empowerment di comunità ha presentato denunce penali e amministrative contro alcuni procuratori per aver portato avanti, in modo negligente, accuse di finanziamento del terrorismo contro 27 persone associate al gruppo.

Sono continuati i procedimenti giudiziari nei confronti della giornalista Frenchie Mae Cumpio e della cooperante Marielle Domequil, detenute per oltre cinque anni con l’accusa di possesso illegale di armi da fuoco e finanziamento del terrorismo, accuse che i gruppi della società civile hanno dichiarato essere state inventate. A novembre, una corte ha archiviato un’accusa di omicidio contro Cumpio.

 

DIRITTI DEL LAVORO

Il 6 ottobre, il dipartimento del Lavoro e dell’occupazione (Department of Labor and Employment – Dole) ha ordinato a una società di outsourcing di processi aziendali della provincia di Cebu di interrompere le proprie operazioni a causa della mancanza di un piano di risposta ai disastri. La misura ha fatto seguito a un terremoto di magnitudo 6,9 che ha colpito la provincia il 30 settembre e ha causato almeno 75 morti. Un’altra azienda è stata incaricata di attuare delle correzioni dopo che un’ispezione dell’edificio aveva rivelato carenze in materia di sicurezza e salute sul lavoro. Il Dole ha dichiarato che avrebbe effettuato ulteriori ispezioni dopo le denunce di dipendenti dei call center. I reclami delle persone impiegate includevano il fatto di essere state costrette a continuare a rispondere alle chiamate durante il terremoto e di non aver potuto lasciare gli edifici a causa del blocco deliberato delle uscite.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

Ricerche hanno rivelato che il governo ha fallito nel consultare adeguatamente le popolazioni native e le comunità rurali. Le autorità non sono riuscite a ottenere il consenso dei popoli nativi per progetti di estrazione del nichel che hanno causato deforestazione, contaminazione da metalli e problemi di salute in tali comunità.10

Ad agosto e settembre, rispettivamente senato e congresso hanno iniziato le audizioni per le accuse di corruzione riguardanti il controllo delle inondazioni e i progetti infrastrutturali correlati. Entrambe le indagini hanno rivelato estorsioni, concussione e altre forme di corruzione che hanno coinvolto politici di alto livello, funzionari governativi e appaltatori privati. Le rivelazioni hanno scatenato grandi proteste pubbliche.

 

DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI

A febbraio, il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali ha invitato il governo, tra le varie raccomandazioni, ad adottare misure per proteggere i diritti economici, sociali e culturali, introdurre leggi per proteggere chi difende i diritti umani e indagare e perseguire tutti i casi di corruzione.

 

Note:
1 Philippines: Former President Duterte’s arrest a monumental step for justice, 11 marzo.
2 Philippines: ‘I have no reason to stay silent’ – relative of “war on drugs” victim tells of fight for justice, 24 settembre.
3 Philippines: Duterte’s appearance at ICC a symbolic moment for “war on drug”’ victims, 14 marzo.
4 Philippines: Left to Their Own Devices: The Chilling Effects of Online Harassment on Young Human Rights Defenders in the Philippines, 4 aprile.
5 Philippines: Human rights in the Philippines: Oral Statement Item 3: Inter-active dialogue with the Special Rapporteur on the promotion and protection of the right to freedom of opinion and expression: HRC59, 19 giugno.
6 Philippines: Unnecessary and excessive use of force by PNP against protesters must be investigated, 23 settembre.
7 Philippines: Testimony points to torture and other abuses by police as new protests loom, 24 novembre.
8 Philippines: Deadly situation for journalists continues under Marcos presidency, 23 giugno.
9 Philippines: End use of anti-terror laws to target development and human rights workers, 5 febbraio.
10 Philippines: What Do We Get in Return? How the Philippines Nickel Boom Harms Human Rights, 9 gennaio.

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